Voragine.
Montagne.
Alba invernale.
Grazie
mercoledì 6 febbraio 2019
lunedì 4 febbraio 2019
Energia, quale o quanta ?
Il livello planetario
Quando si parla di nuova realta' (nuova normalita') climatica da dover fronteggiare (non lo stiamo facendo, anidride carbonica, metano e aerosol in atmosfera sono in aumento), non teniamo presente che gli altri indicatori dello stato di salute del pianeta (livello di alterazione dei cicli naturali, tasso di estinzione delle specie, livello di qualita' e quantita' delle risorse non rinnovabili(*), del suolo fertile e degli ecosistemi disponibili, presenza di inquinanti in dosi preoccupanti con frequenza crescente, per dirne alcuni) ci dicono che non possiamo permetterci, al di la' della reale (**) fattibilita' tecnica di una completa transizione al solare, di continuare a far subire ai nostri territori impatti a colpi di 154.000 Twh all'anno (e' l'ammontare di consumo mondiale di energia primaria del 2017, a cui noi europei abbiamo contribuito a piene mani, per circa il 22%), o se preferiamo di potenza media di 2350 W per ogni singolo essere umano dei 7.5 mld che attualmente popolano il pianeta. Per inciso, noi italiani consumiamo una potenza primaria media di 3800 W pro-capite (dati sui consumi energetici riferiti al 2015 da un documento pubblicato dal Ministero dello Sviluppo Economico), nessuno escluso.
Quindi il problema non e' solo quale energia, ma anche e soprattutto quanta ne vogliamo consumare.
Infatti, seppure improvvisamente ci ritrovassimo energia fisicamente gratis (alimentando tutti i consumi, ad esempio, con il potenziale dato dall'irraggiamento solare, fosse pure a "zero emissioni", impossibile anche questo), un attimo dopo ci dovremmo porre il problema di ridurne notevolmente l'utilizzo complessivo dato che il tasso di produzione di merci, rifiuti ed emissioni, il tasso di estrazioni di minerali, consumo dei suoli fertili e di dispersione di sostanze chimiche nella biosfera (attualmente sul sito dell'Echa sono in attesa di giudizio ben 191 sostanze sintetiche candidate come "Estremamente pericolose" - immaginiamo la pressione a cui siamo esposti e sottoposti - e circa 23000 sono le sostanze "uniche" registrate ed approvate per poter circolare sul suolo UE) alimentati da quei 154.000 Twh ci stanno portando comunque in territori sconosciuti dal punto di vista degli equilibri naturali, al punto che qualcuno parla di crisi multiple dagli esiti imprevedibili, perche' fortemente intrecciate, da qui a pochi decenni, arrivando anche ad ipotizzare un collasso della civiltà umana.
Quindi "fate" presto a trovare queste miracolose tecnologie che riducono le emissioni complessive di gas serra (ironia), ma anche quelle che permettono di ridurre complessivamente il consumo ed il degrado della "materia" rinnovabile, a maggior ragione di quella non rinnovabile, e della biosfera nel suo complesso, visto che il nostro carico sul pianeta, anche dal punto di vista strettamente antropocentrico, e' ben oltre le sue possibilita' (overshoot) con effetti visibili gia' nel breve e nel medio termine - teniamo in conto anche che in molte aree, le cosiddette "sviluppate", gli effetti visibili sono mitigati dall'espulsione del degrado in altre aree, quelle cosiddette "in rapido sviluppo" o quele "arretrate", chissa' per quanto ancora...-, non solo per gli effetti delle emissioni e dell'inquinamento da sola produzione energetica.
Se preferiamo, possiamo dire piu' eufemisticamente che il tasso attuale di consumi e di "sviluppo as usual" ci "costringe" a cercare di abituarci, per difenderci dagli effetti, a soluzioni"meno peggio" sempre peggiori con tassi di peggioramento crescenti - scioglilingue voluto -, per "pseudo-sostenere" gli attuali stili di vita e l'attuale popolazione, sia chiaro in maniera fortemente sproporzionata all'interno e fra stati, ma questo e' un altro problema (seppure sia fermamente convinto che la matrice che non ci fa vedere la distruzione dei beni comuni sia la stessa che non ci fa vedere la distruzione di altri esseri umani).
In alternativa possiamo cercare la strada della riduzione dei consumi complessivi di materia e di energia, e forse così abbiamo la possibilità di ridurre l'impatto della caduta.
...Mentre localmente...
Se un territorio come il nostro e' in difficolta' per gli eventi estremi (piogge e raffiche di vento anomale, grandine, aumento della frequenza delle gelate dentro e fuori stagione, temperature medie in aumento, siccita' che durano oltre le medie di qualche decennio fa), per la nuova realta' climatica con tutto il suo portato di novita' specialmente in un settore primario come quella della produzione locale del nostro cibo, non dovremmo permetterci di aggiungerci del nostro, ed invece ci ritroviamo ancora con piani urbanistici e finanziamenti che favoriscono abnormi zone industriali e le loro emissioni inquinanti legali od illegali che siano in aria acqua e terreni.
Anche qui, la strada da seguire sarebbe quella dello stop del consumo di suolo e dell'antropizzazione fuori e dentro le aree protette puntando alla gestione del (tanto) esistente e che è soggetto a degrado, a partire dalla strade, passando per i servizi ferroviari ai pendolari, per finire alla messa in sicurezza dell'edilizia contro i sismi nonchè contro i rischi di dissesto idrogeologico.
Mentre invece, ecco i raddoppi stradali e ferroviari per far viaggiare le merci sempre più rapidamente, richieste ed approvazioni di trivellazioni, impiantistica speculativa nelle zone montane, che vanno a colpire altri indicatori dello stato di salute del contesto che ci circonda (che si traduce in stato di salute nostro nel giro di poco tempo) senza alcuna visione se non quella di creare posti di lavoro nella fase di "costruzione".
In un contesto del genere, l'individuazione di parchi nazionali (Parco del Matese) e di zone protette in genere (vd SIC sul Matese Sud-Orientale), oltre ad essere poco credibili (Ricordate Realacci, curriculum PD-Legambiente-Sviluppo sostenibile-green economy, e la sua legge che diceva che i parchi devono generare profitto ? E le centinaia di pale eoliche sul Matese sud-orientale in zone SIC e contigue ?), dice chiaramente: "Fuori dai parchi - diventati vere e proprie "riserve indiane" sotto assedio - scatenate pure l'inferno". Infatti non esitiamo a distruggere l'uno e l'altro.
NOTE
-Da qui i numeri citati sull'energia: https://ourworldindata.org/ energy-production-and- changing-energy-sources
Aspetto anche da loro, comunque, le soluzioni che auspicano nella "Introduction", compatibili coi limiti del pianeta.
(*) Fra le risorse non rinnovabili vanno messe nel conto anche quelle (es. fertilizzanti da sintesi chimica) che ci permettono di produrre il cibo con le rese attuali e che, al netto del sovra-sfruttamento dei suoli, della qualita' e dell'inquinamento conseguente, non saranno comunque sostenibili nel tempo non fosse altro perche' sono basate su risorse fossili (metodo Haber-Bosch per la sintesi dell'ammoniaca).
(**)Molti studi mettono in dubbio che si possa sostenere con la conversione dell'irraggiamento solare la transizione energetica prevista per il 2050 necessaria a contenere le temperature entro valori non disastrosi secondo l'IPCC a causa della insufficienza (nel senso della reale possibilita' di estrarli) di molti dei minerali di cui ad esempio necessita la tecnologia fotovoltaica.
Solo per citare problemi di risorse fisiche non rinnovabili che sono un collo di bottiglia difficilmente rimovibile.
