sabato 26 marzo 2011

Già, che tristezza!

Comitati Civici di S.Salvatore T e Guardia Sanframondi

Cittadini in movimento

Già, che tristezza!

26.03.2011

Che tristezza dover rispondere ad un politico sul quale erano riposte molte aspettative e che certo spende tanta fatica per risolvere i problemi e impegna tanta forza al servizio dei suoi concittadini, ma che ancora una volta non solo non risponde nel merito delle questioni, ma insulta chi le solleva.

Nonostante la sua storia, l’Assessore sembra sempre più uno dei tanti che, solo perché siedono su qualche poltrona, si sentono forse infallibili, e di certo poco disposti a dar conto del loro operato.

Che tristezza doversi sentire ancora accusare di “approssimazione e insinuazioni non suffragate dai fatti” da chi è stato semplicemente sollecitato ad una maggiore trasparenza e coerenza, a cominciare dalle informazioni date sulle azioni concrete messe in campo, e non solo annunciate tramite scarni e vaghi comunicati.

Nascondersi dietro alla complessità dei problemi, che i poveri mortali non possono comprendere, e rivendicare la propria correttezza, senza darne prova, o semplicemente minacciando querele, non è il vecchio modo di distorcere la realtà che in tempi non lontani lo stesso Aceto criticava in altri? All’epoca anche lui rivendicava il diritto dei cittadini di partecipare al governo del proprio territorio, soprattutto in materia di ambiente e salute. Cittadini che in tutto il mondo, quando scelte politiche minacciano salute e democrazia, dimostrano la capacità di diventare esperti più dei politici. Anche loro, del resto, non necessariamente esperti del settore loro affidato, per il noto gioco delle spartizioni, e, a differenza dei cittadini, costretti a compromessi e concessioni ai soliti poteri forti, con comportamenti non sempre coerenti con quanto dichiarato.

E che tristezza le argomentazioni dell’Assessore che, forse perché tanto occupato nel risolvere i problemi, risponde sì immediatamente, ma in modo così poco politico e per niente puntuale da farla sembrare una non risposta.

Noi pensiamo che parlare apertamente dei problemi e della loro complessità, e, perché no, delle difficoltà ad avviare una politica diversa, creerebbe meno incomprensioni e più possibilità di soluzioni condivise.

La tristezza è tanta, e anche lo sconforto dei cittadini di fronte a tali chiusure da parte della politica, purtroppo generalizzate.

Comunque, liberi come siamo dal “fardello” del politico, proviamo lo stesso a dedicare il nostro tempo non per rispondere agli insulti, ma per ribadire semplicemente le nostre idee, cercando sempre di non mancare di rispetto alle persone, ma anche senza sconti rispetto alla libera critica di atti politici o amministrativi, e di azioni (o non-azioni) e decisioni che non condividiamo.

  • La decisione di non intervenire all'incontro convocato dall'Assessore (ma al quale lo stesso Assessore, dobbiamo ribadirlo, non ha partecipato, come riferito dal comitato di Sant’Arcangelo presente, è stata determinata dal fatto che di quel tavolo tecnico non facciamo parte. Con una lettera (LEGGI) avevamo peraltro motivato chiaramente tale scelta (si sa, l'ascolto non è la caratteristica migliore di molti politici) e avevamo ribadito la richiesta di un incontro politico all’Assessore (e al presidente della provincia) che, invece di concederlo, aveva minacciato di querelarci. Quale era il senso di un tavolo che nessuna risposta avrebbe potuto dare, tanto meno politica? Solo dopo quella data sono comparse le relazioni tecniche sul sito ambiente provinciale. Relazioni che presentano dati fondamentalmente positivi e soddisfacenti sull’operato della Daneco. Il monitoraggio ambientale non presenta anomalie e l’intera Commissione Tecnica, appositamente costituita dall’assessore Aceto non ha mai ritenuto, a differenza del magistrato competente, che la discarica dovesse essere chiusa come noi sosteniamo da tempo.

  • La denuncia alla Procura non toccava a noi, ma si sapeva che la Magistratura si stava muovendo sulla base di denunce ed esposti fatti dal comitato locale.

  • Le nostre “soluzioni alternative” (LEGGI) le abbiamo presentate da tempo alla provincia, in varie occasioni (LEGGI), sempre in attesa di qualche riscontro o confronto: come si può constatare sono da sempre contrarie a discariche ed incenerimento. Proprio perché riconosciamo all'Assessore una lunga esperienza politica in materia ambientale, non riuscivamo a comprendere perché non puntasse concretamente e decisamente alla realizzazione di un impianto tipo “Vedelago”, che noi stessi avevamo proposto da tempo, e che, con soddisfazione, avevamo visto inserito nel piano rifiuti predisposto dalla provincia. Pertanto avevamo richiesto un incontro proprio per esprimere le nostre perplessità rispetto ad alcune parti del piano provinciale che, pur programmando un impianto modello “Vedelago”, che tratta anche il residuo e recupera tutto l’indifferenziato, prevede anche discarica e bio – digestori incompatibili con tale impiantistica.

  • Il provvedimento di chiusura preventiva della discarica non è stato fatto, come dice l’Assessore, per controllare che sia tutto a posto, ma, come dichiarato nel comunicato stampa del Corpo forestale: “è scaturito a seguito di una lunga ed intensa attività di indagine svolta dagli uomini del Corpo forestale dello Stato che ha portato alla luce l’inquinamento causato dall’illecito smaltimento del percolato prodotto all’interno della discarica, nonché del pericolo di frana e di disastro ambientale, poiché non sono stati eseguiti i lavori richiesti dalle prescrizioni contenute nelle relative autorizzazioni. Pertanto, al fine di evitare che gli illeciti riscontrati possano portare ad un maggiore grave danno per l’ambiente e rischio e per la salute pubblica, tenuto conto anche del probabile inquinamento del fiume Calore, cui il percolato giunge attraverso il vallone “Pozzano” si è provveduto ad apporre i sigilli alla discarica commissariale a cui giungono i rifiuti della provincia di Benevento ed occasionalmente anche dalla provincia di Napoli “. Ebbene, non crediamo possibile che si sia potuto prendere un provvedimento così grave come il sequestro preventivo dell'unica discarica attiva in provincia, con le prevedibili conseguenze che ciò comporta sul sistema, se non in presenza di violazioni di legge o imminenti pericoli per la pubblica incolumità.

  • A questo punto riteniamo sia lecito dubitare della idoneità della Daneco, e anche di chi doveva controllarla. Evidentemente ne dubita anche la Magistratura, alla quale l'Assessore, speriamo senza rendersene conto, sembra quasi voler attribuire un ruolo di controllo suppletivo rispetto alle sue prerogative. Ma in generale, l’Assessore ha presente tutto ciò che sta succedendo nella gestione delle discariche in Campania? Accusare ora il commissariamento e non aver pubblicamente detto nulla in precedenza sulla gestione della discarica di Sant’Arcangelo e sulle responsabilità della società cui è affidata la gestione della stessa ci risulta francamente incomprensibile. Alludere a problemi e non informarne puntualmente i cittadini non è un bell’esempio di democrazia e trasparenza.

  • Le nostre proposte, lo ribadiamo per l'ennesima volta all'Assessore, prevedono semplicemente e concretamente riduzione (come il piano provinciale rifiuti rimasto sulla carta), riciclo, riuso e un impianto modello Vedelago, eliminando la necessità di discariche, cioè senza bisogno di portare a casa di nessuno quel residuo che tanto lo preoccupa.

