lunedì 25 maggio 2020

Osservazioni al PUC 2020

Cittadini in Movimento -S.Salvatore Telesino


Al sig. sindaco
Ai consiglieri comunali
del comune di S. Salvatore Telesino
e p.c.
al Responsabile dell’Area Tecnica
del comune di S. Salvatore Telesino

Oggetto: Osservazioni preliminari al PUC (Piano Urbanistico Comunale) di S. Salvatore Telesino

Di seguito riportiamo una serie di nostre osservazioni relative al PUC attualmente in discussione, con lo scopo di evidenziare alcune problematiche di cui chiediamo si tenga conto nel percorso di pianificazione del territorio di S. Salvatore Telesino, e per porre alcune domande finalizzate a rendere pubbliche le modalità in cui l’amministrazione comunale intende gestirle.

Zona industriale
A partire dal 2015, ad oggi, si sono contati ben 5 grandi incendi sviluppatisi all’interno, talvolta estesi all’esterno, di capannoni presenti sul nostro territorio e che per lo più si sono risolti dopo varie ore di intervento da parte dei VV.FF.  con la totale devastazione degli stessi e con la loro conseguente inagibilità. In queste occasioni la popolazione non è stata mai messa a parte di azioni di tutela nell’immediato dell’emergenza, nè mai si è avuto alcun riscontro pubblico di particolari azioni volte a prevenire nuovi roghi o per condividere gli esiti di eventuali analisi politiche finalizzate a mitigare futuri rischi simili.
A questi “incidenti”, che presentano una frequenza ed una statistica quantomeno insolite, si aggiungono gli effetti delle normali attività delle aziende del territorio che creano forti disagi alla popolazione e che sono legati per lo più ad emissioni odorigene di origine ignota più volte segnalate con lettere protocollate e con diverse raccolte di firme indirizzate al sindaco che non hanno mai avuto alcun riscontro.
Le emissioni odorigene, il fumo da combustione emesso normalmente da alcune attività, e la presenza di particolato fine diventano particolarmente insidiose soprattutto in presenza dell’inversione termica che ostacola il ricambio verticale dell’aria ed in estate quando con maggiore frequenza si tende ad agevolare, con l’apertura di porte e finestre, la frescura ed il ricambio d’aria.
Il disagio, legato agli incidenti quanto alla quotidianità delle attività industriali e che, ad ogni occorrenza e manifestazione, genera allarme sociale, acquisisce maggiore rilevanza per le abitazioni che sono inserite all’interno o a ridosso del perimetro attualmente individuato per gli insediamenti produttivi le cui dimensioni sono prossime a circa 200 ha (300 campi di calcio). A tali disagi immediati e diretti si aggiungono anche quelli legati alla presenza, nell’area industriale, di orti per autoconsumo e di campi coltivati.
Tutto quanto sopra rende evidente, ove ve ne fosse bisogno, la sostanziale impossibilità di gestire una zona così ampia da riservare alle attività produttive o comunque all’insediamento di nuovi capannoni, a maggior ragione se inserita in un’area storicamente abitata e coltivata.
Del resto nel R.A.P. (Rapporto Ambientale Preliminare) - vedi "RAP Gennaio 2020.pdf"-, documento con ruolo centrale nella fase preliminare della procedura, descrive “gli obiettivi principali del piano ed il contesto territoriale nel quale si inserisce, al fine di avviare la fase di consultazione preliminare con le autorità ed i soggetti competenti in materia ambientale." -, riguardo alle attività produttive si parla di rivedere il famigerato art.25 delle norme attuative del corrente PRG perché "l’incremento delle richieste per attività produttive è diventato oggi troppo impetuoso per poter essere regolato solo con tale strumento".
Per tutto quanto su riportato, poniamo le seguenti domande:
  • Visto che viene più volte citato nel R.A.P. l’arresto del consumo di suolo, quali azioni sono previste per bloccare la costruzione di nuovi capannoni?
  • Come si intende conciliare la richiesta di status di Zona Economica Speciale con i propositi ed i rischi di cui sopra?
  • Sono previste misure per il riuso dei capannoni esistenti insieme ad un forte ridimensionamento dell'area attuale impedendo quindi l'edificazione di nuovi manufatti?
  • Come si intende conciliare la presenza delle attuali attività con quella delle abitazioni, degli orti familiari e delle colture in generale in modo che questi ultimi non vivano più disagi che sono diventati ormai quotidiani?
  • Si intende mettere in piedi delle iniziative e dei meccanismi per il monitoraggio delle attività esistenti ai fini preventivi ed anche contingenti?
  • Sono previste azioni di coordinamento con le aree industriali/PIP contigue di Puglianello/Amorosi/Faicchio per rivedere complessivamente le dimensioni? In che modo si pensa di rapportarsi coi comuni confinanti in merito all’inserimento di impianti potenzialmente impattanti in modo da tutelarsi da proposte simili all’ultima sul biogas di Puglianello?
  • E' stata identificata o si intende identificare e condividere la tipologia di attività ammissibili sul territorio comunale?
  • Come si intende conciliare la qualità dei prodotti agricoli, del cibo e del turismo rispettoso del territorio con la presenza di una superficie così ampia riservata ai capannoni?
A ulteriore riprova delle condizioni di enorme difficoltà con cui si gestiscono zone così ampie e ad alta necessità di controllo e monitoraggio, ravvisiamo la totale assenza di una regolamentazione anche estetica dell’insediamento dei capannoni, per cui, oltre alle problematiche legate al disagio strettamente ambientale e sanitario, notifichiamo gli scempi di tipo paesaggistico dovuti alla presenza di ampie zone nel perimetro industriale con asfalto, cemento e marciapiedi inutilizzati, nonché lasciate piene di rifiuti abbandonati (oltre che alla mercé dei roghi “neri”).
Pertanto chiediamo, a questo proposito, se sia previsto, insieme allo stop del consumo di nuovo suolo, anche una pianificazione per inserire ed adattare correttamente l’esistente in un piano di riqualificazione e di prevenzione del degrado con monitoraggi, piantumazioni, aiuole, codice colore, o altro sia per le pertinenze pubbliche che per le private.

