lunedì 15 novembre 2010

Benevento cambia, quasi, strategia

Di seguito una nota scritta dalla nostra amica Paola Nugnes, del Co.Re.ri, riguardo alla conferenza stampa tenuta dalla Provincia di Benevento, il giorno 12 novembre 2010, sul piano rifiuti provinciale e sul progetto di revamping dello STIR di Casalduni. A quanto pare nella migliore delle ipotesi prevarrà il Nimby: trattamento a freddo a casa nostra, incenerimento ad Acerra...



" Benevento cambia, quasi, strategia


Oggi c'è stata a Benevento la conferenza stampa di presentazione del piano rifiuti della provincia di Benevento, o meglio la conferenza stampa del progetto di revamping dell'ex impianto CDR, oggi Stir di Casalduni.

Erano presenti Carla Poli del Centro di riciclo di Vedelago, l'assessore Aceto, il presidente della Provincia Cimitile, l'impresa che si occuperà della riconversione dell'impianto, ed in sala come consulente, ma che non è intervenuto, Tommaso Sodano.

Dalle parole di Cimitile e di Aceto siamo di fronte ad una svolta storica all'interno del panorama regionale, in grande opposizione ed isolamento rispetto alla linea intrapresa nel resto della regione, e questo probabilmente è vero.

Oggi si è parlato di recupero della materia e di ricostruire una delle due linee di Casalduni sul modello del centro Vedelago. Una svolta storica in Campania che va sicuramente sostenuta e spinta con tutte le nostre energie ed entusiasmi. Qui oggi non si è detto, come si è detto altrove (Presidenza della regione) che " il problema è stato puntare sulla raccolta differenziata spinta invece che sulle discariche e sugli inceneritori". No, ma fare peggio di come si fa oggi in Campania (e di come si è fatto fino ad oggi), è praticamente impossibile.

Ci è stato presentato il progetto: una linea dell'impianto di Casalduni sarà trasformata in una linea sul modello Vedelago, (Evviva!) L' altra linea, che oggi è un tritovagliatore ed impacchettatore di rifiuti, che non funziona, diventerà. con il nuovo progetto, un tritovagliatore ed impachettatore di rifiuti che funziona, ed invia ad incenerimento ad Acerra!

La differenza sostanzialmente sarà nella ristrutturazione dell'impianto elettrico; pulitura e ristrutturazione del piano di insulflaggio, che permetterà la riduzione volumetrica del rifiuto fino ad un 18% del volume, (che è già una cosa migliore del tritorvagliato ed impacchettato percolante di ora, ma far peggio di ora è molto difficile.) Nulla nella seconda linea verrà recuperato, né vagliato, non verranno neanche intercettati, a quanto ci è stato dato di capire, rifiuti pericolosi e nocivi come pile, telefonini, batterie, medicinali scaduti. Il rifiuto verrà sostanzialmente passato in un vaglio che divide grossolanamente il secco dall'umido, il sottovaglio verrà asciugato per insulflaggio, il sopravaglio con sistemi balistici verrà "pulito" dagli elementi ferrosi, che proprio non si possono bruciare, infine si tritovaglierà ed impachetterà il tutto x la discarica o per bruciare ad Acerra.

Perché non si è pensato ad un separatore aerealico, che molto meglio avrebbe permesso la divisione del secco dall'umido, perché non si procederà alla vagliatura selezione e recupero del materiale riciclabile, su nastri trasportatori con l'ausilio imprescindibile della mano e dell'occhio dell'uomo? Perché non si è pensato ad un revamping che porti la linea alle sue originarie mansioni per poi chiudere non con CDR ma con un impianto di estrusione, per lo scarto secco non riciclabile ? (vedi n.stro progetto di revamping) "Perché la carta ed il cartone da raccolta indifferenziata è sporco e nessuno lo vuole", ci hanno risposto; ma già negli anni '80 i vecchi TMB riuscivano a recuperare oltre l'80% di materia dall'indifferenziato, possibile che oggi non si riesca a fare meglio che impacchettare rifiuti tritivagliati seppure con bassa percentuale di umidità e scarso pericolo di percolato?

Crediamo che la scelta dipenda piuttosto dal fatto che la politica istituzionale non crede di poter fare veramente proposte "fuori" dagli schemi “in grande opposizione ed isolamento” e che la quota di CDR da garantire all'incenerimento ritiene sia obbligata.

In soldoni temiamo che, se la riduzione paventata e la raccolta porta a porta che si vuole fare non partiranno su tutto il territorio, se non ci sarà una drastica divisione del secco dall'umido da subito, la linea tipo vedelago lavorerà poco e con scarsi profitti, perché non ci sarà l'implementazione del mercato che la deve sostenere.

Tra l'altro fin quanto si continuerà a produrre CDR ed a mandare ad incenerimento con gli incentivi CIP6 il recupero della materia ( bada non ho detto Raccolta Differenziata) non converrà perchè saremo in presenza di un mercato drogato; la filiera del riciclo non si formerà e l'indotto e la domanda non si genereranno. Il gatto che si mangia la coda. Solo che con l'incenerimento guadagnano, molto, pochi, e perdono, moltissimo, tanti. Con il recupero della materia guadagnerebbero tutti.

Ma come potrà veramente partire la raccolta differenziata se in questo bel disegno manca la gestione dell'umido?.

Il progetto di Casalduni propone una piattaforma che riceva tutta la raccolta dell'umido da raccolta differenziata per poter accorpare in viaggi e conferimenti unici la spesa dei comuni, nella speranza di abbassare i costi del conferimento dell'umido fuori regione ( se conferisco 1000 invece di 10 mi fai un prezzo migliore, se viaggio con un camion più grande per portare più rifiuto, car pooling dell'umido per intenderci, risparmio in emissioni e spesa) Cosa buona. Ma siamo ancora a questo?

Nel progetto si valutando, inoltre, per Casalduni un impianto, di digestione anaerobica, di cui non ci dicono né costi né dimensioni perché è ancora un ipotesi. Queste soluzioni ci lasciano molto perplessi: gli agronomi ci dicono che l'umido così sfruttato non ci dà un compost di qualità ma solo un emendante, un prodotto sfruttato praticamente inutilizzabile; a Benevento ci spiegano che il processo anaerobico è solo un acceleratore del processo naturale e che le analisi sul prodotto stanno a certificare che se ne ricava un ottimo compst.

Sta di fatto che impianti di questo tipo non convengono sotto le 25.000 t. A noi i grossi impianti non piacciono, la memoria storica e la letteratura attuale ci mettono in guardia dai grossi impianti, servono troppo spesso a "occultare" altri tipi di rifiuto, come i fanghi industriali, o i fanghi da incenerimento, ad esempio.

Non ci piacciono i grossi impianti. Crediamo piuttosto nella soluzione di piccoli impianti di compostaggio agricolo diffusi sul territorio, e Benevento è territorio che si presta molto bene ad una soluzione di questo tipo. A ragion del vero sembra che Aceto propenda per questo tipo di soluzione e che sia per questo che ancora non si è definito per l'impianto di gestione anaerobica. Speriamo.

