martedì 6 febbraio 2024

Normalità, insieme...

Da allora, Pie', ci siamo persi la normalità della neve sul Matese, insieme. Era presente tutto l'inverno. Sono rimasto a raccontarlo.

lunedì 6 febbraio 2023

Il rimedio

Vento freddo fuori, ed anche un po' dentro.
La nostra chiacchiera al tuo camino. Il rimedio. 

domenica 6 febbraio 2022

Il sale

Il sale del nostro viaggiare insieme.

Sarebbe stato il classico periodo in cui avrei preso da te. 
Avrei provato a condividerti la pressione che sento addosso per alleggerire un po' della mia.
Manno', non avrei preso da te.
Non ce lo potevamo permettere. Non ci era permesso.
Saremmo finiti con l'alleggerircela l'uno all'altro.
"France', non esistono percorsi ad una sola direzione."

Il sale del nostro viaggiare insieme.

giovedì 6 gennaio 2022

Rotto

La narrazione covid/vaccini governativa ha rotto.
(Come rompono tutte le narrazioni governative, che ormai non ammettono repliche neanche per finta)

Il green pass ha rotto.

Gli obblighi vaccinali hanno rotto.

La rigidità e la melassa paralizzante che queste 3 hanno calato sulle nostre teste ci arrecano molti più danni nel medio-lungo termine rispetto agli eventuali benefici sanitari, nel breve, dei vaccini.

Se ti sbilanci con operazioni intrinsecamente rigide di questo tipo (arrivando agli obblighi, prima subdoli poi espliciti), e poi vieni glorificato come un eroe dai media, puntando tutto su queste 3 (e metto da parte le ragioni economiche che esercitano pressioni sulle scelte, per usare eufemismi) come fai a tornare sui tuoi passi non appena ti accorgi che l'efficacia di una delle 3 viene smentita dalla realtà, condizione molto probabile in contesti come quello attuale di estrema difficoltà, di incertezza e di scarsa possibilità di controllo a causa della scarsa conoscenza del fenomeno ?

Come vi immaginate un dietrofront se si scoprisse che con Omicron (ammettiamo anche che dal wild-type fino al Delta si siano centrati tutti gli obiettivi politico-vaccinali possibili) la dose booster è pressochè inutile sia per ridurre i contagi che per ridurre la gravità per alcune fasce di età, nello specifico i minori che abbiamo assoggettato al green pass anche solo per mettere la testa fuori la finestra ?

E se si scoprisse dopo un anno che un richiamo ogni 6 mesi (per restare sugli obblighi, non parliamo dell'intervallo di tempo consigliato e/o della reale durata efficace contro i casi severi) è controproducente ?

E se si scoprisse che mentre vacciniamo ad esempio in Italia 50 milioni di persone ogni 6 mesi (???) quando nel resto del mondo non si vaccina e, anche secondo la narrazione attuale, per questo motivo si producono continuamente varianti ?

E se dopo aver superato l'ondata invernale in corso confermiamo le restrizioni aggiuntive previste per il green pass, in controtendenza con quanto annunciato da altri Paesi che invece allentano i vincoli, compresi quelli sui vaccini, quando i numeri lo permettono ?

Qual è il senso di estendere la durata del green pass magari indefinitamente come si vocifera, se non quello di tenerci indefinitamente a portata di controllo qualunque siano le evoluzioni ?

Sono domande espressamente politiche, non scientifiche, le mie, lo premetto prim'ancora di essere attaccato più o meno esplicitamente sulla infondatezza scientifica delle mie domande da parte di chi non è in grado di scindere l'operazione vaccino dal vaccino.

Sono domande che evidenziano contraddizioni e quindi toglieteci l'obbligo indeterminato subdolo ed esplicito ai richiami vaccinali. E partiamo dai ragazzi. 

Fateci scegliere, preferisco correre il rischio della scelta visto che ci vacciniamo "politicamente" anche se non si riduce la trasmissibilità, preferisco che si senta la mia pressione politico-sociale, quella di tutti sulla sanità e sulla ricerca pubblica, che si sblocchi la ricerca e la "concorrenza" offerta da altre possibilità, che non siano coinvolti tutti ad alzo zero per mera necessità retorica (lasciamo perdere per un attimo quella economica).

Il gioco di delegare il cervello, a maggior ragione a chi pone obblighi, non vale mai la candela, anche stavolta.


Francesco P.

giovedì 26 agosto 2021

Crisi ecologiche: "la tecnologia risolve"

I seguenti indicatori di stato della salute della biosfera mostrano una crisi ecologica congiunta, vale a dire che mostrano, presi tutti insieme, che siamo già adesso in uno stato situato oltre i confini planetari, in un territorio, cioè, sconosciuto rispetto agli ultimi 10-12 millenni in cui si è mossa la civiltà umana:

- Tasso di alterazione dei suoli
- Tasso di emissioni di climalteranti
- Tasso di estinzioni di specie
- Tasso di alterazione dei cicli chimici naturali (carbonio, azoto, fosforo)

Ed in più, per quanto non ci siano soglie concordate vista la complessità e l'enorme varietà delle composizioni chimiche delle sostanze in circolazione, va considerato il tasso di dispersione di inquinanti in ambiente a cui contribuiscono rifiuti, emissioni in atmosfera, nelle falde e nei suoli in vari settori delle attività umane che di certo appaiono tutt'altro che entro i limiti della sostenibilità, visti i tanti report scientifici pubblicati in merito.
(cfr. Studi dello Stockholm Resilience Center per gli indicatori ecologici summenzionati)

In questo stato ha molto poco senso parlare di un solo aspetto ecologico alla volta (tipo "meglio solo questo che niente"): oggi ad esempio nei media prevalgono, relativamente, le emissioni dei climalteranti causate principalmente dai sistemi di produzione energetica,  ma garantire lo stesso (se non di più) ammontare di energia anche per il futuro, per quanto "verde" possa essere, vuol dire continuare a garantire l'aggravarsi del carico complessivo sul pianeta con ciò che tale quantità di energia alimenta (obsolescenze tecnologiche sempre più frequenti, nuovi scavi e miniere, produzione di merci e di rifiuti, nuove emissioni da chimica sintetica, occupazione di nuovo suolo, ecc) con buona pace degli altri indicatori in crisi, che significa continuare ad avvcinarsi alle condizioni che innescheranno comunque un collasso ecologico legato a condizioni climatiche già complesse, unite all'accelerazione delle estinzioni di specie e delle quantità di ecosistemi compromessi.
Tutto quanto sopra, o non è sufficientemente chiaro perché presi da altre priorità, o è chiaro e si è in malafede per interessi, o ci troviamo nel girone infernale del "wishful thinking" (si crede ciò che si desidera, senza basarsi sulla realtà, "non potrà mai accadere") che contribuisce a tenere bassa l'attenzione e la classificazione di priorità.

Presi insieme, ad ogni modo, quegli indicatori dicono che si deve necessariamente ed urgentemente ridurre i consumi totali di materia e di energia per provare a rientrare nei confini, non si può provare a controllarne uno trascurando o addirittura degradando gli altri: il risultato che gli studiosi delle dinamiche ecologiche prevedono resta sempre il collasso.
Ma non esiste tecnologia che permetta una diminuzione di consumi di materia ed energia in un sistema votato alla crescita (economica). Lo confermano sia molti studi indipendenti che i report di agenzie istituzionali europee.
Al limite le tecnologie possono intervenire sull'efficienza relativa e sul disaccoppiamento relativo nei consumi (agevolare risparmi unitari), il resto lo dobbiamo fare noi nella ricerca e nella scelta, sia individuale che a vari livelli di comunità, della sufficienza e del limite con le conseguenti implicazioni politiche, in modo da evitare che i risparmi unitari non vengano vanificati da crescite globali, dovute ad obsolescenze sempre più frequenti e da proliferazioni di massa con demografie crescenti.
Ad ogni modo è una questione di cosa fare e come, non di se decrescere.

Passare a nuove tecnologie di massa (5G, IoT, DVB-T2, Auto elettriche, TAV, blockchain, per indicarne alcune), per vere o presunte nuove comodità, passare a tecnologie vero- o presunto-verdi per assecondare i fabbisogni energetici e di materia senza porsi limiti e senza tenere presenti gli indicatori di cui sopra insieme a ciò che rappresentano è catastrofico.
Facciamoci caso: in ogni piano di transizione aggettivata come "ecologica" che prova a dispiegare queste soluzioni non sono presenti valutazioni e monitoraggi di indicatori ecologici, ma indicatori economici e stato di avanzamento del dispiegamento di opere, tecnologie ed infrastrutture.
Credere che le soluzioni risiedano in economia circolare, riciclo, rinnovabili che rimpiazzano tout court le fossili, tecnologie che dematerializzano, senza relazionarle e ricondurle ad una diminuzione del volume complessivo delle attività umane è catastrofico.
Sperare od essere indifferenti alla crescita dei consumi pro-capite in alcune aree del mondo ed in alcune fasce sociali è catastrofico.
Sperare od essere indifferenti alla crescita demografica in molte aree del mondo, è catastrofico.
Dire "il capitalismo, il mercato ed il liberismo non lo permetteranno" è catastrofico.
Bisogna essere consapevoli dell'urgenza e del tipo di urgenza, prima di dire chi permetterà cosa.