Fabbisogno abitativo ?
Nell'ultimo decennio la popolazione è aumentata di poche decine di abitanti secondo quanto riportato, citando ISTAT, anche nello stesso R.A.P. del piano urbanistico:
31/12/2008: 4012 abitanti  -  31/12/2011: 4039 abitanti -  31/12/18: 4056 abitanti.
Se nei precedenti 10 anni si è passati da 4012 residenti a 4056 residenti (44 unità in più), in base a quali criteri di stima è stato previsto il fabbisogno di 300-350 ulteriori abitazioni (vd par. 4.5.1 del RAP) per i prossimi 10 anni ?
Anche a questo scopo, chiediamo nuovamente se è stato effettuato un censimento delle abitazioni abbandonate, disabitate e sfitte prima di arrivare alla conclusione incomprensibile di cui sopra.

Antenne
Attualmente siamo in assenza di una regolamentazione comunale per le antenne, il che ha portato negli anni scorsi e nel presente ad una disseminazione incontrollata di antenne in ogni area del territorio, e non solo nel già “famigerato sito” su M. Acero, con conseguente necessità sia di segnalazioni ripetute da parte dei cittadini sia di provvedimenti ad hoc per la rimozione.
E’ prevista una regolamentazione anche urbanistica per gestire le antenne esistenti ai fini sia della tutela rispetto ai rischi elettromagnetici, che dell'occupazione del suolo ed dell'estetica?

Viabilità e piste ciclo-pedonali
I lunghi rettilinei di Via Amorosi (nella tratta che va dal cavalcavia sulla Telesina fino alla discesa di Amorosi) e Via Telese Vetere (dalla cappellina alla prima curva andando verso Telese), a causa del traffico notevolmente aumentato negli ultimi anni e a causa del mancato rispetto dei limiti di velocità, costituiscono un pericolo continuo per chi si muove a piedi o in bici. Purtroppo queste 2 tratte sono state spesso luogo di gravi incidenti talvolta mortali. Sappiamo inoltre che i cittadini le cui case affacciano su queste strade hanno segnalato più volte il senso di pericolo da queste trasmesse agli amministratori ed agli uffici preposti.
Resta la necessità di individuare una serie di soluzioni per ridurre il traffico su auto anche all’interno  di un centro abitato piccolo come il nostro. Ai fini di un reale salto di qualità nella viabilita' il nuovo piano urbanistico, inoltre, dovrebbe agevolare lo spostamento dei nostri ragazzi (e non solo) in maniera autonoma (es: spostamenti da e per la scuola), offrendo a tutti anche un’aria più respirabile oltre che un luogo più sicuro.
Collegando San Salvatore con i comuni limitrofi mediante opportune piste ciclabili e pedonali (da utilizzare anche per gli spostamenti quotidiani non solo per sportivi, turisti o amatoriali), visto anche il favore garantito da un territorio pianeggiante, tutto ciò sarebbe realizzabile.
Mentre invece la proposta apparentemente migliorativa della fruibilità del territorio di una pista ciclopedonale che va da contrada Banca al capoluogo è assolutamente inconsistente dati i dislivelli da mountain-biker.

PUC e PTCP
Vista la recente realizzazione di un capannone nei pressi del Grassano e vista la possibilità tuttora concessa e concretizzata di edificare capannoni sia sulla direttrice S. Salvatore-Amorosi che su quella Cimitero San Salvatore – Puglianello notiamo che ci sono forti contraddizioni con le prescrizioni riportate nel PTCP (Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale di Benevento)
Le norme di attuazione (NTA), infatti prescrivono all’art. 95, comma 2.2 di “salvaguardare i rapporti fisico-spaziali e visivi tra il centro di San Salvatore Telesino e i resti archeologici di Telesia, nonché tra lo stesso comune e il corridoio ecologico Porrella, sorgenti di Grassano e Monte Acero;”.
Ed ancora, nell'art.95 comma 2.3, le NTA prescrivono di:
- “evitare il proliferare incontrollato di insediamenti sparsi al contorno dei centri
storici di Amorosi, Guardia Sanframondi, San Salvatore Telesino e Telese Terme;
- evitare la saldatura dei centri di Amorosi, Puglianello e Telese Terme, lungo la SP
n.70 "San Salvatore Telesino - Amorosi" e lungo la SP n.73 "Cimitero San Salvatore Telesino - Puglianello - Cavarena";”

Notando queste palesi contraddizioni ci chiediamo se questa amministrazione intenderà tenere conto delle  prescrizioni su riportate contrariamente a quanto sta già avvenendo.  E se sì, in che modo e con quali strumenti?

