lunedì 15 febbraio 2021

Prevenzione rifiuti vs bioplastiche da ministro

Alcuni esperti incaricati dall'associazione dei comuni virtuosi hanno presentato un documento di proposte articolate per la riduzione dei rifiuti.
La riduzione può essere una questione di come, un pò meno di quando, sicuramente non di se. 

Intanto abbiamo un superministro della transizione ecologica entusiasta delle tecnologie bio-usa-e-getta e questo è un fatto, ha dei brevetti in materia.
Poi vediamo se si vogliono spendere centinaia di miliardi per far decrescere i consumi di materia ed energia anche con il contributo di un piano di prevenzione rifiuti.

Un estratto dal documento di sintesi:
"Tra i principali obiettivi che le politiche nazionali e regionali in materia di prevenzione dei rifiuti dovrebbero perseguire, coerentemente con quanto previsto dal citato art. 180 del D.lgs 152/2006 e più in generale con il “nuovo” paradigma dell’economia circolare, si evidenziano in particolare:

-Favorire la transizione dal monouso verso sistemi basati sull’utilizzo di prodotti riutilizzabili;

-Favorire la riparazione, la condivisione e lo scambio di beni usati;

-Favorire lo sviluppo, la nascita e il consolidamento di modelli di business ispirati al modello “Product as a service – Paas” (prodotto come servizio), in modo tale da incoraggiare la progettazione, la fabbricazione e l’uso di prodotti efficienti sotto il profilo delle risorse, durevoli, scomponibili, riparabili, riutilizzabili e aggiornabili nonché l’utilizzo di materiali ottenuti dai rifiuti nella loro produzione;

-Ridurre gli sprechi, anche attraverso il recupero a fini sociali dei prodotti (alimentari e non) in eccedenza sul mercato o con caratteristiche non idonee ad essere immessi sul mercato;

-Rafforzare il ruolo della prevenzione e del riuso all’interno dei regimi di responsabilità estesa del produttore, in particolare definendo un quadro di riferimento normativo che consenta di utilizzare quota parte delle risorse derivanti dal contributo ambientale per il sostegno di iniziative di riduzione dei rifiuti alla fonte e per favorire la transizione dal monouso al riutilizzabile;

-Favorire la trasformazione culturale, formando, comunicando e sensibilizzando sulla reale portata del cambiamento necessario e sugli strumenti a disposizione;"


Per approfondire seguite questo link che contiene anche il documento finale presentato al Ministero dell' Ambiente

Temo che non sia tempo perso valutare il nuovo ministro alla Transizione ecologica considerando anche quanto riportato in questo documento dell IIT in cui sono elencati i brevetti dell'Istituto di cui Cingolani all'epoca era Direttore Scientifico, relativi al packaging biodegradabile.
Non riesco ad immaginare una politica della riduzione del packaging e dell'usa e getta come una delle priorità assolute nella gestione dei rifiuti, da parte di questo governo con queste premesse...
Di seguito un estratto dall'executive summary dello stesso documento di cui sopra che esalta la transizione di Coca Cola al PlantBottle*. Ma il vuoto a rendere che fine fa ?

"#1 Trend: Bio or Plant-based Plastics despite of falling crude oil price We’ll realize that our lives will not come to a standstill if petroleum-based plastics were to disappear from the market. Plant-based plastics or bioplastics are poised to play a greater role in packaging and will play an even greater role in shaping consumer attitudes towards brands. An example is given by big brand companies such as Coca-Cola, which, as of June 2014, sold over 25 billion of its PlantBottle™ packages in about 40 countries. The company claims this has translated into 525,000 barrels of oil being saved."

*PlantBottle, testo preso dal sito http://www.plantbottle.info/chit/confezione/base.shtml:
"La differenza principale tra una confezione PlantBottle™ e una bottiglia tradizionale in plastica PET consiste nel fatto che per la produzione di una percentuale importante della PlantBottle™, al posto dei materiali di origine fossile, vengono utilizzati materiali fino al 30% costituiti da materie prime rinnovabili"


