sabato 20 marzo 2010

Fà la cosa giusta 2010: un primo commento degli organizzatori

"La responsabilità sociale d'impresa? Esiste, e cresce dal basso, dalle aziende piccole e medie. Ed è emozionante vederla aumentare di anno in anno". Commenta così i risultati della settima edizione di Fa' la cosa giusta, la fiera del consumo critico e degli stili di vita sostenibili, Miriam Giovanzana, direttore editoriale di Terre di mezzo che della fiera è l'organizzatore. Più 30 per cento di visitatori paganti rispetto allo scorso anno, 65 mila visitatori in tutto. Per tre giorni la fiera è stata il cuore pulsante dell'economia verde ed etica di Milano: dall'agricoltura fino all'alta moda, dagli ecoprodotti alla mobilità sostenibile, dal car sharing alle cooperative sociali, dall'editoria al turismo consapevole; 620 espositori, 24 mila metri quadrati e un tema - quello di un'economia che sa fare i conti con l'efficienza e la redditività ma anche con le dimensioni sociali dell'agire economico- che ormai buca le prime pagine dei giornali.Un'economia vitale, nonostante la crisi.

E, come dice Giovanni Petrini, direttore della fiera, un convitato di pietra: le amministrazioni pubbliche che brillano per la loro assenza: "Eppure - spiega Petrini - qui s'incontra un mondo di piccole e medie imprese che fanno da volàno per il territorio, che creano occupazione, che sono capaci di innovazione. È miope che tutto ciò non sia sostenuto dalla Regione in cui la fiera si svolge, e cioè la Lombardia". Sostegni dalle istituzioni sono venuti invece dal Trentino e dal Piemonte, quest'ultimo è intervenuto favorendo la partecipazione dell'artigianato di eccellenza piemontese, mentre la Provincia di Torino ha promosso alcuni produttori alimentari tipici del territorio.

L'edizione di Fa' la cosa giusta di quest'anno è stata caratterizzata anche dallapresenza dei buyer professionali, segno anche questo della crescita dell'economia etica: non si vende più soltanto al consumatore finale, ma è tutta la filiera produttiva e distributiva ad essere in evoluzione. I consumatori critici sono sempre più numerosi, ed è ormai chiaro che non si tratta di una moda passeggera; e così anche la distribuzione si adegua. "Se le grandi imprese parlano molto di responsabilità sociale, le piccole e le piccolissime mostrano concretamente come si fa" conclude Miriam Giovanzana. "Fa' la cosa giusta ha soprattutto questo significato: al di là del fatturato che muove direttamente - ormai nell'ordine della decina di milioni di euro - dimostra che un'economia più attenta al sociale è non solo possibile ma doverosa. Da qui non possiamo più tornare indietro".

Copyright, agenzia Redattore Sociale

martedì 16 marzo 2010

CAMIGLIANO (Caserta) - secondo comune d'Italia a crescita zero.

Venerdì scorso, a Milano, in occasione della nostra partecipazione alla fiera "Fà la cosa giusta", parlando con il Presidente dell'Associazione "Comuni Virtuosi", Luca Fioretti, avevamo appreso dell'esistenza nel Casertano di un comune dove un Sindaco coraggioso sta realizzando le buone pratiche promosse dall'Associazione e da noi auspicate.
Si tratta del comune di Camigliano, che già in passato si era distinto per politiche volte alla tutela del territorio e alla diffusione di nuovi stili di vita più ecosostenibili.
Ora, dalla lettura di un articolo della rivista web Terranauta, scopriamo che questo piccolo comune vicino Capua e a pochi chilometri da noi (44), seguendo l'esempio di Cassinetta di Lugagnano (MI) di cui abbiamo già parlato, ha deciso di di non consentire alcuna nuova costruzione e di dedicarsi al recupero delle case e delle strutture già esistenti nel territorio urbano.

domenica 14 marzo 2010

UN'ALTRA AMMINISTRAZIONE.

In questi giorni siamo stati a Milano, negli stand della fiera "FA LA COSA GIUSTA", ed abbiamo seguito i seminari della scuola di Altra Ammnistrazione, organizzati, fra gli altri, dall'Associazione dei COMUNI VIRTUOSI: stili di vita e partecipazione attiva, gestione del territorio, l'impronta ecologica della "macchina comunale", rifiuti, ...
E' stato un "balsamo" per il cuore e per la mente sentire tante persone speciali illustrare le loro esperienze amministrative e le buone pratiche che da anni stiamo invocando.
Persone che hanno fatto cose che, a noi, possono anche apparire straordinarie, ma che per loro sono ormai la normalità.
Nei prossimi giorni riporteremo sul blog le nostre impressioni e pubblicheremo il materiale che abbiamo raccolto.
In vista delle prossime elezioni, riportiamo anche una sintesi di un documento elaborato dalla rete del Nuovo Municipio come stimolo per i candidati nella definizione dei programmi politici .

domenica 7 marzo 2010

Una richiesta concreta, che rappresenta per tutti i cittadini una assoluta priorità

Ai candidati alle prossime elezioni amministrative nei comuni della Valle Telesina, che si accingono a proporre programmi e ad assumere impegni, sottoponiamo una richiesta concreta, che rappresenta per tutti i cittadini una assoluta priorità, di contenuto e di programma, per la politica locale: l’organizzazione del SISTEMA di

PROTEZIONE CIVILE

Organizzare un efficace servizio di Protezione Civile è innanzitutto credere nel bene comune, impegnarsi per un’integrazione mai scontata e tuttavia sempre possibile, tenere conto della complessità sociale e ambientale in cui viviamo, che ci chiede da tempo una nuova umanità, con un nuovo sapere, saper fare e soprattutto saper essere.
Non basta conoscere approfonditamente le nuove tecnologie, non è sufficiente dotarsi di mezzi e conoscenze specialistiche nei diversi campi, è ormai abbondantemente arrivato il momento di integrare i vari ambiti e soprattutto fare un salto di qualità come esseri umani: essere più disponibili di quanto non lo siamo stati finora al dialogo, allo scambio di esperienze, di informazioni, di saperi. Questo per due ordini di motivi:
-uno, più immediato: perché è più utile per tutti, più vantaggioso, consente infiniti ritorni pratici derivanti dal mutuo aiuto, dalla cooperazione, dalla possibilità di usufruire dei saperi altrui per affrontare proprie difficoltà o problemi. Se l’uomo primitivo non si fosse riunito in gruppi, aiutandosi e cooperando, non sarebbe riuscito ad andare avanti.
Anche noi dobbiamo ora fare un salto di livello: abbandoniamo l’idea magica e onnipotente di potere farcela da soli.
Non è così.
Siamo interconnessi, viviamo su un’unica Terra, facciamo parte di più comunità a diversi livelli (dal locale al globale).
-L’altro motivo, meno intuitivo ma ugualmente determinante, è che è giusto così. E’ giusto aiutarsi, è giusto cooperare, è giusto perché è un bene per tutti.

