martedì 18 settembre 2018

Post growth

In che modo immaginiamo che il parlamento europeo, all'uscita di questi incontri (vedi link del programma) con alcuni volenterosi, possa dirci che noi europei dobbiamo passare dal consumo di 4.5 ettari (global hectares, gHa) pro-capite di risorse (2 volte la disponibilità offerta dal territorio UE) a 1.7 gHa che è l'attuale disponibilità media pro-capite (bio-capacità) data dal pianeta e che chi ha consumi inferiori a 1.7 gHa deve essere lasciato libero di arrivarci, se vuole (aiutiamoli a casa loro...) ? E che dire della redistribuzione interna...
L'apertura è di tal Tajani.

-Tiro ad indovinare 1: "Solo perseguendo una crescita sostenuta potremo risolvere i problemi della mancanza e del degrado delle risorse"

-Tiro ad indovinare 2: "Ok, ma quando parliamo di problemi importanti ?"

-Caso peggiore: "E' un argomento che dobbiamo affrontare con assoluta urgenza"

Nota 1: Sì, è il famoso concetto di overshoot che ultimamente ci piace festeggiare ogni anno con un giorno in anticipo.
Nota 2: Sì, è il famoso concetto dell'occupare gli spazi per svuotarli di significato. E' già avvenuto in Italia, grottescamente, con il M5S.

Link al programma di incontri: https://www.postgrowth2018.eu/programme/




giovedì 13 settembre 2018

Uragani: è una mia percezione o... ?

Un'autostrada a senso unico per entrambe le carreggiate: quello della fuga dall'uragano Florence (attualmente ancora di cat.2, sembra che il problema specifico di questo uragano possa essere la sua persistenza e l'ampiezza della zona colpita, nonchè il bacino di popolazione impattato). Impressionante vedere esodi con queste caratteristiche.
Qui link al video Stimolato da questo ultimo evento meteo in ordine di tempo (nemmeno tra i peggiori in termini di intensità), sperando di non essere caduto nella classica trappola del bias (diciamo anche pregiudizio) o nel rischio di condizionamento mediatico da eventi clamorosi, nonche' preso anche dal dubbio che "sembra se ne contino di piu' perche' abbiamo piu' strumenti o perchè ci faccio più caso ultimamente", sono andato a visitare il sito della National Hurricane Center (Dipartimento uragani del NOAA - National Ocean and Atmospheric Administration). messo insieme un po' di dati e fatto un po' di conti. E' subito interessante notare che nel complesso, considerando gli uragani "major", cioè quelli di categorie da 3 a 5 (venti dai 200 kmh in su), per il solo Atlantico, se ne contano:
- 66 nel periodo 96-2015 (20 anni), media 3.3 urag/anno - 129 nel periodo 1930-1995 (66 anni), media 1.95 urag/anno. I 20 anni dal 1945 al 1964 sono il ventennio, a partire dal 1930, che presenta la media che piu' si avvicina a quella del ventennio 1996-2015, con cioe' 60 uragani in 20 anni, pari a 3 urag/anno contro, appunto, 3.3 urag/anno. Significa che i 20 anni consecutivi del periodo 1996-2015 o sono il ventennio più sfortunato per uragani "major" oppure boh Considerando gli uragani della sola categoria 5 (venti con velocità maggiori di 260 kmh), dai dati estrapolati dall'archivio della NHC da parte del sito Weathernet, se ne contano (cumulativamente per gli oceani Pacifico ed Atlantico): -20 nel periodo 2001-2018 (17 anni), media 1.11 urag./anno -16 nel periodo 1966-2000 (35 anni), media 0.46 urag/anno Sembra, in effetti, che ci sia uno sbilanciamento nella frequenza di eventi estremi verso gli ultimi 20 anni. Ci sara' qualche fenomeno strutturale ed inspiegabile in atto ? Nota 1: NON sono un meteorologo NE' un climatologo, sarebbe interessante trovare un riscontro autorevole* sulle tendenze in qualche sito specialistico (non tanto per dubbi sui numeri quanto sulla validità del metodo per trarre qualche conclusione che vada oltre le percezioni) Nota 2: Bisogna tenere presente che il primo satellite geo-stazionario con funzioni meteo e' stato lanciato nel 1966: da quest'anno in poi le osservazioni hanno presentato il massimo dell'affidabilita' sulla caratterizzazione degli uragani. *Un riscontro autorevole (Nota informativa di Vincenzo Ferrara) che fa notare che anzichè seguire la strada delle frequenze delle intensità massime (velocità massime dei venti al suolo) raggiunte (scala Saffir-Simpson) ha molto più senso parlare delle potenze/energie sviluppate se si vuole trovare una correlazione coi cambiamenti climatici. Sembra che le intensità seguano delle ciclicità.