venerdì 12 febbraio 2021

Transizione ecologica ? Non consumiamo anche le parole alle prossime generazioni

Chiamerete transizione ecologica qualcosa che si misura in Gigawatt di potenza installata, in Km di rotaie AV per rimuovere veicoli dall'asfalto, in numero di veicoli elettrici che rimpiazzano i termici, in ton/anno di plastica rimpiazzata da altri materiali usa e getta, in ritorni economici di euro spesi nel "green", in posti di lavoro "verdi" creati, in numero di nuove infrastrutture "ma a basso consumo", in numero di nuovi oggetti digitali introdotti "a basso impatto" e che creano "dematerializzazioni", in densità di artefatti umani "ma verdi" ? Non fatelo in mio nome. Il punto di arrivo della transizione sarà l'aumento del PIL e delle concentrazioni patrimoniali "meritocratiche" verdi o la riduzione assoluta delle emissioni di climalteranti, delle polveri sottili, del consumo e degrado di suolo, del taglio delle foreste vergini e antiche, della dispersione di materia e di inquinanti da sintesi chimica in aria acqua e suoli, del consumo di materia e di energia complessiva, del tasso di estinzione di specie, del tasso di alterazione dei cicli chimici naturali vitali, senza gravare ulteriormente su altre aree del pianeta e perseguendo riequilibri sociali ? Siamo attrezzati per provare a spendere decine (centinaia) di miliardi per migliorarci la vita in maniera diffusa includendovi una riduzione assoluta di impronta complessiva ? E da quando ? Non lo eravamo con gli "onesti" e "perbene" rappresentanti del popolo (valutiamo cosa hanno fatto prima e leggiamo la bozza del PNRR-recovery plan di gennaio), lo saremo mica con le persone di alto profilo presunto keynesiane nonché versioni umane di algoritmi di crescita economica "meritocratica", con i tattici da mossa del cavallo, con i cantieristi per l'ambiente ? Perché, diciamoci la verità, poi, "noi" tutti, tifosi degli uni e degli altri ci siamo attrezzati per transizioni ecologiche e sociali con un minimo di senso appunto di equità e dell'ecologico...così, dall'oggi al domani, a nostra insaputa ? Di certo abbiamo mostrato esperienza sul campo nell'adattare il modello di crescita nefasto ancora attuale ad ogni situazione e stavolta lo verniceremo di verde, a norma di legge e anche fuori norma di legge, lasciando pendenze e dipendenze in natura e soldi. Ma, in fin dei conti, in tutto questo ci sarebbe del ridicolo e del grottesco, persino, se non fosse anche per il fatto che, consumando parole come "transizione ecologica" non le stessimo sottraendo entrambe, "transizione" ed "ecologica", anche ai nostri ragazzi e alle prossime generazioni. Incentivate pure gli impianti da fonti rinnovabili ovunque, sostituite tutto il parco auto esistente con l'elettrico e spianate anche i territori per aggiungere alta velocità su rotaie e per togliere magari proprio i veicoli elettrici dall'asfalto, incentivate le biomasse e le bioplastiche monouso, rendete pure il pianeta più denso di artefatti umani di primo e secondo ciclo, ma almeno chiamatelo business, as usual, cioè come sempre, please. Non partecipo neanche a sto giro.

"Planetary boundaries" - Limiti critici del pianeta (immagine tratta dal sito dell'Università di Stoccolma)

Limiti critici della biosfera













Francesco P.

martedì 9 febbraio 2021

Elites, anarchia, grandi reset

Le elites - persone di alto profilo, persone perbene, tattici da mosse del cavallo, patrioti, rappresentanti del popolo, benefattori dispensatori di briciole e di lavoro - che decidono per me, per il mio bene, tenendo me, nella pratica e talvolta fin nella teoria, alla larga sono una aberrazione per costruzione.
Al massimo della tolleranza che mi riesce ne ho nausea. Figuriamoci a tifarne gli interpreti piu' o meno rumorosi, piu' o meno espliciti, piu' o meno consapevoli, più o meno filantropi, più o meno dichiaratisi democratici.

