mercoledì 31 marzo 2021

La transizione tecnologica: inversione di obiettivi con strumenti

Premessa
Questo qui di seguito è un mio commento all'articolo di Luca Martinelli apparso oggi su Il Manifesto e che ho ritenuto opportuno riportare nel nostro blog anzichè sotto al post facebook dove lo ha condiviso, causa lunghezza.
Luca posso dire di conoscerlo un pò di persona. l'ho incontrato in un paio di occasioni, a Benevento a parlare di acqua pubblica, poi in occasione di una fiera di "Fà la cosa giusta", oltre che de visu abbiamo scambiato qualche battuta sui social e, cosa che credo altrettanto importante, l'ho apprezzato nei suoi libri sul consumo di suolo e sul tema dell'acqua oltre che per il suo costante impegno giornalistico, anche di inchiesta, sulle tematiche ambientali.
Gli faccio i complimenti per la prima pagina de Il Manifesto (il suo debutto in "prima" ?), ma credo sia più utile cogliere l'occasione per discutere della sostanza dell'articolo, in cui Luca ha riportato i concetti e le posizioni espressi da Legambiente in uno dei vari incontri che questa associazione ha avuto con il ministro Cingolani. E' un incontro a cui non ho assistito ma ho avuto modo di leggere il PNRR redatto da Legambiente, oggetto dell'incontro, ed ho anche colto un leitmotiv, una dinamica ricorrente in altri documenti ed incontri col ministro che temo possano segnare il percorso e che riporto di seguito nel mio commento.

Transizione ecologica ?
Ho notato che negli incontri, nelle audizioni, e nei documenti dedicati alla transizione ecologica, del ministro Cingolani come delle associazioni ambientaliste da lui prese in considerazione, non si fa che menzionare sistematicamente impianti, opere, tecnologie ed infrastrutture, ma non c'è mai alcun riferimento agli indicatori ecologici che considerano di interesse, che rappresentano lo stato ecologico attuale e che andrebbero monitorati lungo tutto il percorso per arrivare allo stato ecologico, esplicitato e promesso, di approdo della transizione ?  
Va respinto subito ed in anticipo l'argomento secondo cui il ministro ha un incarico a tempo limitato per cui non gli si può chiedere o imputare più di tanto: un PNRR così imponente, forse una tantum, con conseguenze che possono essere imponenti sia nell'una che nell'altra direzione, va gestito con la massima attenzione.

Non andrebbero messi in primo piano gli indicatori biofisici in forte sofferenza come il tasso di alterazione di stato dei suoli, dei cicli chimici naturali (azoto, fosforo), di dispersione di inquinanti sintetici (pesticidi, diserbanti, fanghi, rifiuti, emissioni e scarichi  domestici ed industriali), di emissione di climalteranti, di riduzione di habitat e di ecosistemi (biodiversità) ed altro ancora in prossimità dei tipping points come evidenziato con urgenza dagli scienziati ? Non sono queste sostanzialmente le variabili indipendenti di una transizione ecologica ?

Si parla di strumenti ma mai esplicitamente degli obiettivi ecologici misurabili, di un piano altrettanto esplicito, e che sarebbe anche ben finanziato (forse è anche questo un dettaglio da non trascurare, per la chiave di lettura). 

Eppure gli ecologi, gli scienziati per eccellenza che dovrebbero supervisionare una transizione ecologica, avrebbero il know how per farlo, ma noi abbiamo un tecnologo a decidere ed associazioni allineate ad essere consultate.

Cosa comporta ed a cosa è dovuto questo approccio che inverte gli strumenti con gli obiettivi ? Di fatto si rifugge dalla complessità di tenere insieme gli indicatori della biosfera in crisi che sono maledettamente intrecciati e correlati tra loro, inoltre quegli stessi strumenti individuati e ripetutamente menzionati dagli attori di cui sopra giocano purtroppo un ruolo importante a loro volta con la loro stessa impronta ecologica misurata lungo tutto il ciclo di vita. Del resto perchè anche laddove ci sono presunte forti coscienze ecologiche (es. Paesi del Nord Europa), ed in cui molte di quelle soluzioni sono avanti, le impronte sono da 2,3,4 pianeti e perchè proliferano i report (ce ne sono anche di istituzionali, ormai) che mettono in discussione e negano la fattibilità delle crescite verdi ?

Un inciso: ho notato che al più nel mainstream (ministeri, stampa di grande diffusione, associazioni ambientaliste prese in considerazione per consulenze) si accenna ai climalteranti (alla CO2) - che si evitano con l'uso o adozione (non lungo tutto il ciclo di vita) di una determinata trecnologia - prestandosi questi ultimi forse meglio al gioco della verniciata verde da fonti rinnovabili, il replacement WWS (Wind, Water, Solar) a saldi di produzione ed utilizzo energetico invariati in una situazione in cui anche ad energia ecologicamente gratis la biosfera comunque collasserebbe.

Resta il favore comunicativo dell'accettabilità della maggioranza, provando ad illuderci con l'efficacia di cambiamenti tutto sommato in linea col business as usual in cui si invocano miracoli tecnologici ed in cui il tema della crescita dei consumi, elefante nella stanza, resta un tabù. D'altronde finanziare con centinaia di miliardi un PNRR, in un contesto votato alla crescita, può avere pochi margini di scelta in quanto a scenari possibili di sbocco e quello più probabile resta quello che in tanti esperti, anche nel passato, hanno considerato lastricato d'oro ma nella direzione sbagliata.
Un refrain che infatti è quasi cinquantennale, ma con il non trascurabile dettaglio di trovarci ora in uno stato della biosfera complessivamente ai limiti, come riconosciuto dagli ecologi.


Limiti planetari al 2015 di Rockstrom, Steffen et al

Francesco P.

PS. Da campano non mi è sfuggito questo par. del PNRR di Legambiente. Ancora energia da rifiuti, ancora riferimenti a bioenergie. Ma come si può parlare di circolarità, così ?

"Transizione energetica.
In Campania si produce il 44% di elettricità da rinnovabili.
Affinché si realizzino gli obiettivi del primo PEAR (Programma Energetico Ambientale Regionale) c’è bisogno di risorse adeguate,altrimenti si trasformerebbe in un libro dei sogni. La transizione energetica campana passa attraverso più settori: per le bioenergie a partire da rifiuti, agricoltura e zootecnia attraverso impianti di digestione anaerobica per produrre biometano e compost di qualità; [...] per le aree interne [...] promuovendo la realizzazione di progetti di agrivoltaico per incentivare lo sviluppo locale attraverso la multifunzionalità dell’agricoltura. [...]"