Sarebbero da considerare anche le classiche applicazioni che richiedono potenza e continuita' nel tempo o la portabilita' necessaria nel settore dei trasporti, ad esempio.
(***) Il grafico nel primo link delle note fa vedere anche quanto siamo distanti dal "tutto" solare.
martedì 18 settembre 2018
Post growth
In che modo immaginiamo che il parlamento europeo, all'uscita di questi incontri (vedi link del programma) con alcuni volenterosi, possa reagire e dirci che noi europei dobbiamo passare dal consumo di 4.5 ettari (global hectares, gHa) pro-capite di risorse (2 volte la disponibilità offerta dal territorio UE) a 1.7 gHa che è l'attuale disponibilità media pro-capite (bio-capacità) data dal pianeta e che chi ha consumi inferiori a 1.7 gHa deve essere lasciato libero di arrivarci, se vuole (aiutiamoli a casa loro...) ? E che dire della redistribuzione interna...
L'apertura dell'incontro è compito di tal Tajani.
Possibili reazioni:
-Tiro ad indovinare 1: "Solo perseguendo una crescita sostenuta potremo risolvere i problemi della mancanza e del degrado delle risorse"
-Tiro ad indovinare 2: "Ok, ma quando parliamo di problemi importanti ?"
-Caso peggiore: "E' un argomento che dobbiamo affrontare con assoluta urgenza"
Nota 1: Sì, è il famoso concetto di overshoot che ultimamente ci piace festeggiare ogni anno con un giorno in anticipo.
Nota 2: Sì, è il famoso concetto dell'occupare gli spazi per svuotarli di significato. E' già avvenuto in Italia, grottescamente, con il M5S.
Link al programma di incontri: https://www.postgrowth2018.eu/programme/
L'apertura dell'incontro è compito di tal Tajani.
Possibili reazioni:
-Tiro ad indovinare 1: "Solo perseguendo una crescita sostenuta potremo risolvere i problemi della mancanza e del degrado delle risorse"
-Tiro ad indovinare 2: "Ok, ma quando parliamo di problemi importanti ?"
-Caso peggiore: "E' un argomento che dobbiamo affrontare con assoluta urgenza"
Nota 1: Sì, è il famoso concetto di overshoot che ultimamente ci piace festeggiare ogni anno con un giorno in anticipo.
Nota 2: Sì, è il famoso concetto dell'occupare gli spazi per svuotarli di significato. E' già avvenuto in Italia, grottescamente, con il M5S.
Link al programma di incontri: https://www.postgrowth2018.eu/programme/
giovedì 13 settembre 2018
Uragani: è una mia percezione o... ?
Un'autostrada a senso unico per entrambe le carreggiate: quello della fuga dall'uragano Florence (attualmente ancora di cat.2, sembra che il problema specifico di questo uragano possa essere la sua persistenza e l'ampiezza della zona colpita, nonchè il bacino di popolazione impattato).
Impressionante vedere esodi con queste caratteristiche.
Qui link al video Stimolato da questo ultimo evento meteo in ordine di tempo (nemmeno tra i peggiori in termini di intensità), sperando di non essere caduto nella classica trappola del bias (diciamo anche pregiudizio) o nel rischio di condizionamento mediatico da eventi clamorosi, nonche' preso anche dal dubbio che "sembra se ne contino di piu' perche' abbiamo piu' strumenti o perchè ci faccio più caso ultimamente", sono andato a visitare il sito della National Hurricane Center (Dipartimento uragani del NOAA - National Ocean and Atmospheric Administration). messo insieme un po' di dati e fatto un po' di conti. E' subito interessante notare che nel complesso, considerando gli uragani "major", cioè quelli di categorie da 3 a 5 (venti dai 200 kmh in su), per il solo Atlantico, se ne contano:
- 66 nel periodo 96-2015 (20 anni), media 3.3 urag/anno - 129 nel periodo 1930-1995 (66 anni), media 1.95 urag/anno. I 20 anni dal 1945 al 1964 sono il ventennio, a partire dal 1930, che presenta la media che piu' si avvicina a quella del ventennio 1996-2015, con cioe' 60 uragani in 20 anni, pari a 3 urag/anno contro, appunto, 3.3 urag/anno. Significa che i 20 anni consecutivi del periodo 1996-2015 o sono il ventennio più sfortunato per uragani "major" oppure boh Considerando gli uragani della sola categoria 5 (venti con velocità maggiori di 260 kmh), dai dati estrapolati dall'archivio della NHC da parte del sito Weathernet, se ne contano (cumulativamente per gli oceani Pacifico ed Atlantico): -20 nel periodo 2001-2018 (17 anni), media 1.11 urag./anno -16 nel periodo 1966-2000 (35 anni), media 0.46 urag/anno Sembra, in effetti, che ci sia uno sbilanciamento nella frequenza di eventi estremi verso gli ultimi 20 anni. Ci sara' qualche fenomeno strutturale ed inspiegabile in atto ? Nota 1: NON sono un meteorologo NE' un climatologo, sarebbe interessante trovare un riscontro autorevole* sulle tendenze in qualche sito specialistico (non tanto per dubbi sui numeri quanto sulla validità del metodo per trarre qualche conclusione che vada oltre le percezioni) Nota 2: Bisogna tenere presente che il primo satellite geo-stazionario con funzioni meteo e' stato lanciato nel 1966: da quest'anno in poi le osservazioni hanno presentato il massimo dell'affidabilita' sulla caratterizzazione degli uragani. *Un riscontro autorevole (Nota informativa di Vincenzo Ferrara) che fa notare che anzichè seguire la strada delle frequenze delle intensità massime (velocità massime dei venti al suolo) raggiunte (scala Saffir-Simpson) ha molto più senso parlare delle potenze/energie sviluppate se si vuole trovare una correlazione coi cambiamenti climatici. Sembra che le sole intensità seguano delle ciclicità.
-Francesco Pascale
Qui link al video Stimolato da questo ultimo evento meteo in ordine di tempo (nemmeno tra i peggiori in termini di intensità), sperando di non essere caduto nella classica trappola del bias (diciamo anche pregiudizio) o nel rischio di condizionamento mediatico da eventi clamorosi, nonche' preso anche dal dubbio che "sembra se ne contino di piu' perche' abbiamo piu' strumenti o perchè ci faccio più caso ultimamente", sono andato a visitare il sito della National Hurricane Center (Dipartimento uragani del NOAA - National Ocean and Atmospheric Administration). messo insieme un po' di dati e fatto un po' di conti. E' subito interessante notare che nel complesso, considerando gli uragani "major", cioè quelli di categorie da 3 a 5 (venti dai 200 kmh in su), per il solo Atlantico, se ne contano:
- 66 nel periodo 96-2015 (20 anni), media 3.3 urag/anno - 129 nel periodo 1930-1995 (66 anni), media 1.95 urag/anno. I 20 anni dal 1945 al 1964 sono il ventennio, a partire dal 1930, che presenta la media che piu' si avvicina a quella del ventennio 1996-2015, con cioe' 60 uragani in 20 anni, pari a 3 urag/anno contro, appunto, 3.3 urag/anno. Significa che i 20 anni consecutivi del periodo 1996-2015 o sono il ventennio più sfortunato per uragani "major" oppure boh Considerando gli uragani della sola categoria 5 (venti con velocità maggiori di 260 kmh), dai dati estrapolati dall'archivio della NHC da parte del sito Weathernet, se ne contano (cumulativamente per gli oceani Pacifico ed Atlantico): -20 nel periodo 2001-2018 (17 anni), media 1.11 urag./anno -16 nel periodo 1966-2000 (35 anni), media 0.46 urag/anno Sembra, in effetti, che ci sia uno sbilanciamento nella frequenza di eventi estremi verso gli ultimi 20 anni. Ci sara' qualche fenomeno strutturale ed inspiegabile in atto ? Nota 1: NON sono un meteorologo NE' un climatologo, sarebbe interessante trovare un riscontro autorevole* sulle tendenze in qualche sito specialistico (non tanto per dubbi sui numeri quanto sulla validità del metodo per trarre qualche conclusione che vada oltre le percezioni) Nota 2: Bisogna tenere presente che il primo satellite geo-stazionario con funzioni meteo e' stato lanciato nel 1966: da quest'anno in poi le osservazioni hanno presentato il massimo dell'affidabilita' sulla caratterizzazione degli uragani. *Un riscontro autorevole (Nota informativa di Vincenzo Ferrara) che fa notare che anzichè seguire la strada delle frequenze delle intensità massime (velocità massime dei venti al suolo) raggiunte (scala Saffir-Simpson) ha molto più senso parlare delle potenze/energie sviluppate se si vuole trovare una correlazione coi cambiamenti climatici. Sembra che le sole intensità seguano delle ciclicità.