Nuovo trend climatico e rischi: prevenzioni e mitigazioni?
Il R.A.P. si basa su dati climatici storici che non sono commensurabili con la situazione attuale e con quella prevista per il futuro, visto che anche gli stessi modelli meteo/climatici sono in continuo aggiornamento per tenere conto dell’innalzamento della temperatura media del pianeta e visto che in certe zone, come nel Sud Italia, il dato medio della temperatura registra una crescita più rapida di quella media del pianeta.
Le nuove tendenze climatiche ed i nuovi dati meteo devono necessariamente occupare una posizione prioritaria nelle nuove pianificazioni di impatto su un territorio come in occasione di un piano urbanistico che hanno una valenza pluridecennale, dato che possono accentuare o mitigare le conseguenze degli eventi estremi (siccità prolungate, temporali violenti con allagamenti, grandinate) e delle crisi risultanti la cui frequenza è in aumento secondo tutti i rapporti scientifici accreditati e pubblicati in letteratura.
Nello specifico della pianificazione urbanistica ci riferiamo, tra gli altri, agli impatti delle precipitazioni violente legati all'impermeabilizzazione del suolo, al contributo di aumento delle temperature locali - bolle di calore - dati dalla cementificazione in zone rurali a danno del verde (incolto od alberato che sia), alla riduzione di suolo fertile in una fase in cui già registriamo cali di produzione agricola a causa degli eventi estremi stessi e alla presenza di bolle di calore estive nelle zone abitate in assenza di sufficienti piantumazioni urbane.

Considerando le premesse su riportate, poniamo le seguenti domande:
  • Sono state individuate le criticità legate ai rischi dovuti agli eventi meteo estremi (calura e siccità prolungate, precipitazioni violente) ? Se sì, quali azioni sono state predisposte per prevenire e mitigare gli effetti ?
  • E' noto il trend di cementificazione e di consumo del suolo nel nostro comune negli anni?
  • E' stato effettuato un censimento del numero dei capannoni in disuso e delle case sfitte o abbandonate?
  • È prevista l’individuazione di norme che impediscano l’estensione ulteriore del consumo di suolo legato alla realizzazione di nuove edificazioni ed infrastrutture o interventi antropici di vario genere?
  • E’ prevista l’individuazione di aree urbane, e non, in cui effettuare rinaturalizzazioni e rimboschimenti ? E’ prevista la realizzazione di un parco/zona verde urbano per bambini e come luogo di incontro per tutti ?



Sottolineiamo che un'amministrazione al servizio della comunità e del bene comune dovrebbe cercare di ascoltare e rispondere sulle questioni che preoccupano i cittadini e predisporre momenti di confronto reale per cercare di tutelare un territorio già duramente compromesso da interessi privati ed estranei alla salvaguardia del benessere dei cittadini.

In attesa di riscontro, si porgono distinti saluti.
 San Salvatore Telesino, lì 25.05.2020


Per contatti:

Francesco Pascale: tel. 3396575011 - francesco.pascale@ingpec.eu
Mariapia Cutillo: mapia_c@libero.it
Carmela Longo: carmelalongo14@gmail.com
Rocco Minicozzi: minicozzi@tin.it
Maria Mucci: marilinamucci@gmail.com
Angelo Romano: angelo_romano@libero.it

sabato 25 aprile 2020

De Luca...

"La movida ? Vi siete bevuti il cervello ?"
"...ce ne fossero come lui, decisi e che vanno dritti alla sostanza: in Campania numeri bassi per decessi e per contagi. De Luca, uno statista"

Premetto, per capirci, che ad oggi i contagiati ed i decessi presentano in pratica dati omogeneamente bassi in tutto il Sud Italia e la Campania non è nemmeno la meno densamente contagiata. La dice lunga su chi considera il "nostro" governatore come un modello di statista: si tratta di fanatismo o campanilismo e tifo ?

Per i primi 30 gg, una prima fase, ha pure senso un approccio drastico e draconiano per tutti ed ovunque, "si appiattisce la curva" in attesa di capirci qualcosa, sapendo pure di essere in ristrettezze di risorse (di cui quelli come De Luca - che governano da anni e che non disdegnano le chiusure di ospedali per fare economia, non battendo ciglio nemmeno quando i suoi sodali erano saldamente al governo - sono esperti).
Dopo la prima fase, ci vuole intelligenza e si lavora di bisturi, si affinano le regole di distanziamento, si limano o eliminano quelle che non hanno senso, si inizia a puntare su informazione e consapevolezza, si approntano servizi e presidi sanitari che devono reagire bene e presto ad eventuali nuovi focolai in modo da limitarli e spegnerli rapidamente. Si impara da chi ha lavorato meglio in termini di rapporto tra contagi e libertà. Si dà in sostanza valore aggiunto al proprio ruolo politico: obbligare a starsene a casa è, a voler essere seri ed un minimo razionali, un valore aggiunto nostro come individui non certo dei politici.

In Campania, delle strutture e dei servizi sanitari, sia ospedalieri che a domicilio non se ne sa nulla, in concreto: tendo a pensare che a parte qualche aggiunta anti-covid iniziale (tipo Ospedale del Mare), vista la pompa magna con cui si presentano le iniziative (De Luca lo immaginate in silenzio mentre riapre ospedali o manda i medici a domicilio ?), siamo rimasti al palo.
Di mascherine (3 mln annnunciate e rigorosamente monouso (!!!): siamo in 5.8 mln in Campania, fate il conto dei giorni per cui basteranno), test e tamponi per mappare ed isolare i focolai non se ne parla ancora (meno che nel resto d'Italia) se non per iniziative dei singoli, di qualche sindaco e dei privati. 
Di iniziative per ridurre le restrizioni di libertà dove ha senso se ne parla poco o nulla. 
Ma in conclusione, cosa resta dell'operato del governatore campano ? Qual è il suo valore aggiunto ? Come dicevo, appunto, il "nostro" lockdown.

