sabato 1 luglio 2017

CONTROLLO DEL TERRITORIO E TUTELA DELLA SALUTE E DELLA SICUREZZA DEI CITTADINI

CHI HA RESPONSABILITA’ POLITICHE E AMMINISTRATIVE NON PUO’ E NON DEVE “LAVARSENE LE MANI”

Nell’estate del 2015 si verificò a San Salvatore Telesino un incendio di materiali plastici raccolti in enormi sacchi abbandonati nel piazzale retrostante il capannone ex Plasted in Via San Mennitto, incendio che interessò anche un cumulo di rifiuti misti (tra cui erano visibili pneumatici e plastiche varie) abbandonati (o sotterrati) nei terreni circostanti, con emissione di fumi tossici per 36 ore circa: l’amministrazione comunale emise un’ordinanza (prot. n. 7261 del 14.08.2015) in cui disponeva la rimozione del materiale depositato nel piazzale, dichiarando che, nel caso ciò non fosse avvenuto, si sarebbe provveduto in danno.
Ad oggi il materiale è ancora tutto nel piazzale, il rischio di incendi persiste immutato, aggravato dalle condizioni di totale incuria in cui versa, non ci sono piani o iniziative note, da parte dell'amministrazione, per evitare che si ripetano incendi simili con certezza di ulteriori emissioni, fra le altre sostanze nocive, di diossine.

Meno di un anno dopo, nella notte fra il 7 e l’8 luglio 2016, un altro incendio nella “zona industriale” di San Salvatore Telesino, in località S. Mennitto, ha completamente distrutto uno dei capannoni dell’azienda Navarra. Il capannone conteneva materiali per la lavorazione di infissi.
Pochi mesi dopo l’incendio, si spera dopo aver avuto notizia sulla perfetta regolarità della struttura per quanto riguarda i doveri di prevenzione incendi, il sindaco Romano ha rilasciato un’intervista e parlando della zona agricola a vocazione artigianale ha citato esplicitamente l’azienda Navarra come una delle realtà positive ospitate nel nostro territorio!

Non una parola sull'incendio del capannone, che di sicuro, data la tipologia di materiali utilizzati per le lavorazioni (materie plastiche, vernici, ...), ha rilasciato sostanze tossiche in atmosfera.
D’altra parte, il Sindaco, “nella sua qualità di Autorità Comunale di Protezione Civile, Sanitaria e di Pubblica Sicurezza”, per quanto ci risulta, non ha nemmeno richiesto l’intervento degli enti preposti per effettuare le dovute verifiche, ma si è limitato ad emanare la solita ordinanza per far dichiarare l’inagibilità della struttura.

Così non è dato sapere nulla sui fumi che si sono sprigionati fino a totale combustione del capannone (l’incendio è durato una notte ed un giorno intero), né sull’impatto conseguente sulla salute delle persone che hanno dovuto respirare quei fumi e hanno continuato a consumare i prodotti agricoli delle aree limitrofe.
Per intenderci, dopo il recente incendio che ha interessato la struttura di trattamento rifiuti di Pomezia, non solo sono state effettuate tutte le analisi per accertare il livello degli inquinanti introdotti nell’ambiente, ma è stato disposto immediatamente il divieto, nel raggio di 5 Km dal luogo dell’evento, fra l’altro, della raccolta, della vendita e del consumo di prodotti ortofrutticoli coltivati,  del pascolo degli animali, dell'utilizzo di foraggi per alimentazione animale provenienti dall'area interessata ed eventualmente esposti alla ricaduta da combustione...

...a San Salvatore, invece, nemmeno una parola! Nessuna analisi, nessuna misura di protezione, prevenzione, cautela, …, nonostante i doveri in capo ai sindaci in materia di tutela della salute e protezione civile.

