martedì 24 marzo 2015

RICHIESTA CHIARIMENTI A COMUNE DI AMOROSI SU LAVORI AREA PIP

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Cittadini in  Movimento
Laboratorio di Cittadinanza Attiva


Al Sindaco del comune di Amorosi

e, p.c.
Alla Provincia di Benevento
Alla ASL BN1
All’ARPAC di Benevento

Ai sindaci dei comuni di Puglianello e San Salvatore Telesino

OGGETTO: Progetti e interventi di realizzazione di infrastrutture per insediamenti produttivi in territorio di Amorosi, nella zona di confine con i comuni di Puglianello e San Salvatore Telesino.

Dall’esame della documentazione pubblicata sul sito del comune di Amorosi relativa alla procedura partecipata di redazione del nuovo PUC, e da verifiche in loco e ricerche sul sito internet dell’ASI di Benevento, abbiamo appreso alcune notizie in relazione alle quali, con la presente, come associazione di cittadini interessati al proprio territorio, ci preme chiedere alcuni chiarimenti all’amministrazione comunale di Amorosi.

Intendiamo inoltre sottoporre all’attenzione degli altri enti in indirizzo, ai quali la presente è inviata per conoscenza e per le eventuali iniziative di loro competenza, la valutazione sulla necessità di effettuare i dovuti accertamenti a tutela degli abitanti dei territori interessati.

Abbiamo potuto verificare, infatti, che sono in corso dei lavori nell’area PIP di Amorosi, situata nella zona di intersezione della strada provinciale Amorosi - San Salvatore con la “fondo valle Isclero”, al confine con i comuni di San Salvatore T. e Puglianello. Secondo quanto letto in articoli e comunicati disponibili sul web, potrebbe trattarsi, in particolare, di un’area da utilizzare come “piattaforma logistica”, anche se non abbiamo trovato alcuna pubblicazione recente e/o informazione sul relativo bando di gara, né sulle reali intenzioni politiche per questa zona.
Ad ogni modo, le uniche attività riscontrate, a parte la presenza di alcuni metri di precaria recinzione e di un monoblocco prefabbricato da cantiere con indicazione del soggetto presumibilmente affidatario dei lavori (ditta “Fuschini”), consistono nei movimenti di terra e nell’accumulo di decine di mucchi di rifiuti provenienti da altri cantieri (materiali di risulta da demolizione di infrastrutture urbane ed edifici, inclusi rifiuti speciali, e che forse si intende utilizzare nell’ambito del cantiere), scaricati in loco, negli ultimi giorni, a ridosso della strada vicinale Ricci.

Tuttavia non è possibile avere conferma della ditta a cui è stato consegnato il cantiere, né conoscere i nominativi dei tecnici incaricati per progettazione, direzione lavori, coordinamento per la sicurezza in fase di esecuzione, collaudato, ecc. né, infine, è possibile conoscere le date di inizio e fine lavori, a causa della mancanza della prescritta tabella descrittiva dei lavori.
E’ doveroso però segnalare che il cantiere non è recintato in modo conforme  alle norme di prevenzione infortuni (è, ad oggi, ribadiamo, praticamente sprovvisto di opere idonee a impedire l’accesso ai non addetti ai lavori) e costituisce quindi un pericolo per le persone.

Se, effettivamente, i lavori sopra descritti sono stati affidati e consegnati alla ditta Fuschini, si chiede inoltre se sia stato verificato il possesso, da parte di tale impresa, dei requisiti prescritti dal Codice degli Appalti, visto quanto risulta dal decreto dirigenziale  n. 24 del 16/05/2013: “[...] è emerso che l’impresa FUSCHINI COSTRUZIONI [...], contrariamente a quanto dichiarato in sede di gara, non possiede i requisiti, previsti dalla lettera a), art. 90 del DPR 207/2010 (ex art. 28 del DPR 34/2000), per eseguire i “Lavori di stabilizzazione della sponda destra del Torrente Varco in corrispondenza del fabbricato ubicato sulla particella 428 del foglio 5 del Comune di Bonea [...]”.

In ogni caso, in un contesto economico e territoriale in cui non ci sono prospettive concrete di sviluppo delle attività industriali, e comunque con diffusa disponibilità di capannoni già realizzati e non operativi, il timore è che tali iniziative, oltre a costituire nuove occasioni di impiego di risorse pubbliche, con “perdita” di suolo, senza una reale ricaduta per il benessere dei cittadini, possano avere lo scopo di trovare una “soluzione” allo smaltimento di rifiuti di ogni tipologia.

Peraltro, esaminando la proposta del nuovo PUC, all’area PIP di 80.000 mq - già prevista dal vigente PRG del Comune di Amorosi e, come detto, già interessata da lavori - riscontriamo che si sommano ulteriori 800.000 mq  di terreni agricoli di pregio sacrificati al cemento (zona ASI di Puglianello-Amorosi). Quest’enorme estensione di territorio è situata a pochi metri dalla Strada Provinciale San Salvatore - Amorosi, ed è tale da renderla, in pratica, un tutt’uno con l’adiacente zona industriale di San Salvatore Telesino. L’ASI di BN ha anche già avviato sin dal 2012 le procedure per i lavori di realizzazione delle infrastrutture per l’area di 80 ettari di nuova zona industriale al confine fra i comuni di Amorosi e Puglianello, ma al momento non si hanno notizie sull’esito di tali procedure di gara.
E ciò benché il PTCP (Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale), peraltro citato anche nello stesso preliminare di PUC di Amorosi, escluda espressamente la “saldatura” dei due comuni lungo l’asse viario Amorosi - SST e l’ulteriore edificazione nelle aree periferiche di questi e altri comuni (“evitare la saldatura dei centri di Amorosi, Puglianello e Telese Terme lungo la SP n.70 San Salvatore Telesino - Amorosi" ... “evitare il proliferare incontrollato di insediamenti sparsi al contorno dei centri storici di Amorosi, Guardia Sanframondi, San Salvatore Telesino e Telese Terme”).
Perfino il neo Presidente della Provincia, Ricci, appena insediato, aveva esplicitamente dichiarato che “non abbiamo bisogno di Piani di Insediamento Industriale e Produttivi in ogni comune”.
Oltre a chiedere dei chiarimenti al Sindaco di Amorosi su quanto fin qui esposto, crediamo ci si debba anche interrogare su chi dovrebbe utilizzare tutte queste strutture e sul perché non se ne parla con più chiarezza e trasparenza. Come al solito, si tenta ancora una volta di far passare dei progetti altamente impattanti sul territorio, al punto da stravolgerne la vocazione e la sua connotazione tutto sommato rurale ed ancora vivibile, senza minimamente coinvolgere, o almeno informare compiutamente, i cittadini.