  • D'altra parte è la posizione che Carla Poli, l'ideatrice del suddetto modello, sostiene, con la forza dei risultati già raggiunti, in tutti gli incontri pubblici a cui partecipa, invitata da comitati ed associazioni (posizione che presumiamo abbia esposto anche negli incontri organizzati dall’Assessore).

Le nostre sollecitazioni e proposte non vengono dunque dal nulla, ma sono basate su esperienze concrete che, dove gli amministratori locali hanno programmato con coerenza e lungimiranza, coinvolgendo i cittadini e valorizzando al massimo le sinergie con i consorzi e con gli operatori economici del settore, consentono di vedere davvero vicino l'obiettivo “rifiuti zero”.

Leggiamo solo comunicati stampa su protocolli d’intesa, delibere di giunta, accordi con associazioni di categoria per avviare tante buone pratiche. Di quale “trasparenza” parla l’assessore?

Le nostre critiche, infatti, nascono dalla constatazione di una gestione che ci sembrava e continua a sembrarci in continuità con il passato, e cioè inefficiente e non risolutiva, e per di più imposta ai cittadini con arroganza, senza nessun confronto (né con i cittadini né con i sindaci), e con la costante elusione di qualsiasi processo partecipato. Le soluzioni vere non le abbiamo ancora viste e, quel che è peggio, non vediamo nemmeno quel coraggio e quella capacità di programmazione che servirebbero per fare davvero della provincia di Benevento un modello virtuoso come più volte auspicato dallo stesso Aceto.

Non abbiamo mai pensato che gestire in modo corretto un problema complesso sia semplice, né pensiamo che una discarica si possa chiudere da un giorno all'altro senza aver realizzato una filiera alternativa (giova illustrarla sinteticamente ancora una volta: riduzione, riciclo, riuso, raccolta differenziata porta a porta, completa separazione secco-umido, impianti di compostaggio, impianto trattamento meccanico manuale, …) ma non ci sembra affatto che si sia avviato un percorso diverso, con obiettivi chiari e volontà, e capacità, di coinvolgimento dei cittadini, indispensabile per poter davvero pensare di realizzare un modello virtuoso.

Insomma, non riusciamo davvero a comprendere quali siano le “assurdità” da noi sostenute cui l'Assessore teme di dare dignità.

giovedì 17 marzo 2011

Si scrive “bene comune”, si legge “democrazia”

Sabato 12 marzo si è tenuto presso la sala conferenze di S.Salvatore l’incontro pubblico che apriva la campagna referendaria per i 3 SI’ contro la privatizzazione dell’acqua, contro la remunerazione dei privati nella gestione dell’acqua e contro la reintroduzione del nucleare in Italia. Erano presenti, come preannunciato, i relatori Monica Capo (responsabile del comitato No nucleare Campania), Alex Zanotelli (missionario e promotore della campagna referendaria contro la privatizzazione dell’acqua), i sindaci Izzo (S.Salvatore T.), Carofano (Telese) e Panza (Guardia S.), e l’assessore all’ambiente Iamiceli (Sassinoro).

Il dibattito, moderato da Marilina Mucci (Comitato per l’acqua bene comune della Valle Telesina), è stato introdotto dagli interventi dei relatori, che hanno evidenziato la necessità di una grande mobilitazione per cercare assolutamente di raggiungere il quorum necessario del 51% per rendere valida la consultazione popolare. Infatti, come ha ricordato Alex Zanotelli, sono ormai 20 anni che non si riesce a raggiungere il quorum per un referendum, e se anche questa volta, soprattutto a causa del mancato accorpamento con il primo turno delle amministrative, dovesse essere confermata un’insuffciente partecipazione, data l’importanza degli argomenti, “perderemmo tutto”. Sarebbe cioè una sconfitta terribile per la democrazia e per la possibilità stessa di creare un’economia di giustizia ed una politica garante dei diritti fondamentali dell’uomo.

Dopo il terremoto in Giappone, che ha causato gravi danni, fra l’altro, alla centrale nucleare di Fukushima, con esplosioni, fuoriuscita di radioattività, numerosi contaminati gravi e la necessità di evacuare migliaia di persone a centinaia di Km dalla centrale, appare ancora più assurdo pensare alla realizzazione di nuove centrali in un territorio altamente sismico e densamente popolato come l’Italia. Se poi pensiamo ai costi enormi (9 miliardi di euro per una sola centrale), ai tempi di realizzazione, al fatto che l’uranio dovrebbe essere comunque importato esattamente come il petrolio e si esaurirà entro 50 anni e, ancora, a come l’Italia non è stata ancora in grado di risolvere il problema delle scorie delle vecchie centrali, non si può che concordare sul fatto che l’Italia deve puntare sul risparmio energetico e sulle rinnovabili.

Alex Zanotelli ha ripercorso le tappe che hanno portato il Forum dei movimenti per l’acqua pubblica alla raccolta delle firme per la legge di iniziativa popolare, mai portata in aula, nel 2007 ed ora ai referendum, che possono sancire due principi assolutamente irrinunciabili: 1) l’acqua è un bene pubblico senza rilevanza economica; 2) non si può fare profitto sull’acqua.

Quindi ha spiegato come la finanza internazionale sia invece interessata a controllare le risorse idriche del pianeta, consapevole che, più del petrolio, sarà l’acqua, l’oro blu, il grande affare del secolo. L’ammissione dei referendum è stata una vittoria del movimento ed una clamorosa smentita della giustificazione addotta sulla necessità di privatizzare per adeguarsi alla normativa comunitaria. Nonostante le normative europee sembrino orientate a favorire il mercato e garantire la concorrenza, ciò non è vero quando si tratta di servizi di interesse generale, che possono essere, quindi, gestiti in proprio dagli enti locali senza la necessità di metterli sul mercato. Essenziale è allora la volontà degli enti locali di opporsi alla tendenza a considerare merci beni e servizi essenziali. Inserire negli statuti comunali, per esempio, che “ l’acqua è un bene comune e diritto umano privo di rilevanza economica “, può arginare i processi di mercificazione e privatizzazione proprio rifacendosi al diritto comunitario. Sono i servizi a rilevanza economica che l’Europa vuole nel mercato e con regole di assegnazione che garantiscano la concorrenza. I comitati chiedono proprio questo ai sindaci: difendere, insieme ai loro cittadini, la gestione dei beni comuni fuori dal mercato, per garantirli a tutti in modo trasparente, partecipato e solidale. Come ha fatto e sta facendo il piccolo comune di Sassinoro, ” paese dell’acqua “, che ha raccolto le firme per indire i referendum come comune, e che promuoverà iniziative anche per il raggiungimento del quorum. Non può che essere così per un paese che gestisce direttamente essenziali servizi pubblici come l’acqua, e che potrà sperare di continuare a gestirli con la vittoria dei sì. L’acqua e l’ambiente sono beni troppo importanti e non possono essere alienati e sottratti alle loro comunità.

Al di là delle dichiarazioni di principio in appoggio alle parole di Zanotelli, di Monica Capo e dei comitati, e contro le quali di solito nessun politico si espone pubblicamente, gli amministratori presenti, alla sollecitazione dei cittadini per un impegno concreto a favore dei referendum, hanno replicato, tra l’altro, di voler coinvolgere gli altri sindaci della Valle Telesina per una campagna promozionale sul voto, in modo da vincere il silenzio generale e colpevole sull’argomento da parte della stampa locale e nazionale.