Per empatia, forse a causa dei neuroni specchio attribuiti alla nostra specie, tendo a vedere questa esigenza e questo approccio, chiamiamola di anarchia empatica innata, anche negli altri che non sono elite come non lo sono io. 
Ma nel cercare riscontri mi perdo spesso nei labirinti dei pensieri che vedo e sento espressi specialmente in giorni come questi o a ridosso di voti ed elezioni.
Ad ogni modo sono convinto che in fondo in fondo ci siano basi abbastanza solide per non disperare definitivamente: il detto tutto sommato sostiene che si nasce anarchici, io aggiungo empatici. Un altro detto vuole che non ci siano poteri buoni. Ritengo sia così e che la pensiamo tutti così.
E che dire, invece, della parodia dell'anarchia ? Quella di chi riesce a svincolarsi e liberarsi dalle esigenze di base per la sopravvivenza - andando ben oltre essa, accumulando spesso grandi ricchezze, privilegi e poteri piu' o meno espliciti - e che insieme ai suoi chierici attribuisce patenti da reietto ad ogni pensiero libero, empatico e che cerca nella conoscenza altra liberta' e progresso nella convivenza.
Penso a quanto sopra quando sento menzionare i grande reset, non ad un nuovo modello di produzione e di consumo, non a stili di vita che altri "meglio di me" ritengono sostenibili in vertici blindati, non a forme di potere - locali, nazionali o sovranazionali di persone competenti - che mi tengono alla larga, nella pratica e persino nella teoria.

Francesco P.

sabato 6 febbraio 2021

Il succo

"Francè... prendi, ti ho fatto la spremuta, so che ti piace... Hai letto come tutti gli economisti attaccano la decrescita ?"

"Eh, sì... quest'anno non ne sono uscite molte di arance da noi, mi manca. Sì, ho letto...crescere all'infinito in un pianeta limitato... non ne usciamo, così. L'economia è la nuova ideologia che fa regime"



venerdì 15 gennaio 2021

La scienza, futuri spettrali e decrescita: noi come reagiamo ?

 "Ghastly future", futuro spettrale, questi sono i termini usati da una moltitudine di scienziati in una pubblicazione in cui non credono che arrivi la cavalleria a salvarci da estinzioni di specie a ritmi molto superiori a quelle di fondo, clima e distruzione degli ecosistemi nonchè dei loro servizi che, a loro dire, si autoalimenteranno e si avviteranno con problemi sanitari, sociali ed economici implicando sempre minore lucidità nelle scelte.

"Underestimating the Challenges of Avoiding a Ghastly Future" -> "Sottovalutare le sfide da sostenere per evitare un futuro spettrale"

Aggiungiamoci anche il documento di 4 giorni fa del comitato scientifico dell'Agenzia Europea dell'ambiente (EEA), organo istituzionale dell'UE, che dice che la crescita economica è incompatibile con la sostenibilità, e che bisogna fare proprie le indicazioni che arrivano da economie della decrescita e della post crescita, avvisandoci dei problemi legati anche all'economia circolare che pure sembrava una panacea.

"Growth without economic growth" -> "Crescita senza crescita economica"

Entrambi mettono il bollino scientifico su una sensazione in effetti abbastanza percettibile ed intuibile, per quanto non vi sia alcuna traccia nelle nostre scelte e spesso nelle nostre discussioni.

Consideriamo l'ultima bozza del 12 gennaio 2021 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), alias Recovery plan, alias Next Generation EU o anche le 62 osservazioni al piano di Italia Viva (più che a sogghignare vi invito a riflettere sul fatto che siano gli unici 2 documenti disponibili su come spendere 210-220 mld che si considerano una vincita alla lotteria e pertanto vanno considerati come le loro liste dei sogni, immaginate...) e togliamo per un attimo la tara delle inutili fazioserie e strategie politiche.

Se provate a leggere i paragrafi che parlano di "rivoluzione verde","transizione ecologica", di "green jobs", in relazione anche a tutto il resto (infrastrutture, digitalizzazione/5g) in entrambi i casi (Governo ed Italia Viva) non provate a cercare gli obiettivi reali in termini di biosfera da tutelare, è inutile.
Non troverete riferimenti a soglie o indicatori biofisici che si potranno monitorare e verificare, su cui rispondere in caso di mancato conseguimento (accountability, la chiamano).
Troverete solo un modo diverso di spingere la crescita, usando il motore del mercato del momento, l'"ambiente": infrastrutture ed impiantistica, digitalizzazione e 5G come volani di nuovi sviluppi,  produzioni, traffico e consumi. Non troverete mica stime su consumo di suolo evitato, emissioni evitate (nella prima bozza almeno le emissioni di CO2 c'erano), estinzioni e consumi di habitat evitati, rifiuti evitati, inquinanti da sintesi chimica evitati !? Nulla di tutto questo.