Sarà quindi così per sempre fino alla "sparizione" del virus ?

Ad oggi, fra una battuta truculenta e l'altra le prospettive, come cittadini, sono ancora le stesse del giorno zero presentando come novità la sola urgenza delle riaperture legate all'economia.
In sostanza il virus c'è come prima e non abbiamo concepito fondamentalmente nulla di nuovo per evitare libertà zero nella probabile, cosiddetta da alcuni, fase a yo-yo (Alternanza di periodi di esplosione di contagi e di chiusura - sicuri che sarà una semplice fase 2?) a bambini, ragazzi, adulti ed anziani, stabilendo di riaprire spazi liberi, gratuiti ed ampi come parchi, montagne, laghi, fiumi e spiagge, o le zone interne ed i piccoli centri "già di loro" poco densamente abitati, basandoci sulla consapevolezza e sull'informazione e qua e là, nei punti critici. Di come migliorare i trasporti pubblici o di come passare alle bici, ad esempio, manco se ne parla.
Chi se ne frega della movida, ma è chiaro che è facile parlare di movida per giustificare tolleranza zero come se il mondo e le cose serie consistessero in queste 2 opzioni. La movida, un diversivo come i tanti dei giorni scorsi come quando senza minimamente accennare al caso di 45 contagi (di cui 30 tra il personale sanitario) nell'ospedale di Pozzuoli si continuava ad inveire contro "i singoli a spasso".
Se questi sono statisti...parlerei invece di mediocrità se non ci fosse di mezzo la libertà. Ben vengano, quindi, gli obiettori di coscienza delle restrizioni, quelli seri che se ne vanno per campagne per praterie, boschi e montagne.

Ora, invece, si riapriranno i cantieri edili, le fabbriche e la produzione automobilistica, luoghi di assembramento certi: liberi consumatori/produttori in non libera regione ma soprattutto in non voler essere libera regione.

PS: Molto di quanto detto e riferito a De Luca, vale un pò per la nostra politica nazionale.


Francesco P.

giovedì 6 febbraio 2020

lunedì 13 gennaio 2020

Biometano a Puglianello: rieccolo

Premessa
Mercoledi' 15 alle 20 ci sara' un consiglio comunale a Puglianello sull'impianto di biometano da realizzarsi nell'area PIP di Puglianello.

E' il caso di dire che abbiamo un grosso problema.

Dopo 4 giorni consecutivi di "probabili" alte concentrazioni di polveri sottili sospese nell'aria (il mio strumento di misurazione basato sul laser - non professionale - rilevava valori di pm2.5 e pm10 molto al di sopra della norma) e che ci siamo respirati in assenza di venti e di nuvole notturne col suolo freddo (si creano le condizioni favorevoli per l'inversione termica e quindi per la stagnazione dell'aria: le gelate mattutine a bassa quota nella nostra valle ne sono un segnale), dopo 3 giorni (per ora) di vento da Est in cui abbiamo respirato le emissioni di qualche impianto di "trasformazione" della sansa (da Solopaca ?), dopo i tanti giorni e le tante volte al giorno in cui abbiamo respirato cattivi odori provenienti dalla zona ind.le di S.Salvatore Telesino (oltre ai tanti episodi di incendio ai capannoni in cui ci siamo ritrovati ad essere letteralmente abbandonati a noi stessi) eccoci ora con l'aggiunta del nodo Biogas a Puglianello, l'ultimo problema in ordine di tempo su cui nessuno sembra voler proferire parola, tanto fra i cittadini quanto fra gli amministratori di S.Salvatore (non è che altrove nel circondario le voci abbondino).
A questo punto non mi chiedo piu' se davvero si tratti di indifferenza o anche di paura di esporsi, evidentemente non abbiamo a che fare ne' con l'una ne' con l'altra: vogliamo esplicitamente tutto quello che ci viene letteralmente "scaricato" addosso.

Per quei pochissimi a cui dovesse interessare, ritornando all'impianto a biometano di Puglianello ed al consiglio comunale di mercoledi' sera, al di la' delle possibili e probabili scaramucce amministrative paesane che potrebbero celare situazioni che vanno oltre i nostri stretti interessi da cittadini - ne sappiamo qualcosa come sansalvatoresi - non contiamo sugli altri per farci togliere le castagne dal fuoco, potrebbero non essercene "di altri" a provarci, stavolta.

F.P.

giovedì 26 dicembre 2019

Decrescita senza aggettivi

Una interessante lettura natalizia in 7 parti (per ora 7, a detta di Marco Pierfranceschi, l'autore) sulla nostra specie, il nostro rapporto "storico" con la biosfera, il nostro futuro probabile: "La questione ambientale".


Ci rifletto spesso, sì, ed altrettanto spesso concludo che è vero: per leggere questo lungo post devi consumare energia e materiali.
Ma forse è più comodo credere che le risorse siano infinite ed accusare di ipocrisia e contraddizione chi cerca di ragionarci, da facebook/web,  finché non si raggiunge una consapevolezza diffusa.
Oppure magari devono parlarne solo gli amish, qualche perseguitata tribù pseudo-selvaggia, eventualmente al loro interno senza troppo disturbarci, oppure ancora...qualche eremita.