Chiaramente, l’obiettivo dei sindaci dovrebbe essere di portare quante più persone possibili a prendere posizione il giorno del voto che deciderà le sorti su una materia che vede, sì, loro coinvolti in prima persona, data la continua espoliazione delle amministrazioni locali dei poteri e delle autonomie decisionali su beni come l’acqua ed il territorio, ma vede coinvolti soprattutto noi cittadini per poter sperare di mantenerne un controllo democratico e non vederci costretti ad interagire o peggio scontrarci, un giorno, con un call center di un monopolio privato per il servizio idrico o per le scorie radioattive presenti sul nostro territorio.

I comitati ed i cittadini presenti hanno accolto con favore questa che per ora è sola una dichiarazione di intenti ed a loro volta valuteranno le iniziative da condurre per fare in modo che tale impegno venga mantenuto nel modo più efficace possibile.

Come sempre si scrive “bene comune”, si legge “democrazia”.

lunedì 14 marzo 2011

Sulla ex cava Bove, da sannioweek

EX CAVA BOVE SAN SALVATORE TELESINO, COM'ERAVAMO RIMASTI? L'anno scorso la notizia che, dopo il consiglio comunale del 30 marzo, lo stesso aveva deciso all'unanimità di acconsentire alla vendita di un lotto di terra per esigenze di bilancio tra le proteste dell’associazione “Cittadini in movimento” che denunciarono le continue emissioni di polveri della cava e chiesero chi fosse il nuovo proprietario.

UNA CAVA... ALL'ULTIMO MORSO

fotoLadies and Gentlemen, il caso di oggi riguarda l’ex cava Bove di San Salvatore Telesino, alias “addo s' stann arrubbann' ‘a muntagna” come ha commentato un mio amico. Questo caso è stato già trattato in precedenza da questo web-journal con un articolo di circa un anno fa che riportava la notizia che, dopo il consiglio comunale del 30 marzo, la decisione unanime dello stesso aveva acconsentito alla vendita di un lotto di terra di proprietà del comune per esigenze di bilancio. L’articolo riportava inoltre il conseguente allarme dell’associazione “Cittadini in movimento”. Ma facciamo un passo indietro: vi starete chiedendo cosa c'entra questa associazione. Ebbene quest’ultima nel 2009 aveva appoggiato il Comitato Civico di contrada Pugliano che, stanco delle continue emissioni di polveri della cava, era insorto contro gli estrattori di allora. Polveri da cava che tali non potevano essere, dato che, come da decreto Regione Campania del 2006 e da diffida al ripristino del 2008, si può solo lavorare i materiali che provengono da altri siti. Nella contestazione contro la decisione comunale l'associazione chiedeva solo di accertarsi del destinatario della vendita, affinché fosse garantita aria pulita agli abitanti del luogo. Ma l’associazione è stata criticata dall’Amministrazione per aver allarmato l’opinione pubblica con giudizi affrettati e ha aggiunto che nel consiglio del 30 marzo non si era venduto nessun lotto di terra. Ma oggi la domanda che mi pongo è se questi giudizi fossero realmente pregiudizi. Attualmente la cava è di proprietà della società Calcestruzzo San Vincenzo 3” che fa parte del Gruppo Gagliardi Spa e questo ha il permesso di scavare, così che il lavoro di estrazione continua senza sosta e senza alcuna premura. L’articolista che mi ha preceduto si è chiesto se l’associazione “Cittadini in movimento” stesse chiedendo la luna al tempo in cui aveva protestato contro la decisione negata dell‘Amministrazione. Alla resa dei conti non stavano chiedendo nulla di astratto, né di lontano ma forse qualcosa di impossibile. Sì, perché la cava era già stata venduta ed era ormai troppo tardi per preoccuparsi del proprietario. Dunque Signori e Signore rassegnatevi perché la cava è ormai giunta all’ultimo boccone!

Angela Cutillo

venerdì 25 febbraio 2011

OSSERVAZIONI al PTCP della RETE ARCOBALENO - coordinamento delle associazioni ambientaliste

Rete Arcobaleno - Benevento eco-solidale
Coordinamento delle associazioni ambientaliste
e dei comitati civici della provincia di Benevento

Al Presidente della
Provincia di Benevento
Rocca dei Rettori – Piazza Castello
82100 Benevento


