domenica 29 agosto 2010

T.A.R.S.U./T.I.A. - P.R.G.R.U. (un gioco da ragazzi che dovrebbe coinvolgere tutti)

In questi giorni i cittadini di San Salvatore Telesino stanno ricevendo le richieste di pagamento relative alla Tassa Rifiuti Solidi Urbani (TARSU) dell’anno 2009.
Dopo il già consistente aumento “subito” lo scorso anno, c’è un ulteriore incremento della tassa del 23%: in due anni è quasi raddoppiata!
E’ inutile ora discutere delle responsabilità ed omissioni che hanno portato all’attuale situazione di emergenza (1), mentre l’imminente “ri-avvio” del servizio di raccolta differenziata nel nostro comune chiama ancora una volta noi cittadini a fare la “nostra parte”.
Siamo certi che ci sarà piena collaborazione dei cittadini di San Salvatore Telesino che, pur giustamente indispettiti per le cartelle di pagamento della tassa rifiuti del 2009 (recapitate, con singolare coincidenza, proprio in questi giorni), sono consapevoli della loro responsabilità individuale, e riprenderanno fiduciosi a separare l’umido, la carta, la plastica, il vetro, ecc. dall’indifferenziato.
Infatti, sappiamo che conferire meno rifiuti organici ed indifferenziati è l’unico modo per sperare in riduzioni della tassa/tariffa rifiuti per il futuro o, quantomeno, per scongiurare ulteriori aumenti.
Tuttavia, è anche ora che l'amministrazione faccia chiarezza sulle procedure attuate per gestire la fase emergenziale, e sui relativi costi, fino all’avvio della nuova raccolta differenziata, e sul sistema ed i costi della relativa procedura, che dovrà proseguire fino all’avvio della gestione provinciale.
Peraltro, l'Assessore all'Ambiente aveva riferito che, pur trattandosi di un servizio che deve essere pagato interamente dai cittadini, non vi sarebbero stati aumenti della tassa rifiuti.
Allora è doveroso che i cittadini siano informati, con un analitico prospetto, di tutti i costi connessi al servizio, sugli introiti relativi alla TARSU. Dovrebbe essere chiarito anche se il maggior onere sulla TARSU 2009 sia necessario per pagare i vecchi debiti con il Consorzio oggetto di una recente transazione.
Inoltre, è il momento di pretendere con forza l’avvio delle procedure di passaggio dalla TARSU alla Tariffa di igiene Ambientale (T.I.A.), come previsto per legge da molti anni, e come promesso anche nel programma elettorale dell’attuale maggioranza consiliare.
In questo modo, essendo una parte della tariffa legata esclusivamente ai quantitativi e alla qualità dei rifiuti conferiti da ogni singolo nucleo familiare, si determinerebbe un ulteriore incentivo a fare una raccolta differenziata di qualità, e a ridurre con opportuni quanto semplici comportamenti sia il quantitativo assoluto di rifiuto indifferenziato conferito che gli assurdi sprechi della nostra società iper-consumista.
Facendo sì che ognuno paghi “il giusto”, senza le “distorsioni” del sistema attuale, in cui si paga solo in proporzione alla superficie delle nostre case, anche se disabitate o abitate da una sola persona, saranno “premiati” economicamente i comportamenti virtuosi.
Oltre l’aspetto economico della questione, c’è poi quello ambientale, che per noi è ancora più importante.
Sempre in questi giorni, infatti, la Regione Campania, sul proprio sito istituzionale, ed in particolare nelle pagine dell’assessorato all’ambiente, ha pubblicato il DOCUMENTO PROGRAMMATICO DELLA PROPOSTA DI PIANO REGIONALE DI GESTIONE DEI RIFIUTI URBANI IN CAMPANIA (P.R.G.R.U.) ed il RAPPORTO PRELIMINARE SUI POSSIBILI IMPATTI AMBIENTALI SIGNIFICATIVI DERIVANTI DALL’ATTUAZIONE DEL PRGRU.
Ebbene, questi documenti, che costituiscono il punto di partenza per la redazione del PIANO REGIONALE RIFIUTI, purtroppo prevedono sempre l’incenerimento e addirittura la costruzione di altri due impianti, uno a Napoli e l’altro a Salerno, oltre i due già previsti da Bassolino. Il primo è già in funzione ad Acerra, e le sue emissioni superano regolarmente i limiti di legge, tanto che più volte è stato necessario bloccarne le attività; parliamo di “veleni” estremamente pericolosi: nano particelle, diossina, …, con gravissime conseguenze sulla salute, così come abbiamo più volte documentato.
Siamo molto delusi dall’Assessore all’Ambiente, Giovanni Romano, già sindaco del comune di Mercato Sanseverino (SA) e “paladino” della raccolta differenziata.
Come abbiamo condiviso e riconosciuto in precedenza al piano rifiuti predisposto dalla provincia di Benevento la scelta contro l’incenerimento, l’importanza data alla raccolta differenziata, al riuso e recupero, e alla riduzione alla fonte della produzione di rifiuti (pur avendo rilevato delle criticità relative alla realizzabilità in tempi brevi del piano stesso), così ora critichiamo con decisione la diversa scelta fatta dalla Regione, che, al di là di una solo formale applicazione delle direttive comunitarie e nazionali, punta apertamente e decisamente sull’incenerimento (anche se lo chiamano furbamente “recupero di energia”).
Anche ammesso che in questo momento, pur “spingendo” molto sulla differenziata, residui comunque un certo quantitativo di rifiuto da “distruggere”, l’inceneritore già in funzione ad Acerra sarebbe più che sufficiente a tale scopo, ammesso che si proceda decisamente, a tutti i livelli, per conseguire percentuali sempre più elevate di raccolta differenziata, riduzione, recupero, riuso, riciclaggio; si prenda a riferimento Vedelago, e si lavori per spegnere anche il “mostro” di Acerra piuttosto che realizzarne altri.
I cittadini del Picentino, dove sarebbe prevista la costruzione dell’inceneritore salernitano, sono già da tempo in mobilitazione, ma è il caso di smetterla di attivarsi solo quando la “minaccia” interessa il proprio territorio, e mobilitarsi invece perché in tutta la regione, e in tutto il Paese, si rifiuti la logica degli inceneritori, che servono solo alle grandi aziende che ci si arricchiscono, e si punti solo su riduzione, riuso, recupero, riciclaggio, ri-progettazione dei prodotti, … anche facendo leva sulla tassazione legata all’impatto dei prodotti stessi e dei comportamenti delle aziende sul ciclo dei rifiuti, incoraggiando pratiche virtuose sia da parte dei cittadini che delle aziende.
Anche alla Regione Campania, come già fatto con la Provincia di Benevento, chiediamo di valorizzare soprattutto la responsabilizzazione dei comuni, prevedendo, che le provincie, oltre alla gestione degli impianti, assumano solo compiti di indirizzo, coordinamento e vigilanza dell’azione dei comuni, intervenendo con i “poteri di avocazione” quando i comuni non rispetteranno gli “standards” indicati nel piano regionale e nel rispettivo piano provinciale.
È necessario che i cittadini si attivino con i propri amministratori perché intraprendano una azione più decisa verso la Regione per chiedere una diversa gestione dei rifiuti rispetto a quella descritta dal PRGRU e, allo stesso tempo, esercitino un ruolo più attivo nella gestione stessa ed esigano un percorso partecipato del processo come condizione indispensabile per avviare politiche più sostenibili e rispettose dell’ambiente.
I comportamenti e la partecipazione informata e consapevole dei cittadini, e la loro capacità di essere responsabili e di farsi “sentire” dalle Istituzioni, possono e devono influenzare le scelte delle diverse Amministrazioni.