Ma che le decisioni vengano prese, senza gli impianti di compostaggio avremo un finto piano, non un piano zoppo, un piano claudicante che va comunque in una, speriamo, direzione di cambiamento, ma avremo un finto piano zoppo.

Senza impianti di compostaggio avremo solo: una linea di tritovagliatura che manda ad incenerimento, una raccolta a prezzi insostenibili per i comuni, una raccolta differenziata allo stallo. Insomma nulla sarà cambiato.

Ma voglio essere ottimista e fiduciosa e dico che oggi al palazzo della provincia di Benevento si sono sentite parole nuove, un nuovo piano rifiuti è stato lanciato: è claudicante, necessita di sostegno, ma speriamo che i primi passi zoppicanti vadano nella direzione dichiarata, verso il cambiamento. Dico che forse la politica istituzionale crede di non poter fare al momento più di così(?), crede che il suo compito sia (ancora?) il mediare. Ma a noi spetta il compito di dire fuori dai denti i fatti ed i fatti con tutta la buona volontà non li abbiamo visti meglio di così


Paola Nugnes"

domenica 24 ottobre 2010

La solita emergenza rifiuti …

Annunciata ormai da un mese, preannunciata anche dal Presidente Cimitile ( minacciava le barricate, ricordate ?) e dall’Assessore all’Ambiente, l’emergenza rifiuti in Campania è puntualmente scoppiata.

Benevento non è Terzigno. Per strada non c’è nessuno; il clima non è abbastanza amabile per fare una passeggiata tra Sant’Arcangelo Trimonte e Paduli, e nemmeno a Ponte Valentino, per ri-guardare il suolo dove” ovviamente “ sarà costruita la Luminosa. Non si protesta nel beneventano, in genere si subisce. Colasanto sarà finalmente soddisfatto: anche lui resterà famoso, a Benevento e provincia, come colui che, blaterando per anni contro il centrosinistra, ora è riuscito addirittura a fare peggio, insieme al suo partito.

Tutti, adesso, invocano le manifestazioni contro gli sversamenti da parte dei “ napoletani “. Ma i napoletani non sono stati certo salvati da questa decisione, anzi.

Nonostante le proteste di Terzigno e l’ordinanza Caldoro che obbliga a sversare nelle altre province, anche la seconda discarica nel parco naturale del Vesuvio , bocciata persino dalla commissione europea, cava Vitiello, 10 milioni di tonnellate di capienza, è autorizzata dal Consiglio dei Ministri. Ora si che stiamo tranquilli; questa si che è una discarica capiente. Basterà per un paio di campagne elettorali!

Il Codisam, il comitato civico nato contro la discarica di Sant’Arcangelo Trimonte, nell’ultimo anno, non è stato preso in considerazione da nessun politico, e solo la settimana scorsa il suo Comune gli chiedeva le credenziali per rispondere ad una nuova richiesta di documenti. Alla provincia avevano istituito una nuova commissione di cui essi facevano parte, ma era solo una presa in giro, l’ennesima strumentalizzazione del comitato. Sarebbe sempre auspicabile che i movimenti dal basso e i comitati mantenessero la loro autonomia dai politici di turno, invece di correre dietro ai loro cambiamenti di umore e…di decisioni. Da più di un anno si parla della famosa bonifica della discarica, ma proprio in questi giorni drammatici, Aceto comunica di aver ricevuto i fondi necessari. Tempestivo???

Ora, però, amministrazione comunale,provinciale, partiti grandi e piccoli, signori più o meno famosi, tutti parlano di rivolta.

Eppure l’ordinanza Caldoro è chiarissima: il 29.09.2010 erano state convocate le autorità provinciali ed era stato deciso di trasferire, con decorrenza 1° ottobre, le competenze di gestione del ciclo ordinario per lo smaltimento rifiuti urbani ai competenti uffici regionali, e, incontrati gli assessori provinciali, proprio il 1 ottobre, si decise che, a far data dal 6 ottobre 2010, le attività connesse con la gestione dei flussi sarebbero dovute essere svolte esclusivamente dai competenti uffici regionali. Compare, inoltre, nell’ordinanza di Caldoro, la citazione di quella precedente del 14.10 “ programmazione e gestione rifiuti” su “ Attività di gestione dei flussi dei rifiuti”, con il quale, per l’attività di coordinamento dei flussi interprovinciali, è istituito un apposito coordinamento.

Il 29.09! L’amministrazione provinciale ha sicuramente tentato “altre strade” in questi 20 giorni, fino a quando a Sant’Arcangelo, in uno dei soliti incontri per pochi, si è dovuto ripiegare nuovamente, in un copione stravecchio, a cercare di coinvolgere i cittadini e i comitati che, unici, hanno sempre continuato la battaglia, ma che vengono buttati via come rifiuti e ripresi a proprio piacimento per ogni eventuale strumentalizzazione politica o per nascondere la propria impotenza. Impotenza attuale, fino a ieri era presunzione, tracotanza e arroganza.

I nostri amministratori provinciali, dunque, sapevano che la “nuova” emergenza avrebbe destinato parte dei rifiuti a Sant’Arcangelo, oltre che a San Tammaro e Savignano Irpino. Il problema resta la solita antica domanda: cosa fare dei rifiuti!

Nella provincia di Benevento non abbiamo un sito di compostaggio funzionante; non abbiamo uno STIR che funzioni davvero come impianto di selezione e sforna quotidianamente le solite eco balle; ricordiamo che lo stesso presidente Cimitile è coinvolto nell’inchiesta sugli Stir, dato che è uno degli ingegneri collaudatori. La discarica , come ammette lo stesso Assessore provinciale, nel “ luccicante Piano rifiuti Samte “, se non riceve la necessaria bonifica, ha una capacità residua di sole 87.000 tonnellate ( quindi, come noi sosteniamo, non potrà sopperire neanche alle esigenze provinciali per più di 6 mesi, essendo, al momento, l’unico impianto disponibile per i nostri flussi di rifiuti).

A meno che, dalla presentazione del Piano Rifiuti, siano successe cose che non sappiamo, e che il 1 gennaio, wow!, riapra Molinara, per ora ancora sotto sequestro, e Sant’Arcangelo Trimonte, senza esplodere sotto tutti i rifiuti provinciali e regionali, riceva l’ormai famosa bonifica e abbia pubblicamente i risultati del monitoraggio, promessa dell’Assessore sin dal suo insediamento, quando affermò che avrebbe “ vigilato” per sempre su di essa.

Invece di perdere tempo a rispondere alle vuote accuse dei “ Capezzone” di turno, l’Amministrazione provinciale, nostro diretto interlocutore, dovrebbe chiedere ai cittadini aiuto e supporto nell’azione di governo quotidiano dando, in cambio, trasparenza e informazioni, che riempirebbero il vuoto sito dell’Assessorato all’ambiente, e permetterebbero agli abitanti dei territori, continuamente violentati , di potersi fidare di coloro che, per disavventura, sono stati delegati a proteggerli .