Impegnarci in un progetto di Protezione Civile può rappresentare dunque l’occasione per imparare ed attuare un diverso, più fruttuoso, sapere, saper fare e saper essere, nell’ottica del bene di tutti, nell’ottica del bene comune.

1 - Il COMPLESSO SISTEMA DELLA PROTEZIONE CIVILE SI OCCUPA DI:

PREVENIRE I RISCHI SUL TERRITORIO, SIA NATURALI CHE ANTROPICI (derivanti cioè dall’operato dell’uomo, cattiva gestione del territorio, da negligenza, imperizia ecc.). E’ evidente che, a questo livello, è fondamentale la cultura dell’informazione e della tutela dell’ambiente, oltre a una seria e corretta pianificazione della SICUREZZA. La Comunità Europea, tramite POR e FSR, concede fondi per mettere in sicurezza il territorio.

PREVEDERE I RISCHI SUL TERRITORIO, grazie a una corretta mappatura e conoscenza approfondita delle criticità. Il RISCHIO è il danno atteso moltiplicato per la probabilità che si generi questo danno.

SOCCORSO E ASSISTENZA.


2 - La situazione attuale a livello nazionale.
In questo particolare momento, così difficile per le tante emergenze vere da fronteggiare (alluvioni, frane, il dopo terremoto in Abruzzo, il rischio sismico diffuso in tutto il nostro Paese in presenza di un patrimonio edilizio estremamente vulnerabile, …), ci si trova a fare i conti con l’inchiesta della Procura di Firenze che ha coinvolto, fra gli altri, il Capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso, e molti altri funzionari pubblici ed imprenditori, interessati a vario titolo agli appalti affidati dalla protezione civile, inquisiti per storie di corruzione, malaffare e nepotismo davvero inquietanti.
Negli ultimi anni, dal 2001 in avanti, la politica si è spesso affidata a Guido Bertolaso, sia per la gestione di vere e proprie emergenze, sia per fronteggiare le emergenze “di comodo” ultradecennali come i rifiuti campani, sia per la organizzazione di eventi che nulla avevano a che fare con le funzioni attribuite alla Protezione Civile.
L’aver concentrato tutti questi poteri straordinari e tutta questa fiducia ad un solo uomo, gli ha dato un grande potere, ed ha creato le condizioni per adottare procedure d’urgenza, per l’affidamento degli appalti, tipiche dell’emergenza, con possibilità di derogare rispetto ai vincoli della legislazione ordinaria, anche dove non ve n’erano né la necessità né le condizioni.
La funzione della PROTEZIONE CIVILE non coincide affatto con quella che gli si è voluta affidare negli ultimi anni, distraendola dai compiti istituzionali e rendendola impermeabile ai controlli e alla vigilanza rispetto alla legittimità delle procedure attuare.
Fortunatamente, anche grazie al clamore suscitato dall’indagine e dalle conseguenti “custodie cautelari”, sono state bloccate le manovre per trasformare il Dipartimento della Protezione Civile in una SpA, cioè in un’azienda, direttamente controllata dal Presidente del Consiglio, con ancora più “libertà di manovra” e meno controllabile.
Ancora una volta si dimostra che, anche nelle sue forme lecite, la politica professionale non offre niente più che un catalogo di tecniche volte a mascherare, dietro l'originalità talora spericolata delle coalizioni, la sconcertante banalità dei programmi - di cui peraltro le cosiddette "forze" politiche sembrano ricordarsi solo in prossimità delle elezioni.
E allora, proprio in questa fase elettorale, è utile proporre una riflessione sulla natura reale della politica: attività che nella sua radice etimologica coincide esattamente con la cittadinanza.


3 - La Protezione Civile a livello Comunale.

In un Comune l’autorità principale di Protezione Civile è il Sindaco.
La L.142/90 obbliga ogni comune a dotarsi di una struttura di Protezione Civile, e ad elaborare un Piano di Protezione Civile Comunale.
La Protezione Civile è, in principal modo, un sistema, non una struttura a sé stante.
Sistema significa intercorrelazione.

Il sistema PROTEZIONE CIVILE, sia per le attività di prevenzione che la gestione dell’emergenza, per funzionare efficacemente, deve infatti saper integrare perfettamente professionisti e volontari adeguatamente preparati,

Un Piano di Protezione Civile fatto in maniera capillare coinvolge numerosi attori:
Ente Comunale e tutti gli Assessorati
Enti Pubblici (scuola, sanità sociale e veterinaria, forze dell’ordine, vigili del fuoco, corpo forestale dello stato, finanza)
Enti privati
Commercianti
Artigiani
Idraulici
Fabbri
Falegnami
Elettricisti
Panettieri
Operai
Maestranze edili
Professionalità nel campo delle telecomunicazioni e in campo informatico
associazioni di categoria,
volontariato e associazionismo.

Nel nostro comune significa che è necessaria l’intercorrelazione nelle aree:

Ambiente
Urbanistica
Attività produttive
Politiche di Sviluppo territoriale,
Salute e Servizi Sociali,
Commercio e all’Artigianato
Cultura, ecc.

A un livello macro significa intercorrelarsi con il

Piano di Protezione Civile Provinciale e Regionale,
vagliare quanto è stato fatto finora nei Piani intercomunali (si pensi per esempio al valore di raccordo della Comunità Montana – cfr. lezione n.1 dell’arch. Franco).


4 - CONOSCERE L’AMBIENTE IN CUI SI VIVE:
Risorse e criticità.

La valle Telesina è un’area SIC (Siti di Interesse Comunitario).