OGGETTO: Osservazioni al Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (P.T.C.P.).
Dopo aver partecipato, il 19 novembre scorso, presso la Rocca dei Rettori, all'incontro pubblico di presentazione del PTCP, in cui abbiamo sottoposto sinteticamente alcune richieste della Rete delle Associazioni Ambientaliste e dei Comitati Civici della provincia (Rete Arcobaleno – Benevento eco-solidale), con la presente nota intendiamo formalizzare alcune osservazioni.
Nel corso dell'incontro del 19 novembre, abbiamo già espresso il nostro netto dissenso rispetto alla previsione nel piano della realizzazione della piattaforma logistica prevista in Contrada Olivola, in quanto infrastruttura che riteniamo espressione di un sistema economico in dissolvimento. Inoltre, abbiamo chiesto attenzione rispetto alla previsione di piccoli impianti a biomasse e relative filiere, che erano previsti anche nel piano energetico provinciale (impianti che noi vorremmo evitare, o almeno limitare a potenze non superiori ad 1 MWe), e abbiamo espresso perplessità rispetto ai campi fotovoltaici su terreno, impianti che dovrebbero essere realizzati solo sugli edifici esistenti.
Anche per quanto riguarda la regolamentazione dei campi eolici, chiediamo che in ogni comune, e quindi su tutto il territorio provinciale, non siano rilasciate autorizzazioni oltre un certo numero di torri eoliche per ettaro di territorio, tenendo conto anche di quelle già realizzate. Il fabbisogno di energia di molte zone, infatti, risulta già ampiamente soddisfatto dai numerosi già realizzati, che spesso restano inattivi.
Un'altra osservazione che sottoponiamo all'attenzione della Provincia, riguarda la nuova linea ad alta tensione di collegamento con la Puglia che sembra essere prevista dalla società Terna. Ove non sia possibile eliminare questa infrastruttura, chiediamo di individuare dei corridoi di servizi già esistenti dove la linea aerea possa attraversare il territorio riducendo gli impatti visivi ed ambientali. Per esempio potrebbe essere sfruttato il tracciato della linea ferroviaria Benevento - Foggia, che già ha un impatto non indifferente. In generale, per le linee elettriche ad alta tensione dovrebbe essere comunque privilegiato l'interramento, e tutte le infrastrutture di collegamento dovrebbero utilizzare tracciati già esistenti, evitando altre deturpazioni del paesaggio.
A nostro avviso, la tutela dell'ambiente, della biodiversità, del paesaggio, e dell'economia basata sull'agricoltura e sul turismo di qualità devono essere il principale obiettivo di ogni strumento di pianificazione territoriale, e pertanto, ove possibile e necessario, chiediamo di integrare i documenti di piano con strumenti per:
la tutela attiva degli ecosistemi fluviali e lacustri (acque, fasce boscate, terreni agricoli, ecc.), che non siano solo indicazioni di vincoli ("corridoi ecologici"), e la definizione di strategie gestionali con il coinvolgimento delle associazioni ambientaliste e la previsione di un organismo/ufficio di gestione/supervisione delle aree della rete Natura 2000 (SIC e ZPS);
l'individuazione di boschi di pregio e di aree da rimboschire con essenze autoctone, non solo di montagna ma per tutti i vari ambienti/ecosistemi (pianura, collina, zone umide, ...), per aumentare la biodiversità complessiva provinciale;
l'individuazione delle vie di percolato, percorsi che, in aggiunta ai corridoi ecologici, consentono alle specie animali di raggiungere, da terra, i vari luoghi della nostra provincia o regione senza ostacoli come strade o agglomerati urbani;
la mappatura dei sentieri naturalistici-ecologici e di aree per la realizzazione di siti geologici ed archeologici universitari nelle zone di interesse;
l'individuazione delle zone in cui sono presenti vecchie discariche in cui, accertati i livelli di inquinamento, disporre la modifica della destinazione d'uso;
la previsione di aree in cui realizzare isole ecologiche, punti di stoccaggio per il recupero di materia secondaria dai rifiuti e piccoli impianti di compostaggio dimensionati per non più di 15 000 abitanti.
In generale, chiediamo di rendere ancora più rigide le indicazioni del piano finalizzate a tutelare i terreni agricoli e di limitare il consumo di suolo per nuove costruzioni e per nuove zone di espansione, in presenza di vani per residenza già in eccesso rispetto alle esigenze, e di migliaia di strutture produttive già realizzate in tutto il territorio provinciale, soprattutto nel corso degli ultimi 20 anni, e in gran parte in abbandono.
Altro obiettivo che va perseguito è il recupero e la valorizzazione del patrimonio edilizio esistente, privilegiando l'edilizia di qualità ed il miglioramento energetico.
In proposito, riteniamo utile segnalare che la Rete Arcobaleno di Benevento aderisce alla Campagna Nazionale “Stop al Consumo di Territorio”, una campagna d'opinione, nata nel dicembre 2008, alla quale aderiscono attualmente oltre 40 000 cittadine e cittadini e circa 250 tra associazioni e comitati locali, e raccomandiamo di valutare con attenzione le argomentazioni e le proposte di tale associazione.
La campagna si propone di bloccare il consumo di suolo, proponendo di recuperare il patrimonio edilizio esistente e limitando l'occupazione con nuove costruzioni, se veramente necessarie, alle sole aree già urbanizzate, senza prevedere ulteriori espansioni, e inoltre promuove la cura, la manutenzione e la messa in sicurezza del territorio, degli edifici e del patrimonio storico e artistico. Queste politiche, che riprendono gli impegni assunti dal nostro Paese con la sottoscrizione della Convenzione Europea del Paesaggio, possono essere peraltro un ottimo volano virtuoso per l'economia, aprendo centinaia di cantieri che salvaguardino non solo il patrimonio naturale e le bellezze del nostro paese, ma la vita stessa dei cittadini.
D'altra parte, l'art. 9 della Costituzione Italiana così recita: La Repubblica (…) tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. I padri costituenti ci hanno quindi assegnato un chiaro compito: adottare precauzioni per difendere e salvaguardare un bene comune, non riproducibile e non mercificabile quale è il territorio.
A maggior ragione, dopo aver nuovamente dovuto osservare, anche negli ultimi giorni, le immagini sempre più frequenti di terribili colate di fango che cancellano vite umane e trascinano a valle i sacrifici di tanti lavoratori, disastri che sono sempre conseguenza delle colate di cemento che sigillano il territorio e deturpano il paesaggio, non possiamo non chiedere con forza che il P.C.T.P., in fase di approvazione da parte della nostra Provincia, richiami le amministrazioni comunali che dovranno redigere o adeguare i rispettivi PP.UU.CC. a limitare il consumo di suolo, valutando con estrema attenzione i reali fabbisogni delle popolazioni rispetto ai volumi già edificati, sia per esigenze abitative che per le attività terziarie e produttive, ponendo la massima attenzione alla sicurezza delle popolazioni in relazione al rischio idrogeologico.
Concludiamo con una sintesi delle raccomandazioni già sottoposte all'attenzione dell'amministrazione comunale di Benevento nell'ambito della procedura di approvazione del P.U.C.

“Chiediamo che si dia priorità assoluta alla tutela del territorio e delle sue emergenze naturalistiche, storiche ed archeologiche, ed alla salvaguardia dell’ambiente e della qualità di vita quotidiana come attrattore di flussi turistici, e che si ponga la massima attenzione alla tutela della vocazione rurale ed ambientale del territorio.
Il recente sviluppo del turismo nelle aree interne della Campania, che potrà garantire nei prossimi anni il sostentamento economico delle nostre Comunità, se sapremo preservare le risorse del territorio, deriva dal bisogno, sempre più diffuso, di fruire, non solo dei tanti siti di rilevanza artistico/archeologica, ma soprattutto dei luoghi diffusi che, con la loro qualità di vita quotidiana, consentono al visitatore l’opportunità di permanere per più volte e per periodi più prolungati nei territori delle zone interne, non ancora soffocati da edilizia e cementificazione selvaggia.
Il turista sta maturando la necessità di individuare mete che non siano da consumare una tantum, ma che diano l’opportunità di interagire in modo più concreto, continuativo e relazionale con il territorio che li ospita.
Per queste motivazioni, siamo convinti che debba essere incentivata la qualità di vita percepibile, dal cittadino e quindi dal visitatore, preservando soprattutto la vocazione rurale del nostro territorio.
Inoltre è necessario non cadere nella tentazione di suddividere il territorio in aree specializzate: archeologiche, aggregative, verdi, residenziali, commerciali, amministrative. Una vivibilità quotidiana richiede che tutte le funzioni siano non centralizzate, ma diffuse, per quanto possibile.
Per conservare ed incentivare ulteriormente i flussi turistici è quindi obbligatorio tutelare il paesaggio agrario e le connotazioni naturalistiche quotidiane che caratterizzano ancora il nostro territorio.
Sono numerosi gli esempi, purtroppo anche nella nostra provincia, di agglomerati urbani che soffrono la mancanza di quel paesaggio agrario che, realizzando un filtro tra una località e l’altra, è capace di rigenerare la qualità ambientale dei centri abitati. E’ fondamentale che i turisti che si recano nelle nostre zone non riscontrino la stessa sgradevolezza che vogliono sfuggire rivolgendosi al nostro territorio: strade di collegamento corredate di quelle strutture commerciali extraurbane che, cancellando, allo sguardo, il paesaggio agrario, tendono a trasformare una cittadina, con una sua identità, in una città (o conurbazione) senza fine e senza confine con le altre località.
L’isolamento, che, nel secolo scorso ha caratterizzato le aree interne della Campania, aveva costituito un limite allo sviluppo che ora, nel XXI secolo, col senno di poi, sta risultando essere un vantaggio competitivo, in termini di risorse identitarie ed economiche.
E l’attuale crisi dei sistemi di scala sta favorendo ancora di più i piccoli centri e le aree rurali.
Negli ultimi quindici anni, le industrie europee hanno espulso il 30% della classe operaia. La crescita demografica delle aree metropolitane ha toccato il suo culmine e, negli ultimi quindici anni, si assiste ad una inversione di tendenza che vede la crescita dei piccoli centri, a scapito delle grandi città.
La popolazione mondiale, già ora oltre i 6,5 miliardi, crescendo al ritmo di 84 milioni di individui annui, nel giro di pochi anni, giungerà alla preoccupante cifra di 8 miliardi. A quel punto, non basteranno tutti i terreni coltivabili del pianeta per soddisfare la domanda alimentare della popolazione mondiale. E l’Italia ha il dovere di preservare un minimo di autonomia in questo senso, salvaguardando dalle speculazioni edilizie i terreni agricoli, soprattutto quelli più fertili e ricchi.
Su 32 000 aziende beneventane, 14 500 sono aziende agricole: quando l'economia di scala, tipica della produzione industriale e della grande distribuzione, è in recessione, le aree, come il Sannio, non industrializzate e a bassa densità demografica, sono quelle più avvantaggiate per agganciare quell'economia che, basata sulla filiera corta, sulla sicurezza agroalimentare, sul turismo ambientale e culturale, costituisce l'unico comparto in espansione nel XXI secolo.
Il mondo vedrà emergere, come protagonisti del XXI secolo, la provincia e i piccoli centri: casseforti di biodiversità e di vivibilità che, con il loro modello di sviluppo, hanno conservato, a dispetto delle omologanti aree metropolitane, un'identità e un'economia reale.
Chiediamo quindi di non inseguire una strategia votata al massimo della cementificazione e dell’infrastrutturazione, che sono la causa della perdita della vocazione ambientale e rurale, a danno dell’indotto turistico e agroalimentare (che costituisce l’unica attività imprenditoriale che non sta subendo la crisi economica globale). Ciò stravolgerebbe la nostra identità rurale e sociale, dilapidando un patrimonio che costituisce, per il prossimo futuro, un fattore di crescita e di benessere che poche altre realtà possono vantare.
Stiamo assistendo ad un cambiamento epocale che comporterà, in tutto il mondo, l'adozione di un nuovo modello di sviluppo: gli amministratori di oggi si trovano nella posizione di assumersi la responsabilità del futuro delle proprie comunità”, e ciò vale anche e soprattutto per la redazione degli strumenti di pianificazione territoriale sovracomunale, che devono dettare disposizioni di carattere che consentano di indirizzare adeguatamente, ed in modo omogeneo, il futuro sviluppo sociale ed economico della nostra provincia.
Pierluigi Santillo