-Francesco Pascale
giovedì 23 agosto 2018
Ponti, edlizia, crescita: Riflessione pre-politica
Premessa
Questo post vorrebbe essere una riflessione prepolitica, ben consapevole del fatto che risultera’ fascinoso e trendy come un paracarro arrugginito oppure come un discorso sui limiti fisici imposti all’uomo, che spinge verso crescite con tasso composto, “esponenziali” - della popolazione, dei consumi pro-capite, di nuove tecnologie resource intensive -, da parte del pianeta che non le regge o meglio le regge ma non necessariamente con evoluzioni ed esiti che potranno essere piacevoli per l’uomo stesso...ma sento il bisogno di scriverlo ugualmente
--- Abbiamo “decine di migliaia” di ponti in scadenza naturale (considerando come fattore limitante il calcestruzzo armato) in Italia, a detta del dir. del CNR (1) e molti sono stati per di piu’ progettati con stime di traffico a quanto pare non accurate (il traffico e’ cresciuto esponenzialmente negli ultimi 60 anni, in maniera tutto sommato imprevedibile negli anni 50-60). A questi, perche’ accomunati nel mio ragionamento, aggiungiamo tutte le altre strutture (edifici di ogni genere) ed infrastrutture che necessitano di manutenzione o che vanno introdotte per attenuare i rischi legati ai sismi ed al famigerato dissesto idrogeologico. Tra pubblico e privato, con questa o quell'altra amministrazione di questo o quell’altro livello, tutto quanto sopra andrebbe gestito con nuovo uso di: energia, sabbia di grado edilizio, ghiaia, cave, acciaio, plastica (secondo PlasticsEurope (2), l’associazione europea dei produttori di plastica, all’ edilizia e’ destinato il 20% della plastica totale usata in Europa, seconda solo al packaging) oltre a dover far fronte a costi economici che sono valutati (dal Consiglio Naz.le degli ingegneri) in piu’ di un centinaio di mld di eur (una ventina di mld di eur per i soli “ponti” secondo una stima sempre del dir. del CNR, A. Occhiuzzi) (1).
Le risorse materiali utilizzate in edilizia - a causa della gestione dell’intero ciclo di vita degli elementi dell’elenco di cui sopra emergono crisi con frequenza quasi settimanale in Italia - sono anch’esse limitate (ancor più di quelle finanziarie, che si sa non rispettano le leggi della natura se non nel lungo termine) e la natura sostanzialmente estrattiva e lineare della filiera delle costruzioni crea danni irreversibili ad interi sistemi in tutto il loro percorso, dalla culla alla tomba, danni tanto piu’ gravi quanto piu’ si sale di livello nella difficolta’ di estrazione dei materiali stessi ad essa necessari (quanto piu’ “si sale in altezza per raccogliere i frutti dell’albero”). In varie aree del mondo, proprio per far fronte al problema “esaurimento” risorse per l’edilizia (siamo agli ultimi pioli della scala ?), si è messa in atto una ricerca affannosa (3) di alternative ai materiali tradizionali adottati, e questo principalmente a causa dell’ intensificarsi delle estrazioni che servono per far fronte alla costruzione di case e strade la cui domanda e’ cresciuta esponenzialmente (anch’essa..., ma non e’ un caso) negli ultimi decenni, specialmente in alcuni paesi asiatici, arrecando notevoli danni a fiumi, laghi ed altri sistemi piu’ o meno naturali in varie zone del mondo. Riferendoci alla sola sabbia e’ il caso di leggere, il motivo lo suggerisce il titolo, il rapporto delle Nazioni Unite “Sand, rarer than one thinks” del 2014 (4a)(trad.: “Sabbia, piu’ rara di quanto si immagini”) citato e commentato nell’articolo in italiano de Il Post (4b) e che raccoglie una serie di risultati e dati di studi relativi ai problemi nell’uso e nella “produzione” della sabbia per le attivita’ umane. Alcuni estratti del rapporto ONU, tradotti dall’inglese: - “[...] Una stima conservativa del consumo mondiale di aggregati (sabbia e ghiaia, fondamentalmente, ndt) per l’edilizia supera i 40 mld di tonnellate l’anno. Che e’ il doppio del sedimento annuo trasportato da tutti i fiumi del mondo [...]” - “[...] La domanda continua a crescere con le nuove infrastrutture e con la manutenzione dell’esistente (strade, ponti (sic !!!), dighe, case) [...]“. -”[...] La domanda di cemento della Cina e’ cresciuta esponenzialmente del 437.5% in 20 anni, mentre nel resto del mondo e’ cresciuta del 59.8 %” Nelle conclusioni: - “[...] Il loro uso (di sabbia e ghiaia, ndt) eccede di gran lunga il tasso di rinnovo naturale (che e’ fittizio anch’esso, ndt). Gli effetti negativi sull’ambiente sono inequivocabili e riguardano il mondo intero. Il problema ora e’ talmente serio che l’esistenza degli ecosistemi fluviali e’ minacciato in varie zone del mondo [...]”. (Commento a margine: vabbe’ anche all’ONU hanno problemi con questi decrescitisti...) La ricerca di nuove soluzioni “tecnologiche” per i materiali dell’edilizia, comunque, nel caso di un qualche successo, forse sposterebbe solo il problema nel tempo, rendendolo magari più complicato ed acuto da gestire quando si raggiungeranno i nuovi termini di scadenza dettati dai limiti delle eventuali nuove tecnologie in adozione. A questo proposito, consiglio la lettura dell’articolo di U.Bardi (5) nel paragrafetto in cui accenna (per gli approfondimenti seguire i riferimenti biblio) alla relazione tra il c.d. dirupo di Seneca - secondo cui “il declino è più rapido della crescita”- e le tecnologie, anche quelle che migliorano l’efficienza, in un sistema a risorse limitate, ma votato alla crescita illimitata (a proposito di illimitatezza, avete notato quante volte appare il termine “esponenziale” nel post ?) dei consumi. Ci sono, poi, in tanti in giro - uno di questi l'ho linkato in fondo (6) - che riscuotono molto successo in questi giorni, con migliaia di condivisioni sui social, e che dicono che i disastri accadono perchè ci si oppone alla realizzazione di nuove infrastrutture, perchè si resiste al progresso ed allo sviluppo.