Francesco P.

sabato 29 maggio 2021

Biodinamico antiscientifico...ha parlato lo scientifico...ha parlato

In occasione dell'approvazione del DDL sull'agricoltura biologica (DDL 988 - "Disposizioni per la tutela, lo sviluppo e la competitività della produzione agricola, agroalimentare e dell'acquacoltura con metodo biologico") è partito un "dibattito" sul biodinamico e sull'istituzionalizzazione di pratiche che possono o non possono avere un senso scientifico in ambito agronomico: premetto col sorriso beffardo che corni, fasi lunari, vesciche non fanno parte della nostra pratica familiare. Il biodinamico non mi appassiona, ma il dibattito mi fa incazzare per la piega presa perché arriva trainato da un'altra serie di attacchi nel campo agricolo condotti grosso modo dalle stesse persone e con le stesse modalità, nell'estate scorsa nei confronti del biologico in occasione delle prime discussioni al Senato della stessa legge.

C'è la questione di cosa (non) portano avanti di scientifico, infatti, persone come la Cattaneo (che ha votato contro il DDL 988 ed è un pò il personaggio più in vista in questi dibattiti, essendo senatrice e biologa) in ambito agricolo. La Cattaneo fu tra le prime a parlare contro il biologico dichiarandolo una "favola bella ed impossibile". Non sono un fan nemmeno del biologico, ci sono pratiche meno impattanti, più rigenerative, soddisfacenti, belle, e che tengono conto di più indicatori ecologici così come sono più articolate ed adattabili in base al territorio, rispetto alla rigidità prevista da un protocollo a cui contribuisce la necessità di una certificazione. Ad ogni modo le critiche al biologico sono le stesse che continuamente si ripetono, più in generale, per le pratiche alternative al "convenzionale".

Le critiche sostanziali al biologico mosse dalla Cattaneo erano e sono sulle rese agricole basse rispetto all'agricoltura convenzionale, basata su ed evolutasi dalla "rivoluzione verde" (fondata su pesticidi, diserbanti e fertilizzanti da sintesi chimica, nonché sull'uso di macchine pesanti) oltre che sul falso senso di qualità dato dal biologico, i falsi biologici/truffe, i prezzi.
Mi soffermo sulle rese, è un concetto trasversale alle pratiche agricole, non vale solo per il biologico contro l'agrindustriale.
La questione rese agricole è una falsa questione se non la rapporti ai tempi e agli indicatori ecologici fondamentali alla vita che ne sono impattati.
Se su un suolo produci 80 per tempi lunghi rispetto ai tempi umani (>100 anni), ottieni molto di più rispetto a produrre 100 per 20 anni per poi dover passare ad altri terreni perché hai "esaurito" il tuo suolo di partenza. Un danno irreversibile, di fatto.
Questa che sembra una esemplificazione infantile in realtà si riflette nei dati FAO che mostrano che la quantità di superficie agricola è rimasta sostanzialmente la stessa negli ultimi 30 anni (intorno ai 4.8 mld di ha, dopo una crescita esponenziale dei precedenti 100 anni), ma si deforesta, si occupa suolo e si coltiva in posti dove prima non si arrivava: quindi evidentemente tanto si abbandona da un lato, per basse rese/esaurimento, spesso irreversibilmente, e tanto si occupa altrove.
Non solo: hai lasciato nel terreno e nelle falde un mix di chimica da sintesi che continua a cumularsi, procurando anossie nei corpi idrici ed inquinamento da mix chimico sintetico che incide sulla nostra salute e su quella delle altre specie e quindi sulla rigenerazione di vita e suoli (le estinzioni di specie sono, insieme al clima, la crisi ecologica più grande in corso).
Non basta: hai usato risorse fossili, non rinnovabili perché fosfati (minerali) e nitrati (da processi che passano per il metano) tali sono, così come a base di fossili sono sia il ricorso a mezzi sempre più grandi e sofisticati sia le traversate dei prodotti agricoli da una parte all'altra del mondo. Il tasso di alterazione dei cicli dell'azoto e del fosforo sono anch'essi fra gli indicatori ecologici oltre soglia critica secondo le scienze ambientali.

Su questi aspetti scientifici, ampiamente documentati in molte ricerche pubblicate e peer reviewed, siamo invece molto indietro nella pratica, ma anche nella teoria se una senatrice-scienziata come la Cattaneo prende tanti plausi, se sulla sua stessa linea si schierano centinaia di scienziati spaccando il capello in quattro sui corni e se nel frattempo non ci si guarda intorno ad osservare il degrado degli ecosistemi a cui contribuiscono pesantemente le pratiche agricole più diffuse che non sono certo quelle biodinamiche o biologiche.
Il prossimo passo di progresso (sono un progressista) dovrebbe essere alimentato dalla comprensione dell'accelerazione rapida degli effetti dell'approccio "rivoluzione verde" all'agricoltura, di cui ho fatto cenno, e che molto probabilmente comporterà, dopo il cappottamento sociale in corso (agricoltura diffusa in via di estinzione e proletariato agricolo sempre più sfruttato), anche quello fisico, se non facciamo passaggi sull'agro-ecologia prendendo quanto di buono c'è nella permacultura, nell'agricoltura naturale, l'agri-forestry, dalla stessa "criminale" biodinamica. Dove a prevalere, cioè, non sia l'idea del sempre di più, del più presto, dell'ovunque ma del sufficiente, del quando si può, del dove si può, del limite, del rigenerativo e del duraturo.

Francesco P.

sabato 24 aprile 2021

Come degradare un territorio

L'agricoltura e l'autoproduzione di cibo per uso familiare e per scambi non scompaiono da un territorio perché il suolo viene cementificato al 100%. Non ce n'è bisogno, basta di meno, molto di meno.
Ci sono punti di non ritorno, superati i quali, si innesca una spirale che si autoalimenta fino a ritrovarsi  in poco tempo, nel giro di qualche lustro, in un territorio da periferia urbana abbandonata a se stessa.

Basta anche solo "promettere" insediamenti industriali, strade, nuove ferrovie, logistica, traffico.
In pratica il suolo agricolo e la cultura che ne contraddistingue il territorio scompaiono per asfissia. Gli vengono sottratte maestranze, attrezzi, artigiani e poi con loro vanno via le aspettative, il linguaggio, le conoscenze e le relazioni.
Ed è un attimo che un territorio che prima produceva frutta, ortaggi, cibo, odori, un minimo di bellezza, di varietà e di colori, insieme ai rapporti umani, poi si veste di grigio per non toglierselo mai più.


A voler fare una analogia con altri ecosistemi, pensiamo ad una foresta imponente come quella amazzonica, non serve tagliare tutti gli alberi per portarla alla morte. 

Basta superare i punti di non ritorno - noti a chi studia il suo sistema dinamico complesso fatto di clima specie vegetali ed animali, geologia - che si innescano cicli che si auto-rinforzano e portano migliaia di kmq di foreste ed habitat per migliaia di specie a diventare una savana.

Francesco P.

PS: Il nuovo volano per lo sviluppo industriale del Sannio. Ognuno aggiunge il suo.

mercoledì 31 marzo 2021

La transizione tecnologica: inversione di obiettivi con strumenti

Premessa
Questo qui di seguito è un mio commento all'articolo di Luca Martinelli apparso oggi su Il Manifesto e che ho ritenuto opportuno riportare nel nostro blog anzichè sotto al post facebook dove lo ha condiviso, causa lunghezza.
Luca posso dire di conoscerlo un pò di persona. l'ho incontrato in un paio di occasioni, a Benevento a parlare di acqua pubblica, poi in occasione di una fiera di "Fà la cosa giusta", oltre che de visu abbiamo scambiato qualche battuta sui social e, cosa che credo altrettanto importante, l'ho apprezzato nei suoi libri sul consumo di suolo e sul tema dell'acqua oltre che per il suo costante impegno giornalistico, anche di inchiesta, sulle tematiche ambientali.
Gli faccio i complimenti per la prima pagina de Il Manifesto (il suo debutto in "prima" ?), ma credo sia più utile cogliere l'occasione per discutere della sostanza dell'articolo, in cui Luca ha riportato i concetti e le posizioni espressi da Legambiente in uno dei vari incontri che questa associazione ha avuto con il ministro Cingolani. E' un incontro a cui non ho assistito ma ho avuto modo di leggere il PNRR redatto da Legambiente, oggetto dell'incontro, ed ho anche colto un leitmotiv, una dinamica ricorrente in altri documenti ed incontri col ministro che temo possano segnare il percorso e che riporto di seguito nel mio commento.