-Francesco Pascale

giovedì 23 agosto 2018

Premessa
Questo post vorrebbe essere una riflessione prepolitica, ben consapevole del fatto che risultera’ fascinoso e trendy come un paracarro arrugginito oppure come un discorso sui limiti fisici imposti all’uomo, che spinge verso crescite con tasso composto, “esponenziali” - della popolazione, dei consumi pro-capite, di nuove tecnologie resource intensive -, da parte del pianeta che non le regge o meglio le regge ma non necessariamente con evoluzioni ed esiti che potranno essere piacevoli per l’uomo stesso...ma sento il bisogno di scriverlo ugualmente
--- Abbiamo “decine di migliaia” di ponti in scadenza naturale (considerando come fattore limitante il calcestruzzo armato) in Italia, a detta del dir. del CNR (1) e molti sono stati per di piu’ progettati con stime di traffico a quanto pare non accurate (il traffico e’ cresciuto esponenzialmente negli ultimi 60 anni, in maniera tutto sommato imprevedibile negli anni 50-60). A questi, perche’ accomunati nel mio ragionamento, aggiungiamo tutte le altre strutture (edifici di ogni genere) ed infrastrutture che necessitano di manutenzione o che vanno introdotte per attenuare i rischi legati ai sismi ed al famigerato dissesto idrogeologico. Tra pubblico e privato, con questa o quell'altra amministrazione di questo o quell’altro livello, tutto quanto sopra andrebbe gestito con nuovo uso di: energia, sabbia di grado edilizio, ghiaia, cave, acciaio, plastica (secondo PlasticsEurope (2), l’associazione europea dei produttori di plastica, all’ edilizia e’ destinato il 20% della plastica totale usata in Europa, seconda solo al packaging) oltre a dover far fronte a costi economici che sono valutati (dal Consiglio Naz.le degli ingegneri) in piu’ di un centinaio di mld di eur (una ventina di mld di eur per i soli “ponti” secondo una stima sempre del dir. del CNR, A. Occhiuzzi) (1).
Le risorse materiali utilizzate in edilizia - a causa della gestione dell’intero ciclo di vita degli elementi dell’elenco di cui sopra emergono crisi con frequenza quasi settimanale in Italia - sono anch’esse limitate (ancor più di quelle finanziarie, che si sa non rispettano le leggi della natura se non nel lungo termine) e la natura sostanzialmente estrattiva e lineare della filiera delle costruzioni crea danni irreversibili ad interi sistemi in tutto il loro percorso, dalla culla alla tomba, danni tanto piu’ gravi quanto piu’ si sale di livello nella difficolta’ di estrazione dei materiali stessi ad essa necessari (quanto piu’ “si sale in altezza per raccogliere i frutti dell’albero”). In varie aree del mondo, proprio per far fronte al problema “esaurimento” risorse per l’edilizia (siamo agli ultimi pioli della scala ?), si è messa in atto una ricerca affannosa (3) di alternative ai materiali tradizionali adottati, e questo principalmente a causa dell’ intensificarsi delle estrazioni che servono per far fronte alla costruzione di case e strade la cui domanda e’ cresciuta esponenzialmente (anch’essa..., ma non e’ un caso) negli ultimi decenni, specialmente in alcuni paesi asiatici, arrecando notevoli danni a fiumi, laghi ed altri sistemi piu’ o meno naturali in varie zone del mondo. Riferendoci alla sola sabbia e’ il caso di leggere, il motivo lo suggerisce il titolo, il rapporto delle Nazioni Unite “Sand, rarer than one thinks” del 2014 (4a)(trad.: “Sabbia, piu’ rara di quanto si immagini”) citato e commentato nell’articolo in italiano de Il Post (4b) e che raccoglie una serie di risultati e dati di studi relativi ai problemi nell’uso e nella “produzione” della sabbia per le attivita’ umane. Alcuni estratti del rapporto ONU, tradotti dall’inglese: - “[...] Una stima conservativa del consumo mondiale di aggregati (sabbia e ghiaia, fondamentalmente, ndt) per l’edilizia supera i 40 mld di tonnellate l’anno. Che e’ il doppio del sedimento annuo trasportato da tutti i fiumi del mondo [...]” - “[...] La domanda continua a crescere con le nuove infrastrutture e con la manutenzione dell’esistente (strade, ponti (sic !!!), dighe, case) [...]“. -”[...] La domanda di cemento della Cina e’ cresciuta esponenzialmente del 437.5% in 20 anni, mentre nel resto del mondo e’ cresciuta del 59.8 %” Nelle conclusioni: - “[...] Il loro uso (di sabbia e ghiaia, ndt) eccede di gran lunga il tasso di rinnovo naturale (che e’ fittizio anch’esso, ndt). Gli effetti negativi sull’ambiente sono inequivocabili e riguardano il mondo intero. Il problema ora e’ talmente serio che l’esistenza degli ecosistemi fluviali e’ minacciato in varie zone del mondo [...]”. (Commento a margine: vabbe’ anche all’ONU hanno problemi con questi decrescitisti...) La ricerca di nuove soluzioni “tecnologiche” per i materiali dell’edilizia, comunque, nel caso di un qualche successo, forse sposterebbe solo il problema nel tempo, rendendolo magari più complicato ed acuto da gestire quando si raggiungeranno i nuovi termini di scadenza dettati dai limiti delle eventuali nuove tecnologie in adozione. A questo proposito, consiglio la lettura dell’articolo di U.Bardi (5) nel paragrafetto in cui accenna (per gli approfondimenti seguire i riferimenti biblio) alla relazione tra il c.d. dirupo di Seneca - secondo cui “il declino è più rapido della crescita”- e le tecnologie, anche quelle che migliorano l’efficienza, in un sistema a risorse limitate, ma votato alla crescita illimitata (a proposito di illimitatezza, avete notato quante volte appare il termine “esponenziale” nel post ?) dei consumi. Ci sono, poi, in tanti in giro - uno di questi l'ho linkato in fondo (6) - che riscuotono molto successo in questi giorni, con migliaia di condivisioni sui social, e che dicono che i disastri accadono perchè ci si oppone alla realizzazione di nuove infrastrutture, perchè si resiste al progresso ed allo sviluppo.
In un sistema con risorse limitate, su un territorio che per di piu’ i geologi si ostinano a descrivere come piu’ fragile, mediamente, della quasi totalita’ delle altre regioni europee e frequentemente soggetto a eventi critici acuti (alluvioni, frane, valanghe e sismi), sarebbe da capire quanto sia “contro il progresso” ed “anti-scientifico” mirare al consolidamento dell'esistente che sarebbe gia’, nelle condizioni attuali, un obiettivo che andrebbe forse oltre i limiti del raggiungibile, se preso seriamente, piuttosto che giocare al rialzo con nuove grandi infrastrutture le quali, oltre a complicare ulteriormente il sistema delle manutenzioni, sottrarrebbero ulteriore spazio ad un altro bene fondamentale e non rinnovabile come il suolo. P.S.: Mentre scrivevo questo post, non mi ero accorto che il prof. Bardi aveva gia’ parlato del tema delle infrastrutture in un articolo, sottolineando in maniera efficace il rapporto con l’economia della crescita e dei limiti, e quindi la natura strutturale (e non episodica) del problema manutenzione/nuove costruzioni. Ne consiglio la lettura dato che riporta altri spunti, in aggiunta a quelli di semplice buon senso del mio post, seguendo questo link (1)https://www.cnr.it/it/nota-stampa/n-8247/direttore-cnr-itc-sul-viadotto-morandi-di-genova (2) https://www.plasticseurope.org/application/files/5515/1689/9220/2014plastics_the_facts_PubFeb2015.pdf (3)http://www.ingegneri.info/news/innovazione-e-tecnologia/nuovi-materiali-per-ledilizia-due-tipologie-di-sabbia-artificiale/ (4a)https://na.unep.net/geas/archive/pdfs/GEAS_Mar2014_Sand_Mining.pdf (4b)https://www.ilpost.it/2017/05/30/sabbia-rara/ (5)https://ugobardi.blogspot.com/2011/09/effetto-seneca-perche-il-declino-e-piu.html
(6)https://www.corriere.it/editoriali/18_agosto_14/genova-crolla-ponte-morandi-paese-che-diffida-progresso-1507b3be-9ff6-11e8-9437-bcf7bbd7366b.shtml