Se arriveranno questi 210-220 mld, oltre a dover immaginare il costo economico e sociale futuro da pagare per queste cifre, aspettiamoci anche scelte irrazionali e profondamente contraddittorie che invaderanno i territori, in nome della transizione verde e dei green jobs. Saranno consapevolmente e beffardamente contraddittorie, da piano.

mercoledì 13 gennaio 2021

Fridays for Future e la loro presunta "bufala del sovrappopolamento"

Riflessioni a seguito della pubblicazione di questo post di FfF, paragrafo "La bufala del sovrappopolamento del pianeta"

Popolazione e consumi: non si dovrebbe porre più utilmente la domanda "dove e come mettere le asticelle di demografia e consumi con attenzione, cura ed equità" piuttosto che asserire seccamente "la sovrappopolazione è una bufala" ? Figlio di Impact=Population x Affluence x Technology (Impatto=Popolazione x consumi pro capite x efficienza tecnologica) quale sono, fatico troppo con la narrazione di FfF che sintetizza i problemi in "sovrappopolazione no, eccesso di consumi pro-capite sì" (lasciamo perdere le accuse di classismo e razzismo), come se la realtà non fosse molto articolata, non solo considerando le tante possibili combinazioni di popolazione e consumi pro-capite ammissibili da un sistema limitato come la nostra biosfera, ma anche in ragione delle condizioni locali sia di densità di popolazione sia di biocapacità e certamente delle condizioni di equità sociale e di cultura: del resto qual è il senso di parlare di sostenibilità, di generazioni future, senza attaccare gli squilibri interni e fra stati ? Non è in dubbio questo, o meglio per me non lo è.

Proviamo a farci un'idea di riferimento su impronte, stili di vita, popolazione senza essere eccessivamente complessi come il tema meriterebbe, pur preservando comunque i fondamenti del tema in discussione e cioe' sostenibilita', equita', qualita' della vita e demografia. Prendiamo come esempio un caso interessante: Cuba.
Secondo il metodo e gli indicatori presi in considerazione dal Global Footprint Network (GFN) - per intenderci quelli del calcolo dell'overshoot day, fra i pochi enti indipendenti a mettere pubblicamente in relazione biocapacità del pianeta ed impronta umana - se tutta la popolazione mondiale avesse l'impronta di un cubano medio del 2017 ci vorrebbero 1.14 pianeti Terra.
La popolazione mondiale del 2017 era di circa 7.5 mld. 
Valutiamo la popolazione "sostenibile alla GFN": 7.5 mld persone / 1.14 pianeti = 6.6 mld persone/pianeta circa.

Insomma, secondo il GFN le "risorse" di 1 pianeta Terra (disponibili al 2017) sarebbero sufficienti se fosse abitato da 6.6 mld di persone con lo stile di vita di un cubano medio (del 2017).
Perchè Cuba ?

1) Ha un rapporto aspett. di vita media / PIL tra i migliori
2) E' tra gli stati del punto 1) che più si avvicinano ad 1 pianeta di "fabbisogno"
3) Non è, ancora, ascrivibile fra i Paesi occidentali  (nel senso che non sono affetti da grossi livelli di diseguaglianze) 
4) Abbiamo tutti, chi più chi meno, una qualche idea del loro stile di vita, su cui fare paragoni.

Possiamo trarre come conclusione da quanto sopra - per quanto i numeri non vadano presi per oro colato ma come indicativi - che possiamo permetterci, ai fini della sostenibilità, gli stili attuali e congiuntamente trattare la sovrappopolazione come una bufala ? Credo di no.

Vivere come cubani non è vivere come italiani (dobbiamo più che dimezzare la ns impronta) , ma neanche come un abitante dell'Africa centrale (lasciare loro la libertà di accedere a risorse, cultura e servizi che permettano loro di "salire" alle condizioni dei cubani), così come 6.6 mld non sono 7.8 mld (siamo in troppi anche come "cubani").