Anche il piano comunale di Protezione Civile recentemente pubblicato dall’Amministrazione Comunale di San Salvatore Telesino, a fronte dell’esistenza sul territorio di decine di “industrie”, attive o dismesse, nel capitolo dedicato al “rischio industriale” (pagine 50-52), esamina solo il caso ipotetico del rischio di “incidente rilevante”, riferendo che non esistono siti classificati come tali nel territorio di San Salvatore Telesino e dei comuni limitrofi. Nemmeno una parola sui possibili incendi in capannoni industriali dove siano stoccate e utilizzate sostanze pericolose per la salute. Ci aspettavamo di vedere inserito nel piano l’elenco geo-referenziato di tutte le aziende, con indicazione del livello di rischio delle relative attività sulla sicurezza e salute della popolazione e per l’ambiente, della tipologia e quantità dei materiali combustibili eventualmente stoccati nei vari siti, e delle procedure di tutela preventiva o contingente (azioni a valle dell'evento).
Visto che la Protezione Civile non è solo intervento in caso di evento, ma soprattutto previsione, prevenzione e protezione, ci aspettavamo l’inserimento nel piano e l’analisi di tutti quei possibili scenari di rischio che potrebbero avere un impatto “esterno” rispetto all’area delle varie aziende, magari anche dei paesi limitrofi.
Invece si continua ancora a lasciare al caso la responsabilità politica e pubblica delle conseguenze degli eventi, anche gravissimi e potenzialmente catastrofici, che si potrebbero verificare sul territorio. Quindi si potranno ripetere eventi simili a quelli sopra descritti, con le stesse modalità, per qualunque altro capannone presente sul territorio, e, come in passato, si affiderà ad un’ordinanza l’assoluzione dalle proprie responsabilità.

Nel frattempo, che almeno venga data una risposta alle nostre richieste.
Per esempio quella inviata al Sindaco e al SUAP (prot. n.9901/2016) per avere informazioni, fra l'altro, sulla presenza nel territorio comunale di centrali di produzione di energia elettrica da combustione, nonché sull'utilizzo, da parte di nuovi eventuali privati subentranti, dell'area ex Ceniccola e prim'ancora ex Bove sita in contrada Varco che ha destato e desta preoccupazione visti i precedenti nella gestione di incidenti e di permessi che evidenziano l'assenza totale di ogni forma di garanzia o tutela nei confronti delle abitazioni limitrofe. Scaduti i termini di legge abbiamo proceduto a chiedere conto, in prima persona, della mancata replica alla richiesta protocollata sia al responsabile del SUAP che alla segretaria Comunale. La prima risposta è consistita nell'ammissione di aver perso le tracce della richiesta! Avendo fornito la nostra documentazione a riprova della lettera protocollata abbiamo ripresentato il documento al responsabile SUAP, e abbiamo sollecitato con una lettera successiva un riscontro formale anche al Sindaco.
Esito: Ancora oggi nessuna risposta !

Eppure molte persone che vivono nei dintorni manifestano il timore legato alla facilità con cui si è permesso in passato e ancora si permette di inserire attività di ogni genere frammiste ad abitazioni e terreni per le coltivazioni (spesso finalizzati all'autoconsumo), distribuite senza alcun tipo di pianificazione e logica (se non quella secondo cui "abbiamo dato il permesso a Tizio non possiamo negarlo a Sempronio”). Una riprova è la presenza a 200 metri dalla stessa area ex Ceniccola di un'azienda che fa estrusioni di plastiche, rilasciando odori, tuttora persistenti, per cui sono partite delle proteste da parte di chi vive anche a 50 metri di distanza.

Ancora: una lettera regolarmente protocollata (prot. n.2979/2017), sottoscritta insieme ad un gruppo di famiglie residenti in Via Amorosi, segnalava emissioni di odori molesti continuativi provenienti da un capannone, sito in Via S. Mennitto, che agli uffici comunali risulta essere di proprietà di Agriges Srl ma inattiva, benché gli odori fossero stati avvertiti e segnalati già nell'estate 2015, con picchi di molestia tali da indurre alla chiusura delle imposte anche nel periodo estivo per molte ore della giornata.
Esito: Anche in questo caso la notifica all’amministrazione è caduta nel vuoto !