In un sistema con risorse limitate, su un territorio che per di piu’ i geologi si ostinano a descrivere come piu’ fragile, mediamente, della quasi totalita’ delle altre regioni europee e frequentemente soggetto a eventi critici acuti (alluvioni, frane, valanghe e sismi), sarebbe da capire quanto sia “contro il progresso” ed “anti-scientifico” mirare al consolidamento dell'esistente che sarebbe gia’, nelle condizioni attuali, un obiettivo che andrebbe forse oltre i limiti del raggiungibile, se preso seriamente, piuttosto che giocare al rialzo con nuove grandi infrastrutture le quali, oltre a complicare ulteriormente il sistema delle manutenzioni, sottrarrebbero ulteriore spazio ad un altro bene fondamentale e non rinnovabile come il suolo. P.S.: Mentre scrivevo questo post, non mi ero accorto che il prof. Bardi aveva gia’ parlato del tema delle infrastrutture in un articolo, sottolineando in maniera efficace il rapporto con l’economia della crescita e dei limiti, e quindi la natura strutturale (e non episodica) del problema manutenzione/nuove costruzioni. Ne consiglio la lettura dato che riporta altri spunti, in aggiunta a quelli di semplice buon senso del mio post, seguendo questo link (1)https://www.cnr.it/it/nota-stampa/n-8247/direttore-cnr-itc-sul-viadotto-morandi-di-genova (2) https://www.plasticseurope.org/application/files/5515/1689/9220/2014plastics_the_facts_PubFeb2015.pdf (3)http://www.ingegneri.info/news/innovazione-e-tecnologia/nuovi-materiali-per-ledilizia-due-tipologie-di-sabbia-artificiale/ (4a)https://na.unep.net/geas/archive/pdfs/GEAS_Mar2014_Sand_Mining.pdf (4b)https://www.ilpost.it/2017/05/30/sabbia-rara/ (5)https://ugobardi.blogspot.com/2011/09/effetto-seneca-perche-il-declino-e-piu.html
Questo post vorrebbe essere una riflessione prepolitica, ben consapevole del fatto che risultera’ fascinoso e trendy come un paracarro arrugginito oppure come un discorso sui limiti fisici imposti all’uomo, che spinge verso crescite con tasso composto, “esponenziali” - della popolazione, dei consumi pro-capite, di nuove tecnologie resource intensive -, da parte del pianeta che non le regge o meglio le regge ma non necessariamente con evoluzioni ed esiti che potranno essere piacevoli per l’uomo stesso...ma sento il bisogno di scriverlo ugualmente
--- Abbiamo “decine di migliaia” di ponti in scadenza naturale (considerando come fattore limitante il calcestruzzo armato) in Italia, a detta del dir. del CNR (1) e molti sono stati per di piu’ progettati con stime di traffico a quanto pare non accurate (il traffico e’ cresciuto esponenzialmente negli ultimi 60 anni, in maniera tutto sommato imprevedibile negli anni 50-60). A questi, perche’ accomunati nel mio ragionamento, aggiungiamo tutte le altre strutture (edifici di ogni genere) ed infrastrutture che necessitano di manutenzione o che vanno introdotte per attenuare i rischi legati ai sismi ed al famigerato dissesto idrogeologico. Tra pubblico e privato, con questa o quell'altra amministrazione di questo o quell’altro livello, tutto quanto sopra andrebbe gestito con nuovo uso di: energia, sabbia di grado edilizio, ghiaia, cave, acciaio, plastica (secondo PlasticsEurope (2), l’associazione europea dei produttori di plastica, all’ edilizia e’ destinato il 20% della plastica totale usata in Europa, seconda solo al packaging) oltre a dover far fronte a costi economici che sono valutati (dal Consiglio Naz.le degli ingegneri) in piu’ di un centinaio di mld di eur (una ventina di mld di eur per i soli “ponti” secondo una stima sempre del dir. del CNR, A. Occhiuzzi) (1).
Le risorse materiali utilizzate in edilizia - a causa della gestione dell’intero ciclo di vita degli elementi dell’elenco di cui sopra emergono crisi con frequenza quasi settimanale in Italia - sono anch’esse limitate (ancor più di quelle finanziarie, che si sa non rispettano le leggi della natura se non nel lungo termine) e la natura sostanzialmente estrattiva e lineare della filiera delle costruzioni crea danni irreversibili ad interi sistemi in tutto il loro percorso, dalla culla alla tomba, danni tanto piu’ gravi quanto piu’ si sale di livello nella difficolta’ di estrazione dei materiali stessi ad essa necessari (quanto piu’ “si sale in altezza per raccogliere i frutti dell’albero”). In varie aree del mondo, proprio per far fronte al problema “esaurimento” risorse per l’edilizia (siamo agli ultimi pioli della scala ?), si è messa in atto una ricerca affannosa (3) di alternative ai materiali tradizionali adottati, e questo principalmente a causa dell’ intensificarsi delle estrazioni che servono per far fronte alla costruzione di case e strade la cui domanda e’ cresciuta esponenzialmente (anch’essa..., ma non e’ un caso) negli ultimi decenni, specialmente in alcuni paesi asiatici, arrecando notevoli danni a fiumi, laghi ed altri sistemi piu’ o meno naturali in varie zone del mondo. Riferendoci alla sola sabbia e’ il caso di leggere, il motivo lo suggerisce il titolo, il rapporto delle Nazioni Unite “Sand, rarer than one thinks” del 2014 (4a)(trad.: “Sabbia, piu’ rara di quanto si immagini”) citato e commentato nell’articolo in italiano de Il Post (4b) e che raccoglie una serie di risultati e dati di studi relativi ai problemi nell’uso e nella “produzione” della sabbia per le attivita’ umane. Alcuni estratti del rapporto ONU, tradotti dall’inglese: - “[...] Una stima conservativa del consumo mondiale di aggregati (sabbia e ghiaia, fondamentalmente, ndt) per l’edilizia supera i 40 mld di tonnellate l’anno. Che e’ il doppio del sedimento annuo trasportato da tutti i fiumi del mondo [...]” - “[...] La domanda continua a crescere con le nuove infrastrutture e con la manutenzione dell’esistente (strade, ponti (sic !!!), dighe, case) [...]“. -”[...] La domanda di cemento della Cina e’ cresciuta esponenzialmente del 437.5% in 20 anni, mentre nel resto del mondo e’ cresciuta del 59.8 %” Nelle conclusioni: - “[...] Il loro uso (di sabbia e ghiaia, ndt) eccede di gran lunga il tasso di rinnovo naturale (che e’ fittizio anch’esso, ndt). Gli effetti negativi sull’ambiente sono inequivocabili e riguardano il mondo intero. Il problema ora e’ talmente serio che l’esistenza degli ecosistemi fluviali e’ minacciato in varie zone del mondo [...]”. (Commento a margine: vabbe’ anche all’ONU hanno problemi con questi decrescitisti...) La ricerca di nuove soluzioni “tecnologiche” per i materiali dell’edilizia, comunque, nel caso di un qualche successo, forse sposterebbe solo il problema nel tempo, rendendolo magari più complicato ed acuto da gestire quando si raggiungeranno i nuovi termini di scadenza dettati dai limiti delle eventuali nuove tecnologie in adozione. A questo proposito, consiglio la lettura dell’articolo di U.Bardi (5) nel paragrafetto in cui accenna (per gli approfondimenti seguire i riferimenti biblio) alla relazione tra il c.d. dirupo di Seneca - secondo cui “il declino è più rapido della crescita”- e le tecnologie, anche quelle che migliorano l’efficienza, in un sistema a risorse limitate, ma votato alla crescita illimitata (a proposito di illimitatezza, avete notato quante volte appare il termine “esponenziale” nel post ?) dei consumi. Ci sono, poi, in tanti in giro - uno di questi l'ho linkato in fondo (6) - che riscuotono molto successo in questi giorni, con migliaia di condivisioni sui social, e che dicono che i disastri accadono perchè ci si oppone alla realizzazione di nuove infrastrutture, perchè si resiste al progresso ed allo sviluppo.