osservazioni condivise e sottoscritte da:

Rete Arcobaleno Benevento – Associazioni per un’economia solidale
Città di Eufemia – Nodo di economia solidale – San Lorenzello
WWF Associazione Sannio
LIPU Benevento
CAI Club Alpino Italiano. Sezione di Benevento
Comitato civico di San Salvatore Telesino
A Guardia dell’ambiente. Comitato civico di Guardia Sanframondi
Slow Food Benevento
Emisfero Sud. Associazione per il Commercio Equo e Solidale. Benevento
Centro E’ più bello insieme
Orto di Casa Betania. Orto sociale Benevento
RNCD Clown Dottori Benevento
Lerka Minerka
La Cinta Onlus

domenica 6 febbraio 2011

Dal blog di Beppe Grillo:

La bancarotta dei Comuni

Un sindaco non deve rispondere a nessuno delle voragini di bilancio, le fa e basta. Un Comune in rosso equivale a minori servizi sociali, scuole, trasporti, ecc che ricadono sul portafoglio dei cittadini. Un sindaco che spende e spande è come un pazzo in libertà che preleva dai nostri conti correnti cifre a piacere. Non è necessario introdurre nuove tasse per ridurre gli italiani in povertà, è sufficiente togliergli i servizi pubblici che poi dovranno pagare di tasca loro. Se i Comuni sono in bancarotta, i cittadini sono in bancarotta. Nessuno fa mai questa associazione, ma è così. Bisogna tagliare le unghie ai nostri dipendenti in Comune. Evitare che continuino le appropriazioni indebite a nostro carico. Il sindaco, per evitare di portare i libri in tribunale, compra titoli derivati per incassare subito un presunto guadagno futuro. Dal 2008 questo trucco contabile ha aggiunto crateri alle voragini. Il sindaco in questo caso dà la colpa alle banche e aspetta il lento decorso della Giustizia che ovviamente riguarderà i suoi successori. A lui poco interessa. C'è poi il territorio da asfaltare, una fonte di reddito fino all'ultimo prato, con le concessioni edilizie e gli oneri di urbanizzazione. Molti sindaci sono dei novelli Tanzi, ma con meno esperienza.
Se un bancarottiere, bene che vada, finisce ai domiciliari, i sindaci si rifugiano in Parlamento come è avvenuto per Scapagnini, ex sindaco di Catania, e per Rutelli&Veltroni, ex sindaci di Roma. Sia per Catania, circa un miliardo di debiti, che per Roma, dagli 8 ai 10 miliardi, è intervenuto lo Stato con una sanatoria a carico delle nostre tasse.
I sindaci non devono spendere un euro in più di quanto incassano. In caso di situazioni di emergenza devono rivolgersi ai contribuenti per avere il permesso di attivare una spesa straordinaria, come farebbe un onesto amministratore di condominio.
La top ten dei Comuni capoluoghi di Provincia più indebitati d'Italia è bipartisan. Il colore del debito non cambia a seconda dei partiti. Il primo Comune con le pezze al culo è Torino con il fuoriclasse Chiampa, il secondo Carrara con Zubbani, dell'Ulivo che fu, il terzo è Milano con la Mortizia del cemento e del CO2, a seguire Teramo, Fermo, Genova (maledetti... i genovesi devono avere solo crediti, non debiti), Reggio Calabria, Biella, Benevento e Pistoia. La maggior parte del debito è al Nord, per questo la Lega vuole introdurre nuove tasse comunali. I Comuni celti longobardi padani sono a rischio fallimento. Il Comune più virtuoso del Paese, sfatando i soliti luoghi comuni, è Caltanisetta.
...

mercoledì 2 febbraio 2011

San Salvatore Telesino – Trasparenza e partecipazione: promesse disattese

Anche la nuova amministrazione comunale di San Salvatore Telesino, nonostante i proclami e le promesse, alla prova dei fatti, non si può dire abbia fatto di trasparenza, informazione e partecipazione dei cittadini, un suo tratto distintivo.

Forse l'unico argomento sul quale i consiglieri comunali, sia di maggioranza che di opposizione, sono stati prodighi di scritti e comunicati, è quello della situazione del bilancio comunale, ma solo per proseguire una polemica, condita da acredini personali, iniziata già in campagna elettorale e che si vuole tenere viva senza che ciò susciti più alcun interesse da parte dei cittadini. Le “sofferenze” del bilancio sono ormai un fatto acclarato, e non serve perdere tempo ed energie a stabilire di chi sia la responsabilità di tale situazione: meglio sarebbe adoperarsi per trovare soluzioni. E meglio ancora sarebbe cercare soluzioni condivise con i cittadini.

Come chiediamo ormai da anni, dovevano essere attivati canali diretti di comunicazione e di informazione (incontri pubblici anche zonali, tavoli tecnici, conferenze tematiche, ecc.) in maniera da attivare una partecipazione, il più possibile consapevole, prima di assumere determinate decisioni.

Ed invece, anche la nuova amministrazione ha ritenuto di dover operare le sue scelte, in diversi ambiti (bilancio economico-finanziario, organizzazione e responsabilità degli Uffici comunali, nuovo Piano Urbanistico Comunale, affidamento del servizio di raccolta differenziata, ecc.), e con notevoli impatti e ripercussioni sulla vita quotidiana della collettività, attuale e futura, in termini sia economici che sociali (tasse, salute, fruibilità dei servizi, verde pubblico, spazi comuni, ecc.) fidando solo su se stessa, senza mai un confronto pubblico e senza mai la possibilità di proporre alternative.

Evidentemente, anche per l'attuale amministrazione, la cittadinanza non è un soggetto attivo con cui confrontarsi continuamente, cui dar conto e spiegare le motivazioni di scelte e decisioni. E ciò, alla luce di quello che è accaduto nel passato (per esempio per la vicenda inceneritore) e dopo le recenti disposizioni legislative in materia di funzionamento della pubblica amministrazione, diventa sempre più inaccettabile.