I comitati non sono il popolo del no. Noi sappiamo che la strada per uscire del vicolo cieco dell’emergenza rifiuti c’è, ed è facilmente realizzabile. Gli amministratori ed i politici devono sostenere e realizzare le nostre proposte, prendendo finalmente una posizione forte contro il governo centrale e gli amministratori regionali. I cittadini pagano una Tarsu esosa e ingiusta, ma l’ hanno accettata solo perché per ora è l’unico mezzo per realizzare un ciclo virtuoso dei rifiuti ( e, per favore, mai più integrato!).

Come cittadini abbiamo subito, per decreto, discariche e l’ inceneritore di Acerra in nome dell’emergenza. Adesso, però, sono necessari gli impianti di compostaggio e gli impianti TMM, trattamento meccanico manuale, in sostituzione degli STIR regionali (e senza digestore anaerobico, che vanifica la corretta raccolta differenziata) e, soprattutto ( senza badare al consenso degli industriali: la salute viene prima e l’economia si deve riadattare a noi e non viceversa ) le necessarie ordinanze per la riduzione degli imballaggi e di tutti gli oggetti usa e getta non necessari. Delle proposte che abbiamo fatto alla provincia, prima che l’Assessore scrivesse il Piano rifiuti, quella a cui più teniamo è la realizzazione di un impianto di selezione e riciclo come quello di Vedelago. Ci auguriamo che la Provincia porti avanti il progetto che ostenta in ogni occasione, pretendendone la fattibilità tecnica ed economica in sede regionale. Il segreto di tutto il ciclo virtuoso dei rifiuti sta nella semplicità degli impianti e nella trasparenza della politica.

L’emergenza va combattuta con proposte serie e credibili e con atti coerenti: solo cosi noi cittadini potremo riacquistare fiducia in coloro che, in questi giorni, e come sempre, solo mediaticamente si oppongono all’ennesimo sversamento nella nostra provincia.

Comitato civico di Guardia Sanframondi

Comitato civico di San Salvatore Telesino

CoReRi – Coordinamento Regionale Rifiuti della Campania

venerdì 15 ottobre 2010

Shoppers - Un passo in più, di consapevolezza

Riportiamo qui un articolo tratto da "Il cambiamento". La legge nazionale va nella direzione che aspettavamo da tempo. La consapevolezza che i nostri consumi non possono essere più dettati solo dalla pubblicità, dalla fretta o dalla bramosia dell'accumulo di merci con cui siamo infernalmente programmati non deve arrestarsi qui. Molte persone, addirittura intere comunità o comuni, già agiscono per conto proprio anticipando questo tipo di iniziative nazionali. Noi nel nostro paesino ancora non ci riusciamo e siamo sempre all'inseguimento, è per questo che ci rallegriamo quelle rare volte in cui i politici nazionali, più o meno volutamente, ricordano di fare gli interessi di noi cittadini e ci costringono ad adeguarci.


Il governo conferma: da gennaio 2011 addio ai sacchetti di plastica

di Legambiente - 15 Ottobre 2010

busta plastica terra
Il governo rispetterà la scadenza del 1 gennaio 2011 per l’entrata in vigore del divieto di commercializzazione dei sacchetti di plastica non biodegradabili

Legambiente è molto soddisfatta della dichiarazione rilasciata ieri alla Camera daRoberto Menia. Il sottosegretario all’Ambiente ha comunicato l’intenzione del governo di rispettare la scadenza del primo gennaio 2011 per l’entrata in vigore del divieto di commercializzazione dei sacchetti di plastica non biodegradabili.

"Una vittoria dell’ambientalismo - commenta il vice direttore di Legambiente Andrea Poggio- e dei 100mila cittadini che in occasione delle giornate diPuliamo il Mondo hanno firmato la nostra petizione contro la proroga dello stop ai sacchetti non biodegradabili, che inquinano e consumano petrolio. Da tempo chiediamo di vietare a livello nazionale la loro produzione e distribuzione. Con la sua decisione, l’Italia si pone all’avanguardia, su questo fronte, tra i paesi industrializzati. E il provvedimento è di grande importanza anche per far progredire la raccolta differenziata dei rifiuti organici, per la quale la biodegradabilità dei sacchetti è indispensabile".

"Siamo certi - aggiunge Poggio - che il ministero dell’Ambiente stia lavorando per definire le norme transitorie per l’esaurimento delle scorte residue di sacchetti e ci mettiamo a sua disposizione per contribuire alla loro definizione".

sabato 2 ottobre 2010

ACCESSIBILITA' TOTALE

Una recente direttiva della CIVIT (Commissione Indipendente per la Valutazione, l’Integrità e la Trasparenza delle Amministrazioni pubbliche), la n.105 del 23 settembre, ha dettato le Linee guida per la predisposizione del Programma triennale per la trasparenza e l’integrità, un documento che presenta un modello della sezione del sito internet dedicata all’operazione trasparenza, e che dovrà essere predisposto ed adottato entro la fine dell’anno da tutte le amministrazioni.

Il concetto di trasparenza che viene fuori dalla direttiva è fortemente avanzato rispetto a quello dettato dalla legge 241 del 1990 e si rifà al moderno concetto di open government: la trasparenza “è intesa come accessibilità totale, anche attraverso lo strumento della pubblicazione sui siti istituzionali delle amministrazioni pubbliche, delle informazioni concernenti ogni aspetto dell'organizzazione, degli indicatori relativi agli andamenti gestionali e all'utilizzo delle risorse per il perseguimento delle funzioni istituzionali, dei risultati dell'attività di misurazione e valutazione svolta dagli organi competenti, allo scopo di favorire forme diffuse di controllo del rispetto dei principi di buon andamento e imparzialità. Essa costituisce livello essenziale delle prestazioni erogate dalle amministrazioni pubbliche ai sensi dell'articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione” (articolo 11, comma 1 del decreto).

Si tratta di un concetto decisamente più ampio di quello introdotto dalla legge n.241/1990, dove la trasparenza era considerata nei più ristretti termini di diritto di accesso ai documenti amministrativi, qualificato dalla titolarità di un interesse e sottoposto a specifici requisiti e limiti. L’accessibilità totale presuppone, invece, l’accesso da parte dell’intera collettività a tutte le “informazioni pubbliche”. E' stata cioé introdotta nel nostro ordinamento una posizione qualificata e diffusa in capo a ciascun cittadino, rispetto all’azione delle pubbliche amministrazioni, con il principale “scopo di favorire forme diffuse di controllo del rispetto dei principi di buon andamento e imparzialità”.

Tutti i cittadini, dunque, per il solo fatto di essere tali, e quindi di pagare le tasse (elemento chiave per qualsiasi democrazia), hanno diritto di avere dati chiari, leggibili, aperti su come viene amministrata la cosa pubblica e di come vengono spesi i loro soldi.