(1) Da Rastrelli (centrodestra) a Bassolino (centrosinistra) fino al Capo dipartimento della “Protezione inCivile”(dal titolo del libro di Piero Messina – Rizzoli BUR – 2010) Bertolaso, passando per i Consorzi e i rispettivi amministratori, senza dimenticare tutti gli amministratori locali che, felici di poter delegare, e con rare eccezioni, hanno sempre “trascurato” gli obblighi in materia di raccolta differenziata, con evidenti profili di danno erariale, oltre che di pregiudizio alla salute pubblica.

sabato 28 agosto 2010

il nostro territorio e le sue “ferite”






Foto 1: la cava "Maturo"













Foto 2: Cava in località Selva Palladino









Foto 3: il "Redentore" sovrastato da un enorme traliccio con antenne di ogni tipo
















Foto 4: l'allevamento intensivo di maiali sulla collina della "Selva di Sotto"










Foto 5: la cava "ex Bove" a ridosso dei "Puri" di Monte Pugliano








Foto 6: deposito di pneumatici esausti.









Foto 7: deposito di pneumatici 2.








Foto 8: Capannoni industriali a perdita d'occhio e... di suolo








mercoledì 25 agosto 2010

San Francisco e i suoi 100 milioni di sacchetti in plastica in meno

Tratto da http://www.portalasporta.it

Nel 2007 San Francisco ha bandito i sacchetti di plastica nei maggiori negozi e catene di prodotti alimentari e nelle catene di parafarmacia.

Ora l’amministrazione della città sta valutando di estendere il divieto a tutti i rivenditori, tra cui librerie, negozi di abbigliamento e grandi magazzini e che includerebbe tutti i possibili formati e misure dei sacchetti di plastica.

Ross Mirkarimi, membro della Commissione di Vigilanza della città di San Francisco e autore della legge del 2007 ha presentato formalmente una proposta in tal senso alla Commissione ad inizio agosto.

Anche lo Stato della California ha in corso l’iter legislativo di un disegno di legge, l’ Assembly Bill 1998, appoggiato dal Governatore Arnold Schwarzenegger, che vieterebbe il sacchetto di plastica in tutto lo stato della California a partire dal 2012 con una tassazione di 5 cent prevista per il sacchetto di carta.

L’amministrazione di San Francisco non ha intenzione di aspettare gli sviluppi di questo disegno di legge perché è sicura che i provvedimenti saranno più blandi e di minore portata rispetto agli obiettivi che vuole raggiungere in città.

A San Francisco l’attuale legge impone ai supermercati di grandi dimensioni e alle catene di parafarmacie di fornire ai clienti solamente sacchetti di bioplastica compostabili, sacchetti di carta riciclabile e borse riutilizzabili.

La nuova legislazione, se approvata, entrerebbe in vigore il 1 Marzo 2011. Oltre a valere per tutti i comparti commerciali del retail prevede come novità l’addebito di cinque centesimi anche per il sacchetto monouso di carta. Restano esclusi dal provvedimento i sacchetti intermedi per l’imballaggio e il confezionamento di prodotti alimentari ma anche, ad esempio, gli involucri di plastica utilizzati dalle lavanderie a secco per proteggere gli indumenti.

Secondo Mark Westlund, portavoce del Dipartimento per l’Ambiente di San Francisco, sono stati 100 milioni i sacchetti di plastica che sono stati risparmiati all’ambiente in tre anni di divieto.