In un sistema con risorse limitate, su un territorio che per di piu’ i geologi si ostinano a descrivere come piu’ fragile, mediamente, della quasi totalita’ delle altre regioni europee e frequentemente soggetto a eventi critici acuti (alluvioni, frane, valanghe e sismi), sarebbe da capire quanto sia “contro il progresso” ed “anti-scientifico” mirare al consolidamento dell'esistente che sarebbe gia’, nelle condizioni attuali, un obiettivo che andrebbe forse oltre i limiti del raggiungibile, se preso seriamente, piuttosto che giocare al rialzo con nuove grandi infrastrutture le quali, oltre a complicare ulteriormente il sistema delle manutenzioni, sottrarrebbero ulteriore spazio ad un altro bene fondamentale e non rinnovabile come il suolo. P.S.: Mentre scrivevo questo post, non mi ero accorto che il prof. Bardi aveva gia’ parlato del tema delle infrastrutture in un articolo, sottolineando in maniera efficace il rapporto con l’economia della crescita e dei limiti, e quindi la natura strutturale (e non episodica) del problema manutenzione/nuove costruzioni. Ne consiglio la lettura dato che riporta altri spunti, in aggiunta a quelli di semplice buon senso del mio post, seguendo questo link (1)https://www.cnr.it/it/nota-stampa/n-8247/direttore-cnr-itc-sul-viadotto-morandi-di-genova (2) https://www.plasticseurope.org/application/files/5515/1689/9220/2014plastics_the_facts_PubFeb2015.pdf (3)http://www.ingegneri.info/news/innovazione-e-tecnologia/nuovi-materiali-per-ledilizia-due-tipologie-di-sabbia-artificiale/ (4a)https://na.unep.net/geas/archive/pdfs/GEAS_Mar2014_Sand_Mining.pdf (4b)https://www.ilpost.it/2017/05/30/sabbia-rara/ (5)https://ugobardi.blogspot.com/2011/09/effetto-seneca-perche-il-declino-e-piu.html
(6)https://www.corriere.it/editoriali/18_agosto_14/genova-crolla-ponte-morandi-paese-che-diffida-progresso-1507b3be-9ff6-11e8-9437-bcf7bbd7366b.shtml
-Francesco Pascale
-Francesco Pascale
venerdì 8 giugno 2018
Raddoppiano... e noi ?
Lo scorso mese di dicembre è apparso sul sito
istituzionale del comune di S.Salvatore Telesino il progetto definitivo
dell'ANAS per il raddoppio della Caianello-Benevento (SS372 - Telesina), con
l'elenco degli espropri.
Sessanta ettari da impegnare - oltre
all’abbattimento di alcune abitazioni - per la sola tratta relativa al primo
lotto di lavori, che dovrebbe andare da S.Salvatore a Benevento e per cui
S.Salvatore di fatto ospiterà il cantiere principale.
Un’opera fortemente impattante, sia in fase di
realizzazione che in fase di esercizio, sulla vita dei cittadini e sul territorio, approvata senza nessuna forma di
coinvolgimento delle comunità locali.
A fronte di sicure negatività non sono nemmeno
reperibili analisi e stime del traffico su gomma che si vuole servire, né
valutazioni sulla sovrapposizione, di fatto, fra la Telesina - che si dichiara
essere una bretella fondamentale di collegamento fra Roma e Bari - ed il TAV
Roma-Napoli-Bari.
Nessuno degli amministratori locali che abbia
sentito il bisogno di spiegare perché si sia scelto di accettare questa
nuova opera senza alcuna considerazione delle reali necessità dei territori
coinvolti. Nel caso specifico di S.Salvatore il Sindaco ha ripetutamente
ignorato le nostre tante richieste protocollate relative alla pianificazione
del territorio comunale.
Per non parlare dei vecchi e nuovi candidati.
Per non parlare dei vecchi e nuovi candidati.
Ciò conferma che siamo costretti a subire le
priorità, la visione e l'agenda dettate dagli appetiti dei costruttori, come
dimostrato dalla molto mediatica e clamorosa accoglienza riservata all'ANCE
(Ass,ne Naz,le Costruttori Edili) e a Confindustria
Se il traffico su gomma aumenterà realmente come auspicato dai proponenti, e soprattutto se al servizio di una prospettiva industriale del territorio, le ripercussioni in termini di inquinamento, per
una valle come la nostra, potrebbero diventare realmente serie ed
irreversibili, in primo luogo per la salute e poi per le ricadute negative sulle produzioni
agricole.
E’ noto, d'altronde, che le grandi infrastrutture
sottraggono valore laddove si voglia perseguire quell’economia, che a parole
tutti auspicano, fatta di produzioni locali credibili ed accessibili a tutti, fatta di fruizione del paesaggio e di turismo
responsabile, salvo procedere nei fatti in direzione opposta, col rischio,
concreto, di aggiungere le nostre valli alle tante altre aree metropolitane e
periferiche già presenti ovunque.
Eppure, nessuno si ribella e chiede conto
delle scelte effettuate sulle nostre teste.
Tutto ciò mentre abbonda la retorica sull’eccellenza delle nostre
produzioni e su quanto valga la nostra terra e sul diritto a fruire di cibo,
terra, aria, acqua sani.
D’altra parte lo stato in cui versa
l’agricoltura è molto critico (come in gran parte dell’Italia ), per esempio, l’uva si raccoglie per svenderla
a 20 centesimi al kilo e ciò spiega anche l’atteggiamento dei proprietari che non si ribellano
agli espropri dei loro terreni per una
strada, un binario, una pala eolica o una trivellazione.
Anche partiti, sindacati, amministrazioni,
associazioni di categoria tacciono senza neanche indignarsi per una violenza
simile, rinunciando nei fatti ad esercitare quel ruolo di rappresentanza,
difesa del territorio e delle sue specificità che mai mancano di rivendicare
come proprio....Nel frattempo disponibili a subire disagi per i prossimi
(cinque ? dieci ?) anni, a sopportare
ruspe, camion, sconvolgimenti territoriali per l’esecuzione dei lavori,
spesso dati in subappalto a ditte legate
a famiglie mafiose, come già verificatosi in passato per opere simili.
Uno scempio che si consuma nella diffusa e
malcelata convinzione che gli eventuali vantaggi futuri di grandi opere, come
il raddoppio della Telesina o l’alta velocità ferroviaria, ci ripagheranno della terra sventrata, delle
case abbattute, dei vigneti distrutti, sostituiti da capannoni sospetti e sommersi dalle polveri
inquinanti prodotte dall'aumento del traffico.
Come se non bastasse tutto ciò che il Sannio
già subisce quotidianamente con
discariche, impiantistica dedicata a rifiuti speciali, eolico, perforazioni per
la ricerca di gas e petroli, innumerevoli ed estese zone industriali, terre di
nessuno e dense di tanti piccoli impianti a volte molto pericolosi.
Nella attuale impossibilità di relazionarci
con istituzioni che finora hanno disatteso qualsiasi istanza di dialogo, ci
chiediamo se anche "il
silenzio del territorio", anche di chi lavora per riqualificare
l’agricoltura, il turismo, la vivibilità, debba interpretarsi come
rassegnazione alla trasformazione di
queste terre in una piattaforma logistica per servire interessi di pochi.