Transizione ecologica ?
Ho notato che negli incontri, nelle audizioni, e nei documenti dedicati alla transizione ecologica, del ministro Cingolani come delle associazioni ambientaliste da lui prese in considerazione, non si fa che menzionare sistematicamente impianti, opere, tecnologie ed infrastrutture, ma non c'è mai alcun riferimento agli indicatori ecologici che considerano di interesse, che rappresentano lo stato ecologico attuale e che andrebbero monitorati lungo tutto il percorso per arrivare allo stato ecologico, esplicitato e promesso, di approdo della transizione ?  
Va respinto subito ed in anticipo l'argomento secondo cui il ministro ha un incarico a tempo limitato per cui non gli si può chiedere o imputare più di tanto: un PNRR così imponente, forse una tantum, con conseguenze che possono essere imponenti sia nell'una che nell'altra direzione, va gestito con la massima attenzione.

Non andrebbero messi in primo piano gli indicatori biofisici in forte sofferenza come il tasso di alterazione di stato dei suoli, dei cicli chimici naturali (azoto, fosforo), di dispersione di inquinanti sintetici (pesticidi, diserbanti, fanghi, rifiuti, emissioni e scarichi  domestici ed industriali), di emissione di climalteranti, di riduzione di habitat e di ecosistemi (biodiversità) ed altro ancora in prossimità dei tipping points come evidenziato con urgenza dagli scienziati ? Non sono queste sostanzialmente le variabili indipendenti di una transizione ecologica ?

Si parla di strumenti ma mai esplicitamente degli obiettivi ecologici misurabili, di un piano altrettanto esplicito, e che sarebbe anche ben finanziato (forse è anche questo un dettaglio da non trascurare, per la chiave di lettura). 

Eppure gli ecologi, gli scienziati per eccellenza che dovrebbero supervisionare una transizione ecologica, avrebbero il know how per farlo, ma noi abbiamo un tecnologo a decidere ed associazioni allineate ad essere consultate.

Cosa comporta ed a cosa è dovuto questo approccio che inverte gli strumenti con gli obiettivi ? Di fatto si rifugge dalla complessità di tenere insieme gli indicatori della biosfera in crisi che sono maledettamente intrecciati e correlati tra loro, inoltre quegli stessi strumenti individuati e ripetutamente menzionati dagli attori di cui sopra giocano purtroppo un ruolo importante a loro volta con la loro stessa impronta ecologica misurata lungo tutto il ciclo di vita. Del resto perchè anche laddove ci sono presunte forti coscienze ecologiche (es. Paesi del Nord Europa), ed in cui molte di quelle soluzioni sono avanti, le impronte sono da 2,3,4 pianeti e perchè proliferano i report (ce ne sono anche di istituzionali, ormai) che mettono in discussione e negano la fattibilità delle crescite verdi ?

Un inciso: ho notato che al più nel mainstream (ministeri, stampa di grande diffusione, associazioni ambientaliste prese in considerazione per consulenze) si accenna ai climalteranti (alla CO2) - che si evitano con l'uso o adozione (non lungo tutto il ciclo di vita) di una determinata trecnologia - prestandosi questi ultimi forse meglio al gioco della verniciata verde da fonti rinnovabili, il replacement WWS (Wind, Water, Solar) a saldi di produzione ed utilizzo energetico invariati in una situazione in cui anche ad energia ecologicamente gratis la biosfera comunque collasserebbe.

Resta il favore comunicativo dell'accettabilità della maggioranza, provando ad illuderci con l'efficacia di cambiamenti tutto sommato in linea col business as usual in cui si invocano miracoli tecnologici ed in cui il tema della crescita dei consumi, elefante nella stanza, resta un tabù. D'altronde finanziare con centinaia di miliardi un PNRR, in un contesto votato alla crescita, può avere pochi margini di scelta in quanto a scenari possibili di sbocco e quello più probabile resta quello che in tanti esperti, anche nel passato, hanno considerato lastricato d'oro ma nella direzione sbagliata.
Un refrain che infatti è quasi cinquantennale, ma con il non trascurabile dettaglio di trovarci ora in uno stato della biosfera complessivamente ai limiti, come riconosciuto dagli ecologi.


Limiti planetari al 2015 di Rockstrom, Steffen et al

Francesco P.

PS. Da campano non mi è sfuggito questo par. del PNRR di Legambiente. Ancora energia da rifiuti, ancora riferimenti a bioenergie. Ma come si può parlare di circolarità, così ?

"Transizione energetica.
In Campania si produce il 44% di elettricità da rinnovabili.
Affinché si realizzino gli obiettivi del primo PEAR (Programma Energetico Ambientale Regionale) c’è bisogno di risorse adeguate,altrimenti si trasformerebbe in un libro dei sogni. La transizione energetica campana passa attraverso più settori: per le bioenergie a partire da rifiuti, agricoltura e zootecnia attraverso impianti di digestione anaerobica per produrre biometano e compost di qualità; [...] per le aree interne [...] promuovendo la realizzazione di progetti di agrivoltaico per incentivare lo sviluppo locale attraverso la multifunzionalità dell’agricoltura. [...]"


lunedì 15 febbraio 2021

Prevenzione rifiuti vs bioplastiche da tecno-ministro

Alcuni esperti incaricati dall'associazione dei comuni virtuosi (ACV) hanno presentato un documento di proposte articolate per la riduzione dei rifiuti.
La riduzione può essere una questione di come, un pò meno di quando, sicuramente non di se. 

Intanto abbiamo un superministro della transizione ecologica entusiasta delle tecnologie bio-usa-e-getta e questo è un fatto, ha dei brevetti in materia.
Poi vediamo se si vogliono spendere centinaia di miliardi per far decrescere i consumi di materia ed energia anche con il contributo di un piano di prevenzione rifiuti. Ne dubito.

Un estratto dal documento di sintesi dell' ACV:
"Tra i principali obiettivi che le politiche nazionali e regionali in materia di prevenzione dei rifiuti dovrebbero perseguire, coerentemente con quanto previsto dal citato art. 180 del D.lgs 152/2006 e più in generale con il “nuovo” paradigma dell’economia circolare, si evidenziano in particolare:

-Favorire la transizione dal monouso verso sistemi basati sull’utilizzo di prodotti riutilizzabili;

-Favorire la riparazione, la condivisione e lo scambio di beni usati;

-Favorire lo sviluppo, la nascita e il consolidamento di modelli di business ispirati al modello “Product as a service – Paas” (prodotto come servizio), in modo tale da incoraggiare la progettazione, la fabbricazione e l’uso di prodotti efficienti sotto il profilo delle risorse, durevoli, scomponibili, riparabili, riutilizzabili e aggiornabili nonché l’utilizzo di materiali ottenuti dai rifiuti nella loro produzione;

-Ridurre gli sprechi, anche attraverso il recupero a fini sociali dei prodotti (alimentari e non) in eccedenza sul mercato o con caratteristiche non idonee ad essere immessi sul mercato;

-Rafforzare il ruolo della prevenzione e del riuso all’interno dei regimi di responsabilità estesa del produttore, in particolare definendo un quadro di riferimento normativo che consenta di utilizzare quota parte delle risorse derivanti dal contributo ambientale per il sostegno di iniziative di riduzione dei rifiuti alla fonte e per favorire la transizione dal monouso al riutilizzabile;

-Favorire la trasformazione culturale, formando, comunicando e sensibilizzando sulla reale portata del cambiamento necessario e sugli strumenti a disposizione;"


Per approfondire seguite questo link che contiene anche il documento finale presentato al Ministero dell' Ambiente

Temo che non sia tempo perso valutare il nuovo ministro alla Transizione ecologica considerando anche quanto riportato in questo documento dell IIT in cui sono elencati i brevetti dell'Istituto di cui Cingolani all'epoca era Direttore Scientifico, relativi al packaging biodegradabile.
Non riesco ad immaginare una politica della riduzione del packaging e dell'usa e getta come una delle priorità assolute nella gestione dei rifiuti, da parte di questo governo con queste premesse...
Di seguito un estratto dall'executive summary dello stesso documento di cui sopra che esalta la transizione di Coca Cola al PlantBottle*. Ma il vuoto a rendere che fine fa ?

"#1 Trend: Bio or Plant-based Plastics despite of falling crude oil price We’ll realize that our lives will not come to a standstill if petroleum-based plastics were to disappear from the market. Plant-based plastics or bioplastics are poised to play a greater role in packaging and will play an even greater role in shaping consumer attitudes towards brands. An example is given by big brand companies such as Coca-Cola, which, as of June 2014, sold over 25 billion of its PlantBottle™ packages in about 40 countries. The company claims this has translated into 525,000 barrels of oil being saved."