Se il provvedimento passasse San Francisco sarebbe la prima città della California a seguire l’esempio delle cittadine delle contee di Currituck, Dare, Hyde appartenenti alla regione degli Outer Banks in North Carolina. Anche qui si tratta dell’estensione di un primo provvedimento limitato ad alcune catene che sarà effettivo dal primo ottobre 2010.

Alcuni negozi di San Francisco sono già passati dal 2007 ai sacchetti di carta. Resta a livello locale, ma non solamente, l’accusa rivolta ai sacchetti di carta, anche da parte dell’industria della plastica, che rimarca in ogni occasione quanto anche questi non siano privi di impatto per l’ambiente.

Rispetto alla soluzione in plastica la produzione di sacchetti di carta richiederebbe un maggiore consumo di acqua, un 70% di energia in più e un 50% di emissioni di gas serra in più causate dal sacchetto durante il suo ciclo di vita.

Ovviamente l’industria della plastica evidenzia i punti deboli dell’alternativa di carta e minimizza quelli riferiti alla soluzione in plastica, la non biodegradabilità del materiale, la dispersione nell’ambiente con inquinamento chimico e relativi danni tra cui anche quelli economici, le ridicole percentuali di riciclo, l’utilizzo del petrolio che è una fonte di energia in declino, ecc.

Per saperne di più leggi la valutazione di impatto ambientale riferita al sacchetto in plastica, in carta e in materiale riutilizzabile.