-Francesco Pascale

venerdì 8 giugno 2018

Raddoppiano... e noi ?


Lo scorso mese di dicembre è apparso sul sito istituzionale del comune di S.Salvatore Telesino il progetto definitivo dell'ANAS per il raddoppio della Caianello-Benevento (SS372 - Telesina), con l'elenco degli espropri.

Sessanta ettari da impegnare - oltre all’abbattimento di alcune abitazioni - per la sola tratta relativa al primo lotto di lavori, che dovrebbe andare da S.Salvatore a Benevento e per cui S.Salvatore di fatto ospiterà il cantiere principale.

Un’opera fortemente impattante, sia in fase di realizzazione che in fase di esercizio, sulla vita dei cittadini e sul  territorio, approvata senza nessuna forma di coinvolgimento delle comunità locali.

A fronte di sicure negatività non sono nemmeno reperibili analisi e stime del traffico su gomma che si vuole servire, né valutazioni sulla sovrapposizione, di fatto, fra la Telesina - che si dichiara essere una bretella fondamentale di collegamento fra Roma e Bari - ed il TAV Roma-Napoli-Bari.

Nessuno degli amministratori locali che abbia sentito il bisogno di spiegare perché si sia scelto di accettare questa nuova opera senza alcuna considerazione delle reali necessità dei territori coinvolti. Nel caso specifico di S.Salvatore il Sindaco ha ripetutamente ignorato le nostre tante richieste protocollate relative alla pianificazione del territorio comunale.
Per non parlare dei vecchi e nuovi candidati.

Ciò conferma che siamo costretti a subire le priorità, la visione e l'agenda dettate dagli appetiti dei costruttori, come dimostrato dalla molto mediatica e clamorosa accoglienza riservata all'ANCE (Ass,ne Naz,le Costruttori Edili) e a Confindustria

Se il traffico su gomma aumenterà realmente come auspicato dai proponenti, e soprattutto se al servizio di una prospettiva industriale del territorio, le ripercussioni in termini di inquinamento, per una valle come la nostra, potrebbero diventare realmente serie ed irreversibili, in primo luogo per la salute e poi per le ricadute negative sulle produzioni agricole.