Non so se il GFN soffra di bias da bianchi benestanti (o se sia parte del complotto, propagatore di bufale) ma già messa così (e non sono un esperto, quindi mi sfuggono chissà quanti ordini di grandezza di complessità), cioè con numeri che parlano solo di consumi e di popolazione complessiva (per quanto da controllare e ricontrollare), come facciamo a semplificare messaggi indirizzati a diffondere il concetto di sostenibilità con un secco, accusatorio e semplificatore "la sovrappopolazione è una bufala da razzisti bianchi benestanti" senza confutare chi, esperto con metodo, dice il contrario ? 
Un interlocutore come FfF, fatto di ragazzi, studenti, da cui ci si aspetta spinta, domanda di scienza ed anche offerta di scienza (ricordate gli inviti di Greta a seguire la scienza ?) mette il dibattito sulla sostenibilità su una strada non certo agevole, quanto meno di semplificazione eccessiva (per esperienza  quando per qualche motivo non la si racconta tutta in un contesto nuovo inizio a pensare a sintomi di cattivi retroscena, vediamo).

NB: Il metodo di calcolo del GFN, che ho usato come riferimento per le valutazioni, ottempera ad esigenze di semplicita' del messaggio finale (numero di pianeti necessari) e di articolazione degli indicatori presi in considerazione per farne sintesi, fra i piu' completi che si trovano in giro. Ad ogni modo l'impronta ecologica presa in considerazione manca di valutazioni sui contributi alla sostenibilita' dati per esempio dalla biodiversita' , senz'altro un altro grande indicatore di salute dello stato del pianeta da introdurre nel calcolo. Ne concludiamo che i numeri sono finanche ottimisti e molto probabilmente la popolazione "cubana" sostenibile sul pianeta e' da rivedere verso il basso.

Francesco P.

mercoledì 14 ottobre 2020

Riflessioni sulla trasformazione del territorio

L'episodio a cui mi riferisco è al momento un passo di trasformazione potenziale, negli intenti, nella pancia, ed anche gli intenti e la pancia contano. Determinano, alla lunga, le scelte.  E' quantomeno una buona simulazione, anche se non si dovesse realizzare l'idea.

Sto assistendo, una volta tanto da passivo* ad una discussione social in cui si parla di rimpiazzare un'area verde, avente suolo boschivo, con 3 ettari circa di edilizia a ridosso di Telese, come miglior compromesso per trattenere il polo scolastico "a Telese" (l'area proposta e' amministrativamente di S.Salvatore, ma e' fisicamente di Telese) senza congestionarla.

Premetto che il post su social a cui mi riferisco dice che finalmente a Telese si puo' liberamente parlare di certi argomenti, presumo che ci si riferisca alle ultime elezioni e ad argomenti di pubblico interesse e ne deduco quindi che almeno l'autore sia filo-maggioritario ed il suo intento è di raccogliere feedback.

Una grande parte dei numerosi intervenuti (i commenti sono ancora in evoluzione) si mostra entusiasta di quella proposta o di proposte simili che prevedono nuovo suolo da consumare, magari altrove, a margine del centro abitato, appunto per decongestionarlo.
Aumentando di un minimo il dettaglio sui tanti commenti favorevoli - escludendo, quindi, chi in maniera esplicita o velata teme di far perdere a Telese "anche il polo scolastico" e chi è contrario - appare chi dice che è una grande soluzione senza "se", chi, fra i "se" propone accorgimenti a compensazione del verde sottratto o parla di edilizia scolastica "green" immersa nel verde, altri dicono che la propria concezione di ambiente comprende la salvaguardia degli alberi sulle montagne, mentre gli alberi a ridosso dei centri, in termini ambientali, sono trascurabili (ironia: la battaglia a tutela delle montagne del Matese è stata minoritaria e per molti tratti quasi solitaria), altri ancora dicono che tanto la pineta che ricopre l'area e' pressoche' morta.
Detto questo, mi inquieta molto il fatto che non si accenni (c'è qualcuno, per fortuna, che cita il consumo di suolo) al rischio che l'impermeabilizzazione di nuovo suolo possa aumentare l'occorrenza e la severità degli allagamenti nel centro abitato di Telese: solo qualche settimana fa si vedevano i tombini saltare, insieme alle strade ed alle cantine allagate, per una pioggia di media intensita'.
Intanto, nel momento in cui scrivo, le parole allagamento (o altri suoi sinonimi) e riuso sono assenti, né leggo domande o dubbi che ne facciano riferimento esplicito al punto di pensare ad un generale processo di rimozione collettiva...Evidentemente decongestione, nostalgia e, per taluni, economia da "campanile" sono tentazioni e sentimenti irresistibili che non prevedono considerazioni o quantomeno dubbi così ovvi e pertinenti alla sfera della sicurezza e del forte disagio.. 

