martedì 6 ottobre 2009

AMORE & DEMOCRAZIA.

Contributo di Enzo Maddaloni (clown Nanosecondo).

La mia vita da Clown mi ha posto ai limiti, ai confini e mi ha fatto intraprendere un viaggio per ricostruire il senso del mio essere oggi: uomo intero. Uomo intero con tutte le sue contraddizioni, paure, dolori ed amori.

La mia crisi è nata sei anni fa dopo un’esperienza ventennale come dirigente provinciale di un organizzazione sindacale di Salerno, che non condivideva più il concetto di delega. In una società come la nostra in crisi, c’era bisogno solo di testimoniare, in maniera personale, autobiografica, il senso del proprio “se” nel senso dell’andare verso.. non “sé” (con l’accento) come affermazione…di uno status, ma come appunto un ritrovarsi un “rimettersi in gioco”.

All’interno di queste mie riflessioni su diversi argomenti, che se volete potete approfondire sia su www.girodivite.it , che sul blog de Il Cerchio, Comunità Libertaria per Sognatori Pratici http://sognatoripratici.blogspot.com/ o sull’attività di promozione della comico terapia attraverso il comitato di promozione sociale www.radunonazionaleclowndottori.org ce ne uno, anzi forse è meglio dire due anche se non li vedo separati che mi crucciano da un po’ di tempo: “AMORE & DEMOCRAZIA”.

Premetto che sono alcuni anni che non considero più democratiche la modalità elettive dei nostri rappresentati politici, personalmente sarei orientato per il sorteggio ogni tre anni tra tutti i cittadini, (qui qualcuno mi potrebbe obbiettare: tra tutti? Si! Tra tutti! Sembra ombra di dubbio, anche mafiosi e delinquenti. Altrimenti, dovremmo realizzare una soluzione che potrebbe essere quella di imprigionare, nel frattempo tutti quelli che si dichiarano ed hanno le prove di essere onesti e che possono provare tale status per cercare di salvarli dai cattivi.

Queste elezioni sono pericolose per la democrazia perché sono senza amore.

Molte democrazie nel mondo sono in "ristrutturazione". La stessa crisi che stiamo attraversando, però va considerata positiva. D’altronde se chiediamo ad un africano che il mondo da qualche anno è in crisi lui ci risponderà io lo sono da una vita. Quindi il concetto di crisi è sempre relativo ed andrebbe parametrato alla capacità di sopravvivenza (sussistenza) di una persona. Il problema però prima di chiedersi se oggi in Italia c’è democrazia ci dovremmo chiedere se c’è una vera “cultura della democrazia” e dell’amore.

Tempo fa ho scritto su girodivite.it questa (altra) riflessione sull’argomento “elezioni”, che le dava anche il titolo: http://www.girodivite.it/NON-SONO-ANDATO-A-VOTARE.html

Alcuni giorni fa parlavo con il mio carissimo Angelo Mercurio (Mauro Orlando e sì, Mercurzio il mio angelo si chiama Mauro Orlando, anche se, sempre più spesso, mi lascia incustodito), di questo argomento e lui mi ricordava che nella vecchia Atene (lui è filosofo o’vero) era praticata la "democrazia degli individui partecipata" (non rappresentativa).

In pratica - mi spiegava - che quando bisognava decidere qualcosa, tutti i cittadini erano convocati in assemblea e potevano prendere la parola, esprimere opinioni, e votare. Addirittura i Cittadini venivano pagati per questa funzione civica (prendevano un gettone di presenza) e, ciò, per evitare discriminazioni tra chi ricco poteva permettersi quel giorno di non lavorare, a differenza di chi povero non avrebbe potuto scegliere di partecipare.

Ci sono due bellissimi libri che vi consiglio di leggere in proposito: "Individualismo democratico, Emerson, Dewey e la cultura politica americana" e "Lo scettro senza potere" di Nadia Urbinati.


Entrambi questi libri ci ricordano di come al principio del nuovo millennio si assiste, per fortuna dico, ad un energico ritorno dell’individualismo democratico, al concetto di non delega, di partecipazione diretta. Per costruire Comunità di Transito.

Qui qualcuno mi potrebbe evidenziare l’eccezione negativa ma, nella sostanza dobbiamo pensare in maniera diversa all’individuo e all’esercizio dei diritti di cittadinanza o meglio, per il semplice fatto che esiste come essere umano, e quindi detentore di diritti inalienabili ed uno di questi è certamente il diritto di partecipazione. Per questo, testimoniare, rendersi partecipi e protagonisti del cambiamento, è possibile senza nessuna più critica a questo o quel partito, ma semplicemente attuando i diritti individuali di esistere e di essere cittadino del mondo. Il problema diventa quindi non del fare ma del come fare.

Cresciuta nell’America dell’Ottocento grazie a personalità come Emerson, Whitman e Thoreau, quando la democrazia non era ancora una realtà acquisita, questa idea vecchia quando il mondo pare si impose ben presto come alternativa al razionalismo e all’utilitarismo e diede i suoi frutti con il pragmatismo di Dewey. Per la sua forte tensione etica si distinse dalla tradizione liberale, dalla quale ebbe origine.

Per la sua attenzione al valore della dimensione privata della vita individuale si distaccò dalla tradizione repubblicana, della quale la nuova nazione americana era imbevuta. La sua idea fondamentale è che lo stato costituzionale sia il punto di partenza grazie al quale il sistema politico e la società civile possono svolgere un opera positiva di stimolo dell’individualità. Lo stesso fenomeno della partecipazione al voto che si manifestata negli Stati Uniti con l’elezione di Obama ha risvegliato questo sentire di partecipazione da parte di molte persone che fino a quel momento non sono andate mai a votare, perché? Il sogno americano. L’immaginare la possibilità di un cambiamento essere partecipi.