E’ noto, d'altronde, che le grandi infrastrutture sottraggono valore laddove si voglia perseguire quell’economia, che a parole tutti auspicano, fatta di produzioni locali credibili ed accessibili a tutti, fatta di fruizione del paesaggio e di turismo responsabile, salvo procedere nei fatti in direzione opposta, col rischio, concreto, di aggiungere le nostre valli alle tante altre aree metropolitane e periferiche già presenti ovunque.

Eppure, nessuno si ribella e chiede conto delle scelte effettuate sulle nostre teste.

Tutto ciò mentre abbonda la  retorica sull’eccellenza delle nostre produzioni e su quanto valga la nostra terra e sul diritto a fruire di cibo, terra, aria, acqua sani.

D’altra parte lo stato in cui versa l’agricoltura è molto critico  (come  in gran parte dell’Italia ),  per esempio, l’uva si raccoglie per svenderla a 20 centesimi al kilo e ciò spiega anche l’atteggiamento  dei proprietari che non si ribellano agli   espropri dei loro terreni per una strada, un binario, una pala eolica o una trivellazione.

Anche partiti, sindacati, amministrazioni, associazioni di categoria tacciono senza neanche indignarsi per una violenza simile, rinunciando nei fatti ad esercitare quel ruolo di rappresentanza, difesa del territorio e delle sue specificità che mai mancano di rivendicare come proprio....Nel frattempo disponibili a subire disagi per i prossimi (cinque ? dieci ?) anni, a sopportare  ruspe, camion, sconvolgimenti territoriali per l’esecuzione dei lavori, spesso dati in subappalto a ditte legate  a famiglie mafiose, come già verificatosi in passato per opere simili.

Uno scempio che si consuma nella diffusa e malcelata convinzione che gli eventuali vantaggi futuri di grandi opere, come il raddoppio della Telesina o l’alta velocità ferroviaria,  ci ripagheranno della terra sventrata, delle case abbattute, dei vigneti distrutti, sostituiti  da capannoni sospetti e sommersi dalle polveri inquinanti prodotte dall'aumento del traffico.

Come se non bastasse tutto ciò che il Sannio già subisce quotidianamente con discariche, impiantistica dedicata a rifiuti speciali, eolico, perforazioni per la ricerca di gas e petroli, innumerevoli ed estese zone industriali, terre di nessuno e dense di tanti piccoli impianti a volte molto pericolosi.

Nella attuale impossibilità di relazionarci con istituzioni che finora hanno disatteso qualsiasi istanza di dialogo, ci chiediamo se anche "il silenzio del territorio", anche di chi lavora per riqualificare l’agricoltura, il turismo, la vivibilità, debba interpretarsi come rassegnazione alla trasformazione  di queste terre in una piattaforma logistica per servire interessi di pochi.

O si può ancora pensare, pretendere un futuro diverso, e riprendersi il diritto di decidere senza delegare?