E se parlassimo di effetti e visioni di piu' lungo periodo ?
Si è provato a combinare gli effetti di questa proposta con le altre grandi impermeabilizzazioni e consumi di suolo locali previste con le 2 grandi opere rappresentate da TAV Na-Ba e raddoppio della Telesina ? E il paesaggio ? Faccio fatica a non vedere tutto questo come parte dello stesso approccio e tipo di visione basato su una presunta e autoreferenziale necessità di crescere nei consumi fino ad arrivare a produrre territori simili a quelli di vasti hinterland di manufatti in passato usati come riferimento negativo in quanto a qualità della vita.
A questo punto si rischia di passare per ridicoli se si fa notare che rimpiazzando aree verdi con nuovi manufatti edilizi si accentuano le bolle di calore estive che saranno abbinate a temperature massime anomale sempre piu' frequenti negli anni. Oppure considerando che con la sottrazione di altra superficie verde dal resto del contesto che lo circonda, anziche' ripristinarla, si riducono ulteriormente gli habitat naturali e la biodiversita' locale contenuta.

Ad ogni modo di tutta questa storia, in cui alla prima occasione si propone di ipermeabilizzare 3 ettari di suolo boschivo in un territorio comunale notoriamente martoriato dal cemento, colpisce l'immediatezza, la genuinità, la spontaneità non mediata della proposta e dei favori raccolti. Non mi colpisce molto altro. Poi magari ci si corregge per strada, qualcuno farà notare che ecc ecc, ma chissà...

*Non credo di essere in grado di dare contributi utili in un contesto cosi' polarizzato e per di piu' non so nemmeno se si accetta utilmente una opinione non richiesta, per quanto si tratti di una bacheca pubblica. Mi e' gia' capitato di entrare in thread di discussione simili in passato finendo con il dover gestire etichette varie appiccicatemi addosso senza imparare nulla di nuovo e senza riuscire a condividere i messaggi di urgenza che di solito, in situazioni in cui si trattano argomenti simili, ritengo indispensabili da discutere. Al momento sento il bisogno di farne solo un web-log ante litteram (un diario web, alla vecchia maniera e chi leggerà lo farà poco più che per caso. Non lo linkerò di mia iniziativa nei social).


Francesco Pascale

sabato 12 settembre 2020

Uniamo i puntini ed osserviamo il disegno: dove sta la coppola ? ... e dove stanno i singoli colpevoli ?

Questi punti numerati creano un profilo, uniamoli.

1."Il parco nazionale del Matese deve creare sviluppo o non ha proprio senso"
2."Bastardi piromani !!!"
3."Telese deve sviluppare le sue potenzialita' naturali. Prendiamo il lago e riqualifichiamolo: mettiamoci delle bellissime casette, ecosostenibili eh, sulle sue sponde"
4."Se non metti l'eolico sul Matese come vuoi produrre energia ?"
5."Gli incendi sono colpa delle ecomafie"
6."Con le risorse del recovery fund bisogna perseguire la digitalizzazione, la transizione ecologica e la crescita"
7."Il 5G riduce le emissioni di CO2 ed i consumi energetici"
8."Bisogna votare, sempre. Nel dubbio vota il meno peggio". Anche se il meno peggio non si esprime nemmeno sui beni primari. 
9."La colpa è dei soliti assassini che hanno bisogno delle 'giornate' e di quelli che devono far alzare aerei ed elicotteri"
10."San Salvatore ha bisogno di 300-350 nuove abitazioni nei prossimi 10 anni"
11."Incendio al sito di rifiuti: c'è la mano della criminalità"
12."Gli aumenti di temperatura sono sempre avvenuti"
13."In estate fa caldo, qual è la novità ?", "Le grandinate ci sono sempre state"
14."Fra covid e 2 miliardi di mascherine + miliardi di altri oggetti monouso rassicuranti, meglio sacrificare 'l'ambientalismo' (l'ambientalismo !!!, ndr) che migliaia di vite umane"
15."Il TAV riduce le emissioni ed è un mezzo di trasporto ecologico"
16."Dobbiamo dichiarare lo stato di calamità"
17."I raddoppi stradali migliorano la vita e creano sviluppo"
18."Resteranno solo mucche e pecore. Ma andremo su Marte"
19."Immondizia per le strade. Dobbiamo insegnare educazione ambientale: non gettare i rifiuti per strada, riciclo e sviluppo sostenibile nelle scuole"
20. "Occorre perseguire una crescita economica green"
21."La tecnologia salvera' l'ambiente. Pensate, faro' installare i led ad Amorosi. Faranno risparmiare soldi che potremo riutilizzare per portare l'illuminazione pubblica anche in tutte le campagne".
22."Vabbe', salutiamo i vigneti e speriamo che il TAV Na-Ba ci porti crescita, sviluppo e progresso"
23."Parco regionale del Matese: accordo con Unisannio e collegio dei geometri nell'ambito del progetto di urbanistica partecipata di Benevento"...un giorno vedremo anche i cittadini consapevoli, i naturalisti ed i geologi da qualche parte a parlare di specie animali e vegetali, fonti, acqua, rocce riferendoci a quella che dovrebbe essere l'area di massima tutela naturale, almeno sulla carta.