L'accesso a qualunque atto della P.A. è dunque ora possibile a tutti, e non solo a chi ha un interesse diretto come prima prevedeva la L.241/90 che addirittura impediva per principio un accesso generalizzato, precisando che “non sono ammissibili istanze di accesso preordinate ad un controllo generalizzato dell’operato delle pubbliche amministrazioni”. Con il D.Lgs. 150/2009, invece, “la trasparenza è finalizzata proprio a forme diffuse di controllo sociale dell’operato delle pubbliche amministrazioni e delinea, quindi, un diverso regime di accessibilità alle informazioni”.

Per quanto attiene al buon andamento dei servizi pubblici e alla corretta gestione delle relative risorse, la pubblicazione on line dei dati consente a tutti i cittadini un’effettiva conoscenza dell’azione delle pubbliche amministrazioni, con il fine di sollecitare e agevolare modalità di partecipazione e coinvolgimento della collettività. In quest’ottica, la trasparenza costituisce una forma di garanzia del cittadino, in qualità sia di destinatario delle generali attività delle pubbliche amministrazioni, sia di utente dei servizi pubblici.

La direttiva fornisce anche un elenco finalmente chiaro e con tutti i riferimenti di legge, di cosa è obbligatorio già da ora pubblicare sui siti Internet istituzionali nella famosa sezione “Trasparenza, integrità e merito”.

  • Dati informativi relativi al personale:

a) curricula e retribuzioni dei dirigenti, con specifica evidenza sulle componenti variabili della retribuzione e sulle componenti legate alla retribuzione di risultato (articolo 11, comma 8, lettere f) e g), del d. lg. n. 150 del 2009), indirizzi di posta elettronica, numeri telefonici ad uso professionale (articolo 21 della l. n. 69 del 2009), ruolo - data di inquadramento nella fascia di appartenenza o in quella inferiore, data di primo inquadramento nell’amministrazione, decorrenza e termine degli incarichi conferiti ex articolo 19, commi 3 e 4, del d. lg. n. 165 del 2001 - (articolo 1, comma 7, del D.P.R. n. 108 del 2004);

b) curricula dei titolari di posizioni organizzative (articolo 11, comma 8, lettera f), del d. lg. n. 150 del 2009);

c) curricula, retribuzioni, compensi ed indennità di coloro che rivestono incarichi di indirizzo politico amministrativo e dei relativi uffici di supporto, ivi compresi, a titolo esemplificativo, i vertici politici delle amministrazioni, i capi di gabinetto e gli appartenenti agli uffici di staff e di diretta collaborazione nei ministeri; i titolari di altre cariche di rilievo politico nelle regioni e negli enti locali (articolo 11, comma 8, lettera h), del d. lg. n. 150 del 2009);

d) nominativi e curricula dei componenti degli OIV e del Responsabile delle funzioni di misurazione della performance di cui all’articolo 14 (articolo 11, comma 8, lettera e), del d. lg. n. 150 del 2009);

e) tassi di assenza e di maggiore presenza del personale distinti per uffici di livello dirigenziale (articolo 21 della l. n. 69 del 2009), nonché il ruolo dei dipendenti pubblici (articolo 55, comma 5, del D.P.R. n. 3 del 1957);

f) retribuzioni annuali, curricula, indirizzi di posta elettronica, numeri telefonici ad uso professionale di segretari provinciali e comunali (articolo 21 della l. n. 69 del 2009);

g) ammontare complessivo dei premi collegati alla performance stanziati e l’ammontare dei premi effettivamente distribuiti (articolo 11, comma 8, lettera c), del d. lg. n. 150 del 2009);

h) analisi dei dati relativi al grado di differenziazione nell’utilizzo della premialità, sia per i dirigenti sia per i dipendenti (articolo 11, comma 8, lettera d), del d. lg. n. 150 del 2009);

i) codici di comportamento (articolo 55, comma 2, del d. lg. n. 165 del 2001 così come modificato dall’articolo 68 del d. lg. n. 150 del 2009);

  • Dati relativi a incarichi e consulenze:

a) incarichi retribuiti e non retribuiti conferiti a dipendenti pubblici e ad altri soggetti (articolo 11, comma 8, lettera i), del d. lg. n. 150 del 2009 e articolo 53 del d. lg. n. 165 del 2001). Gli incarichi considerati sono: i) incarichi retribuiti e non retribuiti conferiti o autorizzati dalla amministrazione ai propri dipendenti in seno alla stessa amministrazione o presso altre amministrazioni o società pubbliche o private; ii) incarichi retribuiti e non retribuiti conferiti o autorizzati da una amministrazione ai dipendenti di altra amministrazione; iii) incarichi retribuiti e non retribuiti affidati, a qualsiasi titolo, da una amministrazione a soggetti esterni. In ordine a questa tipologia di informazioni è necessario indicare: soggetto incaricato, curriculum di tale soggetto, oggetto dell’incarico, durata dell’incarico, compenso lordo, soggetto conferente, modalità di selezione e di affidamento dell’incarico e tipo di rapporto, dichiarazione negativa (nel caso in cui l’amministrazione non abbia conferito o autorizzato incarichi).

  • Dati informativi sull’organizzazione, la performance e i procedimenti:

a) Informazioni concernenti ogni aspetto dell’organizzazione (organigramma, articolazione degli uffici, attribuzioni e organizzazione di ciascun ufficio anche di livello dirigenziale non generale, nomi dei dirigenti responsabili dei singoli uffici, nonché settore dell’ordinamento giuridico riferibile all’attività da essi svolta - articolo 54, comma 1, lettera a), del d. lg. n. 82 del 2005);

b) elenco completo delle caselle di posta elettronica istituzionali attive, specificando se si tratta di una casella di posta elettronica certificata (articolo 54, comma 1, lettera d), del d. lg. n. 82 del 2005);

c) Piano e Relazione sulla performance (articolo 11, comma 8, lettera b), del d. lg. n. 150 del 2009);

d) informazioni circa la dimensione della qualità dei servizi erogati (ai sensi dei principi di cui all’articolo 11 del d. lg. n. 150 del 2009 e delle indicazioni di cui alla delibera n. 88 del 24 giugno 2010);

e) Programma triennale per la trasparenza e l’integrità e relativo stato di attuazione (articolo 11, comma 8, lettera a), del d. lg. n. 150 del 2009);

f) elenco delle tipologie di procedimento svolte da ciascun ufficio di livello dirigenziale non generale, il termine per la conclusione di ciascun procedimento ed ogni altro termine procedimentale, il nome del responsabile del procedimento e l’unità organizzativa responsabile dell’istruttoria e di ogni altro adempimento procedimentale, nonché dell’adozione del provvedimento finale (articolo 54, comma 1, lettera b), del d. lg. n. 82 del 2005);

g) scadenze e modalità di adempimento dei procedimenti individuati ai sensi degli articoli 2 e 4 della l. n. 241 del 1990 (articolo 54, comma 1, lettera c), del d. lg. n. 82 del 2005).