Si spendono milioni di euro di soldi pubblici per dotare la zona di infrastrutture che migliorino la logistica delle aziende (strade, marciapiedi, illuminazione pubblica, acquedotto, fognature, …), ma non si risponde nemmeno ai timori dei cittadini per la diffusione di sostanze ignote, oltre all'intollerabilità delle emissioni olfattive, che costringono a cambiare comportamenti ed abitudini da parte di chi vive e coltiva il proprio cibo nei dintorni.
Visti i casi ripetuti di assenza di qualunque iniziativa di tutele, in attesa del nuovo PUC, abbiamo fatto esplicita richiesta (prot. n. 2678/2017) di sospensione di nuovi permessi per l'insediamento di nuovi capannoni industriali, o perlomeno di una nuova drastica riduzione del perimetro dell’area in cui è consentito tale tipo di installazione, nonché di attivare tutti gli strumenti possibili per la tutela dei cittadini che si trovano loro malgrado a convivere coi capannoni esistenti: l’area a suo tempo delimitata dal Consiglio Comunale ha ancora un’estensione di circa 200 ettari; per fare un confronto significativo, l'ASI -Area di Sviluppo Industriale- di Arzano-Casoria-Frattamaggiore è estesa per circa 150 ettari !
Abbiamo ribadito che con la possibilità di una distribuzione inestricabile di insediamenti produttivi ed abitazioni (offerta ed esercitata tuttora da un’interpretazione delle norme vigenti che non pone di fatto vincoli e limiti) su un’area così estesa non si potrà pretendere, realisticamente, di attuare una tutela efficace dei cittadini rispetto agli impatti singoli e cumulativi (inclusa la sottovalutata impermeabilizzazione di nuove aree) causati dalle attività industriali, da parte dell’ amministrazione comunale e degli uffici comunali preposti.
Esito della richiesta: dopo più di 2 mesi ancora nessun riscontro da parte del Sindaco o dell'Assessore all'Ambiente !

Siamo poi tuttora in attesa di risposte da parte dell’Amministrazione per la questione delle cave e/o impianti di triturazione inerti, con relativa immissione di polveri in atmosfera, così come d'altra parte ci risulta irrisolta la questione delle antenne (e relativo inquinamento elettromagnetico) che nel frattempo continuano a proliferare.
Pertanto, vista la totale assenza di risposte e di riscontri alle nostre richieste, ci faremo carico di avviare una raccolta di firme, affinché queste problematiche siano portate comunque all’attenzione del Consiglio Comunale, auspicando che possano essere attuate le iniziative necessarie sia per sospendere la costruzione di altri capannoni che per scongiurare il rischio di insediamento di nuove attività e impianti impattanti, nonché per avviare una politica di controllo del territorio, a tutela della salute e della sicurezza dei cittadini.



30 GIUGNO 2017


Cittadini in Movimento – San Salvatore Telesino






sabato 8 aprile 2017

RICHIESTA SOSPENSIONE NUOVI PERMESSI DI COSTRUZIONE CAPANNONI.



Cittadini in Movimento
Laboratorio di Cittadinanza Attiva

 Al Sindaco
e   all'assessore all'ambiente

del Comune di San Salvatore Telesino

Al Presidente del Consiglio Comunale

Ai consiglieri comunali

e, p.c.
Al Responsabile dell’Area Tecnica


Oggetto: Richiesta di sospensione di nuovi permessi di costruire per insediamenti industriali.