O si può ancora pensare, pretendere un futuro
diverso, e riprendersi il diritto di decidere senza delegare?
venerdì 22 settembre 2017
Cittadini e Territorio: la non-curanza e il disprezzo
“La non-curanza è il peggior
disprezzo”! Vero, ma se la praticano detentori di cariche elettive in risposta
a legittime richieste da parte dei cittadini, è una strategia quantomeno
sconveniente e, probabilmente anche autolesionista. Sindaci e assessori che in
campagna elettorale avevano promesso “+ trasparenza”, “+ partecipazione”, … si dovrebbero
astenere attentamente dal cadere nel comodo atteggiamento del “io ho da fare per amministrare, e non posso
perdere tempo a dare spiegazioni ai cittadini per ogni cosa, …”.
Così non si silenzia il dissenso,
ma si rinuncia a riflettere sulla propria condotta, si rinuncia a cogliere
spunti per indirizzare meglio la propria azione, si perdono occasioni, … e si
perde anche consenso, offrendo invece argomenti a chi ha interesse a denigrare
il lavoro e l’impegno.
Quando poi si tratta di
funzionari incaricati formalmente come “responsabili del procedimento”, il
mancato riscontro, entro i termini stabiliti, alle istanze di accesso agli
atti, si configura come “omissione di atti d’ufficio”, e può configurarsi il
REATO di cui all’articolo 328 – comma 2 del C.P.
E poi ci sono le norme che
impongono obblighi di pubblicazione di determinati atti sul sito internet
dell’Ente, …
Ebbene, Cittadini in Movimento ha
presentato in data 18.08.2017 l’ennesima richiesta di accesso agli atti che, decorsi
i 30 giorni previsti, è rimasta priva di qualsiasi riscontro, così come le
precedenti pure richiamate (e sollecitate con l’ultima comunicazione sopra
citata).
Nel merito, la richiesta riguarda
l’insediamento e l’esercizio di impianti
fissi di telecomunicazione e di stazioni radio-base di telefonia mobile e di
impianti assimilabili sul territorio comunale, argomento che è stato recentemente
oggetto di un’ ”avviso di rimozione” pubblicato sul sito
del comune prima ancora di polemica in Consiglio Comunale e sui “social”.
Come ancora testimoniato da un post pubblicato sul sito della consulta ambientale,
quando ancora alcuni componenti di Cittadini in Movimento vi partecipavano tenendola
in vita, l’amministrazione dell’epoca in data 21 giugno 2011 consegnò alla
Coordinatrice, Prof.ssa Maria Teresa Pigna, una bozza del Regolamento comunale
per le antenne, che fu oggetto di analisi e discussione collegiale nella
riunione della consulta del 4 luglio 2011 e subito dopo, data la scadenza del 5
luglio 2011 per presentare il richiesto parere consultivo, furono rappresentate
formalmente diverse osservazioni,
sia nel merito che sul metodo, richiamando anche la “convenzione di Aarhus” e
il “principio di precauzione”. Riportiamo sinteticamente alcuni passi di quel
post (e del parere fornito all’Amministrazione da parte della Consulta):
“… tenuto conto della particolare situazione del territorio di San
Salvatore Telesino, e nello specifico dell’esistenza già di moltissime antenne
quasi tutte concentrate in sommità di Monte Acero (a tal proposito riteniamo
che sia opportuno avere un primo censimento, sulla base anche di eventuale
documentazione già presente agli atti del Comune, degli impianti esistenti e
delle relative tipologie, e inoltre pensiamo sia auspicabile un coordinamento
con il confinante comune di Faicchio).
… ribadendo anche le nostre precedenti richieste di adottare un diverso
metodo di confronto fra Amministrazione e Consulta … insistiamo col dire che non
solo i documenti devono essere sottoposti preventivamente (come in questo
caso), ma che bisogna anche concordare i tempi e le modalità di rilascio e di
revisione dei documenti, nonché di
confronto fra Consulta, Amm.ne ed eventualmente gli uffici comunali, in modo da poterne discutere in maniera
esaustiva ed approfondita, cercando anche un più ampio coinvolgimento di tutta
la cittadinanza”.
Qualora dovessimo ricevere
dall'Amministrazione comunale i documenti richiesti (inerenti a: obiettivi e
termini dell’incarico professionale conferiti in merito alle antenne, relazione
tecnica acquisita, rilievi eventualmente disponibili sui livelli dei campi
elettromagnetici presenti sul territorio comunale, infrastrutture ed
apparecchiature di TLC presenti nei pressi del baino idrico in loc. Monticelli,
ecc.), che pubblicheremo come sempre sul nostro blog, sarà possibile fare delle
valutazioni e, forse, un po’ di chiarezza sugli intenti politici (si vuole
tutelare la nostra salute ed i beni comuni ? Si vuole fare cassa ? Si vuole
favorire l’inserimento di nuove antenne per garantire nuove coperture ? Siamo
favorevoli ad accogliere anche nuove generazioni di antenne nel futuro senza
coinvolgere, ancora una volta, i cittadini ? …).
Gli ultimi solleciti li abbiamo fatti per le vie brevi presso gli uffici del Municipio al nuovo segretario comunale il 19 settembre scorso, che ci ha convocati per il giorno 26 p.v.: vedremo ...
In ogni caso, ancora allo stato attuale nessun
regolamento in materia di insediamento
ed esercizio di impianti fissi di telecomunicazione e di stazioni radio-base di
telefonia mobile e di impianti assimilabili risulta pubblicato sul sito
istituzionale, e dunque non è possibile regolamentare efficacemente queste
installazioni, ammesso che ci sia la volontà di farlo, così come per tutte le
attività imprenditoriali potenzialmente pericolose che si svolgono nel
territorio di San Salvatore Telesino e di cui nulla è dato sapere, nemmeno
leggendo il piano comunale di protezione civile.
Intanto, in data 22.09.2017 l'Area Tecnica/manutentiva del comune di San Salvatore Telesino ha emesso un' "ordinanza di annullamento in autotutela dell'istanza della ditta ONAIR ITALIA NETWORK SRL" e "ripristino dello stato dei luoghi", sembrerebbe, per la mancanza dell'autorizzazione sismica! Vedremo che sviluppi avrà quest'altra vicenda ...
giovedì 27 luglio 2017
PETIZIONE...