E no, non vedo la coppola, non vedo l'eccezionalita' della criminalita' in territori, comunita', regioni del pianeta che mettono la biosfera al primo posto insistentemente e consistentemente. Vedo una megamacchina con noi tutti alla guida e con la biosfera che ha senso nella misura in cui e' oggetto di conquista economico. In realtà un non senso, insomma.

Se non cresce la nostra consapevolezza diffusa in ogni contesto (cosa che può accadere solo parlandone di continuo, per ogni decisione, anche in piccoli contesti come la Valle Telesina ed i monti che la contengono), come un gruppo di astronauti su una navicella spaziale altamente conscio di avere a bordo risorse pregiate ma limitate ...vedo in quell'immagine, come dicevo, noi tutti e gli effetti che siamo in grado di produrre.

Preciso che i commenti elencati sono un estratto di frasi reali e liberamente estrapolate da discussioni verbali e testuali prese da social, da incontri in corridoio, da articoli, in aula consiliare, a tavola, nei bar, con parenti, amici, conoscenti e sconosciuti, avvenuti nel mio circondario, al lavoro, in giro in libertà.


Nota (ironica, mi dicono di esplicitarlo perche' c'e' chi ci puo' credere) : Cari candidati di ogni ordine e grado suggerisco di pescare fra questi commenti, a vostro piacimento, le motivazioni per giustificare l'andazzo attuale e preparare il futuro della gestione del nostro territorio, degli ecosistemi, della biosfera, ma che riacquisiranno un nuovo senso come oggetto di recovery fund da spendere per lo "sviluppo sostenibile" ed a favore dell'ambiente.

Pubblicazione scientifica recente: L'impatto passato e futuro dell'uomo sulla biodiversità dei mammiferi

Francesco P.


mercoledì 9 settembre 2020

Incendi: ci risiamo. Dopo M. Cigno, M. Erbano e M. Taburno

Incendi: di nuovo disperazione, componimenti lirici, preghiere, imprecazioni contro il piromane di turno, talvolta genuini e sentiti, talvolta forse di maniera o di facciata. E lo dico per statistica e guardando agli effetti, non sulla base di valutazioni dirette sui singoli o sulle singole esternazioni.

 La necessità ed il percorso di rielaborazione di disastri come gli incendi prolungati ed estesi sono comprensibili, per carità: quante volte, in passato, mi è capitato lo stesso personalmente - e questo caso non fa eccezione - per degli interi pezzi di territorio stravolti da decisioni nefaste ben precise e che si sono degradati gravemente sia sotto i miei occhi (talvolta sotto le grida mie e di pochi miei amici, talvolta a lato dei nostri documenti di denuncia e di proposta) sia dopo aver visto immagini dello stesso tenore che provenivano da altrove. Mi è fin troppo chiaro - come molti si affrettano a sottolineare in questi casi -  anche che il pianeta Terra sopravvivrà a noi in qualche forma e stato, del resto il 99% delle specie affacciatesi sul pianeta (come noi) si e' già estinto da quando esiste la vita.