*PlantBottle, testo preso dal sito http://www.plantbottle.info/chit/confezione/base.shtml:
"La differenza principale tra una confezione PlantBottle™ e una bottiglia tradizionale in plastica PET consiste nel fatto che per la produzione di una percentuale importante della PlantBottle™, al posto dei materiali di origine fossile, vengono utilizzati materiali fino al 30% costituiti da materie prime rinnovabili"


venerdì 12 febbraio 2021

Transizione ecologica ? Non consumiamo anche le parole alle prossime generazioni

Chiamerete transizione ecologica qualcosa che si misura in Gigawatt di potenza installata, in Km di rotaie AV per rimuovere veicoli dall'asfalto, in numero di veicoli elettrici che si vogliono rimuovere dall'asflato e che rimpiazzano i veicoli termici, in ton/anno di plastica rimpiazzata da altri materiali usa e getta, in ritorni economici di euro spesi nel "green", in posti di lavoro "verdi" creati, in numero di nuove infrastrutture "ma a basso consumo", in numero di nuovi oggetti digitali introdotti "a basso impatto" e che creano "dematerializzazioni", in densità di artefatti umani "ma verdi" ? Non fatelo in mio nome. Il punto di arrivo della transizione sarà l'aumento del PIL e delle concentrazioni patrimoniali "meritocratiche" verdi o la riduzione assoluta delle emissioni di climalteranti, delle polveri sottili, del consumo e degrado di suolo, del degrado delle foreste vergini e antiche, della dispersione di materia e di inquinanti da sintesi chimica in aria acqua e suoli, del consumo di materia e di energia complessiva, del tasso di estinzione di specie, del tasso di alterazione dei cicli chimici vitali, senza gravare ulteriormente su altre aree del pianeta e perseguendo riequilibri sociali ? Siamo attrezzati per provare a spendere decine (centinaia) di miliardi per migliorarci la vita in maniera diffusa includendovi una riduzione assoluta di impronta complessiva ? E da quando ? Lo potremo essere con gli alti profili presunto keynesiani, algoritmi umani di crescita economica meritocratica, con i tattici da mossa del cavallo, i cantieristi per l'ambiente ? Perché, diciamoci la verità, poi, "noi" tutti, tifosi degli uni e degli altri ci siamo attrezzati per transizioni ecologiche e sociali con un minimo di senso appunto di equità e dell'ecologico...così, dall'oggi al domani, a nostra insaputa ? Di certo abbiamo mostrato esperienza sul campo nell'adattare il modello di crescita nefasto ancora attuale ad ogni situazione e stavolta lo verniciamo di verde, a norma di legge e anche fuori norma di legge, lasciando pendenze, debiti e dipendenze in natura e soldi. Ma, in fin dei conti, in tutto questo ci sarebbe del ridicolo e del grottesco, persino, se non fosse anche per il fatto che, consumando termini come "transizione ecologica", non li stessimo sottraendo, entrambi "transizione" ed "ecologica" anche ai nostri ragazzi e alle prossime generazioni. Incentivate pure gli impianti da fonti rinnovabili ovunque, sostituite tutto il parco auto esistente con l'elettrico e spianante anche i territori per aggiungere alta velocità su rotaie per togliere magari proprio i veicoli elettrici dall'asfalto, incentivate le biomasse e le bioplastiche monouso, rendete pure il pianeta più denso di artefatti umani di primo e secondo ciclo, ma almeno chiamatelo business, as usual, cioè come sempre, please. Non partecipo neanche a sto giro.

Limiti critici del pianeta

Limiti critici della biosfera













Francesco P.

martedì 9 febbraio 2021

Elites, anarchia, grandi reset

Le elites - persone di alto profilo, persone perbene, tattici da mosse del cavallo, patrioti, rappresentanti del popolo, benefattori dispensatori di briciole e di lavoro - che decidono per me, per il mio bene, tenendo me, nella pratica e talvolta fin nella teoria, alla larga sono una aberrazione per costruzione.
Al massimo della tolleranza che mi riesce ne ho nausea. Figuriamoci a tifarne gli interpreti piu' o meno rumorosi, piu' o meno espliciti, piu' o meno consapevoli, più o meno filantropi, più o meno dichiaratisi democratici.

Per empatia, forse a causa dei neuroni specchio attribuiti alla nostra specie, tendo a vedere questa esigenza e questo approccio, chiamiamola di anarchia empatica innata, anche negli altri che non sono elite come non lo sono io. 
Ma nel cercare riscontri mi perdo spesso nei labirinti dei pensieri che vedo e sento espressi specialmente in giorni come questi o a ridosso di votazioni ed elezioni.
Ad ogni modo sono convinto che in fondo in fondo ci siano basi abbastanza solide per non disperare definitivamente: il detto tutto sommato sostiene che si nasce anarchici, io aggiungo empatici. Un altro detto vuole che non ci siano poteri buoni. Ritengo sia così e che la pensiamo tutti così.
E che dire, invece, della parodia dell'anarchia ? Quella di chi riesce a svincolarsi e liberarsi dalle esigenze di base per la sopravvivenza - andando ben oltre essa, accumulando spesso grandi ricchezze, privilegi e poteri piu' o meno espliciti - e che insieme ai suoi chierici attribuisce patenti da reietto ad ogni pensiero libero, empatico e che cerca nella conoscenza altra liberta' e progresso nella convivenza.
Penso a quanto sopra quando sento menzionare i grande reset, non ad un nuovo modello di produzione e di consumo, non a stili di vita che altri "meglio di me" ritengono sostenibili in vertici blindati, non a forme di potere - locali, nazionali o sovranazionali di persone competenti - che mi tengono alla larga, nella pratica e persino nella teoria.

Francesco P.

sabato 6 febbraio 2021

Il succo

"Francè... prendi, ti ho fatto la spremuta, so che ti piace... Hai letto come tutti gli economisti attaccano la decrescita ?"

"Eh, sì...Piè, quest'anno non ne sono uscite molte di arance da noi, mi manca. Gli economisti ? Sì, ho letto...crescere all'infinito in un pianeta limitato... non ne usciamo, così. Quella del consumo senza limiti, come la vogliono quasi tutti gli economisti è la nuova ideologia che fa regime"



venerdì 15 gennaio 2021

La scienza, futuri spettrali e decrescita: noi come reagiamo ?

 "Ghastly future", futuro spettrale, questi sono i termini usati da una moltitudine di scienziati in una pubblicazione in cui non credono che arrivi la cavalleria a salvarci da estinzioni di specie a ritmi molto superiori a quelle di fondo, clima e distruzione degli ecosistemi nonchè dei loro servizi che, a loro dire, si autoalimenteranno e si avviteranno con problemi sanitari, sociali ed economici implicando sempre minore lucidità nelle scelte.

"Underestimating the Challenges of Avoiding a Ghastly Future" -> "Sottovalutare le sfide da sostenere per evitare un futuro spettrale"

Aggiungiamoci anche il documento di 4 giorni fa del comitato scientifico dell'Agenzia Europea dell'ambiente (EEA), organo istituzionale dell'UE, che dice che la crescita economica è incompatibile con la sostenibilità, e che bisogna fare proprie le indicazioni che arrivano da economie della decrescita e della post crescita, avvisandoci dei problemi legati anche all'economia circolare che pure sembrava una panacea.

"Growth without economic growth" -> "Crescita senza crescita economica"

Entrambi mettono il bollino scientifico su una sensazione in effetti abbastanza percettibile ed intuibile, per quanto non vi sia alcuna traccia nelle nostre scelte e spesso nelle nostre discussioni.

Consideriamo l'ultima bozza del 12 gennaio 2021 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), alias Recovery plan, alias Next Generation EU o anche le 62 osservazioni al piano di Italia Viva (più che a sogghignare vi invito a riflettere sul fatto che siano gli unici 2 documenti disponibili su come spendere 210-220 mld che si considerano una vincita alla lotteria e pertanto vanno considerati come le loro liste dei sogni, immaginate...) e togliamo per un attimo la tara delle inutili fazioserie e strategie politiche.

Se provate a leggere i paragrafi che parlano di "rivoluzione verde","transizione ecologica", di "green jobs", in relazione anche a tutto il resto (infrastrutture, digitalizzazione/5g) in entrambi i casi (Governo ed Italia Viva) non provate a cercare gli obiettivi reali in termini di biosfera da tutelare, è inutile.
Non troverete riferimenti a soglie o indicatori biofisici che si potranno monitorare e verificare, su cui rispondere in caso di mancato conseguimento (accountability, la chiamano).
Troverete solo un modo diverso di spingere la crescita, usando il motore del mercato del momento, l'"ambiente": infrastrutture ed impiantistica, digitalizzazione e 5G come volani di nuovi sviluppi,  produzioni, traffico e consumi. Non troverete mica stime su consumo di suolo evitato, emissioni evitate (nella prima bozza almeno le emissioni di CO2 c'erano), estinzioni e consumi di habitat evitati, rifiuti evitati, inquinanti da sintesi chimica evitati !? Nulla di tutto questo.