Le aree SIC sono 11 nella provincia di BN, di cui 3 ricadono nella Comunità Montana del Titerno, e una di queste è appunto la Valle Telesina.
A fronte di un territorio potenzialmente ricco di attrattori paesaggistici (come riconosciuto dalla Comunità Europea), esistono forme di degrado e di colpevole noncuranza, oltre che di urbanizzazione selvaggia, che stanno deturpando le risorse e mettendo anche a rischio la corretta gestione di una sempre possibile emergenza.
Il territorio di San Salvatore Telesino e, in genere, dei comuni della Valle Telesina, è potenzialmente esposto ai seguenti rischi:

· RISCHIO INDUSTRIALE e RISCHIO INQUINAMENTO (Sistemi di scarico dei capannoni industriali attivi nel territorio, discariche abusive, cava, deposito pneumatici)
· RISCHIO FRANE e SUBSIDENZE ( adoperarsi per il rimboschimento e la rinaturalizzazione del territorio; ingegneria naturalistica)
· RISCHIO INCENDI BOSCHIVI (adoperarsi per una buona e corretta manutenzione delle aree verdi)
· RISCHIO TERREMOTI
· ALLUVIONI
· CRISI IDRICA (adottare delibera al più presto in favore dell’acqua pubblica;
· adoperarsi, nelle sedi competenti, per migliorare il sistema idrico a
· livello strutturale)
· ONDATE DI CALORE
· BLACK OUT energetici
· EPIDEMIE/ concentrazione di fattori patogeni (collegarsi con servizio epidemiologia ASL)


5 - AZIONI DA ATTUARE SUBITO:

RACCORDARSI A LIVELLO DI:
COMUNITA’ MONTANA
ENTE PARCO
AUTORITA’ DI BACINO
PROVINCIA
PREFETTURA
REGIONE

ISTITUIRE UN TAVOLO AMMINISTRATIVO TRA GLI ASSESSORATI DEL COMUNE

ISTITUIRE UN TAVOLO TECNICO E DI COMUNITA’ TRA I RAPPRESENTANTI
DI TUTTI I VARI AMBITI (nel pubblico e nel privato)

RACCORDARE TUTTE LE INFORMAZIONI CHE GIA’ SI HANNO E REPERIRE QUELLE MANCANTI

PREDISPORRE UN CENSIMENTO E REPERIBILITA’ DI UOMINI,
MEZZI E MATERIALI nei settori:

idraulico
elettrico
informatico
telecomunicazioni
edile
alimentare
altro

RENDERE SUBITO DISPONIBILI I “PIANI ex D.Lgs. 626” (documenti di valutazione dei rischi – T.U. della Sicurezza - D.Lgs 81/2008) DI TUTTE LE STRUTTURE PUBBLICHE E PRIVATE SUL TERRITORIO, AZIENDE, INDUSTRIE, ECC.

CENSIMENTO STRUTTURE PER DIVERSAMENTE ABILI, INVALIDI E ANZIANI

REPERIBILITA’ H24 DI UNO O PIU’ FUNZIONARI COMUNALI A TURNAZIONE

REPERIBILITA’ H24 FUNZIONARIO ASL


AGGIORNARE TUTTI I DATI E COLLEGARSI AL SISTEMA GEOSDI-ERA DEL DIPARTIMENTO NAZIONALE DI PROTEZIONE CIVILE

La piattaforma geoSDI rappresenta tutto l'insieme di strumenti e risorse che consentono la condivisione di informazione attraverso servizi web, dalla normalizzazione del dato, alla esposizione del servizio, alla visualizzazione e interrogazione dei servizi erogati da più soggetti cooperanti).
Prima e dopo l’emergenza, infatti, è necessario produrre in tempi reali una serie di dati legati agli effetti della calamità, alle previsioni di rischio, alle dislocazioni delle risorse.
La piattaforma geoSDI è’ stata adottata dal Dipartimento di Protezione Civile e da suoi Centri di Competenza quali CNR IMAA, CNR IRPI, CNR IREA, AGEA - SIAN, Aereonautica Militare, INGV, Plinivs, etc.
http://www.geosdi.org/

PER APPROFONDIMENTI E DOWNLOADS:

siti della Protezione Civile Nazionale e della Regione Campania
http://www.geosdi.org/.
(andare in sezione documenti, e scaricare diapositive del file: La Spezia, 17
settembre 2009, a cura del Dott. Dimitri Dello Buono).

Lezioni Arch. Emilio Franco:
http://www.box.net/shared/p4ud73e0es
http://www.box.net/shared/u7t59qaaaf
http://www.box.net/shared/aggcntxgl8

Link a http://www.seneta.it/ , settore Dispense, cliccare su comunità Montana del Titerno, dott. Ing. Antonio Guadagno.

Carmela Longo

venerdì 12 febbraio 2010

Turbogas a BN: ignavia dei nostri rappresentanti ?

Mentre non si perde occasione pubblica, da parte dei nostri amministratori, per confermare e riaffermare il primato delle rinnovabili sul nostro territorio ecco cosa "accade" (?) in provincia ed in regione in merito alla centrale a turbogas di Ponte Valentino a Benevento (citazione dal sito di AltraBN). Dobbiamo rivedere il concetto di rinnovabili...

"La Regione Campania ha deciso che la Centrale Elettrica di Flumeri,
prevista dal Piano Energetico Regionale, non si farà, però si appresta a
dare parere favorevole per quella proposta a Benevento dalla Luminosa.

Il Piano Energetico della Regione Campania prevedeva la costruzione di
una Centrale Elettrica a Turbogas tra le province di Avellino e
Benevento ed era già stato fornito il parere favorevole per l’impianto
da realizzare a Flumeri, ma ora la condizione è improvvisamente cambiata.

Infatti, la Commissione Regionale Ambiente a seguito della giusta e
convinta mobilitazione dei comitati civici, delle forze politiche e
sindacali, delle istituzioni locali e dei parlamentari di tutti gli
schieramenti dell’Irpina, ha deciso di cancellare dalla programmazione
regionale la prevista Centrale elettrica a turbogas da costruire in
provincia di Avellino. Anche l’assessore regionale alle Attività
Produttive, Riccardo Marone, ha incontrato e discusso con i comitati
civici accogliendo le critiche al progetto della centrale proposta dalla
società Edison.

E’ una decisione che apprezziamo riconoscendo alla popolazione irpina e
ai loro rappresentanti istituzionali, la capacità di incidere in modo
efficace sulle decisioni dei governanti regionali, mentre prendiamo atto
che i parlamentari e i consiglieri regionali eletti nel Sannio, insieme
al sindaco di Benevento e al presidente della Provincia, non sono
riusciti neppure a farsi ricevere dal Ministro Scajola, dall’assessore
Marone o dal presidente Bassolino per spiegare i motivi di opposizione
alla centrale turbogas che la soc. Luminosa vorrebbe realizzare a Ponte
Valentino.