Considerata l'attuale situazione del territorio comunale, interessato negli ultimi 30 anni dalla diffusa edificazione in zona agricola, senza regole, di diverse centinaia di migliaia di metri cubi di costruzioni per attività produttive (decine di ettari di suolo agricolo sacrificato), in particolare nelle aree pianeggianti comprese fra i confini con i comuni di Amorosi e Puglianello, la strada provinciale San Salvatore – Amorosi e via Corte Nocera, e oggi in gran parte abbandonate;
preso atto dei ritardi nell’adozione del nuovo Piano Urbanistico Comunale[1], e quindi della vigenza di un Piano Regolatore Generale che, applicando l’articolo 25 delle Norme di Attuazione, come richiamato dal comma 6 dell’articolo 28, ha consentito e continua a consentire ancora oggi (gli ultimi permessi sono stati rilasciati nel gennaio u.s. in Via S. Mennitto - C.da Selva di Sotto), l’edificazione di insediamenti produttivi in zona agricola, con conseguente commistione - senza alcun senso urbanistico e contro ogni forma di tutela della vivibilità - di capannoni industriali e relative aree di pertinenza con abitazioni e appezzamenti di terreno adibiti, spesso, a piccole colture con caratteristiche tali da provvedere al fabbisogno di autoconsumo familiare;
ritenuto che non vi siano più i tempi tecnici, prima della conclusione naturale dell’attuale consiliatura, per l’approvazione di un nuovo piano regolatore (P.U.C.);
convinti che la “perimetrazione” deliberata dalConsiglio Comunale nella seduta del 29 dicembre 2004 (verbale n. 36), per un'estensione pari a circa 200 ettari di terreno, all’interno della quale è tuttora consentita l’applicazione del richiamato art. 25 delle Norme di Attuazione, sia comunque di gran lunga sproporzionata rispetto alle reali esigenze;
tenuto conto della disponibilità di decine di strutture già ultimate e poi abbandonate (o in qualche caso abbandonate prima ancora di essere ultimate), che potrebbero ben essere riutilizzate prima di doverne costruire di nuove;
ritenuto che, per le sue stesse dimensioni, tale ingiustificatamente estesa “perimetrazione” costituisce di per sè una difficoltà aggiuntiva per il reale controllo e per un’efficace attività di vigilanza sulla salute di chi vi abita e sulla qualità del suo ambiente, oltre che fonte di spese enormi per le infrastrutture necessarie e la relativa gestione e manutenzzione;
visti i ripetuti casi di denuncia, formale e informale (presso codesta amministrazione ed altre autorità di controllo e tutela), di roghi incontrollati e incendi che coinvolgono capannoni e loro pertinenze contenenti sostanze tossiche, in particolare nelle aree contigue a Via S. Mennitto, nonché i casi pure denunciati di emissioni moleste sia olfattive (originate da sostanze ignote) che rumorose incompatibili con i minimi standard di vivibilità quotidiana ma, che in ogni caso, non hanno ricevuto alcun riscontro efficace in termini di azioni di tutela della salute e dell'ambiente;
preso atto, quindi, della totale assenza di qualsiasi forma di tutela per la salute di chi abita nella zona di che trattasi, condizione subita suo malgrado, che dovrebbe comprendere la prevenzione nonchè la gestione dell'emergenza, a fronte di più incidenti in essa occorsi, e spesso con danni irreversibili come la liberazione di fumi tossici da incendio di plastiche e vernici;
attesa la responsabilità politica di un’amministrazione comunale che dovrebbe garantire la vivibilità ai propri concittadini, su tutto il territorio comunale, in presenza di norme urbanistiche che, seppure ereditate dal passato, presentano evidenti storture a compromissione del minimo livello di qualità della vita attesa in una zona nativamente rurale;
ritenuto infine che la presenza sul territorio di decine di strutture già realizzate per insediamenti produttivi poi falliti, strutture ormai abbandonate, ma che potrebbero essere recuperate, costituisce comunque un’opportunità per gli imprenditori che volessero portare nuovi investimenti sul nostro territorio o ampliare attività già esistenti;
si chiede
di adottare tutti gli strumenti amministrativi necessari per la sospensione, con decorrenza immediata, della concessione di ulteriori permessi di costruire per insediamenti industriali in zona agricola, nelle more dell'approvazione del nuovo Piano Urbanistico Comunale, o quantomeno di deliberare una riduzione congrua, e compatibile con le abitazioni esistenti, della perimetrazione del territorio comunale a suo tempo individuata (verbale 36 del C.C. del 29.12.2004), all’interno della quale consentire l’applicazione del richiamato art. 25 delle Norme di Attuazione (come richiamato dal comma 6 dell’articolo 28), evitando di pregiudicare ulteriormente la vivibilità dell’intera zona, limitando la perdita di altro suolo agricolo, e perseguendo invece un più corretto equilibrio urbanistico del territorio comunale.
Si chiede inoltre di disporre, nell’ambito dell’attività di protezione civile, per l’introduzione di opportuni ed efficaci dispositivi procedurali per prevenire l’occorrenza di nuovi incidenti relativi ai capannoni esistenti e alle aree ad essi contigue, e per sottoporre alle verifiche del caso la regolarità delle attività che vi si svolgono, con particolare riferimento alle misure per la salvaguardia della sicurezza e della salute dei lavoratori e di tutti i cittadini.
Si sollecita, infine, un riscontro alla precedente comunicazione del 13/12/2016 - vs. prot. n.9901, tuttora priva di riscontro, nonostante l’esplicito richiamo alle vigenti norme sul diritto di accesso e un precedente sollecito informale presso gli uffici comunali in data 7 marzo u.s.