Se arriveranno questi 210-220 mld, oltre a dover immaginare il costo economico e sociale futuro da pagare per queste cifre, aspettiamoci anche scelte irrazionali e profondamente contraddittorie che invaderanno i territori, in nome della transizione verde e dei green jobs. Saranno consapevolmente e beffardamente contraddittorie, da piano.

mercoledì 13 gennaio 2021

Fridays for Future e la loro presunta "bufala del sovrappopolamento"

Riflessioni a seguito della pubblicazione di questo post di FfF, paragrafo "La bufala del sovrappopolamento del pianeta"

Popolazione e consumi: non si dovrebbe porre più utilmente la domanda "dove e come mettere le asticelle di demografia e consumi con attenzione, cura ed equità" piuttosto che asserire seccamente "la sovrappopolazione è una bufala" ? Figlio di Impact=Population x Affluence x Technology (Impatto=Popolazione x consumi pro capite x efficienza tecnologica) quale sono, fatico troppo con la narrazione di FfF che sintetizza i problemi in "sovrappopolazione no, eccesso di consumi pro-capite sì" (lasciamo perdere le accuse di classismo e razzismo), come se la realtà non fosse molto articolata, non solo considerando le tante possibili combinazioni di popolazione e consumi pro-capite ammissibili da un sistema limitato come la nostra biosfera, ma anche in ragione delle condizioni locali sia di densità di popolazione sia di biocapacità e certamente delle condizioni di equità sociale e di cultura: del resto qual è il senso di parlare di sostenibilità, di generazioni future, senza attaccare gli squilibri interni e fra stati ? Non è in dubbio questo, o meglio per me non lo è.

Proviamo a farci un'idea di riferimento su impronte, stili di vita, popolazione senza essere eccessivamente complessi come il tema meriterebbe, pur preservando comunque i fondamenti del tema in discussione e cioe' sostenibilita', equita', qualita' della vita e demografia. Prendiamo come esempio un caso interessante: Cuba.
Secondo il metodo e gli indicatori presi in considerazione dal Global Footprint Network (GFN) - per intenderci quelli del calcolo dell'overshoot day, fra i pochi enti indipendenti a mettere pubblicamente in relazione biocapacità del pianeta ed impronta umana - se tutta la popolazione mondiale avesse l'impronta di un cubano medio del 2017 ci vorrebbero 1.14 pianeti Terra.
La popolazione mondiale del 2017 era di circa 7.5 mld. 
Valutiamo la popolazione "sostenibile alla GFN": 7.5 mld persone / 1.14 pianeti = 6.6 mld persone/pianeta circa.

Insomma, secondo il GFN le "risorse" di 1 pianeta Terra (disponibili al 2017) sarebbero sufficienti se fosse abitato da 6.6 mld di persone con lo stile di vita di un cubano medio (del 2017).
Perchè Cuba ?

1) Ha un rapporto aspett. di vita media / PIL tra i migliori
2) E' tra gli stati del punto 1) che più si avvicinano ad 1 pianeta di "fabbisogno"
3) Non è, ancora, ascrivibile fra i Paesi occidentali  (nel senso che non sono affetti da grossi livelli di diseguaglianze) 
4) Abbiamo tutti, chi più chi meno, una qualche idea del loro stile di vita, su cui fare paragoni.

Possiamo trarre come conclusione da quanto sopra - per quanto i numeri non vadano presi per oro colato ma come indicativi - che possiamo permetterci, ai fini della sostenibilità, gli stili attuali e congiuntamente trattare la sovrappopolazione come una bufala ? Credo di no.

Vivere come cubani non è vivere come italiani (dobbiamo più che dimezzare la ns impronta) , ma neanche come un abitante dell'Africa centrale (lasciare loro la libertà di accedere a risorse, cultura e servizi che permettano loro di "salire" alle condizioni dei cubani), così come 6.6 mld non sono 7.8 mld (siamo in troppi anche come "cubani").

Non so se il GFN soffra di bias da bianchi benestanti (o se sia parte del complotto, propagatore di bufale) ma già messa così (e non sono un esperto, quindi mi sfuggono chissà quanti ordini di grandezza di complessità), cioè con numeri che parlano solo di consumi e di popolazione complessiva (per quanto da controllare e ricontrollare), come facciamo a semplificare messaggi indirizzati a diffondere il concetto di sostenibilità con un secco, accusatorio e semplificatore "la sovrappopolazione è una bufala da razzisti bianchi benestanti" senza confutare chi, esperto con metodo, dice il contrario ? 
Un interlocutore come FfF, fatto di ragazzi, studenti, da cui ci si aspetta spinta, domanda di scienza ed anche offerta di scienza (ricordate gli inviti di Greta a seguire la scienza ?) mette il dibattito sulla sostenibilità su una strada non certo agevole, quanto meno di semplificazione eccessiva (per esperienza  quando per qualche motivo non la si racconta tutta in un contesto nuovo inizio a pensare a sintomi di cattivi retroscena, vediamo).

NB: Il metodo di calcolo del GFN, che ho usato come riferimento per le valutazioni, ottempera ad esigenze di semplicita' del messaggio finale (numero di pianeti necessari) e di articolazione degli indicatori presi in considerazione per farne sintesi, fra i piu' completi che si trovano in giro. Ad ogni modo l'impronta ecologica presa in considerazione manca di valutazioni sui contributi alla sostenibilita' dati per esempio dalla biodiversita' , senz'altro un altro grande indicatore di salute dello stato del pianeta da introdurre nel calcolo. Ne concludiamo che i numeri sono finanche ottimisti e molto probabilmente la popolazione "cubana" sostenibile sul pianeta e' da rivedere verso il basso.

Francesco P.

mercoledì 14 ottobre 2020

Riflessioni sulla trasformazione del territorio

L'episodio a cui mi riferisco è al momento un passo di trasformazione potenziale, negli intenti, nella pancia, ed anche gli intenti e la pancia contano. Determinano, alla lunga, le scelte.  E' quantomeno una buona simulazione, anche se non si dovesse realizzare l'idea.

Sto assistendo, una volta tanto da passivo* ad una discussione social in cui si parla di rimpiazzare un'area verde, avente suolo boschivo, con 3 ettari circa di edilizia a ridosso di Telese, come miglior compromesso per trattenere il polo scolastico "a Telese" (l'area proposta e' amministrativamente di S.Salvatore, ma e' fisicamente di Telese) senza congestionarla.

Premetto che il post su social a cui mi riferisco dice che finalmente a Telese si puo' liberamente parlare di certi argomenti, presumo che ci si riferisca alle ultime elezioni e ad argomenti di pubblico interesse e ne deduco quindi che almeno l'autore sia filo-maggioritario ed il suo intento è di raccogliere feedback.

Una grande parte dei numerosi intervenuti (i commenti sono ancora in evoluzione) si mostra entusiasta di quella proposta o di proposte simili che prevedono nuovo suolo da consumare, magari altrove, a margine del centro abitato, appunto per decongestionarlo.
Aumentando di un minimo il dettaglio sui tanti commenti favorevoli - escludendo, quindi, chi in maniera esplicita o velata teme di far perdere a Telese "anche il polo scolastico" e chi è contrario - appare chi dice che è una grande soluzione senza "se", chi, fra i "se" propone accorgimenti a compensazione del verde sottratto o parla di edilizia scolastica "green" immersa nel verde, altri dicono che la propria concezione di ambiente comprende la salvaguardia degli alberi sulle montagne, mentre gli alberi a ridosso dei centri, in termini ambientali, sono trascurabili (ironia: la battaglia a tutela delle montagne del Matese è stata minoritaria e per molti tratti quasi solitaria), altri ancora dicono che tanto la pineta che ricopre l'area e' pressoche' morta.
Detto questo, mi inquieta molto il fatto che non si accenni (c'è qualcuno, per fortuna, che cita il consumo di suolo) al rischio che l'impermeabilizzazione di nuovo suolo possa aumentare l'occorrenza e la severità degli allagamenti nel centro abitato di Telese: solo qualche settimana fa si vedevano i tombini saltare, insieme alle strade ed alle cantine allagate, per una pioggia di media intensita'.
Intanto, nel momento in cui scrivo, le parole allagamento (o altri suoi sinonimi) e riuso sono assenti, né leggo domande o dubbi che ne facciano riferimento esplicito al punto di pensare ad un generale processo di rimozione collettiva...Evidentemente decongestione, nostalgia e, per taluni, economia da "campanile" sono tentazioni e sentimenti irresistibili che non prevedono considerazioni o quantomeno dubbi così ovvi e pertinenti alla sfera della sicurezza e del forte disagio.. 