In perfetta coerenza con tale situazione, negli ultimi giorni sembra ripetersi lo stesso copione di sempre: di fronte ad un problema che interessa tutti (l'accertata impossibilità di vendere un terreno per fare cassa e ripianare un “buco” di bilancio, con responsabilità, sembra, non solo politiche, ma anche amministrative), e si fanno riunioni di giunta o di maggioranza, si dà qualche notizia (forse) ai consiglieri di minoranza, e si cerca un'altra “soluzione” da imporre ai cittadini, che come sempre apprendono le poche notizie sullo stato delle cose dal chiacchiericcio di strada e dalle notizie di tanto in tanto pubblicate su giornali locali.

Dato il difficile momento che stiamo attraversando e lo spettro del dissesto finanziario che sembra profilarsi all’orizzonte, sono invece necessarie prima di tutto informazione e chiarezza verso la cittadinanza per analizzare le criticità e condividere le possibili soluzioni.

La “comunicazione” del Sindaco al Consiglio Comunale del 28 dicembre scorso, di cui alla deliberazione n. 60, recentemente pubblicata sul sito del comune, è gravissima! Avevamo dunque ragione: quella porzione di territorio comunale di circa 6000 mq in località “acqua fetente”, sul torrente Grassano, non poteva essere venduta come terreno edificabile per farvi costruire due orrendi palazzi progettati dallo stesso Comune. Infatti anche la provincia di Benevento, con la procedura in corso per l'approvazione del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale, intende tutelare quella zona, insieme a tutta la collina di Pugliano, la Rocca, Monte Acero, Telesia, ecc., considerandola di assoluto pregio ambientale e paesaggistico. E invece era tutto pronto per la vendita! Anche la Soprintendenza aveva approvato (!), e l'asta era fissata per il 16 dicembre scorso, senza tenere conto delle “intenzioni” della Provincia, senza ascoltare i cittadini e, sembra, senza nemmeno avere le “carte a posto”.

Se qualcuno, pur se all'ultimo secondo, non avesse fatto trapelare la verità (quel terreno non è edificabile), oggi si sarebbe dovuto constatare la deliberazione di un reato da parte dell’amministrazione comunale.

A questo punto dovrebbe essere chiaro a tutti che sui fatti che riguardano l'amministrazione del nostro Comune è necessaria assoluta chiarezza (cerchiamo di stemperare con un gioco di parole), e non solo! Occorre competenza, impegno, metodo, passione, ma anche umiltà, capacità di ascoltare, …

La maggioranza come l’opposizione, al di là anche delle loro “buone” intenzioni, continuano nella sostanza a svolgere il loro ruolo con le vecchie logiche e a rapportarsi ai cittadini come soggetti passivi non degni di confronto e di attenzione se non per quanto serve a conservare il loro individuale consenso, e dei quale ricordarsi, come comunità portatrice di interessi collettivi, alla scadenza del mandato elettorale, quando gli si chiederà nuovamente il voto, magari con le stesse promesse che nel frattempo sono rimaste lettera morta.

E' ora necessario che si faccia tesoro di quanto è successo e che si cambi definitivamente il modo di amministrare questo paese. Se questa amministrazione è in grado di fare autocritica e di cambiare, bene, altrimenti è meglio che si azzeri tutto e si ricominci d'accapo.

Cittadini in Movimento

domenica 19 dicembre 2010

CAROVANA PER L'AMBIENTE A BENEVENTO.

Benevento - Libreria Masone
domenica, 19 dicembre 2010, ore 20.00



La Rete Arcobaleno - Benevento Eco-solidale (rete delle assiciazioni ambientaliste della provincia di Benevento) e il Coordinamento Regionale Rifiuti della Campania hanno organizzato anche a Benevento il passaggio della CAROVANA per l'AMBIENTE.
Si tratta di un confronto con i cittadini per rappresentare il grave stato dell'ambiente e della democrazia nella nostra regione, e per illustrare le alternative a discariche, inceneritori e militarizzazione del territorio per contrastare le giuste proteste dei cittadini.
Il programma prevede anche la proiezione de “La selva di Chiaiano. Il parco delle sorprese”


Nell'ambito delle Carovane per l'Ambiente, il Co.Re.Ri (Coordinamento Regionale Rifiuti), in collaborazione con le associazioni della Rete Arcobaleno, organizza, presso la libreria Masone di Benevento, la proiezione de “La selva di Chiaiano. Il parco delle sorprese”, documentario di inchiesta ambientale di Cecilia Anesi e Giulio Rubino e prodotto da Waste Emergency.

Il programma della serata è introdotto da Nicola Capone (Co.Re.Ri) e la proiezione è preceduta da un intervento di Cecilia Anesi, autrice del documentario e giornalista di Waste Emergency.

Marilina Mucci e Francesco Pascale (Rete Arcobaleno Benevento) intervengono con la relazione “Non esistono discariche necessarie: le nostre alternative”. Nicola Colangelo (Codisam di Sant´Arcangelo Trimonte) interviene con la disanima "Da Chiaiano a Sant'Arcangelo Trimonte".

Segue dibattito
con interventi di integrazione sulle alternative, anche regionali, degli altri esponenti della Rete Acobaleno e del Co.Re.Ri.

Il documentario “La selva di Chiaiano. Il parco delle sorprese” è stato prodotto in modo completamente indipendente dal team di giornalisti e videomakers di Waste Emergency che chiede il sostegno dei cittadini (tramite la prenotazione di quote) per postprodurre e distribuire il documentario dal basso, in maniera indipendente, tramite la piattaforma www.produzionidalbasso.com

Waste Emergency sta realizzando anche un altro documentario che, relativo alle discariche campane, interviene sul caso di Sant’Arcangelo Trimonte.

www.rifiuticampania.org

www.wasteemergency.com

www.beneventoecosolidale.wordpress.com

mercoledì 15 dicembre 2010

Provincia: Vigilanza sui rifiuti o … sui cittadini ?

In seguito al nostro ultimo articolo in cui esprimevamo perplessità sulla annunciata provincializzazione della gestione rifiuti nella provincia di Benevento abbiamo ricevuto dall’Assessore Aceto, in qualità di presidente della Commisione Vigilanza della discarica di S.Arcangelo Trimonte, una convocazione “urgente”, al tavolo istituzionale di tale ente, mediante telegramma la cui copia è scaricabile da questo link.

Non facendo parte, i comitati di San Salvatore Telesino e Guardia Sanframondi, del tavolo tecnico alla cui impellente riunione ispettiva eravamo stati invitati, abbiamo inviato ai partecipanti la nostra risposta che è disponibile a questo link.

Ovviamente, in quanto parte della Commissione di Vigilanza, il comitato di Sant’Arcangelo Trimonte ha risposto, partecipando, alla convocazione.

Qualche considerazione va fatta relativamente allo strano invio del nostro comunicato anche alla Procura della Repubblica e al Prefetto di Benevento e, soprattutto, non abbiamo capito come mai, con un fare intimidatorio alquanto fuori luogo, ci si chiedeva di giustificare il contenuto del nostro articolo.

Articolo pubblicato da quasi tutti i giornali on-line, ma l’Assessore faceva riferimento a quello riportato dal Sannio. In ogni caso, l’originale del nostro comunicato era precedentemente stato inviato al Presidente Cimitile ed all’assessore Aceto per e-mail.