A valle di queste consapevolezze ci tengo a dire che il mio stato di rielaborazione di questo tipo di eventi e' tale per cui, se beni come aria, fonti, suolo, biodiversità, non sono considerati variabili indipendenti, nei contesti in cui si parla di politica (sottolineo che mi riferisco anche e soprattutto a contesti in cui sono presenti cittadini non direttamente interessati alle elezioni), non posso fare a meno di esplicitare che non si stia perseguendo l'indispensabile. Al punto in cui siamo arrivati. Purtroppo però, già in questa fase della discussione, in questi contesti che fanno politica, nella stragrande maggioranza dei casi il livello di attenzione si azzera per mille motivi. Fra i piu' gettonati, "e' questione di criminalita'", talvolta micro, talvolta macro. Peccato.

Anzi, bene e' pure sempre un elemento di chiarezza. Per questo io non voto, e non mi resta che continuare a provare ad agire dove posso, a parlare, a discutere ed argomentare finché ne avrò forza, voglia e passione.

Sottolineo che il "per questo" include, meglio ribadirlo, il nostro atteggiamento come cittadini, come eletti e come candidati. 
Sono dell'idea che ce ne usciamo da queste crisi profonde, per quanto non senza danni ormai, solo intaccando il cuore della nostra cultura, di comunità, di specie, mettendo al centro la biosfera in ogni decisione, scelta, valutazione. Non delegando, non incolpando i singoli, non deresponsabilizzandoci.

Francesco P.

mercoledì 12 agosto 2020

5G e danni ambientali - Ma come, le specifiche tecniche del 5G non parlano di diminuzione dei consumi !?

Ci siamo mai chiesti perché, nonostante tutti gli efficientamenti legati alle innovazioni tecnologiche, gli indicatori biofisici prioritari del pianeta siano in continuo degrado (alcuni hanno già raggiunto stati critici:Stockholm University: link al grafico dei limiti planetari) ?

Le efficienze relative (risparmio per unità) hanno un senso ecologico se, semplifico, il numero degli oggetti che le implementano non si aggiungono o non aumentano rispetto a quelli esistenti per effetto rimbalzo/Jevons (in breve: spendo quello che risparmio in nuovi consumi col risultato di essere ancora più dannoso), nonche' per incentivi continui ai consumi, ma hanno un senso anche se non inducono ad obsolescenze incontrollate.

L'introduzione di decine di miliardi di nuovi dispositivi 5G-ready, come auspicano le aziende del settore, in che modo farebbero decrescere i consumi, e di cosa, poi ? Di energia, di materia ? decresce anche la produzione di rifiuti ? Tranne in pochi rari casi di scienziati che leggono i numeri, preoccupati dagli indicatori dei consumi passati e da quelli dello stato del pianeta, a quanto pare non interessa ed è anzi tabù. 

Finché crediamo di risolvere i problemi solo introducendo tecnologie che "consumano unitariamente meno", come il 5G promette di fare, senza nemmeno prendere in considerazione analisi LCA che comprendano le quantità complessive, le materie e le energie grigie (quanta energia ci costa per produrre ?), e tutti gli impatti dalla culla alla tomba, che comportano anche il rischio di portare ad un "NO, per quanto questa scelta sia ottima per il mercato e la sua crescita o persino per le nostre comodità, fa più danni se costringe a buttare via tutti gli oggetti pre-esistenti e cmq non possiamo permetterci di produrne per 7.7 mld di persone", stiamo parlando del nulla o al più di una valutazione zoppa.

Lavoriamo pure, tutti ed in tutti i settori, sulle efficienze relative e sulle valutazioni di impatto LCA per i nuovi prodotti/dispositivi, ma anche sull'individuazione di eventuali break even ecologici (le produzioni ed i consumi al di sopra dei quali si va in insostenibilità), la politica e noi come cittadini, poi, dobbiamo far sì che questo sia preso in considerazione e realizzato.

Altrimenti si tratta del solito BAU, business as usual, dipinto di verde che ci porta al collasso e non al miglioramento generalizzato possibile alle condizioni e conoscenze attuali su una finestra temporale umana (che poi e' progresso).

I precedenti, purtroppo, e torno all'inizio, non sono affatto confortanti e l'idea del sufficiente, che dovrebbe essere una regola di buon senso in assenza di calcoli precisi, non ci è congeniale (i bonus iva dei parlamentari rapaci sono solo un campione, forse ben significativo).

Nota: post tratto da un mio commento in replica ad un altro commento Facebook che parla di 5G e di come grazie alla tecnologia nuova si conseguano decrescite di consumi.

Francesco P.