San Salvatore Telesino, lì 24.03.2015

martedì 3 febbraio 2015

CI RISIAMO !

L'assessore e vicesindaco Iacobelli ha inviato il 31 gennaio scorso una nuova mail ad alcuni tecnici di San Salvatore Telesino che erano stati precedentemente chiamati a partecipare a due incontri svoltisi nei giorni 7 e 17 ottobre scorsi. Con questa comunicazione si chiedeva sostanzialmente di pubblicizzare l'invito dell’Amministrazione ai cittadini a partecipare ad un nuovo incontro pubblico propedeutico alla stesura del PUC senza che però ci sia stato nel frattempo alcun seguito alle osservazioni e richieste emerse nel corso dei due suddetti incontri.
 
Visto che tale invito non è ancora pubblicato sul sito internet del Comune, ne riportiamo di seguito integralmente il contenuto. “Coerentemente con gli impegni assunti l’Amministrazione procede nell’iter di formazione del Piano Urbanistico Comunale (PUC) con la massima trasparenza e con il contributo di tutti: cittadini, tecnici, imprenditori. Dopo aver illustrato a tecnici e consiglieri comunali la bozza delle “regole” che dovranno essere seguite nell’applicazione del PUC vogliamo avviare il dibattito sui contenuti del Piano. Prima di definire il dove (dove costruire abitazioni, dove prevedere giardini o scuole, ecc.) e il quanto (quante abitazioni, quanto verde pubblico ecc.), vogliamo definire che cosa il PUC dovrà prevedere. Il territorio è una risorsa preziosa, non va sprecata. Prevedere destinazioni d’uso che rispondano alle effettive domande della comunità è imperativo. Invece accade spesso che dopo che il PUC è entrato in vigore si scopre che vaste aree classificate edificabili sono restate inutilizzate, mentre si è dovuto rifiutare proposte di realizzare attrezzature di interesse generale, perché non previste dal piano. Per definire i contenuti del PUC – soprattutto con riferimento alle attrezzature di interesse generale - abbiamo quindi deciso di invertire il percorso. Anziché prevedere destinazioni d’uso standard (aree per sport e tempo libero, per servizi, per grande distribuzione ecc.) e attendere che vengano utilizzate, chiediamo a cittadini e imprenditori Quali progetti vorreste che il PUC permettesse di realizzare? Per conoscere aspirazioni e potenzialità della nostra comunità (e di quanti pensano di investire nel nostro territorio) è quindi indetta una riunione pubblica il giorno Venerdì 06 FEBBRAIO 2015 alle ore 18,00 nella sala Conferenze (vecchio Municipio) Le indicazioni che emergeranno saranno confrontati con gli indirizzi programmatici a suo tempo formulati, con le caratteristiche e le capacità di carico del sistema comunità-territorio e concorreranno poi a definire i contenuti del PUC, che verranno illustrati in una successiva riunione pubblica”.
 
Come Cittadini in Movimento, nei due incontri con i tecnici di cui sopra, avevamo sottoposto al progettista, ing. Ferrigni, al sindaco e al vicesindaco, una serie di osservazioni, alcune di esse condivise dagli altri tecnici presenti e, ci era sembrato, anche dal vicesindaco Iacobelli e dal sindaco Romano, che in sintesi chiedevano:
- la modifica di punti basilari della proposta di N.A. (Norme di Attuazione) dell'ing. Ferrigni (autoregolazione, distanze minime, concetto di carico urbanistico - n. di unità imm.ri/mq - al posto di indici di fabbricabilità -mc/mq-, …);
- il rispetto delle prescrizioni del PCTP della Provincia di BN (...), carente in vari punti dalle N.A. proposte dal ing. Ferrigni;
- che l'ufficio tecnico comunale si esprimesse formalmente sulla proposta di N.A. del progettista;
- la pubblicazione dei documenti (che già esistono in bozza, come implicitamente confermato dall’ing. Ferrigni) con il “dimensionamento” del piano e la suddivisione in zone omogenee del territorio.
 
Al momento non ci sono riscontri, nemmeno dopo aver sollecitato delle risposte con un successivo comunicato. A questo punto ci chiediamo:
- che senso ha fare questi incontri se chi vi partecipa non riceve poi risposte (argomentate), positive o negative che siano, rispetto alle proprie osservazioni?
- perché si va avanti senza aver prima risolto i dubbi emersi negli incontri precedenti e che sembravano condivisi anche dall’Amministrazione e almeno in parte perfino dal progettista?
- che contributo si può dare se non si ha la possibilità di esaminare i documenti già predisposti, oltre alle N.A. per le quali già sono state evidenziante tante criticità, non solo da noi di Cittadini in movimento, ma anche da altri tecnici, e che sono quasi completamente difformi rispetto alle linee di indirizzo approvate dal Consiglio Comunale?

lunedì 29 dicembre 2014

TERRITORIO AB-USATO


Mentre l’amministrazione comunale di San Salvatore Telesino dovrebbe far procedere l’iter di definizione del PUC, con l’obiettivo dichiarato, fra gli altri, di tutelare il territorio dalla speculazione edilizia e dalle devastazioni ambientali (linee guida del PUC), il Responsabile del procedimento in materia di Tutela Paesaggistica, nominato con delibera di Giunta Comunale n. 141 del 27/12/2013, recependo i pareri positivi della Commissione Locale per il Paesaggio (costituita con deliberazione del Consiglio Comunale n. 20 del 22/07/2013), e della Soprintendenza ai Beni Architettonici, per il Paesaggio e per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico delle province di Caserta e Benevento, ha dato il definitivo via libera a tre nuove costruzioni in località Acqua Fetente, a meno di 150 metri dal torrente Grassano, con impatto anche sul Parco, di cui due su aree già alienate dallo stesso Comune nel 2012 con le delibere comunali n. 18 del 30.04.2011 e n. 41 del 30.09.2011.


E il tutto in conseguenza diretta della assai discutibile variante al PRG vigente approvata con le delibere di Consiglio Comunale n. 14 dell’11.04.2011 e n. 27 del 12.08.2011.
Aspettiamo di sapere quanti posti di lavoro avremo in cambio del sacrificio di un altro pezzo di territorio che era stato destinato a verde pubblico, peraltro a ridosso del Rio Grassano, da cui il nome della edificanda struttura (Residence Rio Grassano), con impatto anche sul Parco di proprietà comunale.