venerdì 22 settembre 2017

Cittadini e Territorio: la non-curanza e il disprezzo



“La non-curanza è il peggior disprezzo”! Vero, ma se la praticano detentori di cariche elettive in risposta a legittime richieste da parte dei cittadini, è una strategia quantomeno sconveniente e, probabilmente anche autolesionista. Sindaci e assessori che in campagna elettorale avevano promesso “+ trasparenza”, “+ partecipazione”, … si dovrebbero astenere attentamente dal cadere nel comodo atteggiamento del “io ho da fare per amministrare, e non posso perdere tempo a dare spiegazioni ai cittadini per ogni cosa, …”.
Così non si silenzia il dissenso, ma si rinuncia a riflettere sulla propria condotta, si rinuncia a cogliere spunti per indirizzare meglio la propria azione, si perdono occasioni, … e si perde anche consenso, offrendo invece argomenti a chi ha interesse a denigrare il lavoro e l’impegno.
Quando poi si tratta di funzionari incaricati formalmente come “responsabili del procedimento”, il mancato riscontro, entro i termini stabiliti, alle istanze di accesso agli atti, si configura come “omissione di atti d’ufficio”, e può configurarsi il REATO di cui all’articolo 328 – comma 2 del C.P.
E poi ci sono le norme che impongono obblighi di pubblicazione di determinati atti sul sito internet dell’Ente, …
Ebbene, Cittadini in Movimento ha presentato in data 18.08.2017 l’ennesima richiesta di accesso agli atti che, decorsi i 30 giorni previsti, è rimasta priva di qualsiasi riscontro, così come le precedenti pure richiamate (e sollecitate con l’ultima comunicazione sopra citata).
Nel merito, la richiesta riguarda l’insediamento e l’esercizio di impianti fissi di telecomunicazione e di stazioni radio-base di telefonia mobile e di impianti assimilabili sul territorio comunale, argomento che è stato recentemente oggetto di un’ ”avviso di rimozione” pubblicato sul sito del comune prima ancora di polemica in Consiglio Comunale e sui “social”.
Come ancora testimoniato da un post pubblicato sul sito della consulta ambientale, quando ancora alcuni componenti di Cittadini in Movimento vi partecipavano tenendola in vita, l’amministrazione dell’epoca in data 21 giugno 2011 consegnò alla Coordinatrice, Prof.ssa Maria Teresa Pigna, una bozza del Regolamento comunale per le antenne, che fu oggetto di analisi e discussione collegiale nella riunione della consulta del 4 luglio 2011 e subito dopo, data la scadenza del 5 luglio 2011 per presentare il richiesto parere consultivo, furono rappresentate formalmente diverse  osservazioni, sia nel merito che sul metodo, richiamando anche la “convenzione di Aarhus” e il “principio di precauzione”. Riportiamo sinteticamente alcuni passi di quel post (e del parere fornito all’Amministrazione da parte della Consulta):
… tenuto conto della particolare situazione del territorio di San Salvatore Telesino, e nello specifico dell’esistenza già di moltissime antenne quasi tutte concentrate in sommità di Monte Acero (a tal proposito riteniamo che sia opportuno avere un primo censimento, sulla base anche di eventuale documentazione già presente agli atti del Comune, degli impianti esistenti e delle relative tipologie, e inoltre pensiamo sia auspicabile un coordinamento con il confinante comune di Faicchio).
… ribadendo anche le nostre precedenti richieste di adottare un diverso metodo di confronto fra Amministrazione e Consulta … insistiamo col dire che non solo i documenti devono essere sottoposti preventivamente (come in questo caso), ma che bisogna anche concordare i tempi e le modalità di rilascio e di revisione dei  documenti, nonché di confronto fra Consulta, Amm.ne ed eventualmente gli uffici comunali,  in modo da poterne discutere in maniera esaustiva ed approfondita, cercando anche un più ampio coinvolgimento di tutta la cittadinanza.
Qualora dovessimo ricevere dall'Amministrazione comunale i documenti richiesti (inerenti a: obiettivi e termini dell’incarico professionale conferiti in merito alle antenne, relazione tecnica acquisita, rilievi eventualmente disponibili sui livelli dei campi elettromagnetici presenti sul territorio comunale, infrastrutture ed apparecchiature di TLC presenti nei pressi del baino idrico in loc. Monticelli, ecc.), che pubblicheremo come sempre sul nostro blog, sarà possibile fare delle valutazioni e, forse, un po’ di chiarezza sugli intenti politici (si vuole tutelare la nostra salute ed i beni comuni ? Si vuole fare cassa ? Si vuole favorire l’inserimento di nuove antenne per garantire nuove coperture ? Siamo favorevoli ad accogliere anche nuove generazioni di antenne nel futuro senza coinvolgere, ancora una volta, i cittadini ? …).
Gli ultimi solleciti li abbiamo fatti per le vie brevi presso gli uffici del Municipio al nuovo segretario comunale il 19 settembre scorso,  che ci ha convocati per il giorno 26 p.v.: vedremo ...
In ogni caso, ancora allo stato attuale nessun regolamento in materia di insediamento ed esercizio di impianti fissi di telecomunicazione e di stazioni radio-base di telefonia mobile e di impianti assimilabili risulta pubblicato sul sito istituzionale, e dunque non è possibile regolamentare efficacemente queste installazioni, ammesso che ci sia la volontà di farlo, così come per tutte le attività imprenditoriali potenzialmente pericolose che si svolgono nel territorio di San Salvatore Telesino e di cui nulla è dato sapere, nemmeno leggendo il piano comunale di protezione civile.
Intanto, in data 22.09.2017 l'Area Tecnica/manutentiva del comune di San Salvatore Telesino ha emesso un' "ordinanza di annullamento in autotutela dell'istanza della ditta ONAIR ITALIA NETWORK SRL" e "ripristino dello stato dei luoghi", sembrerebbe, per la mancanza dell'autorizzazione sismica! Vedremo che sviluppi avrà quest'altra vicenda ...

giovedì 27 luglio 2017

PETIZIONE...