E se parlassimo di effetti e visioni di piu' lungo periodo ?
Si è provato a combinare gli effetti di questa proposta con le altre grandi impermeabilizzazioni e consumi di suolo locali previste con le 2 grandi opere rappresentate da TAV Na-Ba e raddoppio della Telesina ? E il paesaggio ? Faccio fatica a non vedere tutto questo come parte dello stesso approccio e tipo di visione basato su una presunta e autoreferenziale necessità di crescere nei consumi fino ad arrivare a produrre territori simili a quelli di vasti hinterland di manufatti in passato usati come riferimento negativo in quanto a qualità della vita.
A questo punto si rischia di passare per ridicoli se si fa notare che rimpiazzando aree verdi con nuovi manufatti edilizi si accentuano le bolle di calore estive che saranno abbinate a temperature massime anomale sempre piu' frequenti negli anni. Oppure considerando che con la sottrazione di altra superficie verde dal resto del contesto che lo circonda, anziche' ripristinarla, si riducono ulteriormente gli habitat naturali e la biodiversita' locale contenuta.

Ad ogni modo di tutta questa storia, in cui alla prima occasione si propone di ipermeabilizzare 3 ettari di suolo boschivo in un territorio comunale notoriamente martoriato dal cemento, colpisce l'immediatezza, la genuinità, la spontaneità non mediata della proposta e dei favori raccolti. Non mi colpisce molto altro. Poi magari ci si corregge per strada, qualcuno farà notare che ecc ecc, ma chissà...

*Non credo di essere in grado di dare contributi utili in un contesto cosi' polarizzato e per di piu' non so nemmeno se si accetta utilmente una opinione non richiesta, per quanto si tratti di una bacheca pubblica. Mi e' gia' capitato di entrare in thread di discussione simili in passato finendo con il dover gestire etichette varie appiccicatemi addosso senza imparare nulla di nuovo e senza riuscire a condividere i messaggi di urgenza che di solito, in situazioni in cui si trattano argomenti simili, ritengo indispensabili da discutere. Al momento sento il bisogno di farne solo un web-log ante litteram (un diario web, alla vecchia maniera e chi leggerà lo farà poco più che per caso. Non lo linkerò di mia iniziativa nei social).


Francesco Pascale

sabato 12 settembre 2020

Uniamo i puntini ed osserviamo il disegno: dove sta la coppola ? ... e dove stanno i singoli colpevoli ?

Questi punti numerati creano un profilo, uniamoli.

1."Il parco nazionale del Matese deve creare sviluppo o non ha proprio senso"
2."Bastardi piromani !!!"
3."Telese deve sviluppare le sue potenzialita' naturali. Prendiamo il lago e riqualifichiamolo: mettiamoci delle bellissime casette, ecosostenibili eh, sulle sue sponde"
4."Se non metti l'eolico sul Matese come vuoi produrre energia ?"
5."Gli incendi sono colpa delle ecomafie"
6."Con le risorse del recovery fund bisogna perseguire la digitalizzazione, la transizione ecologica e la crescita"
7."Il 5G riduce le emissioni di CO2 ed i consumi energetici"
8."Bisogna votare, sempre. Nel dubbio vota il meno peggio". Anche se il meno peggio non si esprime nemmeno sui beni primari. 
9."La colpa è dei soliti assassini che hanno bisogno delle 'giornate' e di quelli che devono far alzare aerei ed elicotteri"
10."San Salvatore ha bisogno di 300-350 nuove abitazioni nei prossimi 10 anni"
11."Incendio al sito di rifiuti: c'è la mano della criminalità"
12."Gli aumenti di temperatura sono sempre avvenuti"
13."In estate fa caldo, qual è la novità ?", "Le grandinate ci sono sempre state"
14."Fra covid e 2 miliardi di mascherine + miliardi di altri oggetti monouso rassicuranti, meglio sacrificare 'l'ambientalismo' (l'ambientalismo !!!, ndr) che migliaia di vite umane"
15."Il TAV riduce le emissioni ed è un mezzo di trasporto ecologico"
16."Dobbiamo dichiarare lo stato di calamità"
17."I raddoppi stradali migliorano la vita e creano sviluppo"
18."Resteranno solo mucche e pecore. Ma andremo su Marte"
19."Immondizia per le strade. Dobbiamo insegnare educazione ambientale: non gettare i rifiuti per strada, riciclo e sviluppo sostenibile nelle scuole"
20. "Occorre perseguire una crescita economica green"
21."La tecnologia salvera' l'ambiente. Pensate, faro' installare i led ad Amorosi. Faranno risparmiare soldi che potremo riutilizzare per portare l'illuminazione pubblica anche in tutte le campagne".
22."Vabbe', salutiamo i vigneti e speriamo che il TAV Na-Ba ci porti crescita, sviluppo e progresso"
23."Parco regionale del Matese: accordo con Unisannio e collegio dei geometri nell'ambito del progetto di urbanistica partecipata di Benevento"...un giorno vedremo anche i cittadini consapevoli, i naturalisti ed i geologi da qualche parte a parlare di specie animali e vegetali, fonti, acqua, rocce riferendoci a quella che dovrebbe essere l'area di massima tutela naturale, almeno sulla carta.




E no, non vedo la coppola, non vedo l'eccezionalita' della criminalita' in territori, comunita', regioni del pianeta che mettono la biosfera al primo posto insistentemente e consistentemente. Vedo una megamacchina con noi tutti alla guida e con la biosfera che ha senso nella misura in cui e' oggetto di conquista economico. In realtà un non senso, insomma.

Se non cresce la nostra consapevolezza diffusa in ogni contesto (cosa che può accadere solo parlandone di continuo, per ogni decisione, anche in piccoli contesti come la Valle Telesina ed i monti che la contengono), come un gruppo di astronauti su una navicella spaziale altamente conscio di avere a bordo risorse pregiate ma limitate ...vedo in quell'immagine, come dicevo, noi tutti e gli effetti che siamo in grado di produrre.

Preciso che i commenti elencati sono un estratto di frasi reali e liberamente estrapolate da discussioni verbali e testuali prese da social, da incontri in corridoio, da articoli, in aula consiliare, a tavola, nei bar, con parenti, amici, conoscenti e sconosciuti, avvenuti nel mio circondario, al lavoro, in giro in libertà.


Nota (ironica, mi dicono di esplicitarlo perche' c'e' chi ci puo' credere) : Cari candidati di ogni ordine e grado suggerisco di pescare fra questi commenti, a vostro piacimento, le motivazioni per giustificare l'andazzo attuale e preparare il futuro della gestione del nostro territorio, degli ecosistemi, della biosfera, ma che riacquisiranno un nuovo senso come oggetto di recovery fund da spendere per lo "sviluppo sostenibile" ed a favore dell'ambiente.

Pubblicazione scientifica recente: L'impatto passato e futuro dell'uomo sulla biodiversità dei mammiferi

Francesco P.


mercoledì 9 settembre 2020

Incendi: ci risiamo. Dopo M. Cigno, M. Erbano e M. Taburno

Incendi: di nuovo disperazione, componimenti lirici, preghiere, imprecazioni contro il piromane di turno, talvolta genuini e sentiti, talvolta forse di maniera o di facciata. E lo dico per statistica e guardando agli effetti, non sulla base di valutazioni dirette sui singoli o sulle singole esternazioni.

 La necessità ed il percorso di rielaborazione di disastri come gli incendi prolungati ed estesi sono comprensibili, per carità: quante volte, in passato, mi è capitato lo stesso personalmente - e questo caso non fa eccezione - per degli interi pezzi di territorio stravolti da decisioni nefaste ben precise e che si sono degradati gravemente sia sotto i miei occhi (talvolta sotto le grida mie e di pochi miei amici, talvolta a lato dei nostri documenti di denuncia e di proposta) sia dopo aver visto immagini dello stesso tenore che provenivano da altrove. Mi è fin troppo chiaro - come molti si affrettano a sottolineare in questi casi -  anche che il pianeta Terra sopravvivrà a noi in qualche forma e stato, del resto il 99% delle specie affacciatesi sul pianeta (come noi) si e' già estinto da quando esiste la vita.

A valle di queste consapevolezze ci tengo a dire che il mio stato di rielaborazione di questo tipo di eventi e' tale per cui, se beni come aria, fonti, suolo, biodiversità, non sono considerati variabili indipendenti, nei contesti in cui si parla di politica (sottolineo che mi riferisco anche e soprattutto a contesti in cui sono presenti cittadini non direttamente interessati alle elezioni), non posso fare a meno di esplicitare che non si stia perseguendo l'indispensabile. Al punto in cui siamo arrivati. Purtroppo però, già in questa fase della discussione, in questi contesti che fanno politica, nella stragrande maggioranza dei casi il livello di attenzione si azzera per mille motivi. Fra i piu' gettonati, "e' questione di criminalita'", talvolta micro, talvolta macro. Peccato.