In attesa di riscontro si porgono Distinti Saluti.

San Salvatore Telesino, lì 03.04.2017
Per Cittadini in Movimento

____________________________


[1] La relativa procedura è stata avviata, con l’affidamento dell’incarico professionale all’ing. Ferrigni, oltre 10 anni fa, ci sono state due-tre pessime proposte di norme di attuazione (molto simili a quelle che hanno prodotto il “disastro Telese”), presentate ai cittadini in due diverse occasioni, e da due amministrazioni diverse, ma per fortuna fino ad ora sempre respinte.

sabato 4 febbraio 2017

San Salvatore Telesino - “RENDICONTO” dell’ATTIVITA’ AMMINISTRATIVA (2013-2016)

Il Sindaco di San Salvatore Telesino e la sua maggioranza, a tre anni e mezzo dal loro insediamento, e a meno di un anno e mezzo dalle prossime elezioni comunali, hanno inaugurato la loro prossima campagna elettorale, organizzando a fine 2016 le presentazioni pubbliche di due loro “successi” (redazione del piano di protezione civile e “ammodernamento della rete pubblica di illuminazione”), e distribuendo un opuscolo intitolato “Resoconto Attività Amministrativa - … l’impegno continua” (vedi anche "servizio informativo" media-tv).
Effettivamente, un’analisi di quanto realizzato, e quanto invece è stato tralasciato, rispetto agli impegni e alle promesse del programma elettorale e della relazione di inizio mandato, appare opportuna.

Per correttezza, infatti, oltre a porre l’attenzione su ciò che di buono si pensa di aver realizzato, bisognerebbe “rendere conto” anche degli impegni ai quali non si è dato seguito.
Non potendo esaurire in poche righe, per esigenze di brevità, tutti gli aspetti che meriterebbero una valutazione, ci sembra il caso di soffermarci in particolare su uno dei “principi fondamentali” dichiarati nel programma elettorale: “TRASPARENZA e PARTECIPAZIONE”, riservandoci di trattare in seguito altri aspetti meritevoli di approfondimento.

Nel programma, fra gli altri, risultava esplicitamente richiamato, come metodo di attuazione della partecipazione dei cittadini, l’impegno a “istituire” la consulta per l’ambiente (peraltro già istituita dalla precedente amministrazione), la consulta per lo sport e per il tempo libero, la consulta per le associazioni e la cultura, la consulta per l’agricoltura e il commercio, il forum dei giovani, “incontri periodici con i cittadini per rendere conto dell’operato amministrativo e coinvolgere la cittadinanza in ordine alle tematiche di maggiore impatto”, ...
Ebbene, per quanto riguarda la consulta ambientale, alla prova dei fatti, è noto che essa ha completamente chiuso le sue attività dopo il nostro disimpegno, dovuto al mancato coinvolgimento in questioni fondamentali, come il nuovo PUC e il “nuovo” modello di gestione dei rifiuti, poi delegato al comune di Amorosi (e comunque non ancora partito, per cui ancora si va avanti con proroghe mensili alla stessa ditta da oltre un lustro, e con un livello di servizio di cui è stato certificato il progressivo peggioramento).