In realtà può darsi che parlandone, conducendo delle analisi collettive intelligenti - ma ancor più sicuramente senza nemmeno parlarne - lo stesso FB (la stessa internet), in un qualche futuro, potrà non necessariamente essere più (ritenuto) uno strumento prioritario e sostenibile (o accessibile a tutti, ma questo è un problema gemello che richiede una discussione socio politica in parallelo), ma ciò non toglie nulla al fatto che si debba pur partire da qualcosa per rifletterci, e forse la rete di telecomunicazioni chiamata internet è lo strumento più efficace, al momento almeno, per innescare considerazioni su larga scala molto più di qualche azione eroica o delle gare a chi ha più titolo a parlarne (sinonimo di non mettere mai più queste tematiche al centro delle nostre riflessioni).
Del resto, in "questa" parte del mondo dove si "consumano 3,4,5 pianeti", per il solo fatto di abitarci (escludendo forse il 10% più povero), non potrebbe parlarne appunto quasi nessuno.
Le contraddizioni, l'allarme ipocrisia - almeno per quanto mi riguarda personalmente ed in questa fase della mia riflessione - al momento le riservo ai discorsi che nel "perseguire" pratiche e politiche a favore della biosfera vogliono far preservare (spesso far crescere) i consumi attuali di energia e di materia o a chiunque, in risposta alla crisi ambientale, auspichi l'acquisto e il consumo di nuove tipologie di merci o soluzioni da produrre in massa e che talvolta (e non sempre) realizzino efficienze relative, ma non assolute, in un un sistema economico che ha bisogno di allargare i "mercati" per sopravvivere.

F.P.

sabato 21 dicembre 2019

Il raddoppio della Telesina si fa...i nuovi posti di lavoro

Riporto un mio commento FB in replica a chi dice che non possiamo fare a meno di questo raddoppio a causa degli incidenti "frequenti" che si verificano.

Come al solito questi discorsi non sono semplici e quando si parla di morti la situazione diventa delicata.
Premetto, innanzitutto, che non abbiamo la possibilità di decidere, in nessuna sede, il livello di compromesso accettabile ed informato fra le infrastrutture ed i beni indispensabili che ci vengono sottratti irreversibilmente a causa loro.
Se leggiamo le statistiche degli incidenti (Istat e ACI) per km notiamo che:
- la Telesina nel 2018  è stata sede di 0,17 incidenti/km a metà classifica in Campania, una regione di per sè fra le meno "incidentate" con densità di incidenti pari a 0.67 Inc/km, cioè più del triplo della Telesina
- BN è fra le ultime in Italia quanto a incidenti per auto circolanti.

Ci sarebbero molte altre strade (anche a doppia corsia) in condizioni peggiori ed immaginiamo se la soluzione fosse sempre "raddoppiamo" o "aggiungiamo" (a quando la FV Isclero ? E la SS Sannitica ? E l'Appia ? E se facessimo la galleria sotto al Matese ?)...avremmo una unica grande piattaforma di asfalto che collega tutto a tutto.

La SS Telesina del resto dovrebbe diventare obsoleta, visto che si sta costruendo l'alta velocità che dovrebbe migliorare i collegamenti Ba-Bn-Roma su rotaia...lo dico come provocazione perché capisco ma non approvo l'interesse di chi dice "voglio la comodità di sorpassare senza rischi" dimenticando però il costo enorme di queste infrastrutture in termini di suoli, aria, impermeabilizzazioni e di incentivo al traffico su gomma, ma capisco ancora meno la demagogia e l'ipocrisia di chi vuole sia ferrovie che strade raddoppiate sulla stessa tratta come in questo caso.
Le risorse materiali ed economiche per manutenerle non sono infinite così come asfalto e cemento chiamano altro asfalto e cemento con il risultato di fare anche di questa valle l'ennesima periferia degradata insieme alle altre che conosciamo nella nostra regione ed altrove.
E' chiaro che le morti per incidente fanno clamore (e si strumentalizzano coi titoloni, aggiungi gli interessi di chi deve costruire) è chiaro che ogni morte è morte e che talvolta conosciamo le vittime, è anche chiaro che è meno popolare dire che non vadano fatti i sorpassi avventati, o rispettare gli odiosi limiti, rispetto ad un invisibile investimento sui beni comuni di lungo periodo e su diritti come quello ad avere suoli non degradati, atmosfera salubre, assenza di impermeabilizzazioni... passo dopo passo si arriva, così, a distruggere irreversibilmente un territorio senza alcun riferimento scientifico sui benefici comeplessivi e che tengano in conto tutte le esigenze di qualità della vita. Come altro sennò ?

Link ACI: Campania -> Indicatori statistici per strada

https://www.ottopagine.it/bn/politica/203429/ok-bando-telesina-pd-sfida-vinta-e-noto-chi-ci-ha-lavorato.shtml

Francesco P.

Neve sul Matese, cronache dal declino o dal collasso ?

Chissà che estate, quella prossima, avremo in valle...non avere neve sui monti del Matese in questo periodo dell'anno dovrebbe farci preoccupare per la disponibilità dell'acqua, per come gestirla per i nostri usi diretti e per la produzione di cibo proprio per la futura stagione con minori piogge. E' in questa fase dell'anno, infatti, che si forma (si è sempre formata) la base di appoggio delle nevicate dei successivi mesi invernali (astronomici), serbatoio e riserva idrica estiva per le valli che ne sono circondati.
Per non parlare degli altri eventi estremi (fra siccità prolungate, grandinate e piogge violente) che si presentano ormai in tutte le stagioni dell'anno mettendo a rischio gli equilibri degli ecosistemi a cui siamo abituati, impoverendo i suoli e degradandone le biodiversità - indispensabili per la nostra sopravvivenza - che li abitano.