...PER BLOCCARE IL DEGRADO DELLA ZONA AGRICOLA A VOCAZIONE ARTIGIANALE E PER UN MAGGIOR CONTROLLO DEL TERRITORIO
I sottoscritti cittadini di San Salvatore Telesino,
vista la deliberazione del Consiglio Comunale n. 36 del 17.01.2005;
ritenuto che l’area individuata con la suddetta delibera, pari ad oltre 200 ettari di terreno, sia totalmente sovradimensionata rispetto alle limitate esigenze del territorio;
vista la facilità con cui si è permesso in passato, e ancora si permette, di inserire attività di ogni genere frammiste ad abitazioni e terreni per le coltivazioni (spesso finalizzati all'autoconsumo), distribuite senza alcun tipo di pianificazione, né opere di mitigazione, con grave impatto di mezzi pesanti sulla viabilità, con diffusione in atmosfera di sostanze ignote ed intollerabili emissioni olfattive, nonché causa di rumori molesti cumulativi di intensità crescenti, che costringono a cambiare comportamenti e abitudini di chi vive e coltiva il proprio cibo nei dintorni;
considerati i rischi conseguenti alla compresenza, a poche decine di metri di distanza, di abitazioni, allevamenti, aziende manifatturiere con rilascio di sostanze anche tossiche in atmosfera e aziende che fanno coltivazione e/o trasformazione di prodotti agricoli destinati all’alimentazione umana;
tenuto conto della presenza di decine di capannoni industriali già costruiti ed attualmente non utilizzati;
ritenuto che con una tale distribuzione di insediamenti produttivi e abitazioni (offerta ed esercitata tuttora da un’interpretazione delle norme vigenti che non pone di fatto vincoli e limiti) su un’area così estesa, non si può attuare una tutela efficace dei cittadini rispetto agli impatti singoli e cumulativi (inclusa la sottovalutata impermeabilizzazione di nuove aree) causati dalle attività industriali;
visti i ripetuti episodi verificatisi negli ultimi mesi (due capannoni distrutti con il loro relativo contenuto, costituito da materiali combustibili di varia tipologia - vernici, tessuti, e presumibilmente anche materiali che dovevano essere considerati rifiuti speciali (o comunque sostanze pericolose per la salute) – che hanno alimentato incendi di 48 ore almeno ognuno, con conseguente rilascio in atmosfera di enormi quantità di sostanze altamente tossiche ed estremamente dannose per la salute e, precedentemente l’incendio di materiali plastici abbandonati all’esterno di un terzo capannone industriale e nei terreni adiacenti (senza dimenticare l’incendio della struttura per trattamento rifiuti di San Lorenzello);
preso atto dell’assoluta mancanza di informazioni rispetto all’impatto causato dai suddetti incendi, e visto che nulla è dato sapere sui fumi che si sono sprigionati fino a totale combustione dei capannoni, né sull’impatto conseguente sulla salute delle persone che hanno dovuto respirare quei fumi e hanno continuato a consumare i prodotti agricoli delle aree limitrofe (nessuna analisi, nessuna misura di protezione, prevenzione, cautela, …, nonostante i doveri in capo ai sindaci in materia di tutela della salute e protezione civile, o quantomeno nessuna comunicazione formale ai cittadini);
considerato anche che le relative ordinanze emesse  dall’amministrazione comunale di San Salvatore Telesino non hanno finora avuto alcun esito;

convinti che NON SI POSSA LASCIARE AL CASO LA RESPONSABILITÀ POLITICA E PUBBLICA DELLE CONSEGUENZE DEGLI EVENTI, anche gravissimi e potenzialmente catastrofici, che si sono verificati e ancora potrebbero verificarsi sul territorio di San Salvatore Telesino,
CHIEDONO di
-     SOSPENDERE nuovi permessi per l'insediamento di capannoni industriali sul territorio di San Salvatore Telesino (o, in alternativa, di ridurre drasticamente l’estensione dell’area in cui sarà ancora possibile in futuro concedere tali permessi, e comunque senza ridurne le distanze attuali - già di per sé molto penalizzanti per la vivibilità - dalle abitazioni), incentivando il recupero e riutilizzo delle strutture già esistenti e attualmente abbandonate, e VIETARE comunque l’insediamento di nuove attività e impianti impattanti e pericolosi per la salute;
-        ATTIVARE tutti gli strumenti possibili per la tutela dei cittadini che si trovano loro malgrado a convivere coi capannoni esistenti e AVVIARE una politica di controllo del territorio, a tutela della salute e della sicurezza dei cittadini;
-        DISPORRE ACQUISIRE E PUBBLICARE regolarmente, in corrispondenza di eventi critici come quelli sopracitati, le analisi necessarie per verificare la presenza di sostanze pericolose per la salute (nell’aria, sui terreni, sulle coltivazioni, nelle falde acquifere, etc )

-        ADEGUARE il piano comunale di Protezione Civile di San Salvatore Telesino, a fronte dell’esistenza sul territorio di decine di “industrie”, attive o dismesse, inserendo nel capitolo dedicato al “rischio industriale” l’elenco geo-referenziato di tutte le aziende, con indicazione del livello di rischio delle relative attività sulla sicurezza e salute della popolazione e per l’ambiente, della tipologia e quantità dei materiali combustibili/incendiabili eventualmente stoccati nei vari siti, e delle procedure di tutela preventiva o contingente (azioni a valle dell'evento, inclusa la tempestiva informazione ai cittadini sulle azioni a propria tutela finora totalmente e gravemente assente), nonché l’analisi di tutti quei possibili scenari di rischio che potrebbero avere un impatto “esterno” rispetto all’area delle varie aziende (la protezione civile non è solo intervento in caso di evento, ma soprattutto previsione, prevenzione e protezione);

sabato 1 luglio 2017

CONTROLLO DEL TERRITORIO E TUTELA DELLA SALUTE E DELLA SICUREZZA DEI CITTADINI

CHI HA RESPONSABILITA’ POLITICHE E AMMINISTRATIVE NON PUO’ E NON DEVE “LAVARSENE LE MANI”

Nell’estate del 2015 si verificò a San Salvatore Telesino un incendio di materiali plastici raccolti in enormi sacchi abbandonati nel piazzale retrostante il capannone ex Plasted in Via San Mennitto, incendio che interessò anche un cumulo di rifiuti misti (tra cui erano visibili pneumatici e plastiche varie) abbandonati (o sotterrati) nei terreni circostanti, con emissione di fumi tossici per 36 ore circa: l’amministrazione comunale emise un’ordinanza (prot. n. 7261 del 14.08.2015) in cui disponeva la rimozione del materiale depositato nel piazzale, dichiarando che, nel caso ciò non fosse avvenuto, si sarebbe provveduto in danno.
Ad oggi il materiale è ancora tutto nel piazzale, il rischio di incendi persiste immutato, aggravato dalle condizioni di totale incuria in cui versa, non ci sono piani o iniziative note, da parte dell'amministrazione, per evitare che si ripetano incendi simili con certezza di ulteriori emissioni, fra le altre sostanze nocive, di diossine.