Un risultato positivo della consulta ambientale era stato l’avvio del progetto per il compostaggio domestico, ma poi anche questo è stato vanificato da scelte non condivise rispetto alla sua attuazione.
La consulta per lo sport sembra sia stata effettivamente costituita, ma non se ne sa nulla ...
Delle altre consulte annunciate ci resta solo … l’annuncio, così come del forum dei giovani (sul sito è pubblicato quello del comune di Santa Maria a Vico!).
D’altra parte la “parola” PARTECIPAZIONE scompare nel “resoconto”, nel quale invece si rivendica un già abusato “rapporto diretto tra cittadini ed amministratori” che, magari avranno anche scritto male, però ci fa pensare proprio ai vecchi schemi del recarsi direttamente dal sindaco di turno per chiedere …

Per quanto riguarda la TRASPARENZA, e in particolare l’impegno ad implementare la pubblicazione di atti e documenti sul sito istituzionale, con esplicito riferimento ai “bilanci di previsione e ai bilanci consuntivi”, sempre alla prova dei fatti, dobbiamo rilevare che l’ultimo documento pubblicato nella sezione “bilancio”, risale al 2013, anno delle ultime elezioni dopo il commissariamento che surrogò l’amministrazione Izzo, “autodemolitasi” (per dissensi sul PUC? Per altre questioni? … Nessuno di quelli che sapevano ha mai ritenuto di dover informare i cittadini, così come anche oggi ancora nessuno spiega i motivi della fuoriuscita dalla maggioranza dell’ex vicesindaco Leucio Iacobelli).
Molte altre sezioni del sito, incluse quelle su consulenze esterne e pagamenti, non sono aggiornate.
Peraltro, il sindaco e i suoi assessori, rivendicano di aver “riequilibrato i conti e dato respiro alle casse comunali”, evidentemente svuotate da chi li aveva preceduti; dunque, ci aspetteremmo che sia loro interesse pubblicare e rendere facilmente accessibili a tutti i cittadini questi atti (rendendo conto anche delle somme che si stanno spendendo in consulenze esterne per adempimenti che dovrebbero rientrare pienamente nelle attribuzioni del personale dipendente del Comune).
D’altra parte, ciò che rafforza gli amministratori comunali in questo approccio limitativo nei fatti, è, purtroppo, proprio l’atteggiamento della maggior parte dei cittadini, che anche quando sono critici o si sentono “minacciati” da qualche notizia di iniziative potenzialmente pericolose per la salute, si guardano bene dal manifestare il loro pensiero o dall’esporsi in qualche modo, oppure, “memori” dell’esistenza di una consulta per l’ambiente, pensano di delegare sempre ad altri anche questo impegno.

E’ questo il caso, per esempio, delle sollecitazioni che abbiamo ricevuto nelle ultime settimane, quali ex partecipanti alla consulta per l’ambiente, rispetto alla ventilata realizzazione in contrada Varco, di un presunto “impianto di stoccaggio/trattamento di rifiuti”, non si sa di quale tipologia.
La risposta a tali sollecitazioni è stata, come al solito, che chi giustamente si preoccupa di tali ipotesi, dovrebbe in prima persona esporsi per chiedere informazioni e rappresentare, se del caso, il proprio dissenso.
Comunque, dopo aver chiesto notizie per le vie brevi agli uffici comunali, pur non avendo avuto conferma di tali notizie, abbiamo protocollato l’ennesima richiesta di accesso agli atti; in essa abbiamo fatto riferimento, fra gli altri, anche a tale presunto problema, ma contestualizzandolo nel più generale e sicuramente concreto e attuale disastro di una “zona industriale” dispersa, senza criterio, su un vasto territorio, e ormai totalmente fuori controllo, dalla quale già si sono avuti impatti in termini di immissione di inquinanti nocivi per la salute, sia a seguito di incendi sia per conseguenza diretta degli stessi processi industriali che vi si svolgono.
Per la cronaca: a tale richiesta, anche dopo il decorso dei 30 giorni entro i quali deve essere data risposta, non c’è stato ancora alcun seguito! Altro che trasparenza …
E’ il caso, a questo punto, di rispondere brevemente anche a chi ci accusa di aver “perso la voce”, o “di aver finito l’inchiostro”, o di esserci “fermati”, dopo l’insediamento di questa amministrazione. Come chiunque può verificare leggendo i post che abbiamo pubblicato sul blog, regolarmente linkati su facebook e twitter, non abbiamo mai omesso di esprimere, quando era necessario, i nostri pensieri e il nostro dissenso, semmai depotenziato dalla totale assenza di effetti sia da parte degli amministratori che della maggior parte dei nostri concittadini (nella misura in cui non si espone pubblicamente): infatti non abbiamo mancato di produrre formali segnalazioni o richieste, e persino esposti all’autorità giudiziaria. Non ci siamo “dimessi” da cittadini, non ci siamo “fermati”, semplicemente rifiutiamo di “indossare la tutina da supereroe de noantri” che, a richiesta, per delega o per comodità di chi ha obiettivi non trasparenti, si fa carico del “controllo civico”.
Ora, in vista delle prossime elezioni, vecchi e nuovi paladini della trasparenza e della partecipazione, vorranno convincerci che, se veramente vogliamo che le nostre proposte vengano realizzate, a loro dobbiamo dare (o ridare) fiducia, e dalla loro parte dobbiamo schierarci, e magari candidarci, perché “solo dall’interno si possono cambiare le cose”.