Dobbiamo poi presumere che a breve inizieranno i lavori dei due fabbricati sulle aree vendute nel 2012 dal comune di San Salvatore Telesino per coprire gli ormai “famosi” buchi di bilancio.

Tutti i suddetti interventi approvati in località “acqua fetente” non rispettano i vincoli imposti dal PTCP (Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale), al quale lo strumento urbanistico comunale si dovrebbe obbligatoriamente adeguare, con particolare riferimento al corridoio ecologico che si estende da Monte Acero fino al Grassano comprendendo anche la Rocca e Monte Pugliano.

Intanto, anche l’ “area industriale” (diffusa) di San Salvatore, in attesa del “nuovo PUC”, si “arricchisce” di altri quattro nuovi capannoni (di cui uno in costruzione e altri tre recentemente autorizzati), mentre in località Selva di Sotto, come risulta nella richiesta di verifica di assoggettabilità alla Valutazione di Impatto Ambientale, pubblicato sul sito della Regione Campania, di cui all’avviso pubblicato sul sito del Comune, vedremo forse “spuntare” un “centro di raccolta per la messa in sicurezza, la demolizione, il recupero dei materiali e la rottamazione di veicoli a motore fuori uso”, cioè un impianto molto inquinante proposto dalla ditta individuale Autodemolizione Flash di Novellino Franco, anch’essa con sede legale in Napoli, e che già gestisce un analogo centro di rottamazione auto nel comune di San Giorgio a Cremano. Evidenziamo che, diversamente da quanto dichiarato nell’avviso, la documentazione di progetto non è disponibile sul sito della Regione (forse era il caso, prima di pubblicare l’avviso sull’Albo Pretorio on-line del comune di San Salvatore Telesino, di verificare la sussistenza e la completezza di quanto dichiarato nella richiesta).

Per questo progetto ci è stato riferito che è stato già inviato al competente ufficio della Regione Campania un parere negativo a firma del sindaco e dei responsabili dell’Ufficio Tecnico e del SUAP, ma questo parere, da solo, potrebbe non essere sufficiente a bloccare l’iter autorizzativo dell’intervento.

Si parla poi di una pista di go-kart sempre in località “Acqua fetente”, in adiacenza al Parco del Grassano, che avrebbe un impatto fortemente negativo sull’attrattiva di questa struttura. Anche questo progetto, secondo quanto dichiarato dagli uffici comunali competenti (SUAP e Area Tecnica), sarebbe stato per il momento bloccato.

Dobbiamo tuttavia ricordare che, secondo il vicesindaco Iacobelli, a dispetto di quanto stabilito dal Consiglio Comunale con le già citate linee di indirizzo, il prossimo PUC dovrà garantire “opportunità di sviluppo” e un “uso democratico del territorio”!

La nostra impressione è che ci siano delle pressioni per spingere le “cose” in questa direzione - e dunque verso l’abuso piuttosto che verso la tutela del territorio e del paesaggio - e che però, anche all’interno della stessa Amministrazione, ci siano idee diverse in proposito.

E’ forse questo che fa andare avanti “a strappi” la procedura per il nuovo strumento urbanistico, ormai avviato oltre 8 anni fa? Di fatto non è stato convocato nessun altro incontro con i cittadini / i tecnici / le associazioni per proseguire il prescritto confronto propedeutico alla redazione del PUC, necessario anche per correggere al più presto i punti critici del vigente PRG che, come stiamo vedendo, continua a produrre scempi territoriali di nessuna utilità generale.

Si riuscirà ad avere un piano condiviso entro la scadenza dei termini imposti dal Regolamento di Attuazione per il governo del territorio (Regolamento n. 5 del 4.08.2011 – articolo 1 – comma 3, come modificato con deliberazione della Giunta Regionale n. 605 del 20.12.2013) per l’adeguamento al PTCP?

Sono state recepite le osservazioni che chiedevano l’abbandono dell’impianto di PUC proposto dal prof. Ferrigni basato sull’autoregolamentazione e sui carichi urbanistici (di fatto il metodo “Telese”) a favore delle prescrizioni sugli indici di fabbricabilità e sulle distanze?

Esiste un’ipotesi di zonizzazione che recepisca anche le osservazioni, largamente condivise, sui vincoli indicati dal PTCP e riguardo al sostanziale blocco dell’edificazione di nuovi capannoni, al ridimensionamento e alla revisione della c.d. “Zona industriale” (in realtà “agricola a vocazione artigianale”) che, nel frattempo, continua anche ad essere oggetto di richieste di installazione di qualunque tipo di impianti?

Non si può pensare che a queste e ad altre domande si possa rispondere utilmente solo negli ultimi giorni della procedura se non per tirar fuori l’abusata e strumentale risposta: “è ormai troppo tardi”!
Come abbiamo più volte e chiaramente affermato, se davvero si vuole tutelare con atti concreti il nostro territorio, è necessario e urgente bloccare subito ogni ulteriore consumo di suolo, per nuovi edifici residenziali o per attività produttive, per favorire invece il recupero, il riutilizzo o il completamento degli edifici già costruiti e inutilizzati e di quelli già in costruzione.



venerdì 5 dicembre 2014

Incendio San Lorenzello: lettera ai sindaci

Al sindaco Antimo Lavorgna di San Lorenzello

e p.c. ai Sindaci:

Pasquale Carofano (Telese Terme)
Alessandro Di Santo (Castelvenere)
Nino Lombardi (Faicchio)
Floriano Panza (Guardia Sanframondi)
Fabio Romano (S.Salvatore Telesino)
Pasquale Santagata (Cerreto Sannita)