Addirittura la Regione ha consentito ad un suo funzionario di esprimere
nella Conferenza dei Servizi presso il Ministero competente, il parere
favorevole per la centrale di Benevento non prevista dal Piano
Energetico Regionale, con argomentazioni scandalose.

Evidentemente, a carnevale in Irpinia si festeggia lo scampato pericolo
e la determinazione delle forze politiche e sociali, mentre a Benevento
si ricorderà la ignavia dei nostri rappresentati politici ed
istituzionali che rischia di consentire la costruzione di un impianto
inquinante, che non serve al Sannio ed è estremamente pericoloso come
quello esploso negli Stati Uniti.

Il presidente – Gabriele Corona"

sabato 6 febbraio 2010

Rifiuti zero: Lettera del sindaco di S.Francisco ad Alemanno

In attesa di capire che direzione prenderemo, come comune e come provincia rispetto al "problema-opportunità" dei rifiuti, pubblico la lettera aperta del sindaco di S.Francisco, Gavin Newsom, presa dal sito http://www.decrescitafelice.it.

Traduzione di Sergio Apollonio
Ufficio del Sindaco Gavin Newsom
Città e Contea di San Francisco

All’Onorevole Gianni Alemanno
Sindaco Di Roma
Piazza del Campidoglio
00186 Roma
Italia

Caro Signor Sindaco,
le città sono diventate il centro della popolazione globale. Il 2008 è stato l’anno in cui, per la prima volta nella storia, si è constatato che la maggioranza della popolazione mondiale vive nelle città. Entro il 2050, secondo le proiezioni delle Nazioni Unite, 6.9 miliardi di persone - ovvero tre quarti della popolazione mondiale - vivrà nelle aree urbane. Questa concentrazione della popolazione ha posto ormai le città in prima linea nel dover affrontare grandi sfide ambientali come l’inquinamento, i rifiuti e il cambiamento climatico.

Nel prendere atto dell’importanza e del valore crescente delle città che devono affrontare queste sfide, desidererei invitarLa a San Francisco, Signor Sindaco, in modo da poter avere con Lei uno scambio di idee diretto, in uno spirito di reciproca utilità e collaborazione , in merito alle modalità più adeguate con le quali le nostre due città possano lavorare insieme per tutelare e rigenerare l’ambiente.

Ritengo che ci sia moltissimo che San Francisco può apprendere da Roma. D’altra parte penso che Lei potrebbe essere positivamente impressionato dai risultati da noi ottenuti a San Francisco nell’affrontare i problemi ambientali che si sono manifestati in maniera particolare negli ultimi anni. Fra le varie strategie messe in campo dalla nostra città, la politica che ha per obiettivo i Rifiuti Zero potrebbe essere di particolare interesse per Lei.

Gli abitanti di San Francisco immaginano un mondo in cui niente andrà più alle discariche o agli inceneritori. In questo contesto, stiamo facendo assolutamente tutto il possibile perché ciò avvenga nel settore urbano residenziale, in quello commerciale e negli edifici pubblici. Già attualmente, San Francisco recupera il 72 per cento dei materiali post consumo, portando la città progressivamente sempre più vicina al suo duplice obiettivo, vale a dire : il 75 per cento dei rifiuti tolti alle discariche entro quest’anno ; e il raggiungimento completo dei rifiuti zero entro il 2020.

Mentre progrediamo verso nostri obiettivi della politica Rifiuti Zero, sentiamo anche il bisogno di guardare alle migliori pratiche di altre città : ciò al fine di realizzare la massima efficienza nell’uso delle risorse ed uno sviluppo economico sostenibile per quanto riguarda la riduzione dei rifiuti ed i programmi di sviluppo dell’energia, della qualità dell’aria e dell’acqua.

Spero veramente molto che Le sarà possibile accettare questo invito di visitare San Francisco, dove io ed i membri della mia Giunta La accoglierebbero con grandissimo piacere.

Sinceramente,
Gavin Newsom
Sindaco

sabato 23 gennaio 2010

Fare associazionismo e impegnarsi nel volontariato fa bene alla salute e alla comunità.

Fare parte attiva di un’associazione o di un’organizzazione di volontariato può contribuire a rinsaldare una comunità troppo scissa in alcune manifestazioni, con troppi rancori antichi e chiusure.
L’associazione può diventare veramente un terreno franco, dove ognuno può riconoscersi ed esprimere le proprie potenzialità, ai vari livelli della cultura. Penso dunque anche a quelle sportive, o a quella degli anziani ecc.
Il filo comune che lega il mondo dell’associazionismo e del volontariato, nella sua forma più spassionata, è la gratuità, il dono del proprio tempo e del proprio impegno; nella sua forma più appassionata è l’energia, il piacere di fare quelle cose per il gusto di farle, di condividerle insieme agli altri, di gioire di ciò che si riesce a costruire, di crescere anche sulle difficoltà, sperimentando che si possono superare e affrontare costruttivamente e non accumulare e farle esplodere.
Dal punto di vista psicologico è stato ampiamente dimostrato che le persone che fanno abitualmente volontariato e/o associazionismo hanno maggiori capacità di resilienza (termine mutuato dalla geologia, è la capacità di resistere, senza frantumarsi, agli urti della vita), e nelle situazioni di emergenza e post-traumatiche (tipo catastrofi, terremoti, ecc) sono quelle che si riprendono prima e sono maggiormente di aiuto agli altri.
E allora, credo che ogni associazione abbia anche questa mission ulteriore: attrezzarsi a gestire la complessità, che non è solo quella inerente i rapporti interni alla propria associazione, ma è quella dei rapporti con le altre, con il paese o la città, e dunque anche con tutte quelle persone che non fanno parte di nessun gruppo, motivando talvolta tale scelta dicendo “non voglio farmi strumentalizzare”, oppure “chi ci sta dentro non mi piace”, oppure “perseguono solo gli interessi personali”.
Non credo infatti che si riesca a rimanere a lungo in un’associazione se si perseguono solo scopi personali, perché il gioco ben presto viene smascherato.
Ecco, le associazioni che funzionano, secondo me, devono lottare contro ogni forma di strumentalizzazione e di ignavia.
E’ anche vero, perciò, che ognuno deve impegnarsi al massimo per evitare di cadere in reti che non sono giuste, né servono a nessuno.
Ogni sforzo deve essere fatto per far capire a tutti che le associazioni non sono dell’amministrazione né tantomeno di una parte politica, e che, se l’amministrazione (intendo maggioranza e opposizione, non lista vincente) collabora fattivamente con le associazioni, questo non deve essere un vanto né una nota di particolare merito, bensì il riconoscimento di una azione giusta per la comunità, auspicabile sempre, al di là dei colori e delle posizioni partitiche. Le amministrazioni più sono lungimiranti (cioè dedite al perseguimento del bene comune per la comunità, e non per i propri fini), più collaborano con ogni forma di volontariato e di associazionismo, fornendo il più possibile a tutti indistintamente supporto e agevolazioni di ogni tipo.
Ogni forma di associazionismo e di volontariato è una grande ricchezza per la comunità, che non va persa, non va lasciata al caso, ma va coltivata come un patrimonio collettivo straordinariamente necessario e nutritivo.
Le associazioni consentono, con la loro vitalità, di “accumulare chicchi nel granaio per affrontare gli inverni dell’anima” (M.Yourcenair), e questi chicchi devono essere per tutti e devono poter sfamare ognuno.