Non credo saremo pronti a prendere in considerazione le nostre necessità primarie...i nostri occhi sono tutti per opere come il raddoppio della Telesina, per far viaggiare merci più velocemente con la fighissima Na-Ba, per introdurre sempre più impianti a valle come nelle montagne, per costruire capannoni ed accontentare chi blatera di sviluppo (di chi ?), perché magari ci si vuole far credere, da consumatori annoiati, che si campi di figate non sostenibili e di lavori schiavizzanti di 3° ordine (perchè i capannoni e le grandi opere infrastrutturali, oltre ai costruttori, a quali altre attività possono essere funzionali visto che tutto ci cade addosso senza il nostro minimo coinvolgimento !?) prim'ancora che di cibo, bellezza, di acqua, di aria pulita e di lavoro sempre meno materiale, che possano aumentare il benessere della comunità.

L'immagine qui sopra è tratta da un fotogramma del 21 dicembre 2019 ore 11.37 della webcam con vista sul piazzale di Campitello Matese a quota 1500 slm circa:
https://www.meteoisernia.net/webcam-meteo-molise/campobasso/webcam-campitello-matese.html

Aggiornamento del 17/01/2020: ancor'oggi, in pratica non vi è traccia di neve sui monti del Matese tranne qualche mm dovuto ad una breve nevicata di un paio di settimane fa che non si è sciolta ma a quote superiori ai 1500 m.


F.P.


giovedì 12 dicembre 2019

Ed ora...il "bio"-metano a Puglianello ?

Il giorno 23/07/2019 il Comune di Puglianello ha ricevuto la richiesta di realizzare sul proprio territorio un impianto di digestione anaerobica per la produzione di biometano da ben 90.000 tonnellate annue di reflui zootecnici e biomasse da parte della società Agricola Sannio Biometano a RL di Gambuti Angelo di S.Salvatore Telesino in partenariato con una ditta di consulenza di Torino (EPF Consulting). 
L'amministrazione comunale di Puglianello ha quindi tenuto, il giorno 02/09/19, un consiglio comunale, con ordine del giorno dedicato unicamente all'impianto, in cui la maggioranza consiliare ha votato dichiarandosi "fermamente contraria" alla sua realizzazione, perché i cittadini di Puglianello non vogliono assolutamente impianti di queste dimensioni sul loro territorio, mentre la minoranza si e' astenuta.
L'ufficio tecnico, il giorno 04/09/2019 ha espresso il suo parere contrario alla realizzazione.dell'impianto, purtroppo in ritardo rispetto alle tempistiche previste dalla procedura PAS pertinente a questo tipo di strutture.
Nel frattempo il giorno 16/09/19 abbiamo avuto accesso in lettura alla documentazione presentata dai proponenti, in quanto cittadini interessati dall'impatto dell'impianto che si realizzerebbe a qualche chilometro in linea d'aria dalle nostre abitazioni, nel territorio di S.Salvatore Telesino.
Il giorno 20/11/19 il Comune di Puglianello, con delibera di Giunta n.178 ha dichiarato di volersi costituire per opporsi al ricorso al TAR, acquisito il giorno 10/11/2019, e presentato da Sannio Biometano a RL nella persona di Angelo Gambuti. 
Al momento non sono noti i dettagli del ricorso.

L'impianto proposto verrebbe realizzato in Via Cese I a Puglianello e occuperebbe quasi 3 ettari di terreno.  Come per tutti i biodigestori, per il solo funzionamento, ha bisogno a sua volta di molta energia e quindi sono previsti un grande impianto fotovoltaico ed una centrale di cogenerazione (che bruciando gas produce energia elettrica e calore), a questo vanno aggiunti, nel conto energetico, il traffico di camion sia per il trasporto delle 90.000 tonnellate annue di materiale in ingresso (le zone di approvvigionamento distano anche decine di chilometri) sia per il trasporto dei materiali in uscita.
Non e' dato sapere al momento né dove sarebbe destinato il digestato (il grosso del materiale in uscita dai digestori) che viene di solito presentato come materiale da sversare nei campi - con tutto il potenziale di inquinamento dei suoli coltivati, delle falde e della nostra catena alimentare, non essendo specificata nella documentazione la qualità di ciò che entra nell'impianto - né la destinazione delle acque e dei liquidi introdotti ed utilizzati nell'impianto. 
Va precisato, infatti, che se gli effluenti zootecnici e le biomasse in ingresso sono contaminati da metalli, detersivi, antibiotici e pesticidi tali restano anche all'uscita dei biodigestori, che non sono di per sé dei laboratori di depurazione o di controllo chimico, tanto più se non sono previste sezioni di progetto dedicate a tale scopo.
Non a caso, parlando con un allevatore di Puglianello, è venuto fuori che la criticità principale, motivo del rigetto prevalente fra gli operatori zootecnici locali, è l'obbligo di dover ritirare il digestato da parte di chi vi conferisce i propri effluenti: c'è una forte preoccupazione, purtroppo fondata, nel dover spargere nei propri campi un materiale che una volta entrato nell'impianto perde ogni connotazione di tracciabilità e di garanzia sanitaria ed ambientale (ricordiamo, peraltro, che non entrano solo rifiuti e deiezioni da allevamenti animali, ma anche residui e biomasse vegetali). Può sembrare una preoccupazione egoistica, forse lo è, ma deve farci riflettere sui rischi che noialtri correremmo a consumare cibo prodotto con del digestato con queste premesse.
D'altronde, diversamente dalla gestione aerobica in autoconsumo e con approccio a ciclo chiuso, da parte degli allevatori e degli agricoltori che producono le biomasse vegetali, i gestori di questi impianti industriali di dimensioni medio-grandi sono esclusivamente interessati a massimizzare la produzione di gas, non certo a produrre un ottimo e sicuro compost da utilizzare nei campi. Del resto se si leggono i bilanci di queste attività industriali il digestato compostato ha sempre un valore economico molto marginale rispetto al gas incentivato: quanti soldi ed energia vorranno dedicare per garantire sanità ed ambiente ? Immaginiamo poi quanti per garantire le giuste proporzioni di matrice organica per fare compost e rigenerare i terreni chiudendo il cerchio.
A queste problematiche vanno aggiunti: la possibile formazione di spore di botulino, i rischi di sversamento per perdita dei liquami nei campi circostanti, i rischi fisiologici di fuoriuscita di metano - un gas serra - nelle varie fasi di processo, insieme ad una maggiore emissione di CO2 in atmosfera rispetto all'approccio aerobico considerando il successivo impiego del biometano, le emissioni dei trasporti, le fasi di compostaggio del digestato.
Lo stesso impianto è fonte di emissioni odorigene in tutte le sue fasi di lavoro, per la presenza di stoccaggi e movimentazione di effluenti, per la possibile presenza di ammoniaca, in assenza di sezioni di abbattimento dedicate; non va peraltro trascurato l'eventualità ed il malcostume di difficile verifica per cui sebbene la tecnologia di abbattimento sia presente, questa non venga attivata perché magari energeticamente costosa. Saranno inoltre presenti emissioni legate alla combustione necessaria all'esercizio del digestore.