giovedì 5 agosto 2010

QUESTIONE “VOCEM” E “VALORIZZAZIONI IMMOBILIARI”: AGGIORNAMENTO

Alla luce di alcune novità di queste ultime settimane, è necessario un aggiornamento sulla questione VOCEM e, inoltre, su due questioni di cui ci siamo occupati negli ultimi mesi: l’area “ex cava Bove” in c.da Pugliano e i terreni posti in vendita dal Comune in località “acqua fetente”.
Il ricorso al TAR proposto dalla Società controllata dalla provincia di Bergamo avverso la decisione contraria alla costruzione del termovalorizzatore ha visto un nuovo rinvio a fine anno: dunque ci sarà ancora da attendere prima di poter definitivamente archiviare questa storia.
Nel frattempo è sparita dal piano di dismissione definitivamente approvato per il 2010 dal Comune di San Salvatore Telesino la vendita di una porzione del Monte Pugliano adiacente l’ex cava Bove, non sappiamo se a seguito delle nostre proteste (leggi i nostri comunicati del 31 marzo 2010 e del 14 aprile 2010) o per l’intervento della Magistratura, come emerge dalla lettura del B.U.R.C. del 14 giugno scorso su cui è pubblicato, alle pagine 349-353, un “illuminante” decreto dirigenziale del Genio Civile di Benevento. In proposito sarebbe il caso che l’Amministrazione renda pubblici tutti gli atti in suo possesso che riguardano questa vicenda (comunicazioni della Procura della Repubblica, verbali di ispezione del Comune e di altri Enti coinvolti, ordinanze, …). Si sentiva dire con insistenza, da diverse fonti, che la cava avesse già “sconfinato”, occupando ed utilizzando la proprietà demaniale: ora, il decreto della Regione Campania ce lo conferma! Ma il Comune non avrebbe dovuto intervenire prima, rispondendo anche alle specifiche richieste che sono state fatte più volte in proposito? Evidentemente le attività estrattive in questi anni sono proseguite nonostante i divieti e gli obblighi di ripristino imposti dalla Regione: ora auspichiamo che il proprietario dell’area sia costretto una volta per tutte ad ottemperare agli obblighi di ripristino che gli sono stati nuovamente notificati. Ci aspettiamo che, stavolta, l’Amministrazione farà tutto quanto dovuto per tutelare al meglio la “nostra” proprietà, ma chiediamo che ne dia anche doverosa comunicazione e conferma ai cittadini.
E’ necessario inoltre che l’Amministrazione riconsideri anche la decisione di vendere un lotto di terreno in località “Acqua Fetente”, al confine con il comune di Telese Terme, che favorirebbe una nuova speculazione edilizia sul modello della cittadina termale ormai soffocata dal cemento.
Purtroppo, infatti, a differenza dell’”operazione cava”, in continuità peraltro con i progetti delle precedenti amministrazioni (l’attuale piano regolatore prevede che tutte le aree adiacenti alla sorgente e al torrente Grassano siano destinate a strutture turistico-ricettive, e quindi, comunque potenzialmente edificabili), è stata confermata la scelta di vendere, per scopi edificatori, terreni di proprietà comunale a ridosso del torrente Grassano, in area che dovrebbe essere vincolata e protetta (operazione peraltro, pare, già tentata nel 2001, ma non andata a buon fine, per fortuna).
Ed ora, per favorire e rendere più “attraente” la vendita della stessa area, si vuole consentire l’edificazione di quasi 700 mq di locali commerciali, 600 mq circa di appartamenti per “residence” (?!), e 464 mq di appartamenti, per un totale di quasi 6100 mc (in media, circa 1 mc di costruzione per ogni mq di terreno) … il tutto a meno di 40 metri dal torrente Grassano.
I due edifici di cui si intende “stimolare” la costruzione sul lotto di terreno messo in vendita, come si evince dal progetto redatto dai tecnici del comune di San Salvatore Telesino, si troverebbero completamente nella fascia di 150 metri di rispetto protetta del torrente Grassano, e non saranno certo le “opere di mitigazione” pensate dai progettisti (cannucceto esistente, fascia alberata da piantumare) a ridurre l’impatto ambientale e paesaggistico dell’intervento proposto a ridosso del Parco del Grassano.
Né sembra essere stata debitamente considerata la presenza di un impianto di depurazione e del relativo canale di scolo che corre parallelamente al torrente Grassano.
Non abbiamo nemmeno visto, fra gli elaborati di progetto che ci sono stati esibiti in comune, una perizia geologica, né una relazione geotecnica: si è valutato che sia possibile, per quei terreni, sostenere il carico di una platea di fondazione e di ben tre solai in cemento armato, con i relativi sovraccarichi e le possibili sollecitazioni sismiche, su una superficie così vasta (oltre 1300 mq)?
Quali indagini geologiche sono state fatte?
Recentemente c’è stato poi un altro “colpo di scena”: leggendo la deliberazione della Giunta Comunale n. 91 del 10.06.2010 abbiamo appreso che il Sig. Carlo Carafa non ha dato seguito all’impegno assunto con la transazione del 24.07.2003, di riconsegnare al Comune di San Salvatore Telesino le aree che il Comune stesso ha già inserito nel piano di dismissione, contando sul relativo introito (oltre 500 mila euro) per “pareggiare” il bilancio di previsione 2010.
Il Carafa ha anche negato l’accesso ai tecnici e ad un vigile di San Salvatore Telesino, addirittura denunciandoli per violazione di domicilio.
Pertanto la Giunta Comunale ha incaricato un legale per supportare l’azione dell’Ente nel contenzioso stragiudiziario con il Carafa ed ottenere il possesso delle aree.
Successivamente abbiamo visto che l’area è stata recintata dal Comune.
In ogni caso crediamo che la Soprintendenza ai Beni Ambientali di Caserta, cui il progetto dovrà essere sottoposto per l’autorizzazione, debba negare il suo assenso a questa e ad altre speculazioni edilizie su aree vincolate dal punto di vista ambientale e paesaggistico, e rendendo quindi inefficace, dal punto di vista economico, questa operazione che si vuol far passare come inevitabile per “sistemare” le casse del nostro comune e far “quadrare i conti” del bilancio, e che potrebbe essere solo l’inizio, nelle zone del nostro Comune a ridosso del territorio di Telese Terme, ormai “saturato” dall’edilizia selvaggia degli ultimi anni, di una nuova cementificazione con finalità speculative.
Ci aspettiamo su questo un deciso e formale intervento in merito da parte dell’Assessore all’Ambiente, che era assente nelle occasioni in cui si sono decise queste vendite, e che successivamente ha fatto approvare dal Consiglio Comunale la costituzione di una consulta ambientale per consentire la partecipazione dei cittadini alle politiche ambientali dell’Amministrazione, ed auspichiamo anche un interessamento alla vicenda da parte dell’assessorato provinciale all’ambiente.
Per quanto riguarda le “sofferenze” del bilancio, riteniamo che il bilancio di previsione 2010 debba essere rivisto, recuperando con diversi provvedimenti, magari riconsiderando quelli già indicati dalla deliberazione n.14/2008 del Commissario Straordinario, le risorse necessarie per “coprire” il “buco” nei conti della ex legge 219.
Se poi le misure indicate dalla deliberazione del Commissario non fossero applicabili o sufficienti, come sostiene l’Amministrazione, si potrebbe anche pensare ad una tassa di scopo, al recupero degli introiti da concessioni (per esempio le antenne su Monte Acero), ai cospicui risparmi che si possono ottenere nei consumi energetici, e finanche ad una sottoscrizione popolare, per evitare un carico edilizio assolutamente incompatibile come quello ora ipotizzato dal nostro Comune solo per “fare cassa”. Il messaggio che vogliamo sia chiaro e’ che la vendita dei “beni di famiglia”, con annessa compromissione del territorio e del relativo potenziale turistico, non può e non deve essere la prima soluzione ad ogni intoppo di bilancio che si incontra.
I terreni in vendita sono di proprietà di tutti noi: è possibile che solo 12 persone, anche se democraticamente elette, pensino di poter decidere da sole? Nel programma elettorale questa operazione non c’era! Anzi, era stata duramente criticata la transazione con la quale la precedente Amministrazione aveva ceduto al Sig. Carlo Carafa un’area di 750 mq nella stessa zona.
E allora, perché queste decisioni così affrettate su progetti di vendita dall’incerto risultato economico e di sicuro pregiudizio non solo per l’ambiente, ma anche per il consenso di chi le assume?
A chi giova tutto ciò?
Se si vogliono rispettare gli impegni elettorali e favorire la partecipazione dei cittadini all’amministrazione dell’Ente e al governo del territorio, è arrivato il momento di farlo, a cominciare dall’avvio di un percorso, veramente partecipato, per la redazione del nuovo Piano Urbanistico Comunale, in modo da limitare il consumo di territorio bloccando gli interventi speculativi.
E poi, perché non cominciare a discutere del prossimo bilancio? Quello per il 2010 ormai è andato, e salvo le necessarie e/o auspicabili variazioni, come tutti quelli degli anni precedenti, ormai è stato imposto ai cittadini senza alcun coinvolgimento. Ma per il 2011, se c’è reale volontà politica, c’è tempo per avviare un percorso partecipato e provare a condividere con tutti i cittadini interessati le scelte, che si dovranno assumere per garantire la “sostenibilità”, anche economica, della gestione dell’Ente e dell’erogazione dei servizi di competenza del Comune.

domenica 20 giugno 2010

Vergogna

Pubblichiamo volentieri una lettera aperta rivolta al Presidente Napolitano da parte del nostro amico Marco Boschini (coordinatore dell'associazione dei Comuni Virtuosi) relativa alla vicenda del Comune Virtuoso di Camigliano (CE) e che ci riguarda molto da vicino. La battaglia del sindaco Cenname di Camigliano è anche la nostra.
“Io so e ho le prove”, scrive Saviano nel passo più forte del libro “Gomorra”.