Carmela Longo

domenica 10 gennaio 2010

SannioSity 2009: Contenitore vuoto ?

Abbiamo seguito, il 7 ed 8 gennaio scorso, i lavori dell’iniziativa della Provincia di Benevento “Sannio-Sity 2009: seminari di approfondimento e confronto per l’innovazione, la competitività e lo sviluppo economico del territorio” dedicati al ciclo dei rifiuti, all’acqua e all’energia.

Gli incontri su tali argomenti si sono esauriti nell’elencazione delle intenzioni e delle iniziative poste in essere dalla Provincia di Benevento, senza alcuna possibilità di dibattito e reale confronto con i cittadini intervenuti malgrado l’invito a partecipare ad una tavola rotonda aperta alle forze sociali, a meno di non intendere per forze sociali le sole associazioni “embedded” chiamate per l’occasione e che hanno rilasciato i loro commenti a loro volta chiusi ad ogni discussione.

Rifiuti

La mattina del 7 gennaio è stata dedicata al problema rifiuti, attualissimo in questi giorni a seguito della “provincializzazione” dell’emergenza”.
Pensavamo che sarebbe stato illustrato compiutamente il Piano provinciale di gestione dei rifiuti, presentato come un “originale e collettivo progetto” (?!).
In realtà Sannio-Sity si è rivelato un contenitore vuoto fin dalla premessa perché è stato presentato un insieme di “linee guida”, peraltro condivisibili e persino da noi stessi proposte insieme al coordinamento delle associazioni della Rete Arcobaleno di Benevento, ma nello stesso tempo si è preannunciata l'assenza di copertura economica. Né si è parlato di un eventuale percorso comune per definire un piano industriale.
Le linee guida su cui la Provincia si è impegnata, in sostanza, prevedono la riduzione dei rifiuti, il riciclaggio, il trattamento a freddo ed il compostaggio in loco, escludendo conferimenti fuori provincia presso altre discariche o inceneritori.

Relativamente alla riduzione “alla fonte” dei rifiuti, l’assessore all’ambiente ha riferito, fra l’altro, di aver già stipulato un accordo con la Camera di Commercio (?), senza tuttavia fornire altre informazioni in merito, e in fondo questo è stato il suo unico timido accenno al tema della riduzione.

Per quanto riguarda riciclaggio e trattamento a freddo era presente l’imprenditrice Carla Poli, che ha illustrato l’impianto del Centro Riciclo Vedelago, a suo dire facilmente replicabile a Casalduni, e che ci ha riferito che, su incarico della Provincia, sta preparando il preventivo per la riconversione dell’esistente impianto per CDR in impianto di riciclo dei materiali post-consumo. La presentazione della sig.ra Poli ha mostrato che questo tipo di impianti, che ha impatto ambientale minimo, è anche economicamente auto-sostenibile, genera posti di lavoro, produce materia prima secondaria di qualità con prevalente lavoro manuale ed immette sul mercato materiale edile certificato riducendo le estrazioni da cave.
I nemici di questo tipo di impianti” - a detta della stessa sig.ra Poli – “sono gli inceneritori e le discariche”. Noi siamo perfettamente d’accordo con lei. E sembrerebbe che lo sia anche la Provincia di Benevento. E allora, se si è scelta la strada del trattamento a freddo, per quale scopo si è tenuto l'intervento del dirigente della Provincia di Bolzano che magnificava gli inceneritori ?

D’altra parte, in attesa di mettere in pratica le linee guida enunciate, i cittadini continueranno a pagare l’emergenza, in termini di salute e di danni ambientali, ma anche in termini strettamente economici (con probabile ulteriore aumento della tassazione. A proposito, la TARSU, ad oggi, sarà provincializzata) dato che si continuerà inevitabilmente a conferire presso discariche (basterà S.Arcangelo Trimonte?), inceneritori (basterà Pozzilli?) e siti di compostaggio lontani e costosi. Intanto si parla con insistenza di “allargare” la discarica di S. Arcangelo T., “invadendo” anche il territorio di Paduli: ma chi le deve prendere, dopo la “provincializzazione” queste decisioni?
Il contenitore vuoto di Sannio-Sity è stato anche riempito dalle critiche e dalle lamentele verso la politica di governo che ha imposto l’ultimo decreto, “precipitando l’emergenza rifiuti addosso alla Provincia” come ha detto l’Assessore Aceto. Ma il nuovo Commissario per la gestione dei rifiuti, Presidente della Provincia, pur definendolo schizofrenico ed impraticabile, non ha comunque preso alcuna posizione ufficiale contro di esso, né si capisce in che modo intenda realmente procedere. Oltretutto il dato più significativo è la totale mancanza di fondi per realizzare alcunché.
Anche i nomi legati alla Società Provinciale SAMTE, appena costituita, ed al piano provinciale, non ci rassicurano: il nuovo consulente Pierobon, già collaboratore senza infamia e senza lode di Bertolaso, la Daneco che gestisce la discarica di S. Arcangelo T., e la collaborazione del Conai che si sostenta sulla produzione degli imballaggi e non certo sulla riduzione, che garanzie danno per attuare le idee pur potenzialmente valide presentate all’apertura dell’incontro?

Acqua, Suolo, Educazione Ambientale

Nel pomeriggio del 7 gennaio si è parlato di Acqua, Suolo, Educazione Ambientale.