...PER BLOCCARE IL DEGRADO DELLA ZONA AGRICOLA A VOCAZIONE ARTIGIANALE E
PER UN MAGGIOR CONTROLLO DEL TERRITORIO
I sottoscritti cittadini di San
Salvatore Telesino,
vista la
deliberazione del Consiglio Comunale n. 36 del 17.01.2005;
ritenuto che l’area
individuata con la suddetta delibera, pari ad oltre 200 ettari di terreno, sia
totalmente sovradimensionata rispetto alle limitate esigenze del territorio;
vista la facilità
con cui si è permesso in passato, e ancora si permette, di inserire attività di
ogni genere frammiste ad abitazioni e terreni per le coltivazioni (spesso
finalizzati all'autoconsumo), distribuite senza alcun tipo di pianificazione, né
opere di mitigazione, con grave impatto di mezzi pesanti sulla viabilità, con diffusione
in atmosfera di sostanze ignote ed intollerabili emissioni olfattive, nonché
causa di rumori molesti cumulativi di intensità crescenti, che costringono a
cambiare comportamenti e abitudini di chi vive e coltiva il proprio cibo nei
dintorni;
considerati i rischi
conseguenti alla compresenza, a poche decine di metri di distanza, di
abitazioni, allevamenti, aziende manifatturiere con rilascio di sostanze anche
tossiche in atmosfera e aziende che fanno coltivazione e/o trasformazione di
prodotti agricoli destinati all’alimentazione umana;
tenuto conto della
presenza di decine di capannoni industriali già costruiti ed attualmente non
utilizzati;
ritenuto che con una tale distribuzione di insediamenti produttivi e abitazioni
(offerta ed esercitata tuttora da un’interpretazione delle norme vigenti che
non pone di fatto vincoli e limiti) su un’area così estesa, non si può attuare
una tutela efficace dei cittadini rispetto agli impatti singoli e cumulativi
(inclusa la sottovalutata impermeabilizzazione di nuove aree) causati dalle
attività industriali;
visti i ripetuti
episodi verificatisi negli ultimi mesi (due capannoni distrutti con il loro relativo
contenuto, costituito da materiali combustibili di varia tipologia - vernici,
tessuti, e presumibilmente anche materiali che dovevano essere considerati
rifiuti speciali (o comunque sostanze pericolose per la salute) – che hanno
alimentato incendi di 48 ore almeno ognuno, con conseguente rilascio in
atmosfera di enormi quantità di sostanze altamente tossiche ed estremamente
dannose per la salute e, precedentemente l’incendio di materiali plastici
abbandonati all’esterno di un terzo capannone industriale e nei terreni
adiacenti (senza dimenticare l’incendio della struttura per trattamento rifiuti
di San Lorenzello);
preso atto dell’assoluta
mancanza di informazioni rispetto all’impatto causato dai suddetti incendi, e visto
che nulla è dato sapere sui fumi che si sono sprigionati fino a totale
combustione dei capannoni, né sull’impatto conseguente sulla salute delle persone
che hanno dovuto respirare quei fumi e hanno continuato a consumare i prodotti
agricoli delle aree limitrofe (nessuna analisi, nessuna misura di protezione,
prevenzione, cautela, …, nonostante i doveri in capo ai sindaci in materia di
tutela della salute e protezione civile, o quantomeno nessuna comunicazione
formale ai cittadini);
considerato anche che
le relative ordinanze emesse
dall’amministrazione comunale di San Salvatore Telesino non hanno finora
avuto alcun esito;
convinti che
NON SI POSSA LASCIARE AL CASO LA RESPONSABILITÀ POLITICA E PUBBLICA DELLE
CONSEGUENZE DEGLI EVENTI, anche gravissimi e potenzialmente catastrofici, che
si sono verificati e ancora potrebbero verificarsi sul territorio di San
Salvatore Telesino,
CHIEDONO di
- SOSPENDERE nuovi
permessi per l'insediamento di capannoni industriali sul territorio di San
Salvatore Telesino (o, in alternativa, di ridurre drasticamente l’estensione dell’area in cui sarà ancora
possibile in futuro concedere tali permessi, e comunque senza ridurne le
distanze attuali - già di per sé molto penalizzanti per la vivibilità - dalle
abitazioni), incentivando il recupero e riutilizzo delle strutture già
esistenti e attualmente abbandonate, e VIETARE
comunque l’insediamento di nuove attività e impianti impattanti e pericolosi
per la salute;
- ATTIVARE tutti gli
strumenti possibili per la tutela dei cittadini che si trovano loro malgrado a
convivere coi capannoni esistenti e AVVIARE
una politica di controllo del territorio, a tutela della salute e della sicurezza
dei cittadini;
- DISPORRE ACQUISIRE
E PUBBLICARE regolarmente, in corrispondenza di eventi critici come
quelli sopracitati, le analisi necessarie per verificare la presenza di sostanze
pericolose per la salute (nell’aria, sui terreni, sulle coltivazioni, nelle
falde acquifere, etc )
- ADEGUARE il piano
comunale di Protezione Civile di San Salvatore Telesino, a fronte
dell’esistenza sul territorio di decine di “industrie”, attive o dismesse, inserendo
nel capitolo dedicato al “rischio industriale” l’elenco geo-referenziato di
tutte le aziende, con indicazione del livello di rischio delle relative
attività sulla sicurezza e salute della popolazione e per l’ambiente, della
tipologia e quantità dei materiali combustibili/incendiabili eventualmente
stoccati nei vari siti, e delle procedure di tutela preventiva o contingente
(azioni a valle dell'evento, inclusa la tempestiva informazione ai cittadini
sulle azioni a propria tutela finora totalmente e gravemente assente), nonché l’analisi
di tutti quei possibili scenari di rischio che potrebbero avere un impatto
“esterno” rispetto all’area delle varie aziende (la protezione civile non è
solo intervento in caso di evento, ma soprattutto previsione, prevenzione e
protezione);
sabato 1 luglio 2017
CONTROLLO DEL TERRITORIO E TUTELA DELLA SALUTE E DELLA SICUREZZA DEI CITTADINI
CHI HA
RESPONSABILITA’ POLITICHE E AMMINISTRATIVE NON PUO’ E NON DEVE “LAVARSENE LE
MANI”
Nell’estate del 2015 si verificò a
San Salvatore Telesino un incendio di materiali plastici raccolti in
enormi sacchi abbandonati nel piazzale retrostante il capannone ex Plasted in
Via San Mennitto, incendio che interessò anche un cumulo di rifiuti misti (tra
cui erano visibili pneumatici e plastiche varie) abbandonati (o sotterrati) nei
terreni circostanti, con emissione di fumi tossici per 36 ore circa: l’amministrazione
comunale emise un’ordinanza (prot. n. 7261 del 14.08.2015) in cui disponeva la
rimozione del materiale depositato nel piazzale, dichiarando che, nel caso ciò
non fosse avvenuto, si sarebbe provveduto in danno.
Ad oggi il materiale è ancora tutto nel piazzale, il rischio
di incendi persiste immutato, aggravato dalle condizioni di totale incuria in
cui versa, non ci sono piani o iniziative note, da parte dell'amministrazione,
per evitare che si ripetano incendi simili con certezza di ulteriori emissioni,
fra le altre sostanze nocive, di diossine.
Meno di un anno dopo, nella notte fra il 7 e l’8 luglio 2016, un altro incendio nella “zona industriale”
di San Salvatore Telesino, in località S. Mennitto, ha completamente distrutto
uno dei capannoni dell’azienda Navarra. Il capannone conteneva materiali per la
lavorazione di infissi.
Pochi mesi dopo l’incendio, si spera
dopo aver avuto notizia sulla perfetta regolarità della struttura per quanto
riguarda i doveri di prevenzione incendi, il
sindaco Romano ha rilasciato un’intervista e parlando della zona agricola a
vocazione artigianale ha citato esplicitamente l’azienda Navarra come una delle
realtà positive ospitate nel nostro territorio!
Non una parola sull'incendio del
capannone, che di sicuro, data la tipologia di materiali utilizzati
per le lavorazioni (materie plastiche, vernici, ...), ha rilasciato sostanze
tossiche in atmosfera.
D’altra parte, il Sindaco, “nella sua qualità di Autorità Comunale di
Protezione Civile, Sanitaria e di Pubblica Sicurezza”, per quanto ci risulta,
non ha nemmeno richiesto l’intervento degli enti preposti per effettuare le
dovute verifiche, ma si è limitato ad emanare la solita ordinanza per far
dichiarare l’inagibilità della struttura.
Così non è dato sapere nulla sui fumi che si sono sprigionati fino a
totale combustione del capannone (l’incendio è durato una notte ed un giorno
intero), né sull’impatto conseguente sulla salute delle persone che hanno
dovuto respirare quei fumi e hanno continuato a consumare i prodotti agricoli
delle aree limitrofe.
Per intenderci, dopo il recente incendio
che ha interessato la struttura di trattamento rifiuti di Pomezia, non solo
sono state effettuate tutte le analisi per accertare il livello degli
inquinanti introdotti nell’ambiente, ma è stato disposto immediatamente il
divieto, nel raggio di 5 Km dal luogo dell’evento, fra l’altro, della raccolta,
della vendita e del consumo di prodotti ortofrutticoli coltivati, del pascolo degli animali, dell'utilizzo di
foraggi per alimentazione animale provenienti dall'area interessata ed
eventualmente esposti alla ricaduta da combustione...