Oggetto: Incendio capannone dell’azienda Lavorgna s.r.l.
Spettabile Sindaco Lavorgna,
nella notte fra venerdì 28 e sabato 29 novembre, nel comune di S. Lorenzello, da Lei amministrato, si è verificato l’incendio di un capannone dell’azienda di raccolta, trasporto e selezione di rifiuti denominata Lavorgna s.r.l.
Tale incendio, che ha impegnato per diverse ore i vigili del fuoco, ha liberato fumi per più di 14 ore ricoprendo di una coltre nera parte del territorio dei comuni di Faicchio, San Lorenzello, Cerreto Sannita, Guardia Sanframondi, Castelvenere, San Salvatore Telesino e Telese Terme.
Risulta dalla stampa locale che Lei e la sua amministrazione abbiate, a ridosso dell’incidente, monitorato i malesseri dei suoi concittadini ed operato per prevenire le loro preoccupazioni.
D’altra parte, a stretto giro, vi siete affrettati a mostrare solidarietà all’azienda Lavorgna a partire da “Esprimo […] la massima solidarietà all’azienda Lavorgna per il grave danno subìto [...] Ai titolari la vicinanza affinché rafforzino questo momento di disagio la loro forte bontà che ha fatto crescere questa azienda facendola diventare leader nel settore”), fino ad un molto audace “L’impianto aveva tutti i requisiti previste dalle norme sanitarie e di sicurezza sul lavoro. Di tutto ciò ne siamo a perfetta conoscenza e proprio per questo siamo particolarmente addolorati per l’incidente accaduto”.
In quanto cittadini di questo territorio, impattati dall’incidente, non ci sentiamo affatto rassicurati da chi come Lei sembra si sia limitato a monitorare il disagio momentaneo ed a portare solidarietà ad una azienda che ha visto materializzarsi uno dei rischi più severi che potesse capitare ad una impresa di trattamento rifiuti senza che lo avesse presidiato in maniera efficace (come può una scintilla ad una lampada di emergenza far innescare un incendio che dura più di 14 ore in una azienda che  tratta rifiuti di ogni genere e che fattura milioni coi soldi dei nostri comuni?).
D’altra parte i danni legati all’incendio di rifiuti, notoriamente e purtroppo, non si limitano ai malesseri del momento ma impattano la salute delle persone (in questo caso migliaia e non solo del suo Comune) immettendo nell’aria prima e sul suolo e l’acqua poi una carica cancerogena potenzialmente molto alta (e comunque in dipendenza dei rifiuti incendiati) con il rischio di compromettere anche le produzioni agro-alimentari di cui disponiamo e di cui tanto ci vantiamo.
A queste considerazioni dobbiamo purtroppo aggiungere il rammarico per l’assenza totale, a distanza di una settimana, di qualunque dichiarazione o impegno a garanzia della nostra salute e del nostro ambiente da parte dei suoi colleghi degli altri comuni sopra elencati, nonostante la potenziale gravità dell’incidente che ne ha coinvolto il territorio.
Pertanto, vista la sostanziale assenza di impegni presi pubblicamente in merito, poniamo le seguenti domande a Lei ed ai sindaci suoi colleghi di Faicchio, Cerreto Sannita, Guardia Sanframondi, Castelvenere, San Salvatore Telesino, Telese Terme, in quanto tutori della salute dei cittadini dei rispettivi comuni:
  • Prevedete di reperire e di pubblicare o di mettere comunque a disposizione dei cittadini una lista dei rifiuti che si sono incendiati nel rogo, con le rispettive quantità presenti al momento dell’incidente, così come eventualmente predisposta dagli enti preposti (VV.FF. ? ARPAC ? ASL ?)?
  • Prevedete di sollecitare e rendere pubblica una lista delle sostanze che si sono potute liberare in seguito all’incendio ?
  • Farete predisporre dei controlli a campione sul territorio (suolo, piante, falde) impattato dai fumi e dalle polveri alla ricerca di tali sostanze ?
  • Quale sarà la posizione delle amministrazioni dei suddetti comuni nei confronti della ditta Lavorgna srl (o di chi ha dichiarato a norma il sistema antincendio del locale incendiato)  ?
  • Quale sarà la posizione nei confronti della ditta Lavorgna da parte degli stessi comuni in qualità, per la maggior parte, di suoi clienti, qualunque sia l’esito legale della vicenda ?
  • In futuro predisporrete delle soluzioni contrattuali che ne prevedono l’immediata rescissione in caso di incidenti simili ?
In attesa di un riscontro pubblico certo, vista la forte preoccupazione della popolazione dei comuni da voi amministrati per questa vicenda, porgiamo i nostri saluti.
Cittadini in Movimento - San Salvatore Telesino

giovedì 4 dicembre 2014

Incendio San Lorenzello: lettera ai sindaci


 
                                                                                  Al sindaco Antimo Lavorgna di San Lorenzello