“Io so. Le prove non sono nascoste in nessuna pen-drive celata in buche sotto terra... né possiedo documenti ciclostilati dei servizi segreti. Le prove sono inconfutabili perché parziali, riprese con le iridi, raccontate con le parole e temprate con le emozioni rimbalzate su ferri e legni”.

“Io so”, dice Saviano. Ma quanti di noi sanno? Quanti di noi hanno ripreso con le iridi lo schifo che ci circonda, ma preferiamo optare per il silenzio? E allora mi viene il forte dubbio che, forse, Gomorra, la Camorra, il Sistema... siamo anche noi.

Perché il sistema è costituito da due elementi essenziali: il sopruso e il silenzio, che compongono un entità indivisibile. Noi siamo il Silenzio, cioè un elemento imprescindibile del Sistema. Il Sistema non è costituito solo dal narco-traffico, dagli appalti truccati, dalla politica corrotta, dai rifiuti tossici che vengono seminati accanto ai cavolfiori che mangiamo a tavola...

Ogni angolo della nostra società è composto per metà da monnezza e per l’altra metà da gente muta come pesci morti da diversi giorni e che, di conseguenza, emanano un puzzo ancora peggiore. Ciascuno di questi angoli è semplicemente diviso da una bisettrice invisibile, che solo idealmente separa il male dal peggio.

Certo, sopportare è cosa diversa da imporre, ma forse se tutti insieme decidessero di non sopportare più... più nessuno potrebbe imporre alcunché.

Il fango che tiene tutti al palo da Caserta in giù (e in su...) ha travolto questa mattina il Comune di Camigliano, che in quella stessa provincia descritta dalle parole amare e cristalline di Saviano era riuscito a dimostrare, proprio lì e proprio adesso, come sia possibile amministrare con onestà, spirito di servizio e trasparenza un ente locale.

Vincenzo Cenname, fino ad oggi sindaco del paese di 1.800 abitanti, aveva interpretato il proprio ruolo di amministratore come facciamo noi dei Comuni Virtuosi e, senza tante storie o parole o proclami, si era messo a governare il territorio avendo a cuore il territorio stesso e i cittadini che lo abitano.

Una cava abusiva bloccata come primo atto dall’insediamento, 65% di raccolta differenziata, risparmio energetico negli edifici e nelle strade pubbliche, buone pratiche, progetti culturali e incentivi per i nuovi stili di vita.

Questo è stato Camigliano fino a questa mattina, quando il Prefetto di Caserta, e quindi lo Stato, ha deciso che nella provincia con la più alta densità di istituzioni colluse con il sistema camorristico, fosse giunto il momento di sciogliere il consiglio comunale e mandare a casa il sindaco più virtuoso dell’intera Campania...

In questo momento, caro Presidente Napolitano, mi sento profondamente preso in giro, amareggiato, e provo una gran vergogna, nel mio piccolo, ad essere parte integrante di quello stesso Stato che si permette di compiere una nefandezza del genere...

Il Suo silenzio è assordante, il suo silenzio è fango, è parte di quel Sistema di cui mi sento di non far più parte.

Marco Boschini, Coordinatore Associazione Comuni Virtuosi

domenica 30 maggio 2010

Nostre proposte per il piano rifiuti provinciale

Maggio 2010

All’Assessore all’Ambiente della Provincia di Benevento


e , p.c.



Al Presidente della Provincia di Benevento
Al Sindaco del Comune di San Salvatore Telesino
All’Assessore all’Ambiente del Comune di San Salvatore Telesino


Proposta sul Piano Rifiuti Provinciale

Facendo seguito al confronto pubblico del 17 maggio scorso, riteniamo opportuno rappresentare la nostra posizione sul piano rifiuti della nostra Provincia.

Condividiamo e riconosciamo al piano rifiuti predisposto dalla provincia di Benevento la scelta contro l’incenerimento, l’importanza data alla raccolta differenziata, al riuso e recupero, e alla riduzione alla fonte della produzione di rifiuti, ma dobbiamo anche ribadire che sono presenti diverse criticità, a partire dall’analisi degli impianti esistenti, considerati sufficienti per il fabbisogno provinciale.

A causa del tempo trascorso fra la redazione del documento e la sua presentazione, alcuni dati sono ormai da considerare superati e non corrispondenti alla realtà (conferimenti in discarica, produzione del rifiuto in provincia, impiantistica presente ma ormai indisponibile, “capienza” residua della discarica di Sant’Arcangelo Trimonte, ecc.).

Il piano si presenta ancora solo come “una dichiarazione di principi ed obiettivi” e, in mancanza del piano industriale e della relativa analisi economico-finanziaria, che dovrebbe dimostrarne la “fattibilità”, non è possibile esprimere un definitivo giudizio di merito.

Invece è proprio il ritardo nella procedura, rispetto alla data, ormai prossima, dell’avvio a regime della gestione provincializzata, che desta preoccupazione.

Se gli impianti su cui fare affidamento sono quelli di Molinara, sito di compostaggio sotto sequestro, il CDR di Casalduni, da adeguare a TMB e compostaggio e comprensivo di un digestore anaerobico, la discarica di Sant’Arcangelo Trimonte, che presenta seri problemi di messa in sicurezza, ed altri impianti da verificare, come le isole ecologiche comunali, come si può realisticamente pensare di avviare la gestione del ciclo dei rifiuti tramite la Società provinciale SAMTE, da poco costituita, ed ancora non operativa, tra soli 6 mesi?