La cittadinanza attiva, per noi è altro: è impegno per il bene comune e collaborazione libera e gratuita, non “arruolarsi” o “farsi arruolare” in un’alleanza per la conquista del “potere”.

domenica 31 luglio 2016

PERICOLO DI NUOVI INCENDI AREA EX PLASTED



A distanza di quasi un anno dall’incendio, i rifiuti e residui di lavorazione di materie plastiche che la società Plasted e la relativa curatela fallimentare hanno lasciato in stato di abbandono e senza alcun presidio di sicurezza sul piazzale retrostante il capannone, sono ancora lì incustoditi.


Nel frattempo abbiamo dovuto depositare presso la Procura della Repubblica di Benevento un’opposizione alla richiesta del PM al GIP di archiviazione del nostro esposto.
A seguito delle indagini svolte dalla polizia giudiziaria delegata dal PM, era stato infatti dichiarato che la situazione di pericolo da noi denunciata era stata risolta positivamente (o era in corso di risoluzione).
Con la nostra opposizione abbiamo dovuto rappresentare che, mentre nel terreno adiacente al capannone l’attuale proprietà, o i propri dante causa, avevano effettivamente rimosso tutti i rifiuti, altrettanto non poteva dirsi per l’area ex plasted.
Il GIP, sulla base degli elementi da noi addotti, non ha accolto la richiesta di archiviazione trasmessa dal P.M. e ha fissato l’udienza per il prossimo mese di febbraio 2017.
Il nostro auspicio è che già nei prossimi giorni chi di dovere intervenga per far sì che le diverse tonnellate di materiale plastico ancora stoccate nell’area (tuttora esposte a nuovi possibili incendi) possano essere finalmente rimosse.
Nel frattempo, agli inizi di luglio, un altro incendio, durato un'intera nottata, ha completamente distrutto un altro capannone, nella stessa zona, all'interno del quale erano stoccati grandi quantitativi di materiale plastico e legno, trattati anche con coloranti, vernici e collanti, che quasi certamente hanno immesso in atmosfera e poi sul terreno, quantità enormi di nuova diossina e altre sostanze altamente tossiche e nocive per la salute.
Continuiamo a chiederci: chi esegue o chiede agli enti competenti di verificare i livelli di inquinanti dell'aria, nelle acque di falda e nei terreni ? O sono sempre i privati cittadini a doversi attivare ? Chi garantisce sugli alimenti che si producono nella zona?
Perchè continuiamo a far edificare nuovi capannoni, per di più su un'area molto vasta del nostro territorio, se non siamo evidentemente in grado di imporre il rispetto delle norme di prevenzione e garantire la sicurezza e la salute dei cittadini su quelli esistenti ? Perchè in situazioni di grave rischio per la salute come questi non si attua una procedura di emergenza ? Perchè, anche per situazioni così gravi, non viene mai data nessuna informazione ai cittadini ? Perchè si continua a emettere ordinanze senza poi essere consequenziali a fronte delle regolari inadempienze dei destinatari?