  • Dati sulla gestione economico-finanziaria dei servizi pubblici:

a) servizi erogati agli utenti finali e intermedi (ai sensi dell’articolo 10, comma 5, del d. lg. 7 agosto 1997, n. 279), contabilizzazione dei loro costi ed evidenziazione dei costi effettivi e di quelli imputati al personale per ogni servizio erogato, nonché il monitoraggio del loro andamento (articolo 11, comma 4, del d. lg. n. 150 del 2009), da estrapolare in maniera coerente ai contenuti del Piano e della Relazione sulla performance;

b) contratti integrativi stipulati, relazione tecnico-finanziaria e illustrativa, certificata dagli organi di controllo, informazioni trasmesse ai fini dell’inoltro alla Corte dei Conti, modello adottato ed esiti della valutazione effettuata dai cittadini sugli effetti attesi dal funzionamento dei servizi pubblici in conseguenza della contrattazione integrativa (articolo 55, comma 4, del d. lg. n. 150 del 2009);

c) dati concernenti consorzi, enti e società di cui le pubbliche amministrazioni facciano parte, con indicazione, in caso di società, della relativa quota di partecipazione nonché dati concernenti l’esternalizzazione di servizi e attività anche per il tramite di convenzioni.

  • Dati sulla gestione dei pagamenti e sulle buone prassi:

a) indicatore dei tempi medi di pagamento relativi agli acquisti di beni, servizi e forniture (indicatore di tempestività dei pagamenti), nonché tempi medi di definizione dei procedimenti e di erogazione dei servizi con riferimento all’esercizio finanziario precedente (articolo 23, comma 5, della l. n. 69 del 2009);

b) buone prassi in ordine ai tempi per l’adozione dei provvedimenti e per l’erogazione dei servizi al pubblico (articolo 23, commi 1 e 2, della l. n. 69 del 2009).

c) Dati su sovvenzioni, contributi, crediti, sussidi e benefici di natura economica:

d) istituzione e accessibilità in via telematica di albi dei beneficiari di provvidenze di natura economica (articoli 1 e 2 del D.P.R. n. 118 del 2000).

  • Dati sul “public procurement”:

a) dati previsti dall’articolo 7 del d. lg. n. 163 del 2006 (Codice dei contratti pubblici di lavori, servizi e forniture). Si precisa che l’individuazione di tali dati, ai fini della loro pubblicazione, spetta all’Autorità per la vigilanza dei contratti pubblici di lavori, servizi e forniture.


P. Santillo


domenica 29 agosto 2010

T.A.R.S.U./T.I.A. - P.R.G.R.U. (un gioco da ragazzi che dovrebbe coinvolgere tutti)

In questi giorni i cittadini di San Salvatore Telesino stanno ricevendo le richieste di pagamento relative alla Tassa Rifiuti Solidi Urbani (TARSU) dell’anno 2009.
Dopo il già consistente aumento “subito” lo scorso anno, c’è un ulteriore incremento della tassa del 23%: in due anni è quasi raddoppiata!
E’ inutile ora discutere delle responsabilità ed omissioni che hanno portato all’attuale situazione di emergenza (1), mentre l’imminente “ri-avvio” del servizio di raccolta differenziata nel nostro comune chiama ancora una volta noi cittadini a fare la “nostra parte”.
Siamo certi che ci sarà piena collaborazione dei cittadini di San Salvatore Telesino che, pur giustamente indispettiti per le cartelle di pagamento della tassa rifiuti del 2009 (recapitate, con singolare coincidenza, proprio in questi giorni), sono consapevoli della loro responsabilità individuale, e riprenderanno fiduciosi a separare l’umido, la carta, la plastica, il vetro, ecc. dall’indifferenziato.
Infatti, sappiamo che conferire meno rifiuti organici ed indifferenziati è l’unico modo per sperare in riduzioni della tassa/tariffa rifiuti per il futuro o, quantomeno, per scongiurare ulteriori aumenti.
Tuttavia, è anche ora che l'amministrazione faccia chiarezza sulle procedure attuate per gestire la fase emergenziale, e sui relativi costi, fino all’avvio della nuova raccolta differenziata, e sul sistema ed i costi della relativa procedura, che dovrà proseguire fino all’avvio della gestione provinciale.
Peraltro, l'Assessore all'Ambiente aveva riferito che, pur trattandosi di un servizio che deve essere pagato interamente dai cittadini, non vi sarebbero stati aumenti della tassa rifiuti.
Allora è doveroso che i cittadini siano informati, con un analitico prospetto, di tutti i costi connessi al servizio, sugli introiti relativi alla TARSU. Dovrebbe essere chiarito anche se il maggior onere sulla TARSU 2009 sia necessario per pagare i vecchi debiti con il Consorzio oggetto di una recente transazione.
Inoltre, è il momento di pretendere con forza l’avvio delle procedure di passaggio dalla TARSU alla Tariffa di igiene Ambientale (T.I.A.), come previsto per legge da molti anni, e come promesso anche nel programma elettorale dell’attuale maggioranza consiliare.
In questo modo, essendo una parte della tariffa legata esclusivamente ai quantitativi e alla qualità dei rifiuti conferiti da ogni singolo nucleo familiare, si determinerebbe un ulteriore incentivo a fare una raccolta differenziata di qualità, e a ridurre con opportuni quanto semplici comportamenti sia il quantitativo assoluto di rifiuto indifferenziato conferito che gli assurdi sprechi della nostra società iper-consumista.
Facendo sì che ognuno paghi “il giusto”, senza le “distorsioni” del sistema attuale, in cui si paga solo in proporzione alla superficie delle nostre case, anche se disabitate o abitate da una sola persona, saranno “premiati” economicamente i comportamenti virtuosi.
Oltre l’aspetto economico della questione, c’è poi quello ambientale, che per noi è ancora più importante.
Sempre in questi giorni, infatti, la Regione Campania, sul proprio sito istituzionale, ed in particolare nelle pagine dell’assessorato all’ambiente, ha pubblicato il DOCUMENTO PROGRAMMATICO DELLA PROPOSTA DI PIANO REGIONALE DI GESTIONE DEI RIFIUTI URBANI IN CAMPANIA (P.R.G.R.U.) ed il RAPPORTO PRELIMINARE SUI POSSIBILI IMPATTI AMBIENTALI SIGNIFICATIVI DERIVANTI DALL’ATTUAZIONE DEL PRGRU.
Ebbene, questi documenti, che costituiscono il punto di partenza per la redazione del PIANO REGIONALE RIFIUTI, purtroppo prevedono sempre l’incenerimento e addirittura la costruzione di altri due impianti, uno a Napoli e l’altro a Salerno, oltre i due già previsti da Bassolino. Il primo è già in funzione ad Acerra, e le sue emissioni superano regolarmente i limiti di legge, tanto che più volte è stato necessario bloccarne le attività; parliamo di “veleni” estremamente pericolosi: nano particelle, diossina, …, con gravissime conseguenze sulla salute, così come abbiamo più volte documentato.
Siamo molto delusi dall’Assessore all’Ambiente, Giovanni Romano, già sindaco del comune di Mercato Sanseverino (SA) e “paladino” della raccolta differenziata.
Come abbiamo condiviso e riconosciuto in precedenza al piano rifiuti predisposto dalla provincia di Benevento la scelta contro l’incenerimento, l’importanza data alla raccolta differenziata, al riuso e recupero, e alla riduzione alla fonte della produzione di rifiuti (pur avendo rilevato delle criticità relative alla realizzabilità in tempi brevi del piano stesso), così ora critichiamo con decisione la diversa scelta fatta dalla Regione, che, al di là di una solo formale applicazione delle direttive comunitarie e nazionali, punta apertamente e decisamente sull’incenerimento (anche se lo chiamano furbamente “recupero di energia”).
Anche ammesso che in questo momento, pur “spingendo” molto sulla differenziata, residui comunque un certo quantitativo di rifiuto da “distruggere”, l’inceneritore già in funzione ad Acerra sarebbe più che sufficiente a tale scopo, ammesso che si proceda decisamente, a tutti i livelli, per conseguire percentuali sempre più elevate di raccolta differenziata, riduzione, recupero, riuso, riciclaggio; si prenda a riferimento Vedelago, e si lavori per spegnere anche il “mostro” di Acerra piuttosto che realizzarne altri.
I cittadini del Picentino, dove sarebbe prevista la costruzione dell’inceneritore salernitano, sono già da tempo in mobilitazione, ma è il caso di smetterla di attivarsi solo quando la “minaccia” interessa il proprio territorio, e mobilitarsi invece perché in tutta la regione, e in tutto il Paese, si rifiuti la logica degli inceneritori, che servono solo alle grandi aziende che ci si arricchiscono, e si punti solo su riduzione, riuso, recupero, riciclaggio, ri-progettazione dei prodotti, … anche facendo leva sulla tassazione legata all’impatto dei prodotti stessi e dei comportamenti delle aziende sul ciclo dei rifiuti, incoraggiando pratiche virtuose sia da parte dei cittadini che delle aziende.
Anche alla Regione Campania, come già fatto con la Provincia di Benevento, chiediamo di valorizzare soprattutto la responsabilizzazione dei comuni, prevedendo, che le provincie, oltre alla gestione degli impianti, assumano solo compiti di indirizzo, coordinamento e vigilanza dell’azione dei comuni, intervenendo con i “poteri di avocazione” quando i comuni non rispetteranno gli “standards” indicati nel piano regionale e nel rispettivo piano provinciale.
È necessario che i cittadini si attivino con i propri amministratori perché intraprendano una azione più decisa verso la Regione per chiedere una diversa gestione dei rifiuti rispetto a quella descritta dal PRGRU e, allo stesso tempo, esercitino un ruolo più attivo nella gestione stessa ed esigano un percorso partecipato del processo come condizione indispensabile per avviare politiche più sostenibili e rispettose dell’ambiente.
I comportamenti e la partecipazione informata e consapevole dei cittadini, e la loro capacità di essere responsabili e di farsi “sentire” dalle Istituzioni, possono e devono influenzare le scelte delle diverse Amministrazioni.