Per non parlare delle criticità presentate da altri impianti dismessi (San Bartolomeo), che continuano ad inquinare e a richiedere interventi urgenti che riducono ancor di più le disponibilità finanziarie della Provincia.

Ciò che salta immediatamente agli occhi è proprio il problema dell’organico, pertanto la cosa più importante, secondo noi, a fare è la selezione secco-umido.

Già questo tipo di raccolta differenziata consentirebbe di gestire immediatamente la fase di transizione, in quanto la frazione umida, al netto di quella che già sarebbe assorbita dal compostaggio domestico, opportunamente stimolato ed incentivato, potrebbe essere gestita direttamente da ogni singolo comune, o da più comuni associati.

E’ necessario quindi trovare gli strumenti e le risorse per consentire ai comuni di realizzare in tempi rapidi piccoli impianti di compostaggio dimensionati sulle proprie esigenze territoriali, che darebbero la possibilità non solo di gestire questa fase transitoria ma anche di predisporre gli impianti che, a regime, risolverebbero definitivamente il problema della frazione umida, ovvero quella notoriamente più problematica, in attesa che una più spinta raccolta differenziata porti poi ad una ancora più virtuosa gestione di tutto il ciclo.

Questa soluzione permetterebbe di alleggerire anche il “carico” sulla discarica provinciale di S.Arcangelo T., sia in termini di quantitativi che qualitativi (conferito privo della frazione umida, ovvero quella più inquinante).

La successiva attività di trattamento dell’indifferenziato, privo però dell’organico, sarebbe enormemente più semplice.

Nello stesso tempo il sito di Molinara sarebbe in grado di accettare anche carichi di frazione umida proveniente da fuori provincia allorquando, come purtroppo spesso avviene, la nostra provincia è chiamata a farsene carico (naturalmente solo se il materiale da conferire è differenziato correttamente ed idoneo al compostaggio).

A questo punto ci sembra che una soluzione possa essere quella di “valorizzare” maggiormente il ruolo dei comuni senza costringerli ad una adesione coattiva e non negoziata alla società provinciale.

Un'efficace gestione dei rifiuti, infatti, non può prescindere, da un lato, dal massimo coinvolgimento delle amministrazioni comunali (e, conseguentemente, dei cittadini) e, dall'altro, dalla loro responsabilizzazione e dalla possibilità di gestire in autonomia tutte o parte delle attività relative al proprio territorio (raccolta “porta a porta” con personale proprio, realizzazione di piccoli impianti di compostaggio, scelta del soggetto cui conferire il materiale differenziato raccolto). Riteniamo che la scelta delle amministrazioni comunali debba essere dettata dalla convenienza economica relativa alle possibilità offerte dal mercato, e che non ci debba essere, invece, un obbligo di adesione alla filiera proposta dall'”azienda provinciale” che rischia di diventare un “carrozzone” ancora più inefficiente degli stessi consorzi.

D’altra parte, in attesa che il modello ipotizzato dal piano vada a regime, i Comuni già stanno provvedendo autonomamente; e se avranno organizzato una gestione virtuosa, magari con bassi costi per i cittadini, non sarebbe razionale azzerare completamente queste esperienze per imporre un passaggio “coattivo” alla gestione provinciale.

In effetti si tratta della posizione del Sindaco di Camigliano (CE), che sta difendendo il sistema virtuoso posto in essere nel suo comune, con risultati eccellenti (65% di raccolta differenziata, con ulteriori misure già progettate per aumentare ulteriormente questa percentuale), e con costi assai ridotti per i cittadini, e che ritiene che la provincia debba provvedere solo alla gestione degli impianti.

Dunque ci sembra ragionevole chiedere che il piano venga integrato e modificato puntando sulla massima responsabilizzazione dei comuni prevedendo, anche a regime, una sinergia con la provincia, nella quale quest’ultima, oltre alla gestione degli impianti (Casalduni, S.Arcangelo T., Molinara, …), assuma solo compiti di indirizzo, coordinamento e vigilanza dell’azione dei comuni.

Certamente si può ipotizzare anche un “potere di avocazione” da parte della Provincia rispetto ai comuni che non rispetteranno gli “standards” indicati dal piano.

Al fine di garantire la sicurezza del sistema di raccolta e conferimento, ed impedire illeciti, non solo ambientali, chiediamo inoltre che la provincia attivi immediatamente il sistema di controllo denominato SISTRI (messo a punto da CNR-ISPRA), già sperimentato con successo in Puglia. Si tratta di un protocollo innovativo, che si auto-sostiene economicamente, e che è in grado di proteggere efficacemente il territorio da “sversamenti” illegali di rifiuti, controllando dal “produttore” al conferimento finale tutto il percorso dei rifiuti, informatizzando anche la modulistica (MUD) e quindi consentendo un controllo in tempo reale.

Restando a disposizione per ogni eventuale chiarimento e ulteriore confronto o approfondimento, porgiamo i nostri più cordiali saluti.

venerdì 14 maggio 2010

martedì 4 maggio 2010

Acqua bene comune: 1 e 2 maggio firma a San Salvatore Telesino

Il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, costituito da centinaia di comitati territoriali che si oppongono alla privatizzazione, insieme a numerose realtà sociali e culturali ha deciso di promuovere 3 quesiti referendari contro la privatizzazione della gestione dell’acqua.

Il 01 e 02 maggio la raccolta firme per i 3 referendum passa per i banchetti di S.Salvatore Telesino.

I Comitati civici di San Salvatore Telesino e Guardia Sanframondi e Cittadini in Movimento hanno aderito al Comitato nazionale per la campagna referendaria per dare il loro contributo a questa battaglia che, a partire dalla difesa di un bene essenziale e diritto universale dell’uomo, vuole rilanciare la difesa dell’ambiente e dei beni e servizi pubblici, sempre più negati in nome del profitto di pochi speculatori.