Si è parlato della diga di Campolattaro, della necessità di salvaguardare le risorse idriche, di ridurre l’inquinamento, dei parchi fluviali, di “manutenzione”, di corridoi ecologici, di collaborazione con i vari Enti, Consorzi, Autorità, Associazioni, di controllo del territorio e di formazione.
Tutti gli interventi hanno sottolineato che l’Acqua è un bene comune e un diritto inalienabile, e che non può essere mercificata. Molto interessante l’intervento dell’Avvocato Lettera, che ha denunciato che in Italia si sta perdendo quella cultura dell’acqua che avevamo sempre avuto (il T.U. del 1933 è stato “copiato” in tutto il mondo).
Eppure non ci risulta che Sindaci e Consigli Comunali abbiano ancora deliberato contro le privatizzazioni, come richiestogli anche dal Movimento per l’Acqua, con l’eccezione, che, mai come questa volta conferma la “regola”, del comune di Cusano Mutri.
Sannio ed Irpinia - ha ricordato l’Avv. Lettera - hanno grandi risorse idriche, che dovrebbero tutelare meglio, e che però in gran parte sono “dirottate” verso la Puglia e le zone costiere della Campania: dovrebbero ricevere un serio “ristoro” per questo.

Energia

Infine, l’8 gennaio si è parlato di Energia.

E’ stato detto che la regione Campania ha un deficit di produzione di energia rispetto ai consumi (-52% secondo i dati forniti da Terna), ma non si è detto che questo deficit è riferibile quasi esclusivamente alle province di Napoli e Salerno.
E dunque, secondo tutti i relatori, anche in Provincia di Benevento, bisogna preoccuparsi di realizzare rapidamente nuovi impianti di produzione di energia elettrica, soprattutto da fonti rinnovabili, inserendo fra queste anche rifiuti e biomasse.
Insomma, come per l’acqua, bisogna produrre qui (anche con le relative emissioni inquinanti e il depauperamento delle risorse) quello che poi va consumato altrove.
Il contrario dei rifiuti, che prodotti altrove, vengono smaltiti in gran parte nel Sannio e in Irpinia.
E’ stato anche detto che mentre nel passato l’energia arrivava nelle regioni meridione dal nord Italia, questa tendenza va ora invertendosi.
Così l’Assessore Bello ha ribadito che è intenzione della Provincia, come da delega della Regione, rilasciare le Autorizzazioni per impianti di produzione di energie rinnovabili in soli 60gg per potenze di 1 MW (solare, eolico) e 5 MW per le biomasse.
Eppure contro le centrali a biomasse, che la Regione voleva autorizzare in provincia di Benevento, i cittadini hanno fatto delle dure battaglie, appoggiate da tutte le istituzioni e i politici locali.

Perché allora si insiste su questa strada?

Inoltre alcuni relatori, direttamente coinvolti nelle procedure di aggiornamento del PEA (Piano Energetico Ambientale della Provincia), hanno chiaramente parlato anche di produzione di energia dalla combustione dei rifiuti.
Altri hanno parlato di produzione agricola intensiva per bio-combustibili (biomasse).
Contro questi progetti, ancora una volta, esprimiamo tutta la nostra contrarietà e chiediamo che i cittadini vengano ascoltati e coinvolti prima di assumere decisioni.
Si è parlato anche di risparmio energetico e di iniziative in tal senso, soprattutto per le utenze pubbliche, ormai imminenti in tutte le province meridionali, ed è stato detto che la riduzione dei consumi, l’efficienza energetica e delle reti di trasmissione deve essere la principale azione da perseguire.

Noi aggiungiamo che sempre più, l’energia deve essere prodotta, da fonti rinnovabili (sole, vento, acqua), lì dove viene consumata, privilegiando piccoli impianti diffusi, soprattutto realizzati e gestiti dai privati utilizzatori, e non assecondando le logiche commerciali che vedono l’energia, al pari di tutti i beni essenziali, come una fonte di profitto o peggio ancora di speculazione (vedi il progetto della Società “La Luminosa”).
Si conferma, al contrario, che dietro certe logiche ci sono interessi fortissimi e pressioni enormi.
Il Presidente di Confindustria Benevento (lui stesso ha detto di fare “lobby”) ha chiesto procedure rapide e ha riferito che ci sono progetti già pronti e imprenditori pronti ad investire e si è spinto a chiedere che tutte le procedure autorizzative siano delegate dalla regione alla Provincia. Inoltre ha chiesto “canali privilegiati” per i finanziamenti agli imprenditori locali: secondo Lui, dato che per la crisi si perdono posti di lavoro a decine di migliaia, i funzionari dovrebbero fare i turni per erogare i finanziamenti!
Ma c’è qualche imprenditore qui che, come Carla Poli, senza finanziamenti pubblici, e quindi rischiando le proprie risorse, siano capaci di fare impresa? O pensano di poter continuare a fare gli imprenditori solo con i soldi dei cittadini?
L’Assessore Bello, nell’introdurre i lavori, ha fatto una gaffe, dicendo: con queste iniziative sull’energia “voglio dare una spinta alla crisi economica”! Voleva di certo dire il contrario, ma se pensa effettivamente di autorizzare in 60 giorni centrali a biomasse, certamente darà un duro colpo al turismo e all’agricoltura, che sono le imprese e le risorse che più bisognerebbe tutelare e che meglio stanno reggendo la crisi.

Nostre conclusioni

In questi seminari abbiamo notato che i nostri politici sprecano, puntualmente, ogni possibile occasione di confronto con i cittadini. Le nostre richieste di partecipazione alle decisioni, prima che esse vengano prese, sono sempre disattese e sostituite da inviti falsi e strumentali, utili solo per declamare un’apparente democrazia. Tutto questo dimostra l’incapacità o la paura di ascoltare e confrontarsi proprio con coloro che sono i destinatari delle scelte, nonché i primi attori delle pratiche che possono renderle concrete. Le nostre critiche sono state condivise anche dai sindaci presenti, che hanno lamentato la mancata possibilità di intervenire ai lavori.
Di tutto questo, però, non vi è alcuna traccia nei resoconti che ne sono seguiti.
In occasioni del genere ci si aspettano strategie ed obiettivi unitari da parte dell’amministrazione proponente, mentre in realtà viene fuori con evidenza un’incoerenza di fondo e l’incapacità di comunicare una visione condivisa se, ad esempio, un giorno un assessore enfatizza l’avversione all’incenerimento dei rifiuti e il giorno dopo un altro assessore parla di energie dai rifiuti e dalla combustione.
I politici, purtroppo, dimenticano spesso che la ragione della loro presenza nelle istituzioni è quella di lavorare per l’interesse collettivo, per tutti i cittadini. E che sono i cittadini che dovranno giudicare il loro operato.
Oggi ci chiediamo, ancora una volta: verrà data la possibilità ai cittadini di discutere il piano industriale sui rifiuti prima che esso venga deciso? Si discuterà anche con i cittadini, e non solo con gli “addetti ai lavori”, il prossimo Piano energetico della Provincia? Insomma, si darà ascolto alle istanze dei territori, o si continua a pensare di poter governare a prescindere dai governati, sperando nella conveniente disinformazione e disattenzione dei destinatari di approssimative e contraddittorie dichiarazioni di intenti?
In incontri tanto enfatizzati come strumento di rilancio del territorio e dimostrazione di capacità di governo innovativo e democratico, ci saremmo aspettati amministratori preparati alla gestione ordinaria, in tante occasioni lamentata e fortemente richiesta, e con una visione chiara ed alternativa condivisibile. Ci siamo ritrovati con la solita approssimazione e mistificazione.
Siamo convinti, però, che senza la comoda copertura del commissariamento, finito per davvero, con grande meraviglia di chi sperava di continuare a nascondersi dietro di esso, i nostri amministratori non potranno evitare di assumersi le loro responsabilità e saranno costretti finalmente a dar conto delle modalità e delle conseguenze delle loro scelte.