...a San Salvatore, invece, nemmeno
una parola! Nessuna analisi, nessuna misura di protezione, prevenzione,
cautela, …, nonostante i doveri in capo ai sindaci in materia di tutela della
salute e protezione civile.
Anche il
piano comunale di Protezione Civile recentemente pubblicato
dall’Amministrazione Comunale di San Salvatore Telesino, a fronte
dell’esistenza sul territorio di decine di “industrie”, attive o dismesse, nel
capitolo dedicato al “rischio industriale” (pagine 50-52), esamina solo il caso
ipotetico del rischio di “incidente rilevante”, riferendo che non esistono siti
classificati come tali nel territorio di San Salvatore Telesino e dei comuni
limitrofi. Nemmeno una parola sui possibili incendi in capannoni industriali dove
siano stoccate e utilizzate sostanze pericolose per la salute. Ci aspettavamo
di vedere inserito nel piano l’elenco geo-referenziato di tutte le aziende, con
indicazione del livello di rischio delle relative attività sulla sicurezza e
salute della popolazione e per l’ambiente, della tipologia e quantità dei
materiali combustibili eventualmente stoccati nei vari siti, e delle procedure di
tutela preventiva o contingente (azioni a valle dell'evento).
Visto che la Protezione Civile non è solo intervento in caso di evento,
ma soprattutto previsione, prevenzione e protezione, ci aspettavamo
l’inserimento nel piano e l’analisi di tutti quei possibili scenari di rischio
che potrebbero avere un impatto “esterno” rispetto all’area delle varie
aziende, magari anche dei paesi limitrofi.
Invece si
continua ancora a lasciare al caso la responsabilità politica e pubblica delle
conseguenze degli eventi, anche gravissimi e potenzialmente catastrofici, che
si potrebbero verificare sul territorio. Quindi
si potranno ripetere eventi simili a quelli sopra descritti, con le stesse
modalità, per qualunque altro capannone presente sul territorio, e, come in
passato, si affiderà ad un’ordinanza l’assoluzione dalle proprie
responsabilità.
Nel
frattempo, che almeno venga data una
risposta alle nostre richieste.
Per esempio quella inviata al Sindaco e al SUAP (prot.
n.9901/2016) per avere informazioni, fra l'altro, sulla presenza nel
territorio comunale di centrali di produzione di energia elettrica da
combustione, nonché sull'utilizzo,
da parte di nuovi eventuali privati subentranti, dell'area ex Ceniccola e prim'ancora ex Bove sita in contrada Varco
che ha destato e desta preoccupazione visti i precedenti nella gestione di
incidenti e di permessi che evidenziano l'assenza totale di ogni forma di
garanzia o tutela nei confronti delle abitazioni limitrofe. Scaduti i termini di legge abbiamo
proceduto a chiedere conto, in prima persona, della mancata replica alla
richiesta protocollata sia al responsabile del SUAP che alla segretaria Comunale.
La prima risposta è consistita nell'ammissione di aver perso le tracce della
richiesta! Avendo fornito la nostra documentazione a riprova della lettera
protocollata abbiamo ripresentato il
documento al responsabile SUAP, e abbiamo sollecitato con una lettera
successiva un riscontro formale anche al Sindaco.
Esito: Ancora oggi nessuna risposta !
Eppure molte
persone che vivono nei dintorni manifestano il timore legato alla facilità con
cui si è permesso in passato e ancora si
permette di inserire attività di ogni genere frammiste ad abitazioni e terreni
per le coltivazioni (spesso finalizzati all'autoconsumo), distribuite senza alcun tipo di pianificazione e logica
(se non quella secondo cui "abbiamo
dato il permesso a Tizio non possiamo negarlo a Sempronio”). Una riprova è
la presenza a 200 metri dalla stessa area ex Ceniccola di un'azienda che fa
estrusioni di plastiche, rilasciando odori, tuttora persistenti, per cui sono
partite delle proteste da parte di chi vive anche a 50 metri di distanza.
Ancora: una lettera regolarmente protocollata (prot.
n.2979/2017), sottoscritta insieme ad un gruppo di famiglie residenti in
Via Amorosi, segnalava emissioni di
odori molesti continuativi provenienti da un capannone, sito in Via S. Mennitto,
che agli uffici comunali risulta essere di proprietà di Agriges Srl ma inattiva,
benché gli odori fossero stati avvertiti e segnalati già nell'estate 2015, con
picchi di molestia tali da indurre alla chiusura delle imposte anche nel
periodo estivo per molte ore della giornata.
Esito: Anche in questo caso la notifica
all’amministrazione è caduta nel vuoto !
Si spendono
milioni di euro di soldi pubblici per dotare la zona di infrastrutture che
migliorino la logistica delle aziende (strade, marciapiedi, illuminazione pubblica,
acquedotto, fognature, …), ma non si
risponde nemmeno ai timori dei cittadini per la diffusione di sostanze
ignote, oltre all'intollerabilità delle emissioni olfattive, che costringono a
cambiare comportamenti ed abitudini da parte di chi vive e coltiva il proprio
cibo nei dintorni.
Visti i casi ripetuti di assenza di qualunque iniziativa di tutele, in
attesa del nuovo PUC, abbiamo fatto
esplicita richiesta (prot. n. 2678/2017) di sospensione di nuovi permessi per
l'insediamento di nuovi capannoni industriali, o perlomeno di una nuova
drastica riduzione del perimetro dell’area in cui è consentito tale tipo di
installazione, nonché di attivare tutti gli strumenti possibili per la tutela
dei cittadini che si trovano loro malgrado a convivere coi capannoni esistenti:
l’area a suo tempo delimitata dal Consiglio Comunale ha ancora un’estensione di
circa 200 ettari; per fare un confronto significativo, l'ASI -Area di Sviluppo
Industriale- di Arzano-Casoria-Frattamaggiore è estesa per circa 150 ettari !
Abbiamo ribadito
che con la possibilità di una
distribuzione inestricabile di insediamenti produttivi ed abitazioni (offerta
ed esercitata tuttora da un’interpretazione delle norme vigenti che non pone di
fatto vincoli e limiti) su un’area così
estesa non si potrà pretendere,
realisticamente, di attuare una tutela efficace
dei cittadini rispetto agli impatti singoli e cumulativi (inclusa la
sottovalutata impermeabilizzazione di nuove aree) causati dalle attività industriali, da parte dell’ amministrazione comunale e degli uffici comunali
preposti.
Esito della richiesta: dopo più di 2 mesi ancora nessun
riscontro da parte del Sindaco o dell'Assessore all'Ambiente !
Siamo poi
tuttora in attesa di risposte da parte dell’Amministrazione per la questione
delle cave e/o impianti di triturazione inerti, con relativa immissione di
polveri in atmosfera, così come d'altra parte ci risulta irrisolta la questione
delle antenne (e relativo inquinamento elettromagnetico) che nel frattempo
continuano a proliferare.
Pertanto, vista la
totale assenza di risposte e di riscontri alle nostre
richieste, ci faremo carico di avviare
una raccolta di firme, affinché queste problematiche siano portate comunque all’attenzione del Consiglio Comunale,
auspicando che possano essere attuate le
iniziative necessarie sia per sospendere la costruzione di altri capannoni che
per scongiurare il rischio di insediamento di nuove attività e impianti
impattanti, nonché per avviare una politica di controllo del territorio, a
tutela della salute e della sicurezza dei cittadini.
30 GIUGNO 2017
Cittadini
in Movimento – San Salvatore Telesino
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