e p.c. ai Sindaci:

Pasquale Carofano (Telese Terme)
Alessandro Di Santo (Castelvenere)
Nino Lombardi (Faicchio)
Floriano Panza (Guardia Sanframondi)
Fabio Romano (S.Salvatore Telesino)
Pasquale Santagata (Cerreto Sannita)
 

 

Oggetto: Incendio capannone dell’azienda Lavorgna s.r.l.
 
Spettabile Sindaco Lavorgna,
nella notte fra venerdì 28 e sabato 29 novembre, nel comune di S. Lorenzello, da Lei amministrato, si è verificato l’incendio di un capannone dell’azienda di raccolta, trasporto e selezione di rifiuti denominata Lavorgna s.r.l.
Tale incendio, che ha impegnato per diverse ore i vigili del fuoco, ha liberato fumi per più di 14 ore ricoprendo di una coltre nera parte del territorio dei comuni di Faicchio, San Lorenzello, Cerreto Sannita, Guardia Sanframondi, Castelvenere, San Salvatore Telesino e Telese Terme.
Risulta dalla stampa locale che Lei e la sua amministrazione abbiate, a ridosso dell’incidente, monitorato i malesseri dei suoi concittadini ed operato per prevenire le loro preoccupazioni.
D’altra parte, a stretto giro, vi siete affrettati a mostrare solidarietà all’azienda Lavorgna a partire da “Esprimo […] la massima solidarietà all’azienda Lavorgna per il grave danno subìto [...] Ai titolari la vicinanza affinché rafforzino questo momento di disagio la loro forte bontà che ha fatto crescere questa azienda facendola diventare leader nel settore”), fino ad un molto audace “L’impianto aveva tutti i requisiti previste dalle norme sanitarie e di sicurezza sul lavoro. Di tutto ciò ne siamo a perfetta conoscenza e proprio per questo siamo particolarmente addolorati per l’incidente accaduto”.
In quanto cittadini di questo territorio ed impattati dall’incidente, non ci sentiamo affatto rassicurati da chi come Lei sembra si sia limitato a monitorare il disagio momentaneo ed a portare solidarietà ad una azienda che ha visto materializzarsi uno dei rischi più severi che potesse capitare ad una impresa di trattamento rifiuti senza che lo avesse presidiato in maniera efficace (come può una scintilla ad una lampada di emergenza far innescare un incendio che dura più di 14 ore in una azienda che  tratta rifiuti di ogni genere e che fattura milioni coi soldi dei nostri comuni?).
D’altra parte i danni legati all’incendio di rifiuti, notoriamente e purtroppo, non si limitano ai malesseri del momento ma impattano la salute delle persone (in questo caso migliaia e non solo del suo Comune) immettendo nell’aria prima e sul suolo e l’acqua poi una carica cancerogena potenzialmente molto alta (e comunque in dipendenza dei rifiuti incendiati) con il rischio di compromettere anche le produzioni agro-alimentari di cui disponiamo e di cui tanto ci vantiamo.
A queste considerazioni dobbiamo purtroppo aggiungere il rammarico per l’assenza totale, a distanza di una settimana, di qualunque dichiarazione o impegno a garanzia della nostra salute e del nostro ambiente da parte dei suoi colleghi degli altri comuni sopra elencati, nonostante la potenziale gravità dell’incidente che ne ha coinvolto il territorio.
Pertanto, vista la sostanziale assenza di impegni presi pubblicamente in merito, poniamo le seguenti domande a Lei ed ai sindaci suoi colleghi di Faicchio, Cerreto Sannita, Guardia Sanframondi, Castelvenere, San Salvatore Telesino, Telese Terme, in quanto tutori della salute dei cittadini dei rispettivi comuni:
  • Prevedete di reperire e di pubblicare o di mettere comunque a disposizione dei cittadini una lista dei rifiuti che si sono incendiati nel rogo, con le rispettive quantità presenti al momento dell’incidente, così come eventualmente predisposta dagli enti preposti (VV.FF. ? ARPAC ? ASL ?)?
  • Prevedete di sollecitare e rendere pubblica una lista delle sostanze che si sono potute liberare in seguito all’incendio ?
  • Farete predisporre dei controlli a campione sul territorio (suolo, piante, falde) impattato dai fumi e dalle polveri alla ricerca di tali sostanze ?
  • Quale sarà la posizione delle amministrazioni dei suddetti comuni nei confronti della ditta Lavorgna srl (o di chi ha dichiarato a norma il sistema antincendio del locale incendiato)  ?
  • Quale sarà la posizione nei confronti della ditta Lavorgna da parte degli stessi comuni in qualità, per la maggior parte, di suoi clienti, qualunque sia l’esito legale della vicenda ?
  • In futuro predisporrete delle soluzioni contrattuali che ne prevedono l’immediata rescissione in caso di incidenti simili ?
In attesa di un riscontro pubblico certo, vista la forte preoccupazione della popolazione dei comuni da voi amministrati per questa vicenda, porgiamo i nostri saluti.
 