Anzi, bene e' pure sempre un elemento di chiarezza. Per questo io non voto, e non mi resta che continuare a provare ad agire dove posso, a parlare, a discutere ed argomentare finché ne avrò forza, voglia e passione.

Sottolineo che il "per questo" include, meglio ribadirlo, il nostro atteggiamento come cittadini, come eletti e come candidati. 
Sono dell'idea che ce ne usciamo da queste crisi profonde, per quanto non senza danni ormai, solo intaccando il cuore della nostra cultura, di comunità, di specie, mettendo al centro la biosfera in ogni decisione, scelta, valutazione. Non delegando, non incolpando i singoli, non deresponsabilizzandoci.

Francesco P.

mercoledì 12 agosto 2020

5G e danni ambientali - Ma come, le specifiche tecniche del 5G non parlano di diminuzione dei consumi !?

Ci siamo mai chiesti perché, nonostante tutti gli efficientamenti legati alle innovazioni tecnologiche, gli indicatori biofisici prioritari del pianeta siano in continuo degrado (alcuni hanno già raggiunto stati critici:Stockholm University: link al grafico dei limiti planetari) ?

Le efficienze relative (risparmio per unità) hanno un senso ecologico se, semplifico, il numero degli oggetti che le implementano non si aggiungono o non aumentano rispetto a quelli esistenti, per effetto rimbalzo/Jevons (in breve: spendo quello che risparmio in nuovi consumi col risultato di essere ancora più dannoso), nonche' per incentivi continui ai consumi, ma hanno un senso anche se non inducono ad obsolescenze fuori controllo.

L'introduzione di decine di miliardi di nuovi dispositivi 5G-ready, come auspicano le aziende del settore, in che modo farebbero decrescere i consumi, e di cosa, poi ? Di energia, di materia ? Decresce anche la produzione di rifiuti ? Tranne in pochi rari casi di scienziati che leggono i numeri, preoccupati dagli indicatori dei consumi passati e da quelli dello stato del pianeta, a quanto pare non interessa ed è anzi tabù. 

Finché crediamo di risolvere i problemi solo introducendo tecnologie che "consumano unitariamente meno", come il 5G promette di fare, senza nemmeno prendere in considerazione analisi LCA che comprendano le quantità complessive, le materie e le energie grigie (quanta energia ci costa per produrre ?), e tutti gli impatti dalla culla alla tomba, che comportano anche il rischio di portare ad un "NO, per quanto questa scelta sia ottima per il mercato e la sua crescita o persino per le nostre comodità, fa più danni se costringe a buttare via tutti gli oggetti pre-esistenti e cmq non possiamo permetterci di produrne per 7.7 mld di persone", stiamo parlando del nulla o al più di una valutazione zoppa.

Lavoriamo pure, tutti ed in tutti i settori, sulle efficienze relative e sulle valutazioni di impatto LCA per i nuovi prodotti/dispositivi, ma anche sull'individuazione di eventuali break even ecologici (le produzioni ed i consumi al di sopra dei quali si va in insostenibilità), la politica e noi come cittadini, poi, dobbiamo far sì che questo sia preso in considerazione e realizzato.

Altrimenti si tratta del solito BAU, business as usual, dipinto di verde che ci porta al collasso e non al miglioramento generalizzato possibile alle condizioni e conoscenze attuali su una finestra temporale umana (che poi e' progresso).

I precedenti, purtroppo, e torno all'inizio, non sono affatto confortanti e l'idea del sufficiente, che dovrebbe essere una regola di buon senso in assenza di calcoli precisi, non ci è congeniale.

Nota: il post e' tratto da un mio commento in replica ad un altro commento Facebook che parla di 5G e di come grazie alla tecnologia nuova si conseguano decrescite di consumi.

Francesco P.

lunedì 25 maggio 2020

Osservazioni al PUC 2020

Cittadini in Movimento -S.Salvatore Telesino


Al sig. sindaco
Ai consiglieri comunali
del comune di S. Salvatore Telesino
e p.c.
al Responsabile dell’Area Tecnica
del comune di S. Salvatore Telesino

Oggetto: Osservazioni preliminari al PUC (Piano Urbanistico Comunale) di S. Salvatore Telesino

Di seguito riportiamo una serie di nostre osservazioni relative al PUC attualmente in discussione, con lo scopo di evidenziare alcune problematiche di cui chiediamo si tenga conto nel percorso di pianificazione del territorio di S. Salvatore Telesino, e per porre alcune domande finalizzate a rendere pubbliche le modalità in cui l’amministrazione comunale intende gestirle.

Zona industriale
A partire dal 2015, ad oggi, si sono contati ben 5 grandi incendi sviluppatisi all’interno, talvolta estesi all’esterno, di capannoni presenti sul nostro territorio e che per lo più si sono risolti dopo varie ore di intervento da parte dei VV.FF.  con la totale devastazione degli stessi e con la loro conseguente inagibilità. In queste occasioni la popolazione non è stata mai messa a parte di azioni di tutela nell’immediato dell’emergenza, nè mai si è avuto alcun riscontro pubblico di particolari azioni volte a prevenire nuovi roghi o per condividere gli esiti di eventuali analisi politiche finalizzate a mitigare futuri rischi simili.
A questi “incidenti”, che presentano una frequenza ed una statistica quantomeno insolite, si aggiungono gli effetti delle normali attività delle aziende del territorio che creano forti disagi alla popolazione e che sono legati per lo più ad emissioni odorigene di origine ignota più volte segnalate con lettere protocollate e con diverse raccolte di firme indirizzate al sindaco che non hanno mai avuto alcun riscontro.
Le emissioni odorigene, il fumo da combustione emesso normalmente da alcune attività, e la presenza di particolato fine diventano particolarmente insidiose soprattutto in presenza dell’inversione termica che ostacola il ricambio verticale dell’aria ed in estate quando con maggiore frequenza si tende ad agevolare, con l’apertura di porte e finestre, la frescura ed il ricambio d’aria.
Il disagio, legato agli incidenti quanto alla quotidianità delle attività industriali e che, ad ogni occorrenza e manifestazione, genera allarme sociale, acquisisce maggiore rilevanza per le abitazioni che sono inserite all’interno o a ridosso del perimetro attualmente individuato per gli insediamenti produttivi le cui dimensioni sono prossime a circa 200 ha (300 campi di calcio). A tali disagi immediati e diretti si aggiungono anche quelli legati alla presenza, nell’area industriale, di orti per autoconsumo e di campi coltivati.
Tutto quanto sopra rende evidente, ove ve ne fosse bisogno, la sostanziale impossibilità di gestire una zona così ampia da riservare alle attività produttive o comunque all’insediamento di nuovi capannoni, a maggior ragione se inserita in un’area storicamente abitata e coltivata.
Del resto nel R.A.P. (Rapporto Ambientale Preliminare) - vedi "RAP Gennaio 2020.pdf"-, documento con ruolo centrale nella fase preliminare della procedura, descrive “gli obiettivi principali del piano ed il contesto territoriale nel quale si inserisce, al fine di avviare la fase di consultazione preliminare con le autorità ed i soggetti competenti in materia ambientale." -, riguardo alle attività produttive si parla di rivedere il famigerato art.25 delle norme attuative del corrente PRG perché "l’incremento delle richieste per attività produttive è diventato oggi troppo impetuoso per poter essere regolato solo con tale strumento".
Per tutto quanto su riportato, poniamo le seguenti domande:
  • Visto che viene più volte citato nel R.A.P. l’arresto del consumo di suolo, quali azioni sono previste per bloccare la costruzione di nuovi capannoni?
  • Come si intende conciliare la richiesta di status di Zona Economica Speciale con i propositi ed i rischi di cui sopra?
  • Sono previste misure per il riuso dei capannoni esistenti insieme ad un forte ridimensionamento dell'area attuale impedendo quindi l'edificazione di nuovi manufatti?
  • Come si intende conciliare la presenza delle attuali attività con quella delle abitazioni, degli orti familiari e delle colture in generale in modo che questi ultimi non vivano più disagi che sono diventati ormai quotidiani?
  • Si intende mettere in piedi delle iniziative e dei meccanismi per il monitoraggio delle attività esistenti ai fini preventivi ed anche contingenti?
  • Sono previste azioni di coordinamento con le aree industriali/PIP contigue di Puglianello/Amorosi/Faicchio per rivedere complessivamente le dimensioni? In che modo si pensa di rapportarsi coi comuni confinanti in merito all’inserimento di impianti potenzialmente impattanti in modo da tutelarsi da proposte simili all’ultima sul biogas di Puglianello?
  • E' stata identificata o si intende identificare e condividere la tipologia di attività ammissibili sul territorio comunale?
  • Come si intende conciliare la qualità dei prodotti agricoli, del cibo e del turismo rispettoso del territorio con la presenza di una superficie così ampia riservata ai capannoni?
A ulteriore riprova delle condizioni di enorme difficoltà con cui si gestiscono zone così ampie e ad alta necessità di controllo e monitoraggio, ravvisiamo la totale assenza di una regolamentazione anche estetica dell’insediamento dei capannoni, per cui, oltre alle problematiche legate al disagio strettamente ambientale e sanitario, notifichiamo gli scempi di tipo paesaggistico dovuti alla presenza di ampie zone nel perimetro industriale con asfalto, cemento e marciapiedi inutilizzati, nonché lasciate piene di rifiuti abbandonati (oltre che alla mercé dei roghi “neri”).
Pertanto chiediamo, a questo proposito, se sia previsto, insieme allo stop del consumo di nuovo suolo, anche una pianificazione per inserire ed adattare correttamente l’esistente in un piano di riqualificazione e di prevenzione del degrado con monitoraggi, piantumazioni, aiuole, codice colore, o altro sia per le pertinenze pubbliche che per le private.