Meno di un anno dopo, nella notte fra il 7 e l’8 luglio 2016, un altro incendio nella “zona industriale” di San Salvatore Telesino, in località S. Mennitto, ha completamente distrutto uno dei capannoni dell’azienda Navarra. Il capannone conteneva materiali per la lavorazione di infissi.
Pochi mesi dopo l’incendio, si spera dopo aver avuto notizia sulla perfetta regolarità della struttura per quanto riguarda i doveri di prevenzione incendi, il sindaco Romano ha rilasciato un’intervista e parlando della zona agricola a vocazione artigianale ha citato esplicitamente l’azienda Navarra come una delle realtà positive ospitate nel nostro territorio!

Non una parola sull'incendio del capannone, che di sicuro, data la tipologia di materiali utilizzati per le lavorazioni (materie plastiche, vernici, ...), ha rilasciato sostanze tossiche in atmosfera.
D’altra parte, il Sindaco, “nella sua qualità di Autorità Comunale di Protezione Civile, Sanitaria e di Pubblica Sicurezza”, per quanto ci risulta, non ha nemmeno richiesto l’intervento degli enti preposti per effettuare le dovute verifiche, ma si è limitato ad emanare la solita ordinanza per far dichiarare l’inagibilità della struttura.

Così non è dato sapere nulla sui fumi che si sono sprigionati fino a totale combustione del capannone (l’incendio è durato una notte ed un giorno intero), né sull’impatto conseguente sulla salute delle persone che hanno dovuto respirare quei fumi e hanno continuato a consumare i prodotti agricoli delle aree limitrofe.
Per intenderci, dopo il recente incendio che ha interessato la struttura di trattamento rifiuti di Pomezia, non solo sono state effettuate tutte le analisi per accertare il livello degli inquinanti introdotti nell’ambiente, ma è stato disposto immediatamente il divieto, nel raggio di 5 Km dal luogo dell’evento, fra l’altro, della raccolta, della vendita e del consumo di prodotti ortofrutticoli coltivati,  del pascolo degli animali, dell'utilizzo di foraggi per alimentazione animale provenienti dall'area interessata ed eventualmente esposti alla ricaduta da combustione...

...a San Salvatore, invece, nemmeno una parola! Nessuna analisi, nessuna misura di protezione, prevenzione, cautela, …, nonostante i doveri in capo ai sindaci in materia di tutela della salute e protezione civile.

Anche il piano comunale di Protezione Civile recentemente pubblicato dall’Amministrazione Comunale di San Salvatore Telesino, a fronte dell’esistenza sul territorio di decine di “industrie”, attive o dismesse, nel capitolo dedicato al “rischio industriale” (pagine 50-52), esamina solo il caso ipotetico del rischio di “incidente rilevante”, riferendo che non esistono siti classificati come tali nel territorio di San Salvatore Telesino e dei comuni limitrofi. Nemmeno una parola sui possibili incendi in capannoni industriali dove siano stoccate e utilizzate sostanze pericolose per la salute. Ci aspettavamo di vedere inserito nel piano l’elenco geo-referenziato di tutte le aziende, con indicazione del livello di rischio delle relative attività sulla sicurezza e salute della popolazione e per l’ambiente, della tipologia e quantità dei materiali combustibili eventualmente stoccati nei vari siti, e delle procedure di tutela preventiva o contingente (azioni a valle dell'evento).
Visto che la Protezione Civile non è solo intervento in caso di evento, ma soprattutto previsione, prevenzione e protezione, ci aspettavamo l’inserimento nel piano e l’analisi di tutti quei possibili scenari di rischio che potrebbero avere un impatto “esterno” rispetto all’area delle varie aziende, magari anche dei paesi limitrofi.
Invece si continua ancora a lasciare al caso la responsabilità politica e pubblica delle conseguenze degli eventi, anche gravissimi e potenzialmente catastrofici, che si potrebbero verificare sul territorio. Quindi si potranno ripetere eventi simili a quelli sopra descritti, con le stesse modalità, per qualunque altro capannone presente sul territorio, e, come in passato, si affiderà ad un’ordinanza l’assoluzione dalle proprie responsabilità.