(1) Da Rastrelli (centrodestra) a Bassolino (centrosinistra) fino al Capo dipartimento della “Protezione inCivile”(dal titolo del libro di Piero Messina – Rizzoli BUR – 2010) Bertolaso, passando per i Consorzi e i rispettivi amministratori, senza dimenticare tutti gli amministratori locali che, felici di poter delegare, e con rare eccezioni, hanno sempre “trascurato” gli obblighi in materia di raccolta differenziata, con evidenti profili di danno erariale, oltre che di pregiudizio alla salute pubblica.

sabato 28 agosto 2010

il nostro territorio e le sue “ferite”






Foto 1: la cava "Maturo"













Foto 2: Cava in località Selva Palladino









Foto 3: il "Redentore" sovrastato da un enorme traliccio con antenne di ogni tipo
















Foto 4: l'allevamento intensivo di maiali sulla collina della "Selva di Sotto"










Foto 5: la cava "ex Bove" a ridosso dei "Puri" di Monte Pugliano








Foto 6: deposito di pneumatici esausti.









Foto 7: deposito di pneumatici 2.








Foto 8: Capannoni industriali a perdita d'occhio e... di suolo








mercoledì 25 agosto 2010

San Francisco e i suoi 100 milioni di sacchetti in plastica in meno

Tratto da http://www.portalasporta.it

Nel 2007 San Francisco ha bandito i sacchetti di plastica nei maggiori negozi e catene di prodotti alimentari e nelle catene di parafarmacia.

Ora l’amministrazione della città sta valutando di estendere il divieto a tutti i rivenditori, tra cui librerie, negozi di abbigliamento e grandi magazzini e che includerebbe tutti i possibili formati e misure dei sacchetti di plastica.

Ross Mirkarimi, membro della Commissione di Vigilanza della città di San Francisco e autore della legge del 2007 ha presentato formalmente una proposta in tal senso alla Commissione ad inizio agosto.

Anche lo Stato della California ha in corso l’iter legislativo di un disegno di legge, l’ Assembly Bill 1998, appoggiato dal Governatore Arnold Schwarzenegger, che vieterebbe il sacchetto di plastica in tutto lo stato della California a partire dal 2012 con una tassazione di 5 cent prevista per il sacchetto di carta.

L’amministrazione di San Francisco non ha intenzione di aspettare gli sviluppi di questo disegno di legge perché è sicura che i provvedimenti saranno più blandi e di minore portata rispetto agli obiettivi che vuole raggiungere in città.

A San Francisco l’attuale legge impone ai supermercati di grandi dimensioni e alle catene di parafarmacie di fornire ai clienti solamente sacchetti di bioplastica compostabili, sacchetti di carta riciclabile e borse riutilizzabili.

La nuova legislazione, se approvata, entrerebbe in vigore il 1 Marzo 2011. Oltre a valere per tutti i comparti commerciali del retail prevede come novità l’addebito di cinque centesimi anche per il sacchetto monouso di carta. Restano esclusi dal provvedimento i sacchetti intermedi per l’imballaggio e il confezionamento di prodotti alimentari ma anche, ad esempio, gli involucri di plastica utilizzati dalle lavanderie a secco per proteggere gli indumenti.

Secondo Mark Westlund, portavoce del Dipartimento per l’Ambiente di San Francisco, sono stati 100 milioni i sacchetti di plastica che sono stati risparmiati all’ambiente in tre anni di divieto.

Se il provvedimento passasse San Francisco sarebbe la prima città della California a seguire l’esempio delle cittadine delle contee di Currituck, Dare, Hyde appartenenti alla regione degli Outer Banks in North Carolina. Anche qui si tratta dell’estensione di un primo provvedimento limitato ad alcune catene che sarà effettivo dal primo ottobre 2010.

Alcuni negozi di San Francisco sono già passati dal 2007 ai sacchetti di carta. Resta a livello locale, ma non solamente, l’accusa rivolta ai sacchetti di carta, anche da parte dell’industria della plastica, che rimarca in ogni occasione quanto anche questi non siano privi di impatto per l’ambiente.