La sig.ra Carla Poli su youtube:



-http://www.centroriciclo.com/

-http://www.centroriciclocolleferro.it/

Erika Farese per BN ecosolidale:
-http://beneventoecosolidale.wordpress.com/2010/01/08/vedelago-e-bolzano-due-diverse-concezioni-del-rifiuto/


mercoledì 6 gennaio 2010

LA NUOVA RIFORMA DEL PUBBLICO IMPIEGO

Furio Colombo sul Ministro Brunetta (il Fatto Quotidiano – martedì 29 dicembre 2009): “Sono del parere che nessuna idea dello strano e iperesibizionista ministro Brunetta sia buona. Il suo principale impegno nella vita pubblica è dimostrare di essere scandalosamente geniale in un mondo di mediocri. Forse non ha torto quando parla dei suoi colleghi ministri e sottosegretari, ma l’universo con il quale è in grado di confrontarsi e di primeggiare finisce lì. Un carattere tipico delle idee di Brunetta è un naturale spirito malevolo che infetta chi commette il fatale errore di prestargli attenzione”.
Concordo con il giornalista in questo suo giudizio, ed aggiungo che Brunetta ha oggi tanta popolarità solo perché è stato esageratamente furbo ad appropriarsi indebitamente di un processo di innovazione della P.A. che è stato avviato molto tempo fa da Bassanini (governi dell’Ulivo 1996-2001), e che, dopo la pausa della legislatura 2002 – 2007 (Berlusconi), era stato riavviato da Nicolais (nella breve durata dell’ultimo governo Prodi – 2007).
Brunetta, riprendendo un tormentone introdotto da Ichino (ex CGIL – ora nel PD), ha preso ad attaccare tutti i dipendenti pubblici indiscriminatamente, rompendo il fronte sindacale, fiancheggiando la distruzione dei servizi pubblici a favore delle privatizzazioni ed arrivando recentemente a proporre persino la modifica dell’articolo 1 della Carta Costituzionale: come in una vignetta di Mauro Biani (l’unità), secondo Brunetta “l’Italia deve essere un paese fondato sul libero mercato della concorrenza meritocratica riformata dall’amore contro i fannulloni dell’odio buonista”.
Chiarito ciò, a scanso di equivoci, devo tuttavia anche dire che il recente Decreto Legislativo n.150/2009 (prende il nome da Brunetta – ma in buona parte il testo del decreto era stato già preparato al Ministero durante il breve periodo in cui è stato ministro Nicolais), che va a modificare in modo significativo il precedente Decreto 165/2001 (Bassanini – norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche), detta importanti disposizioni in materia di pubblico impiego, e molte di queste, dovendo essere applicate da subito anche dagli enti locali, ci interessano in modo particolare.
Vediamone sommariamente alcune, per farci un’idea dell’impatto sul funzionamento di tutte le pubbliche amministrazioni, e quindi anche dei Comuni.

All’articolo 1 – comma 2, si legge: “Le disposizioni del presente decreto assicurano una migliore organizzazione del lavoro, il rispetto degli ambiti riservati rispettivamente alla legge e alla contrattazione collettiva, elevati standard qualitativi ed economici delle funzioni e dei servizi, l'incentivazione della qualità della prestazione lavorativa, la selettività e la concorsualità nelle progressioni di carriera, il riconoscimento di meriti e demeriti, la selettività e la valorizzazione delle capacità e dei risultati ai fini degli incarichi dirigenziali, il rafforzamento dell'autonomia, dei poteri e della responsabilità della dirigenza, l'incremento dell'efficienza del lavoro pubblico ed il contrasto alla scarsa produttività e all'assenteismo, nonché la trasparenza dell'operato delle amministrazioni pubbliche anche a garanzia della legalità”.

Le finalità della Legge, dunque, sono giuste: chi nella P.A. ha sempre “tirato la carretta” anche per i “fannulloni”, che indubbiamente ci sono, non può che condividere!

I principi generali sono indicati all’articolo 3:
comma 2: “Ogni amministrazione pubblica e' tenuta a misurare ed a valutare la performance con riferimento all'amministrazione nel suo complesso, alle unità organizzative o aree di responsabilità in cui si articola e ai singoli dipendenti, …”
comma 3: “Le amministrazioni pubbliche adottano modalità e strumenti di comunicazione che garantiscono la massima trasparenza delle informazioni concernenti le misurazioni e le valutazioni della performance”.
comma 4: “Le amministrazioni pubbliche adottano metodi e strumenti idonei a misurare, valutare e premiare la performance individuale e quella organizzativa, secondo criteri strettamente connessi al
soddisfacimento dell'interesse del destinatario dei servizi e degli interventi”.
comma 5: “Il rispetto delle disposizioni del presente Titolo e' condizione necessaria per l'erogazione di premi legati al merito ed alla performance”.

Riportiamo infine il comma 1 dell’articolo 11 (Trasparenza): “La trasparenza e' intesa come accessibilità totale, anche attraverso lo strumento della pubblicazione sui siti istituzionali delle amministrazioni pubbliche, delle informazioni concernenti ogni aspetto dell'organizzazione, degli indicatori relativi agli andamenti gestionali e all'utilizzo delle risorse per il perseguimento delle funzioni istituzionali, dei risultati dell'attività di misurazione e valutazione svolta dagli organi competenti, allo scopo di favorire forme diffuse di controllo del rispetto dei principi di buon andamento e imparzialità. Essa costituisce livello essenziale delle prestazioni erogate dalle amministrazioni pubbliche ai sensi dell'articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione”.