Nel considerare questo tipo di impianti, nella ipotesi ideale di presenza di ogni tipo di accorgimento tecnico per le garanzie sanitarie ed ambientali, va assolutamente sottolineato che tutta la materia organica che li alimenta (di certo non gestita per migliorare i suoli) subisce trasformazioni che impoveriscono sostanzialmente il contenuto nutritivo rispetto all'alternativa del compostaggio aerobico: nel processo anaerobico si ha infatti notevole riduzione del contenuto in carbonio e della massa di compost utile in agricoltura, tutta materia rinnovabile, questa sì, sottratta ai cicli biologici naturali di cui non si può fare a meno pena il degrado progressivo dei suoli.

Un ulteriore rischio da non sottovalutare, poi, è la coltivazione di vegetali dedicata ed utilizzata per incrementare le rese nella produzione di gas: comporterebbe la sottrazione di suoli per usi primari come ad esempio la produzione di cibo oltre a intensificare la presenza di monocolture.

Ritornando alla questione energetica, rammentiamo che in generale gli impianti di digestione anaerobica - dalla tecnologia molto complessa se si devono garantire la necessaria sicurezza in fase di esercizio (es.: sovrapressione del gas, riduzione delle emissioni, ecc) e la pulizia/filtraggio dei prodotti e dei sottoprodotti di lavorazione - hanno bisogno di notevoli quantità di energia e non a caso le ricerche dimostrano che é necessario 1 kwh di energia per produrre a sua volta 1,8 kwh di energia dal biogas: non hanno quindi assolutamente senso dal punto di vista strettamente energetico (per avere un termine di paragone, il fotovoltaico mediamente si attesta su 11-12 kwh prodotti per 1 kwh speso, secondo una ricerca sulle conclusioni di centinaia di studi).
Pertanto l'unica reale convenienza, economica, è tutta del titolare dell'impianto che ha il solo interesse a massimizzare la produzione di gas in presenza di incentivi garantiti dalla legge (la quale classifica a torto, viste le considerazioni di cui sopra,  il biometano come una fonte rinnovabile) ed a fronte di costi economici e rischi ambientali che ricadono sulla comunità.

PS: Alla richiesta presentata il 17/09/19 al Comune di Puglianello per ricevere una copia degli atti da portar via e rendere pubblica, la societa' proponente, mediante una lettera del suo legale, si e' opposta, adducendo fra le motivazioni la finalità, da parte nostra, di voler visionare un progetto "contenente dati sensibili e know how aziendali", non essendo portatori di alcun interesse specifico. Questa chiusura sulla documentazione la dice lunga sulla vicenda, se avrà un seguito.

venerdì 11 ottobre 2019

Cosa penso del "5G"...in sintesi


In queste condizioni qui (vedi grafico dello Stockholm Resilience Center (*) qui a destra) 
e cioè: tassi di estinzione di specie e cicli di fosforo ed azoto in zona rossa, cambiamenti climatici e alterazione dei suoli in zona gialla...
...noi pensiamo a queste cose qui:
 "I numeri di "Cose" previste per IoT (Internet of Things, Internet delle Cose), sono tutti piuttosto elevati e variano in base alla fonte ed all'anno. Cisco stima 50 miliardi di dispositivi connessi, mentre Intel ne prevede 200 miliardi.
Tratto dal sito di Huawei che stima che il numero sara' 100 miliardi (al 2025, come specificato in un'altra pagina del suo sito, ndr)"
Si tratta di 12 dispositivi a persona in media (neonati e persone con problemi di sopravvivenza inclusi).
Troveremo mai uno studio di riferimento che possa dare il peso numerico dell'impatto (energia, materia - es.: terre rare da estrarre, plastiche -, rifiuti, emissioni, degrado marino/oceani e del suolo) di questo nuovo nodo tecnologico chiamato Internet of Things, dalla portata cosi' vasta come preannunciato dalla aziende del settore, di cui il 5G sara' la piattaforma di comunicazione (immaginiamo anche le infrastrutture a contorno che comprendono ad esempio server, antenne, ecc) ?
Ci sara' qualcuno che ne fara' richiesta da qualche parte nel mondo ? Credo di no e credo che come in tanti altri casi, sara' la fantomatica "mano invisibile" del mercato a decidere per noi, magari contrapposta (per quanto tempo ?) agli individui (posso non volere IoT...?) ed a qualche comunita' "locale" per cui si parlerà di NIMBY e di medioevo alla prima infrastruttura che si vorra' installare loro malgrado nei paraggi.