I beni essenziali alla vita non possono essere piegati alla logica della speculazione e del mercato.

Per approfondimenti e dettagli sulla campagna visita il sito: www.acquabenecomune.org

PS: al banchetto munirsi di un documento di riconoscimento


FIRMIAMO TUTTI PER L’ACQUA BENE COMUNE


_______________________

Sabato 1 Maggio

San Salvatore Telesino

Largo Chiesa 17.30-19.00

_______________________

Domenica 2 Maggio

San Salvatore Telesino

Piazza Nazionale 10.00-13.00

I Comitati civici di San Salvatore Telesino e Guardia Sanframondi e Cittadini in Movimento



giovedì 29 aprile 2010

IL CONSIGLIO COMUNALE DECIDE LA VENDITA DEL LOTTO DI TERRENO IN LOCALITA' "ACQUA FETENTE" PER FARE CASSA.

Per il momento la vendita di un pezzo della collina di Pugliano (leggi post precedente) sembra scongiurata, ma ieri, nel corso del Consiglio Comunale del 28 aprile 2010 con il quale è stato approvato il Bilancio di Previsione 2010, è stata anche ratificata la decisione, già assunta dalla Giunta, di vendere con procedura competitiva, un lotto di terreno di circa 7.000 mq in località "Acqua Fetente", al confine con il comune di Telese Terme, adiacente il torrente Grassano e il relativo parco.
E' stato infatti adottato il piano di alienazione, che prevede questa dismissione, con tanto di progetto per la realizzazione di due edifici con locali commerciali, residence ed appartamenti, necessaria, a detta della maggioranza, per "pareggiare" il bilancio di previsione con un'entrata "straordinaria" tale da consentire il "ripianamento" del "debito" (?) relativo ai fondi ex legge 219/81.
Secondo la minoranza, che ha formalizzato la propria contrarietà a tale decisione, la questione poteva e doveva essere ben risolta in altro modo.
Anche "Cittadini in Movimento" ribadisce la propria opposizione, e si riserva di approfondire tutti gli aspetti della vicenda.
Per il momento chiediamo l'immediata pubblicazione, sul sito internet del Comune, sia del bilancio di presivisione 2010 che del piano di alienazione, incluso il progetto "edificatorio" relativo al lotto da vendere.

domenica 18 aprile 2010

AVVIO DELLA CONSULTA AMBIENTALE: LE NOSTRE IMPRESSIONI.