Se questo strumento sarà ben utilizzato, potrà indubbiamente favorire la “governabilità” anche degli Enti Locali.
Qui il testo integrale del decreto: http://www.box.net/shared/fiqintd0q7

Pierluigi Santillo

martedì 5 gennaio 2010

Il cimitero dei computer: video denuncia sull’e-waste

Gennaio 4, 2010 di Erika Farese

La tecnologia ha un ciclo di vita molto breve: questo significa che ogni anno gli uomini producono una mole enorme di “rottami tecnologici”; la stessa cosa, con cicli di vita più lunghi, si può dire delle server farm disperse in tutto il mondo, con un impatto ambientale notevole.

Per quanto tempo sarà sostenibile questo modello?
Che tipo di azioni si possono intraprendere per migliorare la situazione?
Quali sono le regole per un corretto smaltimento dei rifiuti tecnologici?
Esistono soluzioni creative per aumentare il ciclo di vita di un computer o di un suo componente?

Le risposte a queste domande sono contenute nel seguente filmato.

Video: Il cimitero dei computer

(in caso di mancata visualizzazione http://current.com/items/91660866_file-7-il-cimitero-dei-computer.htm )

Oggi una nazione intera, come il Ghana, è usata come discarica dei rifiuti elettronici nocivi.

Le stime Onu parlano di 20-50 milioni di tonnellate di rifiuti ogni anno, contenenti elementi tossici che mettono a rischio ambiente e salute umana.

Già negli anni passati gli slum africani venivano utilizzati come pattumiera dei veleni dei paesi ricchi, nacquero i primi vani tentativi di bloccare il traffico, come la rivolta dei nigeriani che, esattamente vent’anni fa, sequestrarono una nave italiana, con 24 uomini di equipaggio, come arma di pressione per costringerci a risanare la discarica pirata di Port Koko. Adesso ci risiamo.

Nella versione tecnologicamente avanzata dell’e-waste, il rifiuto elettronico fluisce sempre più abbondante. La nuova pattumiera del mondo industrializzato è il Ghana: è qui che finisce una buona parte degli oggetti che fino a un istante prima dell’abbandono sembravano indispensabili e che all’improvviso si sono rivelati inutili, cancellati nella possibilità d’uso da memorie più potenti, software più avanzati.

Greenpeace, attraverso le sue denuncie, è riuscita a ricostruire il percorso delle nuove navi dei veleni. Il punto di partenza per l’Europa è Anversa, in Belgio, dove confluiscono scarti elettronici provenienti da Olanda, Germania, Italia, Danimarca e Svizzera. Non si tratta di piccoli numeri. Le stime Onu parlano di 20-50 milioni di tonnellate di rifiuti tecnologici prodotti ogni anno: i Raee, ovvero i rifiuti derivanti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, rappresentano la tipologia di rifiuti pericolosi in più rapida crescita a livello globale (3-5% annuo, nel 2006 ogni cittadino europeo ne ha prodotto tra 17 e 20 chili all’anno). Contengono elementi tossici e persistenti (metalli pesanti, ftalati, pcb) che rappresentano un rischio per l’ambiente e la salute umana nelle fasi di trattamento, riciclaggio e smaltimento.

Oggetti pericolosi trattati senza nessuna precauzione anche da bambini, materiale tossico bruciato vicino alle case, pozze di liquame contaminato in cui tutti sguazzano. E’ questa la fine che fa una buona parte dell’e-waste occidentale: si perdono le tracce del 75 per cento dei rifiuti tecnologici prodotti nell’Unione Europea e di oltre l’80 per cento di quelli prodotti negli Stati Uniti. In parte restano nei garage e nelle cantine, in parte vengono smaltiti illegalmente nei paesi in cui sono stati usati, ma in buona parte salgono sulle navi dei veleni per arrivare nei luoghi in cui i lavoratori, spesso bambini, sono esposti ai rischi legati al cocktail di composti chimici che questi rifiuti sprigionano quando vengono trattati in modo non adeguato.

In Ghana l’indagine di Greenpeace ha messo in evidenza una rete di cimiteri clandestini. Le navi ufficialmente cariche di “beni elettronici di seconda mano” arrivano nel più grande porto del paese, a Tema, e da lì prendono la strada del centro di smaltimento di Agbogbloshie, ad Accra, la capitale. Oppure si sperdono nel marasma dei piccoli cimiteri sparsi un po’ ovunque. Il team scientifico di Greenpeace ha visitato due aree di smantellamento e di riciclaggio illegale, una appunto al mercato di Agboblogshie, nella capitale Accra, e l’altra nella citta’ di Korforidua. I campioni, prelevati sia da aree dove i rifiuti vengono bruciati all’aperto che da una laguna superficiale ad Abogblogshie, contengono metalli tossici come il piombo anche in quantita’ cento volte superiore ai livelli trovati in campioni di suolo e sedimenti non contaminati. Nella maggior parte dei test sono stati trovati gli ftalati, sostanze conosciute per interferire con il sistema riproduttivo. Presenti in un solo campione in concentrazioni molto elevate le diossine clorurate, noti composti cancerogeni. La natura e l’estensione della contaminazione chimica dei siti africani e’ simile a quella trovata in un’altra indagine di Greenpeace condotta in aree di smantellamento di rifiuti elettronici in Cina e India.

Container pieni di vecchi computer spesso rotti, monitor e TV di varie marche come Philips, Sony, Microsoft, Nokia, Dell, Canon e Siemens arrivano in Ghana da Germania, Corea, Svizzera, Olanda e Italia sotto la falsa veste di “beni di seconda mano”. Ma la maggior parte del contenuto di questi container finisce nei cantieri africani dove i rifiuti vengono trattati e bruciati a mani nude dai giovani lavoratori. Questo “riciclo”, fatto in modo molto grossolano, ha lo scopo di estrarre parti metalliche, principalmente alluminio e rame, che poi vengono rivendute per circa 2 dollari ogni 5 chili. Un metodo che non solo inquina l’ambiente ma che espone gli operai a fumi e ceneri potenzialmente tossiche.

I Paesi ricchi continueranno ad avvelenare i Paesi più poveri del mondo fino a quando le aziende non elimineranno le sostanze pericolose dai loro prodotti elettronici e non si assumeranno la responsabilità di gestire l’intero ciclo di vita di un articolo di consumo.



Erika Farese