In questo senso, possiamo comprendere anche come sia vero che l’immaginazione è molto più forte della volontà e la stessa democrazia superato l’atteggiamento negativo verso la politica propria del liberalismo, rende partecipi di un processo: propone a ciascuno di prendere parte, a suo modo e con responsabilità, alla costruzione di una prospettiva di miglioramento per se e per gli altri, attraverso le leggi, la cultura, la partecipazione politica e il giudizio pubblico.

Oggi la fragilità della democrazia, che è anche il suo fascino e la sua forza recondita, sta in questa dimensione più che politica, nell’avere non altro fondamento se non la credenza e la pratica di vita di ciascuno. Il concetto di non delega, amorevole. Oggi gli stessi generali e capi di stato che partecipano in Afghanistan o in Iraq alla forza ONU non dichiarano più di “esportiamo democrazia” come arrogamene dicevano una volta , ma semplicemente “tuteliamo i nostri interessi economici in uno scacchiere strategico mondiale” : oggi ci si pone il problema della pace nel mondo più che esportare democrazia. Almeno una verità è venuta fuori della democrazia non interessa più un fico secco a nessuno!

Per questo credo che oggi può valere più la testimonianza personale, individuale del essere "se" (scrivo "se" senza accento perché non la considero una affermazione ma è.. un "se”.. nell’andare verso" ) e quindi, come singoli individui, nella consapevolezza dell’essere soli, ma insieme agli altri, e che per modificare questa situazione dovremmo porci un problema molto semplice c’è amore in tutto questo?

Lo stesso amore per la democrazia come l’amore è messo in discussione ogni giorno. I governi ci dicono: "Va’ e uccidi per amore del tuo paese". È amore questo? La religione dice: "Dimentica il sesso per amore di Dio". E’ amore questo? L’amore è desiderio? Il corpo è vuoto-vuoto, come la materia è solo lo spirito l’essenza stessa dell’amore lo può riempire.

L’amore per la maggior parte di noi è - desiderio e piacere - il piacere che è derivato dai sensi, dalla attrazione sessuale e dalla soddisfazione. Sia ben chiaro, non sono certamente contrario al sesso, al contrario, spero di fare sesso selvaggio tutti i giorni...ed amore infinito, ma il sesso in se non è amore. Come la democrazia non è democrazia senza amore vero.

E, qui faccio il mio parallelismo tra "Amore & Democrazia" perché credo che abbiano molte cose in comune.

Quello che il sesso ci dà momentaneamente in amore è il totale abbandono di noi stessi, poi finiamo per ritornate alla nostra confusione e così ripetiamo e ripetiamo quegli stati di ansia e preoccupazioni per passare poi a quello stato in cui ci abbandoniamo e non c’è preoccupazione, problema.

L’appartenere a un altro, l’essere psicologicamente nutrito da un altro, dipendere da un altro - rischia in tutto ciò che deve esserci sempre ansietà, paura, gelosia, colpa e finché c’è paura non c’è amore. Una mente oppressa dal dolore non saprà mai cos’è l’amore; il sentimentalismo e l’emotività non hanno assolutamente niente a che fare con l’amore. E, così l’amore non ha niente a che fare con il piacere e il desiderio. La stessa democrazia si comporta come l’amore.

Non sappiamo come raggiungere l’amore è così, non sappiamo come raggiungere e realizzare la democrazia oggi. Fateci caso dove manca l’amore manca anche la democrazia. Questa straordinarie dimensione di relazione umana sempre più spesso non riusciamo a metterla in pratica ed a realizzarla. E, allora cosa facciamo? Se non sappiamo che fare, non facciamo niente, non è vero? Assolutamente niente? Allora intimamente siamo nel più completo silenzio.

Vuol dire che non cerchiamo non vogliamo, non andiamo a caccia più di niente o di qualcosa; non c’è assolutamente un centro un luogo dove realizzare una relazione. Allora c’è amore!

La stessa democrazia è un atto d’amore verso noi stessi e gli altri e quindi rischia né di essere amata né di essere tollerata, né di essere più desiderata. Diventa sospetto di critica e di sorveglianza. Non possiede nessuna più certezza, da diventare indispensabile agli altri ed a noi stessi. Allora che facciamo? La tradiamo, non andiamo neppure a votare (come me). Nella sostanza rischiamo di diventare tutti dei piccoli dittatori. Critichiamo tutto e tutti e..... dobbiamo riuscire a costruire un’alternativa credibile.

Non ci possiamo adattare così a chi ha fallito in amore, utilizzando il tradimento. Ci continueremo a chiedere ma, questo non è amore ma questa non è democrazia?

Anche qui la solitudine viene in aiuto!

Non viviamo più in assenza dell’altro ma in presenza di noi stessi del "se". Di noi come testimoni assoluti del possibile cambiamento, con distacco, di un’andare verso l’altro con la propria presenza e testimonianza umana. E, cosi come possiamo ritrovare l’amore, possiamo ritrovare la vera democrazia, quella degli individui liberati, che tutti immaginiamo possiamo essere, "se"...e solo andando verso "se” stessi ..possiamo andare verso l’altro. Ricominciare dal proprio “se” è il vero cambio di mente che ci impone il cambio di paradigma.

La terra è incinta sta nascendo un nuovo uomo. Molti già sono tra di noi sono i “Guerrieri dell’Arcobaleno” sono guerrieri di pace e di amore sono clown: uomini interi.

Potete immaginare anche voi di esserlo. Come? Mi direte: basta solo immaginavi? E, come nei sogni, la vostra realtà cambia, perché vi svelo una piccola “magia gentile” l’immaginazione è più potente della volontà.

Di Clown “Dottore” Nanosecondo

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