E’ stato dato avvio, sabato 17 aprile, ad un atteso progetto dell’Assessore all’Ambiente del comune di San Salvatore Telesino, ovvero la costituzione di un organismo, formato da cittadini sensibili alle tematiche ambientali, che possa affiancare l’Amministrazione nell’individuazione delle criticità e nella definizione delle priorità, fino all’istruttoria e predisposizione degli atti decisori per tutte le procedure amministrative con implicazioni e conseguenze sull’ambiente (la gestione del territorio, la pianificazione urbanistica, le scelte inerenti le opere pubbliche, il problema rifiuti, e così via). L’Assessore ha più volte ribadito, anche supportato da alcuni interventi dalla platea, che la Consulta deve essere un organismo super partes, cui chiunque può aderire, a prescindere dall’orientamento politico o dalla vicinanza a uno schieramento di lista.
Anche per noi è così, e non può essere altrimenti, dovendo porsi come uno strumento orizzontale, non verticistico, in cui ogni persona (bambini, giovani, anziani) deve essere rappresentata rispetto ai suoi bisogni e ai suoi diritti fondamentali. La Consulta deve inoltre divenire uno strumento stabile di partecipazione, non legato ai destini della singola consiliatura.
E’ stato dato ampio spazio agli interventi dei cittadini, e crediamo che ciò sia stato molto positivo. Riteniamo che sarebbe stata utile, tuttavia, che fosse emerso con ancora maggiore chiarezza cosa è, e come dovrà operare la Consulta, e, soprattutto, quali potrebbero essere le modalità di confronto e “scambio” con l’Amministrazione, quali sono i tempi di “attuazione” previsti, e quali gli strumenti che saranno messi a disposizione.
Il timore, infatti, è che si pensi alla Consulta solo come ad uno strumento di comunicazione ai cittadini rispetto all’attività di “governo del territorio”, e magari solo in materia ambientale, mentre è evidente che il Comune, in ogni caso, deve fare ogni sforzo per ricercare ed attuare propri canali di informazione verso la cittadinanza.
Ad esempio, è improcrastinabile, a nostro avviso, un confronto generale con i cittadini sull’azione amministrativa di questi mesi e sullo “stato di avanzamento” nell’attuazione del programma, e questo a prescindere dal percorso partecipato che si vorrà fare con la Consulta.
Tutta L’amministrazione, cioè, deve fare proprio, in tutti campi e per ogni tematica, il metodo della partecipazione reale ed effettiva dei cittadini, anche organizzando frequenti momenti assembleari dove non soltanto informare, ma anche recepire le istanze orizzontali che vengono dal basso.
Ieri abbiamo voluto anche ricordare con delle fotografie alle pareti alcune “criticità ambientali” e, come ci aspettavamo, quelle immagini hanno suscitato molto interesse e discussioni fra i cittadini, segnale indiscutibile sul fatto che le persone hanno ben presenti i problemi, e questa è una risorsa che non può essere lasciata a se stessa.
L’intervento dell’Arch. Vallone ha evidenziato fra l’altro che il comune di San Salvatore Telesino ha già adottato le linee guida per l’applicazione del “piano casa” e, infatti, la relativa delibera del Consiglio Comunale è pubblicata sul sito da un po’ di tempo, ma l’Amministrazione non ha ritenuto, per una tematica così importante, di avere un confronto con i cittadini, né preliminare, né successivo all’approvazione dell’atto.
Se lo avessero fatto avremmo potuto far presente che, così come ci si è preoccupati di salvaguardare il centro storico e la “zona industriale”, così pure andava fatta una riflessione sull’”area archeologica”, e che era l’occasione questa per introdurre subito più precisi obblighi in materia di interventi per il risparmio energetico degli edifici.
Nell’incontro di ieri sera l’Assessore alla cultura ha giustamente richiamato la necessità di tutelare, con l’ambiente, anche la nostra memoria storica: ebbene, è necessario ed irrinunciabile che, anche quando si prendono decisioni che riguardano le trasformazioni del territorio, e l’urbanistica in particolare, bisogna tener conto di questa esigenza.
Inoltre, da mesi stiamo aspettando, e chiedendo, alla nuova Amministrazione un confronto preliminare sul “prossimo P.U.C.”, giustamente invocato anche dall’Arch. Vallone, ma fino ad ora senza esito.
Tuttavia, precisi impegni sono stati pubblicamente assunti, e ci aspettiamo che prestissimo si possa passare alla fase esecutiva del progetto.
Come abbiamo sempre detto, la tutela dell’ambiente, inteso nella sua accezione più ampia, e la partecipazione dei cittadini alle scelte amministrative, sono fondamentali per avviare un percorso virtuoso che, pur tenendo conto della necessaria tempestività con cui si devono affrontare le varie problematiche che si presentano ai funzionari del Comune ed agli amministratori, possa garantire a tutti i cittadini di San Salvatore Telesino che vengano comunque prese sempre le decisioni migliori per l’interesse di tutta la Comunità.
In particolare ci riferiamo alle attività di pianificazione territoriale e di programmazione, ma riteniamo che, progressivamente, anche ogni più piccola scelta, pur senza essere sempre sottoposta ad un percorso di partecipazione e confronto, debba essere fatta preoccupandosi che sia coerente e congruente con l’obiettivo d garantire la sostenibilità ambientale e non solo quella economica.
Intendiamo dire che, così come ci si preoccupa di avere la “copertura finanziaria” per sostenere determinate attività ed iniziative, allo stesso modo ci si deve istintivamente preoccupare del fatto che le scelte amministrative siano sostenibili dal punto di vista ambientale, che non arrechino danno alla salute e alle nostre risorse naturalistiche, storiche, archeologiche, che preservino anche la capacità di produzione agricola del territorio e, soprattutto, che non vadano a pregiudicare gli interessi delle future generazioni.
Tutto questo hanno voluto dire i cittadini all’Amministrazione, che pure ha avuto il merito di aprirsi all’ascolto.
Che si riesca a concretizzare effettivamente questa idea, così innovativa per le nostre zone, ma ormai prassi in altri contesti, nemmeno tanto lontani, è interesse di tutti, e la costituzione della Consulta potrebbe trasformare, finalmente, la necessità alla partecipazione in diritto alla partecipazione.
Una partecipazione propositiva, in grado di incidere sulla determinazione dei processi decisionali e delle politiche pubbliche, consapevole dei propri strumenti normativi.
Una partecipazione “informata”, in grado di porre in essere, sin dalla fase iniziale dei procedimenti politico-amministrativi, un maturo e costruttivo contraddittorio.
La Consulta deve valorizzare le espressioni di cittadinanza attiva e dei saperi diffusi, dei saperi produttivi, comunicativi, ambientali, relazionali; saperi che si vanno esplicando in processi cognitivi innovativi e chepromovono stili di vita attenti alla cura del territorio, del paesaggio e dell’ambiente.
Per Cittadini in Movimento, la Consulta Ambientale va intesa come uno strumento di rivitalizzazione della vita democratica, essa è anzi necessaria per far fronte alla crisi della democrazia rappresentativa, spesso occupata da gruppi e gruppetti che si contendono il potere.
Bisogna naturalmente evitare che essa si trasformi in “campagne di promozione” per progetti che non salvaguardano affatto il territorio e, dunque, lavoreremo perché avvii una partecipazione politica, sociale, culturale, tecnica, giuridica, in grado arricchire il processo di elaborazione e determinazione delle politiche pubbliche.
Essa va interpretata come un luogo di democrazia vera, di spazio di crescita e comprensione reciproca per le diverse componenti sociali che contribuiscono quotidianamente a trasformare il territorio.
Dunque, è necessario che tutti diano il loro contributo, ognuno con le proprie competenze, e, preliminarmente, occorre costruire insieme un metodo di lavoro che consenta di garantire effettiva partecipazione e concretezza. Diversi interventi dei cittadini hanno focalizzato la necessità di dare ascolto alle persone, di capire fino in fondo qual è la percezione che esse hanno dell’ambiente in cui vivono, individuare risorse e criticità, anche tramite il coinvolgimento delle scuole. Si è ricordato, ad esempio, che in molte realtà amministrative è ormai prassi acclarata il coinvolgimento dei bambini nella predisposizione del PUC.
Ci sentiamo anche di auspicare che il nostro Comune possa essere anche d’esempio a quelli vicini e, magari, che in tutta la Valle Telesina si avviino analoghi percorsi di partecipazione democratica, perché, come giustamente hanno fatto notare alcuni interventi, le emergenze ambientali non rispettano i confini comunali.

Cittadini in Movimento – Laboratorio di cittadinanza attiva