Fabbisogno abitativo ?
Nell'ultimo decennio la popolazione è aumentata di poche decine di abitanti secondo quanto riportato, citando ISTAT, anche nello stesso R.A.P. del piano urbanistico:
31/12/2008: 4012 abitanti  -  31/12/2011: 4039 abitanti -  31/12/18: 4056 abitanti.
Se nei precedenti 10 anni si è passati da 4012 residenti a 4056 residenti (44 unità in più), in base a quali criteri di stima è stato previsto il fabbisogno di 300-350 ulteriori abitazioni (vd par. 4.5.1 del RAP) per i prossimi 10 anni ?
Anche a questo scopo, chiediamo nuovamente se è stato effettuato un censimento delle abitazioni abbandonate, disabitate e sfitte prima di arrivare alla conclusione incomprensibile di cui sopra.

Antenne
Attualmente siamo in assenza di una regolamentazione comunale per le antenne, il che ha portato negli anni scorsi e nel presente ad una disseminazione incontrollata di antenne in ogni area del territorio, e non solo nel già “famigerato sito” su M. Acero, con conseguente necessità sia di segnalazioni ripetute da parte dei cittadini sia di provvedimenti ad hoc per la rimozione.
E’ prevista una regolamentazione anche urbanistica per gestire le antenne esistenti ai fini sia della tutela rispetto ai rischi elettromagnetici, che dell'occupazione del suolo ed dell'estetica?

Viabilità e piste ciclo-pedonali
I lunghi rettilinei di Via Amorosi (nella tratta che va dal cavalcavia sulla Telesina fino alla discesa di Amorosi) e Via Telese Vetere (dalla cappellina alla prima curva andando verso Telese), a causa del traffico notevolmente aumentato negli ultimi anni e a causa del mancato rispetto dei limiti di velocità, costituiscono un pericolo continuo per chi si muove a piedi o in bici. Purtroppo queste 2 tratte sono state spesso luogo di gravi incidenti talvolta mortali. Sappiamo inoltre che i cittadini le cui case affacciano su queste strade hanno segnalato più volte il senso di pericolo da queste trasmesse agli amministratori ed agli uffici preposti.
Resta la necessità di individuare una serie di soluzioni per ridurre il traffico su auto anche all’interno  di un centro abitato piccolo come il nostro. Ai fini di un reale salto di qualità nella viabilita' il nuovo piano urbanistico, inoltre, dovrebbe agevolare lo spostamento dei nostri ragazzi (e non solo) in maniera autonoma (es: spostamenti da e per la scuola), offrendo a tutti anche un’aria più respirabile oltre che un luogo più sicuro.
Collegando San Salvatore con i comuni limitrofi mediante opportune piste ciclabili e pedonali (da utilizzare anche per gli spostamenti quotidiani non solo per sportivi, turisti o amatoriali), visto anche il favore garantito da un territorio pianeggiante, tutto ciò sarebbe realizzabile.
Mentre invece la proposta apparentemente migliorativa della fruibilità del territorio di una pista ciclopedonale che va da contrada Banca al capoluogo è assolutamente inconsistente dati i dislivelli da mountain-biker.

PUC e PTCP
Vista la recente realizzazione di un capannone nei pressi del Grassano e vista la possibilità tuttora concessa e concretizzata di edificare capannoni sia sulla direttrice S. Salvatore-Amorosi che su quella Cimitero San Salvatore – Puglianello notiamo che ci sono forti contraddizioni con le prescrizioni riportate nel PTCP (Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale di Benevento)
Le norme di attuazione (NTA), infatti prescrivono all’art. 95, comma 2.2 di “salvaguardare i rapporti fisico-spaziali e visivi tra il centro di San Salvatore Telesino e i resti archeologici di Telesia, nonché tra lo stesso comune e il corridoio ecologico Porrella, sorgenti di Grassano e Monte Acero;”.
Ed ancora, nell'art.95 comma 2.3, le NTA prescrivono di:
- “evitare il proliferare incontrollato di insediamenti sparsi al contorno dei centri
storici di Amorosi, Guardia Sanframondi, San Salvatore Telesino e Telese Terme;
- evitare la saldatura dei centri di Amorosi, Puglianello e Telese Terme, lungo la SP
n.70 "San Salvatore Telesino - Amorosi" e lungo la SP n.73 "Cimitero San Salvatore Telesino - Puglianello - Cavarena";”

Notando queste palesi contraddizioni ci chiediamo se questa amministrazione intenderà tenere conto delle  prescrizioni su riportate contrariamente a quanto sta già avvenendo.  E se sì, in che modo e con quali strumenti?

Nuovo trend climatico e rischi: prevenzioni e mitigazioni?
Il R.A.P. si basa su dati climatici storici che non sono commensurabili con la situazione attuale e con quella prevista per il futuro, visto che anche gli stessi modelli meteo/climatici sono in continuo aggiornamento per tenere conto dell’innalzamento della temperatura media del pianeta e visto che in certe zone, come nel Sud Italia, il dato medio della temperatura registra una crescita più rapida di quella media del pianeta.
Le nuove tendenze climatiche ed i nuovi dati meteo devono necessariamente occupare una posizione prioritaria nelle nuove pianificazioni di impatto su un territorio come in occasione di un piano urbanistico che hanno una valenza pluridecennale, dato che possono accentuare o mitigare le conseguenze degli eventi estremi (siccità prolungate, temporali violenti con allagamenti, grandinate) e delle crisi risultanti la cui frequenza è in aumento secondo tutti i rapporti scientifici accreditati e pubblicati in letteratura.
Nello specifico della pianificazione urbanistica ci riferiamo, tra gli altri, agli impatti delle precipitazioni violente legati all'impermeabilizzazione del suolo, al contributo di aumento delle temperature locali - bolle di calore - dati dalla cementificazione in zone rurali a danno del verde (incolto od alberato che sia), alla riduzione di suolo fertile in una fase in cui già registriamo cali di produzione agricola a causa degli eventi estremi stessi e alla presenza di bolle di calore estive nelle zone abitate in assenza di sufficienti piantumazioni urbane.

Considerando le premesse su riportate, poniamo le seguenti domande:
  • Sono state individuate le criticità legate ai rischi dovuti agli eventi meteo estremi (calura e siccità prolungate, precipitazioni violente) ? Se sì, quali azioni sono state predisposte per prevenire e mitigare gli effetti ?
  • E' noto il trend di cementificazione e di consumo del suolo nel nostro comune negli anni?
  • E' stato effettuato un censimento del numero dei capannoni in disuso e delle case sfitte o abbandonate?
  • È prevista l’individuazione di norme che impediscano l’estensione ulteriore del consumo di suolo legato alla realizzazione di nuove edificazioni ed infrastrutture o interventi antropici di vario genere?
  • E’ prevista l’individuazione di aree urbane, e non, in cui effettuare rinaturalizzazioni e rimboschimenti ? E’ prevista la realizzazione di un parco/zona verde urbano per bambini e come luogo di incontro per tutti ?



Sottolineiamo che un'amministrazione al servizio della comunità e del bene comune dovrebbe cercare di ascoltare e rispondere sulle questioni che preoccupano i cittadini e predisporre momenti di confronto reale per cercare di tutelare un territorio già duramente compromesso da interessi privati ed estranei alla salvaguardia del benessere dei cittadini.

In attesa di riscontro, si porgono distinti saluti.
 San Salvatore Telesino, lì 25.05.2020


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