Nel frattempo, che almeno venga data una risposta alle nostre richieste.
Per esempio quella inviata al Sindaco e al SUAP (prot. n.9901/2016) per avere informazioni, fra l'altro, sulla presenza nel territorio comunale di centrali di produzione di energia elettrica da combustione, nonché sull'utilizzo, da parte di nuovi eventuali privati subentranti, dell'area ex Ceniccola e prim'ancora ex Bove sita in contrada Varco che ha destato e desta preoccupazione visti i precedenti nella gestione di incidenti e di permessi che evidenziano l'assenza totale di ogni forma di garanzia o tutela nei confronti delle abitazioni limitrofe. Scaduti i termini di legge abbiamo proceduto a chiedere conto, in prima persona, della mancata replica alla richiesta protocollata sia al responsabile del SUAP che alla segretaria Comunale. La prima risposta è consistita nell'ammissione di aver perso le tracce della richiesta! Avendo fornito la nostra documentazione a riprova della lettera protocollata abbiamo ripresentato il documento al responsabile SUAP, e abbiamo sollecitato con una lettera successiva un riscontro formale anche al Sindaco.
Esito: Ancora oggi nessuna risposta !

Eppure molte persone che vivono nei dintorni manifestano il timore legato alla facilità con cui si è permesso in passato e ancora si permette di inserire attività di ogni genere frammiste ad abitazioni e terreni per le coltivazioni (spesso finalizzati all'autoconsumo), distribuite senza alcun tipo di pianificazione e logica (se non quella secondo cui "abbiamo dato il permesso a Tizio non possiamo negarlo a Sempronio”). Una riprova è la presenza a 200 metri dalla stessa area ex Ceniccola di un'azienda che fa estrusioni di plastiche, rilasciando odori, tuttora persistenti, per cui sono partite delle proteste da parte di chi vive anche a 50 metri di distanza.

Ancora: una lettera regolarmente protocollata (prot. n.2979/2017), sottoscritta insieme ad un gruppo di famiglie residenti in Via Amorosi, segnalava emissioni di odori molesti continuativi provenienti da un capannone, sito in Via S. Mennitto, che agli uffici comunali risulta essere di proprietà di Agriges Srl ma inattiva, benché gli odori fossero stati avvertiti e segnalati già nell'estate 2015, con picchi di molestia tali da indurre alla chiusura delle imposte anche nel periodo estivo per molte ore della giornata.
Esito: Anche in questo caso la notifica all’amministrazione è caduta nel vuoto !

Si spendono milioni di euro di soldi pubblici per dotare la zona di infrastrutture che migliorino la logistica delle aziende (strade, marciapiedi, illuminazione pubblica, acquedotto, fognature, …), ma non si risponde nemmeno ai timori dei cittadini per la diffusione di sostanze ignote, oltre all'intollerabilità delle emissioni olfattive, che costringono a cambiare comportamenti ed abitudini da parte di chi vive e coltiva il proprio cibo nei dintorni.
Visti i casi ripetuti di assenza di qualunque iniziativa di tutele, in attesa del nuovo PUC, abbiamo fatto esplicita richiesta (prot. n. 2678/2017) di sospensione di nuovi permessi per l'insediamento di nuovi capannoni industriali, o perlomeno di una nuova drastica riduzione del perimetro dell’area in cui è consentito tale tipo di installazione, nonché di attivare tutti gli strumenti possibili per la tutela dei cittadini che si trovano loro malgrado a convivere coi capannoni esistenti: l’area a suo tempo delimitata dal Consiglio Comunale ha ancora un’estensione di circa 200 ettari; per fare un confronto significativo, l'ASI -Area di Sviluppo Industriale- di Arzano-Casoria-Frattamaggiore è estesa per circa 150 ettari !
Abbiamo ribadito che con la possibilità di una distribuzione inestricabile di insediamenti produttivi ed abitazioni (offerta ed esercitata tuttora da un’interpretazione delle norme vigenti che non pone di fatto vincoli e limiti) su un’area così estesa non si potrà pretendere, realisticamente, di attuare una tutela efficace dei cittadini rispetto agli impatti singoli e cumulativi (inclusa la sottovalutata impermeabilizzazione di nuove aree) causati dalle attività industriali, da parte dell’ amministrazione comunale e degli uffici comunali preposti.
Esito della richiesta: dopo più di 2 mesi ancora nessun riscontro da parte del Sindaco o dell'Assessore all'Ambiente !

Siamo poi tuttora in attesa di risposte da parte dell’Amministrazione per la questione delle cave e/o impianti di triturazione inerti, con relativa immissione di polveri in atmosfera, così come d'altra parte ci risulta irrisolta la questione delle antenne (e relativo inquinamento elettromagnetico) che nel frattempo continuano a proliferare.
Pertanto, vista la totale assenza di risposte e di riscontri alle nostre richieste, ci faremo carico di avviare una raccolta di firme, affinché queste problematiche siano portate comunque all’attenzione del Consiglio Comunale, auspicando che possano essere attuate le iniziative necessarie sia per sospendere la costruzione di altri capannoni che per scongiurare il rischio di insediamento di nuove attività e impianti impattanti, nonché per avviare una politica di controllo del territorio, a tutela della salute e della sicurezza dei cittadini.



30 GIUGNO 2017


Cittadini in Movimento – San Salvatore Telesino