Siamo certi che in tutta la provincia di Benevento i cittadini e la maggior parte degli amministratori locali si trovano nello stesso stato di incertezza e preoccupazione da noi denunciato nell’articolo, e a cui si continua a non dare alcuna risposta né si prevede alcun incontro pubblico in cui poter discutere democraticamente e cercare di dissipare ogni perplessità, come da noi ormai ripetutamente richiesto.

Il 14 dicembre la signora Poli torna a Benevento per un aggiornamento sull’intesa con la provincia per la costruzione di un impianto modello Vedelago. Noi riteniamo che dovrebbe essere un incontro pubblico a cui cittadini e amministratori dovrebbero necessariamente partecipare.

Il che è ciò che chiedevamo anche nel nostro ultimo comunicato.

Invece, siamo stati solo “convocati”, con uno strano doppio senso intimidatorio, ad una riunione “ispettiva” di un tavolo tecnico istituito dall’Assessore all’ambiente della Provincia da circa 6 mesi e che non ha ancora prodotto alcunché né pubblicato nessuno studio derivante dal monitoraggio dell’area coinvolta, dell’inquinamento o dei possibili rischi geologici temuti per il crollo delle palizzate.

Il comitato di Sant’Arcangelo invia continuamente richieste di accesso agli atti relativi alla discarica ma a tutt’oggi non ha mai ricevuto risposta e non sono pubblicati né i quantitativi dei conferimenti quotidiani, anche da fuori regione(?), né i dati Arpac e ASL.

La Provincia di Benevento partecipa ai tavoli istituzionali regionali e approva linee guida inaccettabili per risolvere l’emergenza rifiuti della regione: inceneritori e discariche; accetta in silenzio l’ultimo antidemocratico decreto rifiuti che, tra l’altro, continua a “perdonare” i comuni che non mettono in pratica la raccolta differenziata ma l’Assessore “ ambientalista “, che dovrebbe criticare politiche inutili e devastanti che non risolvono l’emergenza, anzi la aggravano, sembra individuare come unici nemici i comitati civici che tentano di sapere come si pensa di affrontare i problemi dei nostri territori, e che pare siano colpevoli di “procurato allarme”.

Non riusciamo a capire la logica di tanta ostinata reticenza ad un confronto su questioni fondamentali per l’ambiente e la salute dei nostri territori e che dovrebbero essere democraticamente discusse e condivise, e le richieste in tal senso accettate e non di certo accusate di creare allarmismo per poter così eluderle. Intanto, incontri per noi importanti e che ci piacerebbe fossero realmente portatori di pratiche alternative nella nostra provincia, vengono tenuti all’oscuro dei cittadini a cui si nega il diritto alla informazione e partecipazione. E’ questa l’emergenza democratica che ci preoccupa e che denunciavamo nell’ultimo comunicato, e le reazioni dell’Assessore continuano a non chiarire e a preoccuparci. Anche stavolta saremo minacciati senza che nessuna risposta sia data?

Comitati Civici di S.Salvatore T. e Guardia Sanframondi

Comunicato stampa, 13-12-2010

giovedì 9 dicembre 2010

San Salvatore Telesino: e la partecipazione ?

Il giorno 3 dicembre 2010, alle ore 18.00, presso la Sala Consiliare del Comune di S. Salvatore Telesino, si è tenuto un Consiglio Comunale per la trattazione del seguente ordine del giorno:

1. Lettura ed approvazione verbali seduta del 18 novembre 2010.

2. Osservazioni al Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale.

3. Indirizzi Programmatici Piano Urbanistico Comunale.

4. Approvazione Regolamento per l'installazione e l’esercizio di impianti di telefonia e radio-telecomunicazioni.

5. Approvazione Regolamento interventi di assistenza economica per contrasto alle povertà estreme.

Per tutti i punti all'ordine del giorno sarebbe stato necessario il massimo coinvolgimento della popolazione, se non la convocazione di un consiglio comunale aperto. Invece, sul sito istituzionale del comune l’avviso è stato pubblicato solo due giorni prima del consiglio comunale e, sempre solo due giorni prima, sono stati affissi pochi manifestini A4 sulle bacheche del paese e qualche avviso nei bar.

In particolare, la procedura riguardante il nuovo PUC, avviata dalla precedente Amministrazione Comunale, dopo più di un anno di assoluto silenzio, viene improvvisamente ripresa convocando un consiglio comunale per approvare i (nuovi?) indirizzi programmatici. Nel frattempo, di incontri con i cittadini e con le associazioni di categoria, nonostante le promesse e le rassicurazioni, neanche l’ombra.

Persino la consulta ambientale, voluta dalla stessa amministrazione, e costituita da cittadini particolarmente interessati alle tematiche ambientali e ad uno sviluppo eco-compatibile del nostro territorio, non è stata informata del consiglio comunale, mentre invece, secondo noi, doveva essere coinvolta direttamente anche per la definizione degli indirizzi programmatici.

La consulta per la tutela dell’Ambiente è infatti nata proprio con lo scopo di “ampliare ed arricchire l’informazione sullo stato dell’ambiente nel territorio comunale, migliorare l’utilizzo del territorio, salvaguardare l’ambiente e le risorse naturali, promuovere la sostenibilità e favorire il benessere della comunità”, e dovrebbe quindi rappresentare un’importante sede di confronto e scambio di informazioni tra soggetti aventi scopi di tutela dell’Ambiente e della natura e l'amministrazione comunale, supportandola fra l'altro, nella tutela e valorizzazione delle risorse naturali, nella salvaguardia della biodiversità, nella mobilità sostenibile, nella difesa del territorio, per il miglioramento della qualità dell’aria e dell'acqua e per il risparmio idrico, per il controllo dell’inquinamento acustico ed elettromagnetico e la valorizzazione delle fonti alternative e il risparmio energetico: tutte questioni che certamente vedono nel P.U.C. lo strumento principale per poter essere affrontate.

Allora perché la consulta non è stata coinvolta nella fase, importantissima, di definizione degli indirizzi programmatici del PUC, e nemmeno è stata avvisata dell’imminente consiglio comunale?

E perché non si è pensato a chiedere un supporto neanche per la redazione del “Regolamento per le installazione e l’esercizio di impianti di telefonia e radio telecomunicazione?

Allora questa consulta a che serve?

La consulta, nella visione dei nostri amministratori è nata per dare un effettivo contributo o per altri scopi?

Avevamo criticato la precedente amministrazione per la modalità con cui era stato organizzato il primo incontro pubblico sul nuovo PUC: l’ing. Ferrigni, dopo una breve presentazione delle linee guida del PUC, chiese ai presenti se erano d’accordo con ciò che aveva esposto e se vi erano delle osservazioni. Logicamente in quell’occasione non si pote' dire molto, in quanto occorreva prima documentarsi.

Ma non è stato possibile iniziare ad esaminare qualche documento se non dopo oltre un anno quando, del tutto casualmente, abbiamo saputo che presso gli uffici comunali “giacevano” da tempo le bozze delle nuove Norme di Attuazione e del nuovo Regolamento Edilizio.

E una volta esaminate quelle Norme di Attuazione restammo sconvolti: erano la brutta copia di quelle di Telese Terme, dove, proprio a causa di quelle norme, la speculazione edilizia ha devastato irreparabilmente un intero territorio!

Comunque ci tranquillizzarono dicendo che, Loro, le avrebbero completamente riviste, e solo dopo un'ampia partecipazione.