Cittadini in Movimento - San Salvatore Telesino

giovedì 23 ottobre 2014

Aggiornamento sull’iter di redazione del PIANO URBANISTICO COMUNALE di San Salvatore Telesino.



Nella serata del 7 ottobre scorso, nella sala del consiglio del comune, si è svolto un incontro fra i tecnici di San Salvatore Telesino e l’Amministrazione, presente anche il progettista del piano, ing. Ferrigni.
L’incontro è stato introdotto dal Sindaco Romano, che ha ricordato che la bozza delle norme di attuazione del nuovo PUC era stata inoltrata tempo addietro ai tecnici perché potessero proporre le loro eventuali osservazioni, senza riceverne alcuna (dimenticando, però, l’intervento della consulta ambientale pubblicato su vivitelese).
Il sindaco ha comunque affermato che l’amministrazione è aperta ad ogni suggerimento e contributo, e che punta a uno “sviluppo armonico” del territorio, senza lasciar spazio a palazzoni e speculazioni edilizie (“abbiamo dato direttive precise in tal senso al redattore del piano”).
A suo giudizio, il nostro paese non è stato ancora “invaso” dal cemento, e sarebbe intendimento di quest’amministrazione che così continui ad essere, correggendo anzi qualche errore del passato (riferimento all’area industriale diffusa, anzi dispersa, senza alcuna regola sul nostro territorio? Oppure a qualche palazzone che si sta arrampicando sulla Rocca?).
Peccato che poi l’intervento dell’ing. Ferrigni, confermando quanto abbiamo potuto leggere nelle Norme di Attuazione da lui proposte, al di là delle frasi di circostanza, abbia sostanzialmente smentito le parole del sindaco, ribadendo con chiarezza che il modello al quale si è ispirato è quello della vicina Telese, alla quale lui ha “regalato” (si fa per dire) il piano regolatore generale che, dagli anni ‘90 ad oggi, ha consentito di edificare a dismisura un numero spropositato e sproporzionato di “palazzoni”, con appartamenti e negozi certamente “tipici” (della speculazione edilizia), peraltro quasi sempre di pessima qualità, e che oggi nessuno vuole o può più acquistare o affittare.
E peccato che, successivamente,nel corso dello stesso incontro, anche il vicesindaco Iacobelli sia intervenuto a sostegno del progettista per “mettere sul tavolo” la sua esperienza professionale con il piano regolatore di Telese, e per evidenziarne gli effetti, a suo giudizio positivi, sull’economia. 
D’altra pare, l’ing. Ferrigni aveva affermato chiaramente che ha seguito gli indirizzi forniti dall’amministrazione e, in particolare, ha “enunciato” due principi:
1) “mentre gli interventi sui piccoli lotti saranno liberalizzati al massimo, quelli che superano una certa soglia dovranno essere attentamente controllati”;
2) “le aree necessarie per la realizzazione di strutture pubbliche dovranno essere cedute al comune senza oneri per l’amministrazione, sfruttando il meccanismo della perequazione e con il riconoscimento di adeguati “premi” ai costruttori.
Noi, però, non abbiamo trovato traccia del primo “principio” negli indirizzi programmatici ufficiali che gli sono stati forniti (delibera di Consiglio Comunale n. 53 del 3 dicembre 2010), e anche sul secondo abbiamo le nostre perplessità, peraltro condivise dalla stessa Amministrazione, come emerso nel successivo incontro del 17 ottobre.
In generale il contrasto fra gli indirizzi programmatici di cui alla delibera sopra citata e le Norme di Attuazione proposte dal’ing. Ferrigni è eclatante, così come lo è il mancato recepimento delle disposizioni che il Piano Territoriale di Coordinamento della provincia di Benevento fornisce, in particolare per il territorio della Valle Telesina.
Lo stesso ing. Ferrigni aveva comunque aggiunto (bontà sua) che dovranno essere tutelate le risorse del territorio (Telesia, il sistema collinare e corridoio ecologico di Monte Acero, Rocca Pugliano – Grassano), ma non nel senso che sarà vietato ogni intervento, bensì con l’obiettivo di favorire la realizzazione di B&B, bar, ristoranti, …
E’ ancora importante ricordare che l’ing. Ferrigni ha riferito che il (suo) piano non prevede aree per l’edilizia economica e popolare (che sarebbero obbligatorie in una certa percentuale), e che piuttosto saranno concessi premi in volumetria alle cooperative e imprese che realizzeranno interventi di “edilizia sociale”.
Si è anche accennato al “fabbisogno” di edilizia abitativa che sarà indicato e regolamentato nel piano. A tale proposito, l’ing. Ferrigni ha parlato di un calcolo complesso (?!), che si è impegnato a divulgare al più presto, basato sulla normativa nazionale e regionale, sul PTCP e su “calcoli” tipici della tecnica urbanistica (derivati, fra l’altro, dall’andamento demografico). Ha riferito che lui fornirà indicazione di un minimo e di un massimo di tale “fabbisogno” (qualcuno ha “azzardato” 300 – 500 uu.ii.), ma ha detto che comunque si tratta di limiti non vincolanti (e in effetti le sue N.A. non prevedono alcun argine al cemento!).
Se non abbiamo capito bene qualcosa, l’ing. Ferrigni potrà ovviamente intervenire per smentirci o chiarire il suo pensiero.
Intanto cerchiamo di entrare un po’ più nel dettaglio delle (sue) Norme di Attuazione, impostate sul concetto di “carico urbanistico” con limiti di edificazione basati sull’“unità immobiliare” (di grandezza indefinita: massimo 200 mq per le abitazioni, ...), e che prevedono la possibilità di realizzare 2 U.I. praticamente su ogni lotto, indipendentemente dalla sua estensione, più la sopraelevazione, sempre di 2 U.I., di ogni edificio esistente, e così via cementificando.
Nelle zone di “espansione edilizia” sono inoltre previsti carichi urbanistici a nostro avviso insostenibili (fino a 35 U.I. per ettaro, cioè fino a 25.000 mc/ha o al 70% della superficie del lotto !!!), oltre la conservazione o il raddoppio, in qualche caso, di quelle preesistenti, più l’incremento virtuale della superficie fondiaria da considerare per il calcolo del carico urbanistico!), una serie di premi, compensazioni, deroghe, … che rendono in realtà  impossibile da stimare il carico urbanistico effettivo che queste Norme di Attuazione rischiano di “scaricare” sul territorio di San Salvatore Telesino, con conseguenze inaccettabili sul paesaggio e sulla vivibilità e quindi sull’attrattiva turistica del nostro territorio, ma anche sul valore degli immobili già esistenti, sulla capacità di produzione agricola del nostro territorio, sulla sicurezza degli edifici e sull’assetto idrogeologico, …
Qualcuno ha opportunamente anche fatto presente che capacità edificatorie così “spinte” assegnate ai terreni, ne fanno lievitare sicuramente il valore (teorico), avendo come conseguenza immediata un’imposizione fiscale che potrebbe costringere molti a svendere (magari a costruttori con grande liquidità da investire).
Al momento non esiste (dicono) un disegno di piano, quindi non si conosce l’estensione e la posizione delle varie zone (l’ing. Ferrigni, all’inizio del suo intervento, aveva infatti detto di voler condividere (?) le regole prima di “disegnare” il piano - sarà vero?), e dunque è anche impossibile prevederne il reale impatto sul territorio. Tuttavia, anche con un’interpretazione minimale, abbiamo già stimato una “ricaduta” potenziale di diversi milioni di metri cubi di cemento.
Per inciso ricordiamo anche che tempo addietro (settembre 2013), il sindaco si era impegnato con la consulta ambientale a fornire degli aggiornamenti sulle questioni relative alle cave presenti sul territorio: al momento non ha ancora dato seguito a tale impegno,ma ora, nelle norme di attuazione (articolo 40), leggiamo invece che sono previste “zone per industrie estrattive”, previa “concessione” (?!) “subordinata alla stipula di una convenzione”: data la delicatezza della materia, crediamo sia necessario qualche chiarimento in proposito!