(*)Al momento lo
Stockholm Resilience Center e' uno dei pochi centri studi che si sono impegnati ad assegnare delle soglie, dei confini biofisici, in vari ambiti della biosfera ritenuti chiave, da non valicare, pena il superamento della capacita' di resilienza del sistema pianeta - dei punti di non ritorno - portandoci in stati probabilmente molto diversi da quelli dell'Olocene, ultimi 12000 anni per intenderci.

Francesco P.

domenica 22 settembre 2019

Un fattariello paesano

Una decina di giorni fa un solerte cittadino di S.Salvatore trova un fiat fiorino di un signore fermo con il portellone aperto ed un sacco di rifiuti nel mezzo della carreggiata in prossimità del cavalcavia della Telesina, sulla trafficatissima, a quell'ora, Via Amorosi.

Il solerte cittadino, incurante delle parole animate e appassionate del signore del fiorino, nel prenderne la targa, avrà pensato "Finalmente torno a casa con un trofeo, facendo pagare una bella multa di varie centinaia di euro al delinquente che ho beccato in flagranza, appuntandomi al petto una bellissima medaglia da eroe da esibire davanti ai miei compaesani".
Giorni dopo l'accaduto incontro il cittadino col fiorino, ancora disperato e umiliato, che mi riferisce la storia, conclusasi con il camion della ditta dei rifiuti che torna indietro dopo essersi accorto di aver perso un sacco (scagionandolo davanti al solerte  cittadino), sacco che lo aveva costretto peraltro a fermarsi per liberare la strada dall'ingombro che esso rappresentava: tutta la vicenda la dice lunga sulla lucidità del "solerte" nonché sulla sua impellente necessità di voler vincere facile, tanto da non aver avuto alcun dubbio su chi fosse il colpevole colto sul fatto, mentre scaricava (furbacchione lui), in pieno giorno, un sacco al centro di una trafficatissima strada. Una storia odiosa che già so verrà giudicata positivamente per l'esempio che il "solerte" ha provato a dare.

Non farò il suo nome nè quello del cittadino col fiorino (quest'ultimo non me lo perdonerebbe mai e ci tengo a questa persona per quanto non ne condivida l'approccio del silenzio. Se vorrà, farà i nomi quando e come deciderà di farlo), ma ci sarebbe da chiedersi il perché di questo preambolo e di questo post da parte mia se non faccio nomi.

Punto primo: raccontare fattarielli della zona è sempre una buona premessa per attirare l'attenzione su tematiche ritenute sempre inutili a tal punto che si stanno minando le basi della vita. D'altra parte sono circondato da persone che mi raccontano spesso di scempi, soprusi e rischi, rivelatisi reali, e che non si ha il coraggio di denunciare pubblicamente: chiedersi il perché sarebbe già un buon punto di partenza per migliorarci come comunità.

Punto secondo: mi chiedo perché tutta questa energia nell'affrontare il presunto abbandono di rifiuti, da parte di questo solerte cittadino, non si applichi e non si sia ancora applicata anche per questo scempio poco distante e già presente all'epoca del fattariello, che si vede nelle foto riportate nel post e che sono state scattate, infatti, a ridosso del cimitero di S.Salvatore, ma che per la verità si presenta simile in tanti altri fossi del nostro territorio.

Ok, il problema è difficile da risolvere; ok, mi dicono che stanno fioccando le multe; d'accordo, siamo scostumati e c'è il porta a porta bla bla bla; d'accordo, i proprietari dei terreni bla bla bla; d'accordo, i cittadini possono organizzarsi per pulire volontariamente bla bla bla: ma quale senso ha permettere, come Comune e come Provincia, di trinciare l'erba lungo le strade ed i fossi che presentano delle ormai vere e proprie discariche di rifiuti di ogni genere accumulati nel tempo e che saranno sminuzzati e resi praticamente ingestibili da chiunque, privato o pubblico, o quantomeno ne renderanno l'operazione di rimozione molto più difficile e costosa ? Perché non mettersi d'accordo per farli pulire prima, magari avvisando i proprietari o facendolo come pubblico ?

E poi, mi chiedo: ma dove sono i 2000 e passa elettori tutti, del nostro comune ? Ma cosa avete chiesto ai vostri rappresentanti se manco il meno che ordinario viene affrontato (non dico risolto) ?



PS: Abito nel punto più basso del fosso che parte dal Cimitero di S.Salvatore lungo Via Amorosi. Oggi ho raccolto dopo 1 mese, quasi 1 sacco di rifiuti di ogni genere nel fosso di fronte casa. Devo temporaneamente ringraziare il nuovo clima e la siccità, altrimenti mi sarei ritrovato già almeno metà di tutta la summenzionata discarica davanti casa, trascinata dall'acqua piovana. E' già successo in passato e aspetto che arrivi la stagione delle piogge per sentirmi moralmente giustificato (a meno che non ci siano altri privati che, collaborando, "mi organizzino" nella raccolta insieme a loro e nel manifestare pubblicamente contro l'inerzia amministrativa a cercare soluzioni) a rimuovere nuovamente quei rifiuti che si saranno nel frattempo spostati nel "mio" fosso.