Ma il sospetto, e ormai è più di un sospetto, è che pur dovendo adempiere ad una procedura dettata dalle norme che impongono la partecipazione e la condivisione con la cittadinanza, almeno per il PUC, in realtà la partecipazione e il coinvolgimento, per i nostri amministratori, al di là delle dichiarazioni di circostanza, buone per i programmi elettorali, sono in realtà da evitare o limitare al massimo, perché, oggi come ieri, soprattutto su certi argomenti, non ci si vuole confrontare apertamente e si ritiene che si debba e si possa continuare a decidere ben chiusi nel “palazzo”, complice la minoranza che, in questa circostanza, chissà perchè, non ha ritenuto di informare i cittadini di un’evidente contraddizione della maggioranza consiliare.

domenica 5 dicembre 2010

Combustione zero e riciclo totale della materia: Provincia di Benevento ‘virtuosa’ ?

Da quando è stato presentato il piano provinciale dei rifiuti, alcuni mesi fa, nessuna risposta è stata data alle osservazioni inviate da comitati ed associazioni e nessun incontro è stato concesso. La conferenza stampa del 12 novembre, in cui non era prevista, come solitamente accade, nessuna partecipazione dei cittadini, non ha chiarito nessuno dei dubbi e delle incongruenze riscontrate nel piano. Se possibile, li ha aumentati.

Intanto, entro e fuori provincia, si pubblicizza questo piano come esempio di “un altro piano possibile“, anti-inceneritorista e sostenibile, finalmente in grado di concretizzare una gestione virtuosa dei rifiuti, prendendo come riferimento il modello Vedelago.

Purtroppo la nostra provincia, non è immune dall’emergenza, né è gestita in modo più democratico e trasparente. Nonostante le rassicuranti dichiarazioni di virtuosità, e i toni trionfalistici sulla nostra situazione rispetto a Napoli, i nostri amministratori non sanno o non dicono cosa accadrà a partire dal prossimo 1 gennaio 2011. L’ultimo decreto firmato da Napolitano non è stato nemmeno commentato dai nostri amministratori. Le uniche notizie che trapelano dalla Provincia riguardano solo gli incontri del Presidente con i lavoratori degli ex-consorzi che premono per essere riassorbiti.

Chiediamo ancora una volta alla Provincia (anche se ormai con scetticismo) un incontro urgente perché possa fornirci gli opportuni chiarimenti in merito alla reale fattibilità del piano (l’unico piano rifiuti disponibile ai cittadini è poco più di una dichiarazione di intenti), sia per quanto riguarda le risorse finanziarie che per l’organizzazione del servizio di raccolta da parte della SAMTE dal 1° gennaio 2011.

Ci appare evidente l’incongruenza tra l’amministrazione provinciale, che intende ostinatamente ottenere la gestione dei rifiuti, senza peraltro mostrare di essere concretamente pronta, e il grande silenzio degli amministratori locali che spesso, ma timidamente, hanno manifestato il loro disaccordo ad essere a loro volta “gestiti”, e che preferiscono aspettare l’evolversi degli eventi e nascondersi dietro tale imposizione dall’alto.

Vorremmo in particolare che ci fosse spiegato come mai la Daneco continuerà a gestire lo STIR di Casalduni se la Provincia ha presentato come suo fiore all’occhiello il modello Vedelago.

Lo STIR di Casalduni, a dire del responsabile impianti Daneco, riceverà sì modifiche migliorative, ma continuerà pur sempre a produrre eco-balle o FOS, e sicuramente “valorizzerà“ i rifiuti organici (con biodigestore, insufflaggio, … ) o li invierà ad incenerimento, mandando in discarica “quantitativi minori “.

Poiché però il sistema Vedelago è alternativo a queste tecniche e tende al riciclo ed al recupero totale dei materiali, che senso ha prevedere una gestione dello STIR che continua invece ad essere incardinato sulla vecchia insostenibile gestione del ciclo integrato?

La programmazione proposta dalla Daneco è allineata al vecchio sistema, e continua a perpetrare lo stesso approccio, basato su discariche ed inceneritori, che ci ha portato alla disastrosa situazione attuale. In questa programmazione, un impianto tipo Vedelago non avrebbe rifiuti da trattare per estrusione (che è uno degli aspetti chiave che rende appetibile dal punto di vista imprenditoriale questi impianti ), pertanto continuare a citarlo ci sembra un mero spot pubblicitario.

Se effettivamente la provincia volesse realizzare un impianto sul modello Vedelago, dovrebbe da subito partire con azioni tendenti alla riduzione dei rifiuti, specie quelli difficilmente trattabili, requisito necessario per un agevole recupero dei materiali da inviare all’impianto. Queste azioni, peraltro, sarebbero immediatamente possibili a costo zero, e sono state ampiamente annunciate nel Piano Rifiuti, anche se mai concretizzate. Un altro aspetto complementare al modello Vedelago è la presenza di impianti di compostaggio e di trattamento della frazione organica da destinare a compost per l’agricoltura ed il giardinaggio. Ma niente di tutto questo è presente in agenda.

La stessa Daneco, inoltre, gestisce la discarica di Sant’Arcangelo, con gli esiti disastrosi che tutti riconoscono. Discarica che si deve chiudere e bonificare sia per la situazione di dissesto idrogeologico dei luoghi in cui è stata realizzata, sia per il pericoloso continuo inquinamento che produce.

Non si può certo tacere su questo ed incitare populisticamente alla rivolta contro i rifiuti “napoletani“ per difendere il territorio e l’economia agricola del Sannio , annunciando vittorie fasulle contro gli sversamenti, e i virtuali 10 milioni di euro che arriveranno per la stabilizzazione, continuando, nel contempo, a ribadire la necessità di quella discarica per accogliere i rifiuti dei prossimi anni, come ribadito nel Piano provinciale .

Il disastro ambientale di una discarica dipende forse dalla provenienza dei rifiuti sversati?

Come si giustificano i ripetuti e costosi interventi di risanamento, già rivelatisi inutili in precedenza, in assenza di adeguati monitoraggio e bonifica? Anche se la discarica riceverà solo i rifiuti del Sannio continuerà a costituire una bomba ecologica disastrosa per l’ambiente e l’economia della nostra provincia.

I cittadini, oltretutto, vengono tutt’ora tenuti all’oscuro dei quantitativi degli sversamenti, della tipologia del rifiuto conferito e della provenienza.

Innumerevoli accessi agli atti non hanno sortito alcun effetto; il sindaco di S. Arcangelo si rifiuta persino di ricevere i componenti del comitato locale e la Provincia, malgrado abbia organizzato un ridicolo tavolo tecnico, si comporta nello stesso modo.

Come si può ragionare ed agire così e, nello stesso tempo, presentarsi in convegni e dibattiti come politici virtuosi, attenti al territorio e perfino rispettosi della democrazia?

Noi associazioni e comitati vogliamo la chiusura della discarica e poco ci interessano le aspettative economiche della Provincia per la messa in sicurezza, con ulteriori “palificazioni”, onde evitare nuove frane.

Ribadiamo che se effettivamente la signora Poli realizzasse l’impianto sul modello Vedelago, non si avrebbe più bisogno di una discarica, figuriamoci cosi capiente.

In sostanza, la provincia di Benevento non ci appare poi tanto dissimile dalle altre province campane, e a nulla serve l’accorato populismo con cui si tenta ipocritamente di difendere la discarica dagli inevitabili sversamenti regionali.

L’emergenza rifiuti si ripresenta, come sempre, come emergenza democratica.

Comitati civici di San Salvatore T. e Guardia S. - Coreri – Codisam