Alcuni di noi erano presenti all’incontro del 7 ottobre in qualità di tecnici, ma comunque in rappresentanza di Cittadini in Movimento, e coerentemente con le opinioni già più volte espresse e le richieste fatte in passato alle ultime tre amministrazioni, abbiamo espresso tutto il nostro disaccordo, sia rispetto al metodo che rispetto al contenuto della bozza in discussione. E in particolare abbiamo cercato di evidenziare l’assoluta inconciliabilità fra gli indirizzi programmatici (ufficiali), e le parole del sindaco, con la proposta dell’ing. Ferrigni. A nostro avviso il “principio regolatore” indicato dal progettista del piano, ovvero l’“autoregolazione” (che sarebbe meglio chiamare deregolamentazione) ha già fatto troppi danni a Telese, e non può e non deve essere esteso a San Salvatore, nemmeno con i “correttivi” che lo stesso Ferrigni ha riferito essere necessari.
Abbiamo insistito nel ricordare che anche a San Salvatore esistono decine di appartamenti nuovi già finiti che nessuno acquista o affitta, e altre decine in costruzione, per non parlare delle fabbriche abbandonate.
Misure per “valorizzare” il centro storico (ne abbiamo ancora uno?), discussioni su altezze e distanze fra i fabbricati e dai confini, “visuale libera”, parcheggi pubblici da cedere o “monetizzare” e altri tecnicismi urbanistici sono stati alcuni degli altri aspetti tecnico-giuridici delle norme proposte che sono stati oggetto di discussione con l’ing. Ferrigni che, su alcuni dettagli, si è impegnato ad approfondire le questioni sollevate e a proporre delle modifiche all’amministrazione, ammettendo comunque già in quella sede alcune “non conformità” con le disposizioni del vigente Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (P.T.C.P.).
Da parte nostra, come abbiamo sostenuto anche recentemente nell’ambito dei lavori della consulta ambientale (peraltro non ancora convocata per il richiesto confronto), abbiamo insistito nel sostenere che il PUC dovrebbe consentire solo “interventi di trasformazione compatibili con le esigenze di salvaguardia delle risorse naturali, paesaggistico-ambientali, agro-silvo-pastorali e storico-culturali del nostro territorio, regolamentando in modo sostenibile le trasformazioni fisiche e funzionali ammissibili nelle singole zone del territorio comunale” ..., rispettando le norme di riferimento nazionali e regionali e il PTCP (si veda per esempio l’articolo 94 delle relative N.A.) vigenti, e limitando l’ulteriore consumo di suolo e in particolare l’utilizzo di aree agricole ad alta produttività per abitazioni inutili e insediamenti “industriali e artigianali”, fatti salvi gli interventi realizzati dai coltivatori fino al completo utilizzo delle strutture già esistenti.
Dopo circa 4 ore di discussione l’incontro è stato chiuso con l’impegno dell’amministrazione a proseguire il confronto.
Ovviamente avevamo confermato la nostra disponibilità, auspicando però che nel frattempo vi fosse, da parte del sindaco e dei consiglieri di maggioranza, una profonda riflessione, dopo un’attenta rilettura del documento presentato dall’ing. Ferrigni, cercando di immaginarne tutte le conseguenze, e che quindi, con una diversa consapevolezza, si potesse lavorare ad un totale ripensamento, con l’avvio di un vero e trasparente confronto con i cittadini.
Un nuovo incontro con i tecnici è stato poi effettivamente convocato per il 17 ottobre, e in tale occasione il sindaco e il vicesindaco hanno recepito alcune delle osservazioni e proposte emerse nel dibattito, come la necessità di eliminare, o almeno chiarire e circoscrivere, alcune “deroghe” contenute nelle N.A., e da noi evidenziate, rispetto a disposizioni legislative e/o la pianificazione di livello superiore  - piano territoriale regionale e piano territoriale di coordinamento provinciale – di cui per conto nostro abbiamo chiesto il pieno rispetto, sia per impedire con misure concrete la devastazione del territorio ad opera della speculazione edilizia sia per evitare di ricevere poi dei rilievi che comporterebbero ancora altri ritardi nell’approvazione definitiva del PUC.
D’altra parte, tutti i presenti sono stati sostanzialmente concordi nel ritenere necessarie delle limitazioni rispetto alla concessione di maggiore flessibilità nell’applicazione delle norme urbanistiche di carattere generale, circoscrivendo la tipologia dei “piccoli interventi” per i quali tali deroghe siano applicabili (case unifamiliari, singole unità immobiliari e relative pertinenze), in modo da favorire soprattutto il recupero e la valorizzazione del patrimonio edilizio già costruito. Si è convenuto anche sull’opportunità di eliminare il concetto di carico urbanistico riferito all’unità immobiliare proposto dall’ing. Ferrigni, per tornare agli indici di fabbricabilità che meglio consentono di controllarlo e indirizzarlo.
Inoltre è stata condivisa la necessità di circoscrivere e possibilmente restringere la zona agricola a vocazione artigianale (c.d. "zona industriale"), individuando anche degli strumenti amministrativi che obblighino al riuso dei capannoni dismessi/abbandonati prima di consentire la realizzazione di ulteriori volumetrie con tale destinazione d’uso, anche con incentivi fiscali e premialità per le attività che intendessero spostarsi dall'esterno del perimetro della zona industriale all'interno della stessa.
L’incontro del 17 ottobre fra i tecnici e l’amministrazione, quindi, pur con qualche “scontro” dialettico troppo energico, è stato positivo, costituendo un passo avanti verso una maggiore condivisione di uno strumento di gestione e governo, ma anche di “controllo” del territorio, che è fondamentale e avrà un impatto determinante per il futuro del nostro paese, da qui ai prossimi 20-30 anni.
Sempre nel corso dello stesso ultimo incontro del 17 ottobre è stato oggetto di riflessione un concetto espresso dall’ing. Ferrigni, e cioè che l’insieme di condizioni, vincoli, procedure, prescrizioni e meccanismi delle norme di attuazione, è volto a conseguire un sistema di “auto-regolazione”che dovrebbe essere applicato in blocco, e che ogni modifica di singole norme all’interno del blocco ne comprometterebbe l’efficacia complessiva.
Per quanto ci riguarda, questo non può essere certo un ostacolo, e riteniamo che non debba essere esclusa la possibilità di ripensare completamente l’impostazione progettuale del Piano; anzi, proprio questo è il nostro obiettivo, e a tal fine, è fondamentale che nei prossimi incontri, che l’amministrazione si è impegnata a convocare a breve, sia coinvolto anche l’ufficio tecnico comunale, affinché possa contribuire con la sua esperienza specifica e la conoscenza del territorio, ad approfondire ulteriormente tutti gli aspetti del piano, evidenziando ulteriori criticità rispetto a quelle già segnalate dai tecnici fino ad ora intervenuti,  fornendo il proprio parere in merito, e, a valle di tutto il processo di confronto e condivisione, possa predisporre opportunamente un documento da inviare all’ing. Ferrigni con le richieste di modifica che saranno state decise.
Insistiamo, inoltre, per il coinvolgimento di altre categorie di cittadini (commercianti, agricoltori, associazioni, …) e soprattutto dei cittadini più giovani, degli studenti e dei loro insegnanti, con interventi opportunamente coordinati nelle scuole. D’altra parte siamo convinti che i cittadini stessi si debbano attivare in prima persona per essere coinvolti nella pianificazione del proprio territorio.  Le idee, le aspettative, i bisogni e i sogni dei nostri bambini e ragazzi sono un contributo irrinunciabile per individuare le scelte più giuste da fare.