Rispetto alla soluzione in plastica la produzione di sacchetti di carta richiederebbe un maggiore consumo di acqua, un 70% di energia in più e un 50% di emissioni di gas serra in più causate dal sacchetto durante il suo ciclo di vita.

Ovviamente l’industria della plastica evidenzia i punti deboli dell’alternativa di carta e minimizza quelli riferiti alla soluzione in plastica, la non biodegradabilità del materiale, la dispersione nell’ambiente con inquinamento chimico e relativi danni tra cui anche quelli economici, le ridicole percentuali di riciclo, l’utilizzo del petrolio che è una fonte di energia in declino, ecc.

Per saperne di più leggi la valutazione di impatto ambientale riferita al sacchetto in plastica, in carta e in materiale riutilizzabile.

giovedì 5 agosto 2010

QUESTIONE “VOCEM” E “VALORIZZAZIONI IMMOBILIARI”: AGGIORNAMENTO

Alla luce di alcune novità di queste ultime settimane, è necessario un aggiornamento sulla questione VOCEM e, inoltre, su due questioni di cui ci siamo occupati negli ultimi mesi: l’area “ex cava Bove” in c.da Pugliano e i terreni posti in vendita dal Comune in località “acqua fetente”.
Il ricorso al TAR proposto dalla Società controllata dalla provincia di Bergamo avverso la decisione contraria alla costruzione del termovalorizzatore ha visto un nuovo rinvio a fine anno: dunque ci sarà ancora da attendere prima di poter definitivamente archiviare questa storia.
Nel frattempo è sparita dal piano di dismissione definitivamente approvato per il 2010 dal Comune di San Salvatore Telesino la vendita di una porzione del Monte Pugliano adiacente l’ex cava Bove, non sappiamo se a seguito delle nostre proteste (leggi i nostri comunicati del 31 marzo 2010 e del 14 aprile 2010) o per l’intervento della Magistratura, come emerge dalla lettura del B.U.R.C. del 14 giugno scorso su cui è pubblicato, alle pagine 349-353, un “illuminante” decreto dirigenziale del Genio Civile di Benevento. In proposito sarebbe il caso che l’Amministrazione renda pubblici tutti gli atti in suo possesso che riguardano questa vicenda (comunicazioni della Procura della Repubblica, verbali di ispezione del Comune e di altri Enti coinvolti, ordinanze, …). Si sentiva dire con insistenza, da diverse fonti, che la cava avesse già “sconfinato”, occupando ed utilizzando la proprietà demaniale: ora, il decreto della Regione Campania ce lo conferma! Ma il Comune non avrebbe dovuto intervenire prima, rispondendo anche alle specifiche richieste che sono state fatte più volte in proposito? Evidentemente le attività estrattive in questi anni sono proseguite nonostante i divieti e gli obblighi di ripristino imposti dalla Regione: ora auspichiamo che il proprietario dell’area sia costretto una volta per tutte ad ottemperare agli obblighi di ripristino che gli sono stati nuovamente notificati. Ci aspettiamo che, stavolta, l’Amministrazione farà tutto quanto dovuto per tutelare al meglio la “nostra” proprietà, ma chiediamo che ne dia anche doverosa comunicazione e conferma ai cittadini.
E’ necessario inoltre che l’Amministrazione riconsideri anche la decisione di vendere un lotto di terreno in località “Acqua Fetente”, al confine con il comune di Telese Terme, che favorirebbe una nuova speculazione edilizia sul modello della cittadina termale ormai soffocata dal cemento.
Purtroppo, infatti, a differenza dell’”operazione cava”, in continuità peraltro con i progetti delle precedenti amministrazioni (l’attuale piano regolatore prevede che tutte le aree adiacenti alla sorgente e al torrente Grassano siano destinate a strutture turistico-ricettive, e quindi, comunque potenzialmente edificabili), è stata confermata la scelta di vendere, per scopi edificatori, terreni di proprietà comunale a ridosso del torrente Grassano, in area che dovrebbe essere vincolata e protetta (operazione peraltro, pare, già tentata nel 2001, ma non andata a buon fine, per fortuna).
Ed ora, per favorire e rendere più “attraente” la vendita della stessa area, si vuole consentire l’edificazione di quasi 700 mq di locali commerciali, 600 mq circa di appartamenti per “residence” (?!), e 464 mq di appartamenti, per un totale di quasi 6100 mc (in media, circa 1 mc di costruzione per ogni mq di terreno) … il tutto a meno di 40 metri dal torrente Grassano.
I due edifici di cui si intende “stimolare” la costruzione sul lotto di terreno messo in vendita, come si evince dal progetto redatto dai tecnici del comune di San Salvatore Telesino, si troverebbero completamente nella fascia di 150 metri di rispetto protetta del torrente Grassano, e non saranno certo le “opere di mitigazione” pensate dai progettisti (cannucceto esistente, fascia alberata da piantumare) a ridurre l’impatto ambientale e paesaggistico dell’intervento proposto a ridosso del Parco del Grassano.
Né sembra essere stata debitamente considerata la presenza di un impianto di depurazione e del relativo canale di scolo che corre parallelamente al torrente Grassano.
Non abbiamo nemmeno visto, fra gli elaborati di progetto che ci sono stati esibiti in comune, una perizia geologica, né una relazione geotecnica: si è valutato che sia possibile, per quei terreni, sostenere il carico di una platea di fondazione e di ben tre solai in cemento armato, con i relativi sovraccarichi e le possibili sollecitazioni sismiche, su una superficie così vasta (oltre 1300 mq)?
Quali indagini geologiche sono state fatte?
Recentemente c’è stato poi un altro “colpo di scena”: leggendo la deliberazione della Giunta Comunale n. 91 del 10.06.2010 abbiamo appreso che il Sig. Carlo Carafa non ha dato seguito all’impegno assunto con la transazione del 24.07.2003, di riconsegnare al Comune di San Salvatore Telesino le aree che il Comune stesso ha già inserito nel piano di dismissione, contando sul relativo introito (oltre 500 mila euro) per “pareggiare” il bilancio di previsione 2010.
Il Carafa ha anche negato l’accesso ai tecnici e ad un vigile di San Salvatore Telesino, addirittura denunciandoli per violazione di domicilio.
Pertanto la Giunta Comunale ha incaricato un legale per supportare l’azione dell’Ente nel contenzioso stragiudiziario con il Carafa ed ottenere il possesso delle aree.
Successivamente abbiamo visto che l’area è stata recintata dal Comune.
In ogni caso crediamo che la Soprintendenza ai Beni Ambientali di Caserta, cui il progetto dovrà essere sottoposto per l’autorizzazione, debba negare il suo assenso a questa e ad altre speculazioni edilizie su aree vincolate dal punto di vista ambientale e paesaggistico, e rendendo quindi inefficace, dal punto di vista economico, questa operazione che si vuol far passare come inevitabile per “sistemare” le casse del nostro comune e far “quadrare i conti” del bilancio, e che potrebbe essere solo l’inizio, nelle zone del nostro Comune a ridosso del territorio di Telese Terme, ormai “saturato” dall’edilizia selvaggia degli ultimi anni, di una nuova cementificazione con finalità speculative.
Ci aspettiamo su questo un deciso e formale intervento in merito da parte dell’Assessore all’Ambiente, che era assente nelle occasioni in cui si sono decise queste vendite, e che successivamente ha fatto approvare dal Consiglio Comunale la costituzione di una consulta ambientale per consentire la partecipazione dei cittadini alle politiche ambientali dell’Amministrazione, ed auspichiamo anche un interessamento alla vicenda da parte dell’assessorato provinciale all’ambiente.
Per quanto riguarda le “sofferenze” del bilancio, riteniamo che il bilancio di previsione 2010 debba essere rivisto, recuperando con diversi provvedimenti, magari riconsiderando quelli già indicati dalla deliberazione n.14/2008 del Commissario Straordinario, le risorse necessarie per “coprire” il “buco” nei conti della ex legge 219.
Se poi le misure indicate dalla deliberazione del Commissario non fossero applicabili o sufficienti, come sostiene l’Amministrazione, si potrebbe anche pensare ad una tassa di scopo, al recupero degli introiti da concessioni (per esempio le antenne su Monte Acero), ai cospicui risparmi che si possono ottenere nei consumi energetici, e finanche ad una sottoscrizione popolare, per evitare un carico edilizio assolutamente incompatibile come quello ora ipotizzato dal nostro Comune solo per “fare cassa”. Il messaggio che vogliamo sia chiaro e’ che la vendita dei “beni di famiglia”, con annessa compromissione del territorio e del relativo potenziale turistico, non può e non deve essere la prima soluzione ad ogni intoppo di bilancio che si incontra.
I terreni in vendita sono di proprietà di tutti noi: è possibile che solo 12 persone, anche se democraticamente elette, pensino di poter decidere da sole? Nel programma elettorale questa operazione non c’era! Anzi, era stata duramente criticata la transazione con la quale la precedente Amministrazione aveva ceduto al Sig. Carlo Carafa un’area di 750 mq nella stessa zona.
E allora, perché queste decisioni così affrettate su progetti di vendita dall’incerto risultato economico e di sicuro pregiudizio non solo per l’ambiente, ma anche per il consenso di chi le assume?
A chi giova tutto ciò?
Se si vogliono rispettare gli impegni elettorali e favorire la partecipazione dei cittadini all’amministrazione dell’Ente e al governo del territorio, è arrivato il momento di farlo, a cominciare dall’avvio di un percorso, veramente partecipato, per la redazione del nuovo Piano Urbanistico Comunale, in modo da limitare il consumo di territorio bloccando gli interventi speculativi.
E poi, perché non cominciare a discutere del prossimo bilancio? Quello per il 2010 ormai è andato, e salvo le necessarie e/o auspicabili variazioni, come tutti quelli degli anni precedenti, ormai è stato imposto ai cittadini senza alcun coinvolgimento. Ma per il 2011, se c’è reale volontà politica, c’è tempo per avviare un percorso partecipato e provare a condividere con tutti i cittadini interessati le scelte, che si dovranno assumere per garantire la “sostenibilità”, anche economica, della gestione dell’Ente e dell’erogazione dei servizi di competenza del Comune.

domenica 20 giugno 2010

Vergogna

Pubblichiamo volentieri una lettera aperta rivolta al Presidente Napolitano da parte del nostro amico Marco Boschini (coordinatore dell'associazione dei Comuni Virtuosi) relativa alla vicenda del Comune Virtuoso di Camigliano (CE) e che ci riguarda molto da vicino. La battaglia del sindaco Cenname di Camigliano è anche la nostra.
“Io so e ho le prove”, scrive Saviano nel passo più forte del libro “Gomorra”.

“Io so. Le prove non sono nascoste in nessuna pen-drive celata in buche sotto terra... né possiedo documenti ciclostilati dei servizi segreti. Le prove sono inconfutabili perché parziali, riprese con le iridi, raccontate con le parole e temprate con le emozioni rimbalzate su ferri e legni”.

“Io so”, dice Saviano. Ma quanti di noi sanno? Quanti di noi hanno ripreso con le iridi lo schifo che ci circonda, ma preferiamo optare per il silenzio? E allora mi viene il forte dubbio che, forse, Gomorra, la Camorra, il Sistema... siamo anche noi.

Perché il sistema è costituito da due elementi essenziali: il sopruso e il silenzio, che compongono un entità indivisibile. Noi siamo il Silenzio, cioè un elemento imprescindibile del Sistema. Il Sistema non è costituito solo dal narco-traffico, dagli appalti truccati, dalla politica corrotta, dai rifiuti tossici che vengono seminati accanto ai cavolfiori che mangiamo a tavola...

Ogni angolo della nostra società è composto per metà da monnezza e per l’altra metà da gente muta come pesci morti da diversi giorni e che, di conseguenza, emanano un puzzo ancora peggiore. Ciascuno di questi angoli è semplicemente diviso da una bisettrice invisibile, che solo idealmente separa il male dal peggio.

Certo, sopportare è cosa diversa da imporre, ma forse se tutti insieme decidessero di non sopportare più... più nessuno potrebbe imporre alcunché.

Il fango che tiene tutti al palo da Caserta in giù (e in su...) ha travolto questa mattina il Comune di Camigliano, che in quella stessa provincia descritta dalle parole amare e cristalline di Saviano era riuscito a dimostrare, proprio lì e proprio adesso, come sia possibile amministrare con onestà, spirito di servizio e trasparenza un ente locale.

Vincenzo Cenname, fino ad oggi sindaco del paese di 1.800 abitanti, aveva interpretato il proprio ruolo di amministratore come facciamo noi dei Comuni Virtuosi e, senza tante storie o parole o proclami, si era messo a governare il territorio avendo a cuore il territorio stesso e i cittadini che lo abitano.

Una cava abusiva bloccata come primo atto dall’insediamento, 65% di raccolta differenziata, risparmio energetico negli edifici e nelle strade pubbliche, buone pratiche, progetti culturali e incentivi per i nuovi stili di vita.

Questo è stato Camigliano fino a questa mattina, quando il Prefetto di Caserta, e quindi lo Stato, ha deciso che nella provincia con la più alta densità di istituzioni colluse con il sistema camorristico, fosse giunto il momento di sciogliere il consiglio comunale e mandare a casa il sindaco più virtuoso dell’intera Campania...

In questo momento, caro Presidente Napolitano, mi sento profondamente preso in giro, amareggiato, e provo una gran vergogna, nel mio piccolo, ad essere parte integrante di quello stesso Stato che si permette di compiere una nefandezza del genere...

Il Suo silenzio è assordante, il suo silenzio è fango, è parte di quel Sistema di cui mi sento di non far più parte.

Marco Boschini, Coordinatore Associazione Comuni Virtuosi