sabato 4 ottobre 2014

Il Telesi@ e la Città (Telesina) invisibile

La mancanza di strutture adeguate per il liceo di Telese è nota, e periodicamente denunciata da più parti, anche se, a dire il vero, si è sempre avuta l’impressione che si trattasse più di speculazioni politiche che di disinteressati appelli. D’altra parte, chi ha responsabilità amministrative in merito non è riuscito, ancora, ad andare al di là delle dichiarazioni e degli impegni, mai fino ad ora concretizzati, inclusa la proposta di realizzare un nuovo corpo di fabbrica nei pressi della stazione ferroviaria di Telese Terme.
  Questa proposta, che sembrava essere stata opportunamente archiviata a inizi settembre, era poi tornata come possibilità futura nella programmazione della provincia, con tanto di comunicato sul sito della scuola e su quello del comune di Telese Terme. Ma solo qualche giorno prima, la stessa provincia aveva emanato un bando per reperire locali di privati per trovare una sistemazione provvisoria per l’istituto, visto il paventato sfratto di una parte dei locali (che francamente ci sembra poco credibile e comunque non da prevedere in tempi brevi, in quanto la cosa si configurerebbe come interruzione di pubblico servizio). Quando si finirà di giocare sulla pelle dei ragazzi e dei lavoratori della scuola e si smetterà con i proclami continui e contraddittori su questa vicenda? Sembra di essere tornati indietro ai tempi della vergognosa operazione ex-mulino Capasso!
L'allora Presidente della Provincia Nardone giustificava la sua discutibile operazione come male necessario, visto che i finanziamenti per la costruzione di un polo scolastico in valle Telesina erano stati fatti decadere dall'opposizione dei vari sindaci, che volevano tutti la costruzione del polo nel proprio territorio.
  All'epoca della giusta opposizione al trasferimento nel vecchio mulino, però, le offerte di strutture per alcune classi, fatte da comuni confinanti, furono fortemente osteggiate dagli amministratori di Telese e da una parte dei genitori e insegnanti, nella convinzione che solo l’ubicazione a Telese avrebbe permesso la crescita della scuola. Come se l’attrazione fosse data dall’ubicazione, e non dalla qualità dell’istruzione! Come se una succursale significasse la perdita tout court del liceo per Telese... Il comune di Telese, all’epoca, ovviò reperendo un altro stabile, cambiandone la destinazione d’uso, e sempre promettendo la costruzione ex novo di un polo (a volte con soluzioni incredibili come la costruzione di un edificio scolastico nei pressi delle Terme, in base a finanziamenti che tuttavia non hanno ancora trovato alcun riscontro e concretezza in atti amministrativi provinciali o regionali). Allora, però, non esisteva la Città Telesina!
  I comuni tiravano acqua al proprio "mulino", ma ora che l’ “unione” esiste, non dovrebbero lavorare tutti nell'interesse della “città comune“? Cosa c'è di scandaloso nel pensare a soluzioni condivise, praticabili e proficue per comuni (e con Comunità) che si sono consorziati per razionalizzare i servizi, con risparmi e benefici per tutti? Fa piacere notare che si riconosca l'importanza di una scuola per la crescita culturale ed economica di un territorio. Ma perché, allora, non si è mai sentita una voce contro le politiche di tagli alla scuola nel coro generale di critiche alle politiche di austerità che soffocano la crescita ed il welfare?
  La cosiddetta razionalizzazione degli istituti scolastici ha portato alla creazione di mega istituti, con perdita di dirigenze e personale, e alla conseguente guerra tra le varie scuole per accaparrarsi quanti più studenti possibili. Telese, ha da sempre goduto dei privilegi della sua centralità, ma non ha spazi, ed è già una delle zone più cementificate della regione. Per conservare questo privilegio, ha costretto studenti e personale della scuola ad adattarsi a condizioni sempre più disagevoli, ormai ai limiti della sopportazione. Il comune ha sempre promesso altre strutture e altre costruzioni, chiedendo di pazientare per i disagi, in nome del diritto ad avere il liceo nei suoi confini, gridando allo scandalo ogniqualvolta si presentava il pericolo di uno spostamento di qualche classe in comuni vicini. Le promesse e le rassicurazioni dei nostri amministratori locali al momento non si sono ancora concretizzate, ma intanto si è lasciata peggiorare la situazione e la si farà peggiorare ancora di più, in nome di non si sa quali prerogative. La costruzione di una struttura nei pressi della sede di Viale Minieri, nell’unico parcheggio nei pressi della stazione, si continua a promettere di realizzarla nel futuro, mentre si cercano per l’immediato strutture private, costose e inadeguate, come lo sarebbe, del resto, la stessa improbabile struttura proposta per l’ampliamento, promessa forse solo per non scoraggiare gli attuali e futuri iscritti. Risulta difficile comprendere le contrastanti dichiarazioni del commissario Cimitile. Ricordiamo: Prima annuncia di aver chiesto ai vari comuni le disponibilità; dopo le proteste di Telese, si corregge dicendo che è naturale che il liceo non si sposterà da Telese e promette di finanziare la struttura proposta dal comune; la struttura sembra archiviata e così emana un bando per affittare uno stabile nel territorio del comune di Telese, poi approva ancora l’ampliamento.

Come è possibile dire una cosa e il suo contrario da parte di un commissario della Provincia che dovrebbe governare un territorio valorizzandone le potenzialità, senza favoritismi, evitando sprechi e razionalizzando le spese? Le sue dichiarazioni sembrano invece dettate dalla preoccupazione di non urtare gli interessi di Telese, aiutato in ciò dal silenzio dei sindaci degli altri comuni. Cosa ci sarebbe di scandaloso nel prevedere dei “poli” distribuiti in tutto il territorio della Città telesina, se ce ne fosse la reale possibilità, razionalizzando i trasporti, se necessario, per rendere accessibili tutti i comuni? Telese perderebbe l'indotto? E gli altri comuni non ne avrebbero diritto, allora? Non avrebbero diritto ad avere la stessa opportunità di crescita culturale ed economica? Che senso ha la "Città telesina" se poi tutto resta come prima, campanilismi compresi?

Dopo tanti discorsi sull'unione dei comuni, ancora non si progetta insieme (con tutti i tavoli di concertazione sprecati …) per la rinascita di tutto il territorio, ma si punta solo a difendere “ l'indotto“ per uno solo di loro, sprecandone di fatto i vantaggi. Il silenzio degli altri sindaci rispetto alle contrastanti dichiarazioni di Cimitile meraviglia non poco, soprattutto se fossero invece in grado di offrire stabili comunali senza oneri per le casse dello Stato. Sono tutti soggiogati dal ruolo predominante di Telese nella Città Telesina? Il Telesi@ è patrimonio di tutta la Valle Telesina e non privilegio di un solo comune. La scuola pubblica è patrimonio di tutti, perché offre a tutti cultura e possibilità di crescita, anche a 1 o 3 km da Telese. Non crediamo che si possa realmente pensare a nuove costruzioni, ad altri cambiamenti di destinazione d' uso, o alla ricerca di un altro stabile da affittare, senza prima censire le strutture eventualmente disponibili negli altri comuni della Città telesina. Non si risparmierebbe sia in termini economici che ambientali? Cimitile non ha l’obbligo di trovare le soluzioni più sostenibili anche a livello economico? I soldi che promette sono pubblici e ci auguriamo sappia che dovrà renderne conto ai cittadini di tutta la Valle Telesina, non solo ai suoi sostenitori di Telese. Forse, visto che il suo mandato sta per scadere, il Commissario Cimitile pensa di non dover più rispondere del suo operato e si concede il lusso di improvvisazioni che hanno l’unico “merito” di permettere agli amministratori di Telese di poter continuare a tranquillizzare alunni, professori e dirigenti scolastici del Telesi@ senza che ci sia però la percezione della convinta e libera ricerca, da parte loro, di una soluzione razionale, anche nell’ambito della Città Telesina, che possa consentire nell’immediato di alleggerirne gli attuali innegabili disagi. Il Telesi@ è sovraffollato, e questo pone problemi per la sicurezza ed il benessere degli studenti e del personale che vi opera.
I cittadini, allora, invece di aspettare passivamente le decisioni e le azioni di amministratori che, purtroppo, sembrano ancora troppo chiusi in dannosi campanilismi, e interessati soprattutto a mantenere le loro posizioni invece di curare esclusivamente gli interessi delle comunità che rappresentano, è ora che inizino a chiedere conto degli atti e delle omissioni che giorno per giorno si concretizzano negli uffici comunali.